Mar 232018
 

Quante volte si parla di razionale ed irrazionale? Si parla delle ragioni del cuore e di quelle della mente, si dice che sia meglio affidarsi all’istinto o al ragionamento. Io stesso sono stato per anni rinchiuso in questa categorizzazione passando da un tempo in cui tutto era emozione, cuore, pulsione ad uno in cui tutto era ragionamento, calcolo, precisione. Oggi sono una mente razionale, questo sì, ma amo, scrivo, seguo desideri, mi chiedo cosa voglio del mio futuro e dove mi spingano i sogni. Mi chiedo da dove vengano i sogni, dove vadano, dove spingano. Con raziocino. Con il calcolo della mente. Non esiste il cuore, voglio dire, esiste una pompa di muscolo che spinge il sangue e lo fa girare nel corpo ed è questo il suo unico scopo e probabilmente neppure la mente esiste se non sotto forma di comunicazioni elettriche e configurazioni dei neuroni. Non molto dissimile da un computer molto più potente e veloce, in grado non solo di analizzare ed elaborare ma di creare. Triste visione? No. Perché è vedendo la mente in questo modo che si può comprendere il razionale e l’irrazionale e farne pace. Comprendere che non esistono un cuore e una mente ma un unica “macchina” potente e se vogliamo coerente nel suo essere incerta. Continue reading »

Set 112016
 

Ogni tanto le cose ritornano, come cicli come onde. Il ricordo di un passato è più bello quando arriva inaspettato. Non cambierà la mia vita, non il passato. Lo ha già fatto ed è stato bello per questo.
Un tempo ero una di quelle persone da foto di cose vecchie per rimuginare e ripensare, poi nel tempo ho capito come non importi ricordare necessariamente chi c’era in quel posto, cosa hai fatto, cosa hai visto. Preferisco che ciò che non è stato importante finisca lentamente nell’oblio delle cose dimenticate, preferisco che nella mia testa ci sia lo spazio per tutto quello che devo ancora vivere, per accumulare ricordi nuovi. Ed è la memoria a scegliere cosa fosse importante. Come un girasole preferisco guardare verso la luce e muovermi verso un divenire. Ed è in questo contesto che i ricordi importanti, le cose che ti hanno portato ad essere quello che sei emergono talvolta come una carezza od un sorriso che ti dicono che sì, stai andando nella direzione giusta, che sì esiste una linea diretta che porta da quel che eri a quello che sei ed è quella che puoi seguire passo passo da quel ricordo emerso a tutti e soli quei ricordi che ad esso sono legati. Ed è bello sorriderne e voltarsi sentendo che sono ancora lì, che sono in qualche modo come quando sai di avere con te una squadra di persone di cui fidarti e non ti importa di vederle, perché sono lì.
Stanno cambiando tante cose, e questo mese sembra essere crocevia di novità sotto ogni campo della mia vita che davvero abbia un interesse per me.
Mi è stato chiesto diverse volte in questi mesi, forse ormai in questi anni da dove venga la tranquillità che mi porto dentro, la serenità. Qualcuno dice che non me ne freghi nulla delle cose oppure che non provi sentimenti. Non è così. Credo di aver raggiunto oggi, e spero per lungo tempo una situazione di stabilità interiore che mi permette di non spostarmi prendendo colpi, o di spostarmi quel tanto da non risentirne. La consapevolezza che posso cambiare direzione, non significa aver perso, significa aver scelto.
Brulica di novità il mondo e la vita continua a rimanere stupenda.
Due situazioni in questo periodo mi hanno fatto riflettere su questo mio mondo di pensare.
In due su un cinquantino con le gomme lisce, tachimetro e contachilometri rotti, che probabilmente perdeva carburante e non gli funzionava il segnalatore della riserva, eravamo su una strada bianca disastrata sull’isola di Milo nelle Cicladi in Grecia. In caso di problemi in quella zona dell’isola l’assicurazione del noleggio non avrebbe coperto nulla e non sarebbe venuto a prenderci. Alla guida un caro amico mi ha chiesto “Ma se buchiamo? Non hai paura se buchiamo?”. Non ci ho pensato ed ho risposto “No.”.
Ci ho messo un po’ a chiedermi perché non avessi paura, se io fossi un temerario privo di sentimenti o ci fosse altro. Mi sono chiesto se avessi paura di farmi male, e quella l’avevo. Avevo paura di cadere su quei sassi, avevo paura di farmi male io o che se ne facesse lui, ma non avevo paura di bucare nonostante i cinque chilometri di sterrato, le salite e le discese. La risposta è arrivata solo qualche tempo dopo quando mi sono reso conto che mi sarei quasi divertito se fosse successo. Ero consapevole che avremmo faticato un mondo, che ci saremmo devastati di fatica, che eravamo quasi senza acqua sotto il sole, che avremmo perso l’intera giornata prima di arrivare in una zona dove ci sarebbero venuti a prendere. Ma ero consapevole, sono consapevole, che a distanza di qualche settimana l’avremmo raccontata come un’esperienza di cui ridere. Che qualunque cosa difficile, ti rende più forte e ti fa ridere di tutto. Sarebbe stata semplicemente un altra esperienza che sarebbe rimasta indelebile dentro, un ricordo per sempre, indipendentemente dalle foto. Avremmo suggellato per sempre un’immagine nelle nostre memorie e non sarebbero serviti file jpg per ricordare con chi eravamo, come eravamo, cosa era accaduto. Per questo non ne avevo paura.
Tornando da quel viaggio sono passato da una stazione in cui tanti anni fa, nel 1999 avevo fatto una scritta sul pavimento. L’avevo fatta per una ragazza per cui avevo una cotta adolescenziale, una delle tante per le quali ho avuto cotte adolescenziali per lo più dimenticate. Non mi servono decine di foto per ricordarla e non averne rende quella persona speciale, diversa da tutti perché la ricordo. Ho portato per anni nel portafogli un foglietto bianco scritto con una penna oro. Prima di venire rapinato. Quel foglietto è l’unica cosa persa in quella rapina che ricordi e mi manchi oggi.
“Traffico. Io vivo altrove.” firmato Torne. Per lei ho scritto la prima raccolta di poesie organiche dopo decine scritte a caso su un quaderno privo di ordine. Ho scritto la prima cosa con un inizio, un percorso ed un termine. Eravamo due persone diverse, incompatibili, ci siamo frequentati per davvero poco tempo ma intenso. Non ci siamo più cercati.
“Traffico. Io vivo altrove.” l’ho sempre trovata una piccola chicca di ermetismo Ungarettiano che nella sua semplicità mi ha stupito e negli anni è cambiata per me. Da un sentirsi alternativo e diverso forzatamente con un senso di superiorità come lo vivevo da adolescente oggi è ancora una frase che mi porto dentro come incisa. Più di quel “La vita è sogno fanne realtà” che porto appesa al collo ogni giorno dal 19 luglio 2006. Io vivo ancora altrove, lontano dal traffico. Guardo le persone litigare, muoversi agitate, guardo attorno a me accadere cose, e sono sereno. Non vivo lì. Non sono nella confusione del lavoro che faccio, non sono nei bisticci sulla politica stupida, non sono nel social network. La mia vita, quella vera, quella di cui sono pienamente soddisfatto è altrove, sulle montagne, nei boschi, sotto il pelo dell’acqua, nel dolore dei muscoli affaticati, nel piatto cucinato per qualcuno, nelle birre in un locale, nelle infinite frasi che scrivo, nei miei gatti e nel conte Frederick. Il lavoro cambiatemelo, martoriatemici, affaticatemi, chiedetemi di litigare di politica e mi ci butterò, ditemi che quello che scrivo fa schifo, buttatemi merda addosso. La mia vita è altrove.
C’è un’altra risposta in tutto questo: vivo solo perché non mi interessa avere accanto qualcuno che non viva dove vivo io, che non viva altrove. Un girasole che guardi avanti, e non nel traffico di questo mondo.

