Archive for the ‘Diritto’ Category
Roberto Benigni: "Silvio non ti dimettere!!!" tratto da "Vieni via con me" di Fabio Fazio e Roberto Saviano
11.11
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I dimenticati d'Abruzzo
08.23
Centri storici abbandonati, strade invase dalle macerie, 30 mila ancora sfollati, 15 mila senza lavoro. Nuovi alloggi già deteriorati. Viaggio nei luoghi martoriati dal terremoto. Sedici mesi dopo le scosse
(19 agosto 2010)
Il centro di Sant’Eusanio Forconesefoto di Fabrizio GattiQualcuno ha chiamato per nostalgia il numero della sua casa pericolante. E un bel giorno ha sentito rispondere. “Chi parla?”. “Chi parla? Ma chi sei tu?”. Quello dell’Aquila è stato il primo grande disastro italiano nell’era della comunicazione. E la comunicazione non può aspettare. È per questo che Telecom, secondo quanto è stato detto ad alcuni sfollati dallo sportello clienti, sta assegnando ad altri i numeri dei contratti sospesi dopo il terremoto.
Comincia così l’oblio. Ti cancellano dall’elenco telefonico. Non dalle bollette di abbonamenti tv, luce, gas che continuano ad arrivare. Almeno in città c’è il popolo delle carriole a tenere vivo il ricordo su cosa non è stato fatto. Ma nei paesi della provincia come Sant’Eusanio Forconese, Castelnuovo, Poggio Picenze i centri storici sono giorno dopo giorno sempre più estranei. Sempre più lontani dalla quotidianità. Immagini spettrali di un mondo ora rinchiuso dentro le facciate di legno pressato delle new town. Ci siamo giocati anche la seconda estate per avviare i lavori. Tra un mese in Abruzzo arriveranno il freddo e il maltempo. Se ne riparla dopo il prossimo inverno. E nessuno può ancora prevedere quando torneranno abitabili quei comuni: il 2015, il 2030, mai?
Lo show ha funzionato. Hanno dato appartamenti dignitosi e casette di legno a 18 mila persone e, a guardarle dal resto dell’Italia, sembra che tutti abbiano avuto un tetto. Invece il grosso resta ancora da fare. Rimuovere le macerie, avviare la ricostruzione vera nei centri storici, i più colpiti. E soprattutto riportare in città quanti si trovano nelle stesse condizioni di sedici mesi fa: 15 mila senza lavoro e 30 mila sfollati di cui 3.500 ospitati ancora negli alberghi sulla costa adriatica, secondo i dati calcolati a inizio agosto dal Comune dell’Aquila. Da quando il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha passato i poteri di commissario delegato al presidente della Regione, Gianni Chiodi, i cittadini abruzzesi sperimentano ogni giorno cosa significhi il motto stampato sullo stemma del capoluogo: “Immota manet” c’è scritto, resta ferma. E infatti nei centri storici dei paesi non si muove nulla. Scavalcate le transenne che sbarrano le (continua…)
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Draquila, L'Italia che trema (recensione)
05.22
Non mi è facile fare una recensione priva di emozione, sono passati pochi minuti da che sono uscito dal cinema, il Cinema Diamante, uno dei pochi, pochissimi cinema dove a Verona danno e daranno questo film, in questo e in quelli affiliati allo stesso gruppo.
Troppo scomodo metterlo nei grossi cinema, al Warner Village, all’UCI, troppo scomodo soprattutto in una città come Verona nella quale anche i circoli culturali non affini a determinate opinioni vengono chiusi con scuse di dubbia liceità.
Incontrarci Tommaso con cui ho condiviso la mia avventura a l’Aquila è stato da un lato un piacere immenso, il piacere di incontrare di nuovo un fratello, dall’altra considerato che abita a 50km da questo cinema la conferma che questo film verrà come sempre nascosto all’opinione pubblica, e la gente non lo vedrà se non chi sa già di cosa parla, di che si tratta, che cosa contiene.
