Archive for maggio, 2010

Roger Waters…. The Wall…. 2011


2010
05.29

Da sempre alla domanda “se potessi tornare indietro nel tempo dove vorresti andare?” la mia risposta è “Al concerto di di del 1990 alla caduta del muro di berlino”.

Beh ecco…. l’1 e il 2 aprile 2011 Roger Waters sarà a Milano a riproporre The Wall… ok non credo ci saranno Bryan AdamsThe BandPaul CarrackThomas DolbyMarianne FaithfullJames GalwayJerry HallThe HootersCindy LauperUte LemperJoni MitchellPaddy MoloneyVan MorrisonSinead O’Connor e gli Scorpions come vent’anni fa… ma se le scenografie sono anche solo  lontanamente simili a quelle… beh non ho parole.
(continua…)

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Ricercatore si vanta di essere il primo uomo infettato da un virus informatico. I media abboccano


2010
05.28

FONTE dell’articolo: attivissimo.blogspot.com

Cosa non si fa per attirare l’attenzione ed abbeverarsi alla vacua fonte della celebrità. Mark Gasson, ricercatore del Cybernetic Intelligence Research Group dell’Università di Reading, nel Regno Unito, dichiara di aver memorizzato un virus su un chip e di essersi impiantato il chip dentro il corpo, diventando così il “primo uomo infetto da virus per PC”. Così almeno scrive il Corriere della Sera, nella rubrica Scienze, in un articolo a firma di Elmar Burchia, senza alcun accenno di critica sulla plausibilità della notizia.

Anzi, sottolinea il Corriere, questo dimostra che “dispositivi medici avanzati come pacemaker o impianti cocleari possono essere vulnerabili ad attacchi di hacker.” Roba da panico. Abbocca anche la BBC, dalla quale il Corriere ha tratto la notizia (una volta tanto linkandola, in un lodevole gesto di trasparenza).

Meno abbagliati dalla spettacolarità dell’annuncio si rivelano invece gli informatici: The Register, Graham Cluley di Sophos, Punto Informatico deridono gli annunci apocalittici di Gasson liquidandoli come “sciocchezze”. La BBC si è scusata.

Le ragioni della derisione sono semplici. Gasson si è impiantato in una mano un normale chip sottocutaneo RFID del tipo utilizzato per identificare gli animali domestici. Sul chip, al posto dei normali dati identificativi, ha scritto il codice di un virus informatico.

Questo genere di RFID è un aggeggio minuscolo (foto qui a destra) che non ha alcuna interazione con il corpo. Se ne sta lì, sotto la pelle, e basta: se interrogato da un apposito scanner, risponde trasmettendo i propri dati. È un parente dei dispositivi antitaccheggio dei supermercati. Non infetta l’organismo che lo ospita. Per cui parlare di “primo uomo infetto da virus per PC” è una sciocchezza totale.

Avere un RFID sotto pelle in questo modo è esattamente come averlo cucito dentro la fodera della propria giacca: è semplicemente un po’ più difficile da perdere. Ma attira infinitamente di più l’attenzione dei media, come nota Graham Cluley. Specialmente se si annuncia che questa tecnologia potrebbe permettere a presunti hacker di attaccare informaticamente il pacemaker di una vittima e che un RFID infetto potrebbe propagare l’infezione ad altri RFID. Qui la sciocchezza diventa ancora più grossa.

Infatti l’unico modo di leggere il codice ostile contenuto nell’RFID è usare uno scanner apposito. Il software di questo scanner dovrebbe avere una vulnerabilità colossale che, invece di leggere i dati e trattarli appunto come dati, li esegue come istruzioni. È come pensare di poter infettare un registratore di cassa semplicemente facendogli leggere un particolare codice a barre. Poi bisognerebbe trovare la maniera di scrivere queste istruzioni dentro altri chip impiantati. Non è del tutto impossibile, ma è uno scenario assolutamente improbabile.

Spaventare così gli utenti di dispositivi salvavita e confondere i lettori è irresponsabile. Non c’è, quindi, alcun bisogno di acquistare antivirus per pacemaker o defibrillatori impiantati o di mettersi un foglio di stagnola sul petto. Sarebbe molto più opportuno e pratico educare i lettori e gli utenti a stare in guardia contro i virus informatici reali, quelli che hanno nel PC, che contro quelli immaginati da chi ha fame di attenzione.