Feb 232015
 

Fuori dalla finestra c’è la nebbia, mi accorgo che erano anni che non mi fermavo a guardare la nebbia dalla finestra.
Mi riporta indietro di secoli, a Contrapposizioni, al capitolo Vetro, e poi mi fa rimbalzare avanti di nuovo. Mi riporta al terzo piano della casa dove sono cresciuto e poi come un film accelerato mi riporta qui a guardare l’aura attorno al lampione acceso nel buio della notte.
Poco fa rileggevo l’ultimo post che ho scritto, sotto ogni post compaiono i post correlati, vengono scelti in modo automatico, e ho iniziato a navigarci un po’ come si faceva un tempo nelle note dei libri, o come si fa oggi su Wikipedia, sono così arrivato a leggerne uno vecchio del 2008: ….parentesi e scrivere…...
Rileggerlo dopo così tanto tempo è stato strano, ricordo ancora chi mi disse “pensa meno” e chi “se deve essere sarà”, e mi fa sorridere l’idea di dove sia andato il rapporto che avevo ho con l’una e l’altra persona. In modo imprevedibilmente prevedibile in ogni suo aspetto.
Ricordo anche chi dialogò con me:
“Hai scritto di lei?”
“Si, molto”
“Hai scritto in passato cosa provi per lei? Perché stai bene con lei?”
“Si, certo.”
“E se lo rileggi ora? Sei ancora d’accordo con quanto hai scritto?”
E se lo rileggo oggi sono ancora d’accordo.

Scrivevo “Credo sia quando si riesce a scrivere un concetto e rileggerlo dopo settimane, mesi, anni che si da a se stessi (e agli altri) prova di aver scelto, di essere, di credere.” lo credo ancora, e credo ancora nelle cose che scrivevo allora.
Ed è una bella consapevolezza rileggere dopo anni che anche ciò che nel breve tempo sembrava incoerenza nel lungo termine risulta una linea continua senza interruzioni, ciò che sembravano parentesi sono in realtà le virgole tra una semi frase ed un altra, ciò che sembra un punto semplicemente un istante per sottolineare l’importanza di una frase, ciò che sembra una andata a capo solo la coerenza di un discorso più ampio.