Gli scorci di immagini che contiene il film sono scorci che ho visto, che ho vissuto, alcune inquadrature sono le stesse che ho fatto nelle mie foto laggiù, anche se molte ho scelto di tenerle per me, il guaio è che è passato ormai un anno da quando le ho fatte e tutto è ancora così, addirittura le stesse foto, più sbiadite, sullo stesso armadio che sporge tra le pareti sventrate di quella casa in via San Francesco, le macerie del palazzo di via XX settembre, accanto alla famosa Casa dello Studente, Piazza D’Armi prima come l’ho vista tra l’altro in uno scorcio con una bimba che ho conosciuto e poi smontata. Ma non sono questi scorci la cosa che mi ha fatto male, no, li conosco per quanto speravo i lavori di ricostruzione fossero iniziati, sono tutti gli altri fatti di cui tratta il film.
Fatti che per chi è informato non sono purtroppo delle (continua…)
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L'evoluzione della privacy su Facebook
05.17
di Antonio Dini | 17-5-2010
Se su Google si cerca “privacy” e “Facebook”, escono 756 milioni di risultati. Ci sarà un motivo, no? O meglio, ci sarà un problema. Perché di problema si parla, quando si fa riferimento alla privacy e a Facebook. L’azienda americana che è diventata l’attuale incarnazione dello spirito dei social network mantiene un aspetto trasgressivo: considera la privacy dei suoi adepti meno importante della pubblicità, e sostiene che è così anche per le giovani generazioni digitali.
Padri analogici, figli digitali. Privacy stretta, nessuna privacy. Mettiamo tutto online, e poi perdiamone il controllo. Lasciamo che le foto e i commenti e i video e tutto il resto poi torni un giorno contro di noi: quando un datore di lavoro vuole fare un controllo dopo un colloquio, quando una fidanzata vuole sincerarsi che il promesso sposo sia davvero appassionato solo di lei, quando un curioso vuole scoprire più cose su di noi per mille scopi: seguirci per la strada, scrutarci da dietro un angolo buio, denunciarci al vicinato della nostra personale Peyton Place. O chissà.
Le regole di Privacy di Facebook sono qui. Se Google e YouTube le avessero seguite sarebbero finiti sotto il fuoco incrociato dei media e dei carri armati di nazioni inferocite per il trattamento che i propri cittadini erano costretti a subire. Facebook, no. Vive in una zona del mistero, dove le normali leggi della fisica e del codice non si applicano. Si dirà: è la rete. Ma nel resto della rete non è così. È la spregiudicatezza di Facebook a fare in modo che legislatori e governi particolarmente restrittivi, codini e chiusi come quello italiano possano emanare leggi per “regolare internet”.
I padri fondatori della rete (non del web, proprio della rete negli anni sessanta) avevano immaginato le fondamenta di Internet come una cosa solida quanto bastava, flessibile quanto poteva e soprattutto aperta come niente altro, perché la comunità che la popolava era una comunità di persone per bene. Non serie (la sera al MIT attaccavano il calcolatore da 200 milioni di dollari a un plastico dei trenini, negli anni sessanta, e negli anni settanta su Internet c’era più mailing list di scienziati che discutevano di Star Trek che di fisica o di biologia) ma per bene.
Adesso, invece, le persone per bene ci sono sempre, e sono la maggior parte degli utenti. A fare in modo che la loro voce non sia udibile, è un nucleo di tecnologi che hanno capito che possono usare una “rete selvaggia” per guadagnare.
In un paio d’anni la privacy di Facebook è cambiata in maniera sostanzialmente negativa. Le aree in cui i dati dei profili degli utenti sono per default disponibili a tutti sono aumentate. I dati vengono forniti in maniera continua, la possibilità di influire e controllare il loro “ciclo di vita” diminuiscono costantemente. Facebook anche in Italia sta adempiendo al suo scopo istituzionale di far ricollegare migliaia di persone che non si vedevano più da tempo, oltre a creare spazio per i gruppi di interesse e dare la possibilità (stile MySpace) di promuovere e condividere informazioni, singoli eventi e fenomeni in maniera più o meno strutturata. Al prezzo di poter avere tutte le informazioni possibili e immaginabili. Con un settaggio per la maggior parte dei casi di apertura globale di default. Come dimostra questo articolo di Matt Mckeon.

