Archive for luglio, 2009

Note


2009
07.31

Note
lente

un pianoforte

note
conosciute nel tempo navigano come onde
crescenti e calanti

Note
ed una Luna non del tutto piena osserva quanto accade
osserva due anime danzanti
osserva intrecci come fuochi fatui
osserva quel che non sarà raccontato
osserva quel che non sarà alla luce del giorno
osserva quel che non sarà

Note
Notte
Silenzi

Ecco perché all’Aquila non si ricostruisce


2009
07.30

Il Cavaliere di nuovo a Coppito, ma la ricostruzione è ancora in alto mare.

Sale sul montacarichi e si fa portare sul tetto di una casa in costruzione dove scioglie il nastro che tiene chiusa una bandiera italiana. Il tricolore, una volta liberato, garrisce al vento, con accanto il volto sorridente del presidente del consiglio.
Il palcoscenico è quello di Bazzano, una delle zone dove sorgeranno le tremila casette destinate ai terremotati aquilani. Attore protagonista, , (continua…)

Frange di ricordi


2009
07.30

Frange di Ricordi
30/07/2009

Malinconia del ricordo di canti
De Andrè, Battiato, un pizzico di Tozzi, i Modena
ma non importa neppure che cosa

il ricordo di sorrisi

impugno la mia penna come fosse ancora lei,
come ci fosse ancora lei
e scrivo

“io mi dico è stato meglio lasciarci
che non esserci mai incontrati”

pensando alla sua voce,
alla mia penna
alle parole

e ruoto come il (continua…)

Sul giornalismo moderno.


2009
07.29

Giornalismo.
In questi tempi sono entrato volente o nolente a contatto con il giornalismo, nel bene e soprattutto nel male.
Essere laggiù in nelle tendopoli, o a vedere la morte di una persona conosciuta, o a sentire la verità di una città bistrattata dai media come quella in cui vivo, vedere le realtà dei fatti, toccarle con mano e poi leggere i giornali, guardare la televisione, ascoltare la radio talvolta mi provoca un senso come di conati di vomito.
Mi chiedo dove sia finita la libertà di parola che essi stessi professano, ed ormai diventa normale intervistare la donna piangente per chiederli “cosa prova (continua…)

静寂


2009
07.25
Ci sono sere, notti, lunghe ore in cui qualcosa nell’aria appare diverso, qualcosa nell’aria scivola al di sotto della pelle, lentamente.
Guardi il cielo e taci.
Lasci che questa notte, questa luce, il silenzio ti attraversino e stai lì come un lenzuolo attraversato dalla brezza della primavera, stai lì come i petali di un’orchidea che respirano il sole.
Stai lì e lasci che il mondo vada avanti da solo.
Foto di Sofia Bollo Sufei

Foto di Sofia Bollo Sufei

foto di Sofia Bollo Sufei

Se a settembre sono tutti fuori dalle tende andrò in giro con le mutande in testa per il centro storico della mia città.


2009
07.25

Se a settembre sono tutti fuori dalle tende andrò in giro con le mutande in testa per il centro storico della mia città.

, Bertolaso ai sindaci: “A settembre fuori dalle tende”

Il Capo della Protezione Civile ha ribadito ai sindaci abruzzesi che entro la fine dell’estate saranno consegnati a tremila famiglie i primi appartamenti

Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha incontrato oggi all’Aquila, nella caserma della Guardia di finanza di Coppito, alcuni sindaci del cosiddetto “cratere” del insieme ad altri amministratori locali. A loro ha ribadito che entro fine settembre nessuno resterà nelle tende. Bertolaso ha affermato che entro la fine dell’estate saranno consegnati a tremila famiglie i primi appartamenti del “Progetto Case”, in fase di attuazione. Gli altri rientri saranno scaglionati ogni 10-14 giorni, fino a dare un tetto a oltre 14mila persone. Le esigenze abitative dei residenti in case inagibili saranno sondate attraverso questionari che metteranno “i cittadini in condizione di scegliere tra le case, un alloggio in affitto o un contributo per sistemazione autonoma”, ha spiegato il sottosegretario.

Fonte

“La mia uniforme significa di più da quei giorni, dal tuo incontro, da quei colori”


2009
07.25

Pensavo al processo mentale che mi porta a scrivere, spesso non parte da un concetto ma da una frase.
Questa mattina nella mia mente ruotava una frase “la mia uniforme significa di più da quei giorni, dal tuo incontro, da quei colori” e con questa frase, in mezzo a questa frase, il fulcro attorno cui questa frase gira è un volto, un sorriso, dei ricordi. Parte così la mia scrittura e da lì anche a me stesso è ignoto cosa ne uscirà.
Potrei scrivere di lei, potrei scrivere solo dello , potrei scrivere di quasliasi cosa, potrei scrivere in un meta-discorso quello che avrei scritto senza in realtà scriverlo.
Lo scopo certo è quello di trasmettere le che ho dentro, di trasmettere che la mia vita è cambiata, di trasmettere.
Parte così una digressione che io stesso seguo, (continua…)

Casa


2009
07.19

Sono a casa,
si, a casa.
Un divano, una tv, un computer, il mio bagno.
Allungo una mano ed ho tutto.
Allungo la mano e non ho niente.