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Draquila, L'Italia che trema (recensione)


2010
05.22

Non mi è facile fare una recensione priva di emozione, sono passati pochi minuti da che sono uscito dal cinema, il Cinema Diamante, uno dei pochi, pochissimi cinema dove a Verona danno e daranno questo film, in questo e in quelli affiliati allo stesso gruppo.
Troppo scomodo metterlo nei grossi cinema, al Warner Village, all’UCI, troppo scomodo soprattutto in una città come Verona nella quale anche i circoli culturali non affini a determinate opinioni vengono chiusi con scuse di dubbia liceità.

Incontrarci Tommaso con cui ho condiviso la mia avventura a l’Aquila è stato da un lato un piacere immenso, il piacere di incontrare di nuovo un fratello, dall’altra considerato che abita a 50km da questo cinema la conferma che questo film verrà come sempre nascosto all’opinione pubblica, e la gente non lo vedrà se non chi sa già di cosa parla, di che si tratta, che cosa contiene.

Gli scorci di immagini che contiene il film sono scorci che ho visto, che ho vissuto, alcune inquadrature sono le stesse che ho fatto nelle mie foto laggiù, anche se molte ho scelto di tenerle per me, il guaio è che è passato ormai un anno da quando le ho fatte e tutto è ancora così, addirittura le stesse foto, più sbiadite, sullo stesso armadio che sporge tra le pareti sventrate di quella casa in via San Francesco, le macerie del palazzo di via XX settembre, accanto alla famosa Casa dello Studente, Piazza D’Armi prima come l’ho vista tra l’altro in uno scorcio con una bimba che ho conosciuto e poi smontata. Ma non sono questi scorci la cosa che mi ha fatto male, no, li conosco per quanto speravo i lavori di ricostruzione fossero iniziati, sono tutti gli altri fatti di cui tratta il film.

Fatti che per chi è informato non sono purtroppo delle (continua…)

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L'evoluzione della privacy su Facebook


2010
05.17

di Antonio Dini | 17-5-2010

Se su Google si cerca “” e “”, escono 756 milioni di risultati. Ci sarà un motivo, no? O meglio, ci sarà un problema. Perché di problema si parla, quando si fa riferimento alla privacy e a . L’azienda americana che è diventata l’attuale incarnazione dello spirito dei social network mantiene un aspetto trasgressivo: considera la privacy dei suoi adepti meno importante della pubblicità, e sostiene che è così anche per le giovani generazioni digitali.

Padri analogici, figli digitali. Privacy stretta, nessuna privacy. Mettiamo tutto online, e poi perdiamone il controllo. Lasciamo che le foto e i commenti e i video e tutto il resto poi torni un giorno contro di noi: quando un datore di lavoro vuole fare un controllo dopo un colloquio, quando una fidanzata vuole sincerarsi che il promesso sposo sia davvero appassionato solo di lei, quando un curioso vuole scoprire più cose su di noi per mille scopi: seguirci per la strada, scrutarci da dietro un angolo buio, denunciarci al vicinato della nostra personale Peyton Place. O chissà.

Le regole di Privacy di Facebook sono qui. Se Google e YouTube le avessero seguite sarebbero finiti sotto il fuoco incrociato dei media e dei carri armati di nazioni inferocite per il trattamento che i propri cittadini erano costretti a subire. Facebook, no. Vive in una zona del mistero, dove le normali leggi della fisica e del codice non si applicano. Si dirà: è la rete. Ma nel resto della rete non è così. È la spregiudicatezza di Facebook a fare in modo che legislatori e governi particolarmente restrittivi, codini e chiusi come quello italiano possano emanare leggi per “regolare internet”.

I padri fondatori della rete (non del web, proprio della rete negli anni sessanta) avevano immaginato le fondamenta di Internet come una cosa solida quanto bastava, flessibile quanto poteva e soprattutto aperta come niente altro, perché la comunità che la popolava era una comunità di persone per bene. Non serie (la sera al MIT attaccavano il calcolatore da 200 milioni di dollari a un plastico dei trenini, negli anni sessanta, e negli anni settanta su Internet c’era più mailing list di scienziati che discutevano di Star Trek che di fisica o di biologia) ma per bene.