Fonte: MacityNet
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Posta certificata per tutti
05.11
Sul sito www.postacertificata.gov.it da qualche settimana è presente un servizio per tutti i cittadini.
Tale servizio è la posta certificata, una volta registrato un indirizzo di posta certificata con esso sarà possibile inviare documenti di ogni genere e chi li riceverà sarà certo siano inviati da voi e non da altre persone. Questo sistema funziona attraverso la posta certificata PEC un sistema sicuro per l’invio di documenti, tanto da essere considerato ai termini di legge valido quanto i documenti di carta firmati.
Se utilizzate il vostro indirizzo di mail tradizionale per inviare documenti essi non possono realmente essere considerati documenti validi in quanto difficilmente verificabili, se li inviate da un indirizzo di posta certificata invece saranno necessariamente considerati tali e avrete una ricevuta di ritorno valida quanto le raccomandate.
Come ci si iscrive?
Io ho appena terminato l’iscrizione. Si inizia dal sito stesso cliccando su “Richiedila ora”, si inseriscono i vari dati (Nome, Cognome, Data di nascita, Codice fiscale…) e un indirizzo mail già attivo di appoggio.
Arriverà a tale indirizzo una (continua…)
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Privacy….
05.10
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Facebook, chat private diventano pubbliche
05.07
Articolo tratto da attivissimo.blogspot.com
Una falla in Facebook permetteva agli utenti di leggere le chattate private dei loro contatti (quelli che Facebook molto impropriamente chiama “amici”) e di vedere le richieste di “amicizia” in sospeso di quei contatti e (secondo PcMag.com) di qualunque utente Facebook. La funzione di chat è stata temporaneamente rimossa e poi riattivata dopo aver corretto la falla, segnalata inizialmente dal sito Techcrunch.com.
Come funzionava? Nelle opzioni di privacy di Facebook c’è un’opzione che permette a un utente di avere un’anteprima del proprio profilo così come lo vedono i suoi “amici” (Account – Impostazioni sulla privacy – Informazioni del profilo – Anteprima del mio profilo). Immettendo il nome di un contatto nella casella Guarda l’anteprima di come il tuo profilo viene visualizzato da una persona specifica, si accedeva alle chat private e alle richieste di “amicizia” di quel contatto. Techcrunch.com ha pubblicato un video della falla in azione.
PcMag.com segnala che l’URL della pagina di anteprima di Facebook ha la forma http://www.facebook.com/username?viewas=userid, dove userid è il numero identificativo di un utente Facebook. Quindi la falla da poco turata poteva essere sfruttata per sbirciare le chat private di qualunque utente del social network a patto di conoscere il suo identificativo, cosa peraltro semplice.
Per sapere questo identificativo basta infatti cercare la pagina pubblica dell’utente desiderato e sostituire la parola graph a www nell’URL della pagina pubblica. Per esempio, per conoscere l’ID numerico della pagina Facebook pubblica di Barack Obama (http://www.facebook.com/barackobama) si digita http://graph.facebook.com/barackobama e si ottengono i seguenti dati, il primo dei quali è appunto l’identificativo numerico:
{
"id": "6815841748",
"name": "Barack Obama",
"picture": "http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-sf2p/hs629.snc3/27555_6815841748_1583_s.jpg",
"link": "http://www.facebook.com/barackobama",
"category": "Politicians",
"username": "barackobama",
"birthday": "08/04/1961",
"fan_count": 8235038
}
Ancora una volta, insomma, chi si è fidato delle promesse dei social network di tutelare la sua privacy si è trovato con le mutande al vento. Pensateci, prima di mettere in Rete qualunque cosa che non volete rendere pubblica.
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Domande…
04.17
Quanti di voi sanno che se si comprano lampadine e materiale del
genere si paga una nuova tassa al governo?
Andate e controllate sul listino….
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Roberto Saviano scrive a Silvio Berlusconi ""Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai"
04.17
Lo scrittore: “Assurdo preferire il silenzio, Berlusconi si scusi con le vittime”. “Non so se Mondadori è ancora adatta a me” di ROBERTO SAVIANO

Roberto Saviano
Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d’Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt’ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un’espressione ancor prima di (continua…)