Niente.

Accendo questa TV e vomito lo schifo che c’è dentro,
guardo le notizie sui giornali,
guardo il mondo sorridente che si crea sofferenze con le telenovela e il gossip.

Osservo.

Osservo ma non ne sono partecipe.
Osservo ma penso ai giorni passati.

Penso a persone senza TV, senza un divano, senza una casa
penso a persone che per lavarsi devono fare cento metri dalla “propria” tenda
penso ai sorrisi, agli abbracci.

Non ci sto,
non ci sto,
non credo sia questo il mondo reale
non credo sia questo il mio mondo.

Non credo sia questa la verità.

17 Anni fa.


2009
07.19

Ritorno dall’Abruzzo


2009
07.19

Sono tornato da pochissime ore a questa “realtà”, al nostro comune mondo reale, alla comodità, alla Casa.
Casa… in questi giorni quante volte a noi volontari è venuto spontaneo nominare la parola casa?
Là non ci sono case.
Ci sono tende, di tende ce ne sono quante ne volete, ma case, no, quelle sono finite mi spiace.
Ho passato una settimana nella tendopoli di Civitatomassa, un piccolo paese di provincia, con persone amiche tra loro, cresciute assieme, persone che si conoscono poi mi è stato chiesto di restare con almeno parte della mia squadra a Piazza D’Armi la tendopoli più grande, più famosa, più mediatica.

Badge di Piazza D'Armi

Badge di Piazza D'Armi

Potrei scrivere per ore delle persone stupende incontrate, delle stupende squadre di cui ho fatto parte, del lavoro magnifico di alcune associazioni quanto di quello pessimo di altre, dell’importanza strategica di Agesci e di mille altre cose, potrei parlare delle tante poesie scritte, della pioggia, del sole, potrei parlare dei ragazzi che laggiù danno il sangue per aiutare quella gente, potrei parlare del suo sguardo, potei parlare degli amici incontrati, dei rapporti, di infinite cose, potrei forse scriverne libri, potrei parlare delle case crollate che ho visto, del crollo delle istituzioni con i palazzi, delle macerie, di quell’accappatoio ancora appeso, della stanza della piccola Francesca. Centinaia di foto accumulate nel mio computer, nei miei ricordi.
Ma non sono queste le cose che contano, non sono queste immagini mediatiche, non sono i che contano quello che conta è la gente che sta laggiù.
La gente che non sta male per aver perso la casa, non sta male per aver perso gli amici, non sta male per aver perso qualcosa se non per aver perso il futuro, la vita.
Gente di trent’anni che si guarda intorno e non c’è neppure un’industria in cui chiedere di lavorare, il Mac Donald e il cinema sembrano le uniche due cose in piedi la sopra. Le multinazionali ovviamente, come sempre.
La gente che si lamenta perché il mondo laggiù non è come nei telegiornali, perché la ricostruzione laggiù non sta procedendo spedita come qualche politico vuole farci credere, laggiù i giornalisti dormono in albergo e dicono che la gente sta bene, laggiù i giornalisti raccontano le storie che hanno deciso di raccontare, laggiù i giornalisti ti intervistano per raccontare quello che loro hanno già scritto.
L’emergenza non è finita e non finirà tra tre mesi, la gente laggiù tra tre mesi sarà in tende, sarà a camminare cento metri per farsi una doccia e a L’Aquila tra tre mesi farà freddo, freddo davvero e non ci sono previsioni alcune di chiusura dei campi, di agibilità delle case, di ricostruzione reale, di container, casette di legno.
Come sempre quello che ci viene raccontato non è vero, quello che la TV propone è un bel polpettone di falsità, e li ho visti io quei giornalisti parlare davanti alle telecamere, ho visto la gente dietro le quinte protestare per le falsità raccontate in TV, ho visto tante cose, tante cose, e parlato con molta molta gente e ciò che ora penso è che certe persone dovrebbero parlare di meno e fare di più. Quelle persone che hanno i mezzi e li sfruttano solo per farsi pubblicità dovrebbero parlare di meno e fare di più, dovrebbero dormire per tre mesi in quelle tende, usare per tre mesi quei bagni, mangiare in quelle mense e dopo tre mesi dovrebbero provare l’emozione di sentirsi dire che devono restarne altri tre e che finiti quelli chissà… per ora non ci sono prospettive sicure, lo si vedrà col tempo, che si… insomma il futuro forse tornerà…. si in futuro….