Adesso, invece, le persone per bene ci sono sempre, e sono la maggior parte degli utenti. A fare in modo che la loro voce non sia udibile, è un nucleo di tecnologi che hanno capito che possono usare una “rete selvaggia” per guadagnare.

In un paio d’anni la privacy di Facebook è cambiata in maniera sostanzialmente negativa. Le aree in cui i dati dei profili degli utenti sono per default disponibili a tutti sono aumentate. I dati vengono forniti in maniera continua, la possibilità di influire e controllare il loro “ciclo di vita” diminuiscono costantemente. Facebook anche in Italia sta adempiendo al suo scopo istituzionale di far ricollegare migliaia di persone che non si vedevano più da tempo, oltre a creare spazio per i gruppi di interesse e dare la possibilità (stile MySpace) di promuovere e condividere informazioni, singoli eventi e fenomeni in maniera più o meno strutturata. Al prezzo di poter avere tutte le informazioni possibili e immaginabili. Con un settaggio per la maggior parte dei casi di apertura globale di default. Come dimostra questo articolo di Matt Mckeon.

Facebook privacy

Fonte: MacityNet

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Draquila l'Italia che trema


2010
05.16

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Cialente: problemi di natura politica bloccano la Ricostruzione


2010
05.14

13 maggio 2010 – 1 Commento – inserito da: Patrizio

L’Aquila, 12 maggio 2010 – ”Nell’ultima ordinanza firmata dal Presidente del Consiglio, stanotte, non compaiono i criteri per la ricostruzione delle case E. Questo significa che la presentazione dei progetti e’ bloccata, mancando le linee guida, ed i cantieri non partono”. La denuncia e’ giunta dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che stamane, in una conferenza congiunta con il parlamentare PD, Gianni Lolli, e con l’ex presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, ha provato a fare il punto sulla complessita’ della ricostruzione materiale, economica e sociale della citta’. ”Non ci sono soldi” ha tuonato il Sindaco. ”Solo per l’emergenza – ha spiegato – mancano 250 milioni.
Ma per Cialente, i problemi sono anche di natura : ”Non si e’ voluta accettare l’idea di una legge per la ricostruzione con l’assicurazione che, attraverso le ordinanze, tutti i temi sarebbero stati affrontati. Ma cosi’ non e”’. Il Primo cittadino, e vice Commissario, ha rilanciato la proposta (”unica possibile”) della tassa di scopo. ”Senza un flusso costante di denaro – ha motivato – non siamo in grado di affrontare ne’ l’emergenza ne’ tantomeno la ricostruzione. O si fanno scelte precise o non ce la faremo’‘. Cialente ha anche confermato la difficolta’ delle ditte impegnate nei cantieri a mandare avanti il lavoro, avendo anticipato le spese e non essendo state ancora rimborsate. ”Questa situazione – ha concluso – sta purtroppo ulteriormente indebolendo l’economia aquilana”.

FONTE

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Noemi


2010
05.12

Non è passato moltissimo da quando ho criticato la produzione della cantante Noemi dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente

La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la ? La ha solo lo scopo di supportare la voce. piatta.
Togli la voce e resta un giro blues a caso, che cambia giusto un po’ per il ritornello.
Stimo molto la voce, la tecnica vocale di , più di quanto si possa stimare la banalità della voce di Grignani, e forse come cantante farà strada, ma il brano, il brano specifico non durerà perché non c’è musica, perché non c’è un atmosfera elaborata e costruita ad arte, così come nella gran parte degli artisti italiani di ora.

Parlavo del brano “Briciole” il suo primo singolo, inizialmente non incluso nel primo album “Sulla mia pelle” ed incluso successivamente nella versione Deluxe (altra nota negativa verso la produzione che per vendere di più fa comprare due volte lo stesso album ai fan accaniti [o ottiene di farlo scaricare?!]).

Ascoltando i brani successivi devo ammettere che hanno decisamente virato direzione, perfino la cura della voce è cambiata migliorando notevolmente. A tratti si sente ancora “l’immaturità” della voce ma le possibilità sono enormi, sia sul (continua…)

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Posta certificata per tutti


2010
05.11

Sul sito www.postacertificata.gov.it da qualche settimana è presente un servizio per tutti i cittadini.
Tale servizio è la , una volta registrato un indirizzo di con esso sarà possibile inviare documenti di ogni genere e chi li riceverà sarà certo siano inviati da voi e non da altre persone. Questo sistema funziona attraverso la posta certificata PEC un sistema sicuro per l’invio di documenti, tanto da essere considerato ai termini di legge valido quanto i documenti di carta firmati.
Se utilizzate il vostro indirizzo di mail tradizionale per inviare documenti essi non possono realmente essere considerati documenti validi in quanto difficilmente verificabili, se li inviate da un indirizzo di posta certificata invece saranno necessariamente considerati tali e avrete una ricevuta di ritorno valida quanto le raccomandate.

Come ci si iscrive?
Io ho appena terminato l’iscrizione. Si inizia dal sito stesso cliccando su “Richiedila ora”, si inseriscono i vari dati (Nome, Cognome, Data di nascita, Codice fiscale…) e un indirizzo mail già attivo di appoggio.
Arriverà a tale indirizzo una (continua…)

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Privacy….


2010
05.10
Conversazione telefonica
-”Salve siamo XXXX stiamo cercando nuovi lavoratori e volevamo sapere se qualcuno nella vostra famiglia è interessato.”
+ “Dove avete preso i miei dati telefonici?”
- “Dall’elenco telefonico!”
+ “È illegale.”
- “Ma stiamo facendo una ricerca!”
+ “È illegale secondo la legge sulla
-  click
Coscienza sporca?
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Facebook, chat private diventano pubbliche


2010
05.07

Articolo tratto da attivissimo.blogspot.com

Una falla in permetteva agli utenti di leggere le chattate private dei loro contatti (quelli che molto impropriamente chiama “amici”) e di vedere le richieste di “amicizia” in sospeso di quei contatti  e (secondo PcMag.com) di qualunque utente Facebook. La funzione di chat è stata temporaneamente rimossa e poi riattivata dopo aver corretto la falla, segnalata inizialmente dal sito Techcrunch.com.

Come funzionava? Nelle opzioni di di Facebook c’è un’opzione che permette a un utente di avere un’anteprima del proprio profilo così come lo vedono i suoi “amici” (Account – Impostazioni sulla privacy – Informazioni del profilo – Anteprima del mio profilo). Immettendo il nome di un contatto nella casella Guarda l’anteprima di come il tuo profilo viene visualizzato da una persona specifica, si accedeva alle chat private e alle richieste di “amicizia” di quel contatto. Techcrunch.com ha pubblicato un video della falla in azione.

PcMag.com segnala che l’URL della pagina di anteprima di Facebook ha la forma http://www.facebook.com/username?viewas=userid, dove userid è il numero identificativo di un utente Facebook. Quindi la falla da poco turata poteva essere sfruttata per sbirciare le chat private di qualunque utente del social network a patto di conoscere il suo identificativo, cosa peraltro semplice.

Per sapere questo identificativo basta infatti cercare la pagina pubblica dell’utente desiderato e sostituire la parola graph a www nell’URL della pagina pubblica. Per esempio, per conoscere l’ID numerico della pagina Facebook pubblica di Barack Obama (http://www.facebook.com/barackobama) si digita http://graph.facebook.com/barackobama e si ottengono i seguenti dati, il primo dei quali è appunto l’identificativo numerico:

{
   "id": "6815841748",
   "name": "Barack Obama",
   "picture": "http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-sf2p/hs629.snc3/27555_6815841748_1583_s.jpg",
   "link": "http://www.facebook.com/barackobama",
   "category": "Politicians",
   "username": "barackobama",
   "birthday": "08/04/1961",
   "fan_count": 8235038

}
Ancora una volta, insomma, chi si è fidato delle promesse dei social network di tutelare la sua privacy si è trovato con le mutande al vento. Pensateci, prima di mettere in Rete qualunque cosa che non volete rendere pubblica.

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