Apr 272007
 
Il 26 aprile del 1986 in una delle centrali nucleari sparse per l’Europa era programmato lo spegnimento del reattore per manutenzione, si approfittò dell’evento per fare i detti test sulla capacità delle turbine per vedere se fossero state in grado di produrre elettricità sufficiente ad alimentare i sistemi di sicurezza nel caso essi non fossero stati alimentati dall’esterno. Reattori come questo hanno due generatori di emergenza alimentati a diesel, ma non era possibile attivarli istantaneamente e non esistevano sistemi a batteria come quelli odierni in grado di dare continuità tra il calo della tensione della centrale e l’arrivo a regime dei motori diesel. Lo scopo del test era appunto vedere se sfruttando l’inerzia delle turbine ancora in rotazione dopo lo scollegamento del reattore fosse sufficiente ad alimentare i sistemi di sicurezza in quel lasso di tempo..

Il test era già stato fatto du un altro reattore senza disattivare però i sistemi di sicurezza, ed aveva dato esito negativo (l’inerzia della turbina non era stata in grado di alimentare i sistemi di sicurezza). Nel frattempo tuttavia erano state apportate delle modifiche e delle migliorie alle turbine e quindi erano richiesti nuovi test.

Alle 01:23:47 dopo una serie di azioni dovute parzialmente ad errori, parzialmente a motivi che ancora non si conoscono con chiarezza la potenza del reattore raggiunse i 30 GW termici, dieci volte la potenza normale. A questo punto le barre di combustibile iniziarono a fondere e la pressione aumentò fino a causare l’esplosione che fece saltare in aria la copertura del reattore, distruggendo gli impianti di raffreddamento. L’alta temperatura del nocciolo incendiò la grafite; l’aria in ingresso dal tetto sfondato funse da comburente.

Era la a centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina e alle ore 01:23:58 locali avvenne l’esplosione del reattore numero 4.
Per ridurre i costi di produzione l’impianto era stato costruito con un contenimento parziale, e questo ha consentito la dispersione dei contaminanti radioattivi nell’atmosfera. L’incendio contribuì ulteriormente alla diffusione di materiale radioattivo nell’ambiente.

Esistono almeno due ipotesi sulle cause dell’incidente, la prima, dell’agosto ’86 dava tutta la responsabilità agli operatori della centrale, la seconda del 91 attribuiva invece le cause a delle mancanze in fase di progettazione del reattore, in particolare alle barre di controllo, e dice inoltre che gli operatori non erano a conoscenza dei problemi dello stesso. Secondo alcuni operatori i progettisti erano al corrente della pericolosità del reattore in alcune condizioni ma nascosero intenzionalmente tali problematiche. Tra l’altro gli operatori erano in gran parte non qualificati per quel tipo di reattore il direttore, V.P. Bryukhanov aveva esperienza di impianti a carbone; anche il capo ingegnere, Nikolai Fomin, proveniva da impianti convenzionali; anche Anatoliy Dyatlov, capo ingegnere dei reattori 3 e 4 aveva solo una limitata esperienza con reattori nucleari, per lo più su piccoli esemplari di reattori VVER progettati per i sottomarini nucleari sovietici.

Cercando di limitare i danni le autorità sovietiche inviarono sul posto alcune squadre di polizia, e vigili del fuoco, per spegnere l’incendio, senza avvisarli della pericolosità dei fumi radioattivi che si stavano sprigionando. Nei mesi successivi molte persone, furono coinvolte nei lavori di bonifica e messa in sicurezza dell’ambiente, sempre senza informarle della pericolosità dei materiali presenti. I detriti radioattivi più pericolosi furono radunati all’interno dei resti del reattore, il quale fu coperto con sacchi di sabbia lanciati da elicotteri e successivamente vi fu costruito un enorme struttura di acciaio per sigillarlo.

Inizialmente il disastro fu tenuto nascosto, e la notizia dell’avvenimento di un disastro nucleare fu data solo dalla Sevezia il 27 di aprile quando furono trovate particelle radioattive sugli indumenti dei dipendenti della centrale nucleare di Forsmark e dopo aver constatato che tali particelle non provenivano da Forsmark.

200 persone furono ricoverate immediatamente, di cui 31 morirono. Molti erano pompieri e addetti allo spegnimento e al controllo nelle prime fasi delle operazioni.
135.000 abitanti furono evacuati dalla zona.
La contaminazione si espanse portata dal vento e dalle piogge soprattutto in Bielorussia ma anche nel resto dell’Europa.

È stato calcolato che l’incidente di Chernobyl abbia rilasciato una quantità di radiazioni pari a 100 volte a quelle rilasciate dalla bomba caduta di Hiroshima.

Grazie alla campagna di esami e al registro oncologico fondato in Bielorussia è stato rilevato un aumento dell’incidenza del cancro alla tiroide sui bambini residenti nelle aree di Bielorussia, Ucraina e Russia colpite dal disastro. Secondo gli esperti i risultati della maggior parte degli studi epidemiologici condotti sino ad ora devono essere considerati comunque provvisori, in quanto l’analisi completa degli effetti sulla salute dell’incidente è un processo tuttora in corso.

Secondo nuove testimonianze le maestre si lamentano della salute cagionevole della scolaresca, inoltre vi è un facile affaticamento psicologico. Molte fonti concordano che le difese immunitarie si sono abbassate nei bambini e nei ragazzi che vivono nelle terre colpite dal fall out nucleare. Inoltre circa 300 mila persone hanno dovuto trasferirsi dai dintorni della centrale verso territori più sicuri, la loro qualità di vita è diminuita e molti si sono ritrovati disoccupati o in condizione di povertà; tra gli sfollati sono statisticamente più alti il numero di suicidi e di alcolizzati.

Nel rapporto promosso da gruppi e personalità contrari al nucleare e presente nel sito di Greenpeace[2], si citano valori delle sole forme tumorali pari a 270 mila casi fra Ucraina, Bielorussia e Russia collegabili a Chernobyl. 93 mila riguardano persone destinate al decesso.

Il rapporto è molto ampio ma offre spesso solo valutazioni grossolane a percentuali di problemi come la sterilità, aborti, danni al sistema immunologico, al sistema endocrino, difetti cromosomici, invecchiamento precoce, malattie psichiatriche, malattie cardiovascolari e del sangue e malattie generiche riconducibili alle radiazioni. Da cui verranno presumibilmente altre vittime da imputare alla radioattività[3].

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

  2 Risposte a “26 aprile 1986”

  1. Ciao graziedella visita ,complimenti per il blog

  2. energia nucleare è 1argomento molto delicato…
    io sono sempre stata affascinata da questa cosa e avendo dedicato molto tempo a leggere articoli e libri che ne parlano non posso dirti ora se sia giusta ho sbagliata perchè sicuramente ha i suoi pro e i suoi contro… chernobyl è stato solo l’incidente più grave della storia ma ce ne sono stati altri e diciamo che per parlare delle conseguenze e del pericolo dovuto all’uranio non bisogna guardare soltanto le centrali nucleari che almeno loro hanno anche i lati positivi… fermati due secondi a pensare che non molto lontano da casa tua ci sono stati i bombardamenti della nato… sebia non è poi molto distante e la sua terra ormai è contaminata dall’uranio impoverito… sono poche ancora le notizie che riusciamo ad avere delle coseguenze di quel bombardamento del 1999 ma i dati che sono stati raccolti parlano di un incremento di tumori… dici che rigurda la popolazione locale… hmmm io

Lascia un commento!

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: