Giu 112017
 

La pelle dietro il collo gli si tese all’improvviso. C’era un solo modo per spiegare contemporaneamente la tensione che aveva provato entrando in casa e il ricordo che era appena affiorato. E solo in quel momento si accorse che spiegava anche il silenzio quasi spettrale nella stanza accanto.
C’era stato tutto il di pensarci, di arrivarci con calma, quell’odore che aveva sentito, quell’odore strano non era altro che il profumo della sua lacca, no? Ed era qualche minuto che la bambina non faceva alcun rumore. A quell’ora era troppo presto per essersi addormentata e raramente si addormentava senza prima passare a salutarlo. E quel servizio in televisione? dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Tre detenute hanno tentato la ieri notte, due sono state fermate mentre una è riuscita a fuggire, ha strappato un orecchio a morsi ad una guardia carceraria. Quanti ospedali psichiatrici giudiziari ci sono in Italia? Non ne aveva idea, non aveva idea neppure di quale fosse il carcere nel quale la madre di sua figlia fosse stata rinchiusa, non aveva voluto saperlo, non aveva mai neppure aperto la lettera dell’avvocato per non avere la tentazione di andarla a trovarla e di rischiare che lei scoprisse qualunque cosa possibile sulla loro nuova vita.
La villetta in cui viveva in questi giorni era stupenda, un luogo nel quale non avrebbe mai potuto permettersi di vivere se la vita fosse andata come doveva andare, se sua moglie, la donna che amava, non lo avesse fatto rimanere sulla carrozzella piantandogli un spiedo nella schiena urlando “Oggi barbecue”. Abitava in quella villetta solo grazie ai sussidi che lo stato gli aveva garantito e allo status di protetto. Ma protetto da chi? Da quando era stata rinchiusa nessuno aveva più pattugliato casa e anche urlando ora non ci sarebbe stata possibilità alcuna di essere sentito. Nessuna possibilità.
Come aveva potuto lei sapere dove venirlo a trovare? Forse si stava immaginando tutto, forse il profumo che aveva sentito entrando era qualcos’altro, un ricordo latente e forse davvero la bambina si era solamente addormentata.
“Amore? Ciao, avevo dimenticato di dirti che sarei rientrata prima quando mi hanno arrestata.”
La voce alle sue spalle era assolutamente naturale e dolce. Non ebbe il coraggio di voltarsi a guardarla e rimase in silenzio, in attesa di qualcosa. Di qualunque cosa.
“Amore? Tutto bene? Mi sembri silenzioso, pensavo saresti stato felice di vedermi!” disse ancora lei.
Era più vicina, probabilmente al massimo ad un metro o due.
“Ehi, tutto bene?”
Sentì il calore del suo viso accanto, il morbido dei suoi capelli profumati di lacca lambirgli l’orecchio. Chiuse gli occhi e rimase ancora in attesa.
“Non dici niente?” disse lei.
“Cosa ci fai qui?” rispose lui immediatamente.
“Sono tornata a casa, è casa nostra, no?”
“Anna? Cosa hai fatto ad Anna?”
“Anna sta dormendo di là, nella culla, dorme come un angioletto”
“Ha dodici anni. Non dorme nella culla da quasi dieci anni” disse lui.
Lei fece una risata dolce, una come quelle che lo avevano fatto innamorare di lei. “Non correre troppo con i tempi caro! Ti piace sempre scherzare, ma spero che abbia il tempo di vivere l’infanzia prima di diventare adolescente, non credi?”
Lui rimase in silenzio qualche minuto. Poi trovò il coraggio di aprire gli occhi e di voltare la testa.
Anna gli leccò un orecchio e lo morse così forte che avrebbe potuto strapparglielo e sibilando disse “Un barbecue.”
Impugnò la sedia a rotelle e fece per muoverla attorno a se stessa. L’uomo  impugnò le ruote per fermarla e la ragazzina avvicinò nuovamente la bocca all’orecchio.
“Vuoi che morda più forte, caro?”
“Perché lo stai facendo?” disse lui lasciando andare le ruote.
“Ma perché mi hai tradito amore, e quindi ti voglio riconquistare con un bellissimo barbecue.
“Anna, tu non sei tua madre. E se anche fosse non l’ho mai tradita, ne era convinta, ma io non l’ho mai tradita una sola volta, non ne sarei stato capace.”
“Non tirare in ballo la bambina, per fortuna è ancora abbastanza piccola da non ricordare e non subire alcun trauma per la tua negligenza, per la tua incapacità di marito, di padre e di uomo. Ma ora pensiamo alla nostra cenetta romantica
Anna aprì la porta a vetri che dava sul retro del giardino, poco distante aveva approntato un ferro di cavallo di legna per il camino e sacchetti di pallet strappati e aperto, la struttura era altra poco più di mezzo metro e larga abbastanza da infilarci la sedia a rotelle.
“No, non puoi farlo! Anna, non puoi farlo!” l’uomo stava piangendo inerme ed incapace di muoversi dalla paura.
“Papà, non sono io a farlo. Sei tu” disse la bambina.
L’uomo accese un fiammifero e lo lanciò dove pochi minuti prima aveva preparato il tutto bagnato di abbondante benzina, poi osservò le fiamme avvolgerlo.
Rimase in silenzio fino alla .

Esercizio di per il paragrafo 6 del capitolo “Sulla ” di “On Writing” di

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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