Nov 212014
 

Mi è capitato in questi giorni di essere interpellato sulla mia idea di amore.
Credevo di averne scritto esaustivamente in passato, ma cercando ho scoperto di non averlo fatto, o di aver perso dove ne avevo scritto.
Oggi un uomo che parla della propria idea di amore viene sicuramente preso per debole, stupido, sentimentale. Non si parla di amore, è diventato tabù tra gli adulti, come ridotto ad una esperienza adolescenziale.
L’amore adulto dovrebbe essere una mera scelta, un contratto, qualcosa di freddo e calcolato?

Credo nell’amore. Ma non credo che l’amore sia solo un sentimento.
Credo che l’amore sia per sempre, ma che non sempre il sentimento lo sia.
Credo che l’amore sia una scelta ed al contempo un accadimento.

Sono una persona discretamente facile all’infatuazione, ma difficile all’amore, non dico spesso le parole tanto desiderate da un’aspirante amata, non dico spesso “ti amo”, credo che vi sia un rischio di inflazione dell’affermazione, credo che a ripeterlo, ripeterlo, e ripeterlo ancora perda ogni valore.
Come l’inglese “I Love You” usato ed abusato tanto da perdere per noi significato.
Se arrivo a dire “ti amo” quell’amore è per sempre, non ho mai smesso di amare, non ho mai smesso di essere disposto a dare la vita per chi amo, in modi diversi, talvolta dare la vita significa anche lasciare andare.
Trovo che amare e desiderare il possesso siano due cose estremamente distanti e slegate, non necessariamente complementari, non necessariamente opposte, non necessariamente unite o disgiunte.

Ma forse ora è il momento di esprimere più chiaramente il mio concetto di amore.
L’esempio che prendo in genere è quello della madre. Non esistono molte forme di amore più genuine e forti di quelle della madre che ha generato un figlio, vi è un legame immenso infinito, inscindibile. Ma il figlio può essere cattivo, crudele, fare del male alla propria madre. Lei non cesserà di amarlo, ma non necessariamente proverà sentimenti positivi. Arriverò forse perfino ad odiarlo pur continuando ad amarlo, a volere il suo bene.
Un altro esempio, per chi crede almeno è l’immagine di Cristo sulla croce. Non credo che avesse sentimenti benevolenti nei confronti di chi lo fustigava, di chi gli sputava, gli lanciava pietre, lo insultava.
Ma amava sempre e comunque, indipendentemente dai sentimenti.

Credo che l’amore non sia una scelta da rinnovare ogni giorno ma una scelta che nasce da dentro, che appare nel tempo e che crea un legame, anche se mono direzionale, inscindibile.
Almeno per me è così.

Posso amare e al contempo essere consapevole che una persona non può vivere a contatto con me, e non provare il desiderio di possederla, di incontrarla, di carezzarla. Ma sarò sempre disposto a fare del mio meglio per la sua felicità, per la sua vita, per il suo essere.

Il sentimento va coltivato ogni giorno, la passione, il desiderio, la voglia di stare assieme ogni mattino deve essere una scelta, un rinnovo una ricerca.
L’amore una volta acceso invece per me è una linea retta infinita verso l’universo.
Immutabile.

Si può amare una persona con cui non si desidera condividere più nulla e proprio per questo nell’amore puro non c’è il bisogno della gelosia.
La gelosia è frutto del desiderio di possessione, che è legittimo, è fondamentale alla passione al desiderio, alla piacevolezza dell’essere.

Ma non all’amore.

Set 212014
 

Ormai cinque anni fa stavo scrivendo di quanto sia bella la vita, era marzo del 2009, nel mezzo una vita.
Una vita intera.
Ogni tanto lo rileggo, per fare del bene a me stesso, per ricordarmi quando ogni cosa vada a contribuire nel bene (e non nel male) alla crescita interiore, ad essere una persona migliore.
Ciò che ci rende peggiori è invece solo uno spreco, e lo stiamo sprecando noi, non è uno spreco di per se.
Credo che ogni cosa accada per una ragione, ma al contempo non credo in un destino o in una strada scritta. La verità è che la ragione la dobbiamo trovare noi, non inventarla, trovarla.
Ogni cosa che accade, ogni cosa terribile o buona ha infinite conseguenze, positive e negative. Non esistono cose universalmente positive o cose universalmente negative, le conseguenze ci sono in ogni senso, in ogni modo, il mondo è fatto di consecutio temporali e ciò che siamo è la conseguenza delle nostre scelte e delle scelte di infinite altre persone e del caso.
Di un fatto positivo che stiamo vivendo non ci chiediamo spesso la ragione, non ci chiediamo le conseguenze per il futuro, non cerchiamo un perché, è così bello viverlo!
Di un fatto negativo ci chiediamo cosa ci abbia portato lì, e immaginiamo terribili scenari futuri.
La parte difficile e renderci conto di quanto spesso invece queste due cose siano strettamente correlate, di quanti fatti negativi ci sitano dietro, nel passato di ogni momento felice che incontriamo sulla nostra strada, e talvolta di quanti fatti positivi abbiano portato ad altri negativi.
Consecutio temporali di consecutio temporali.
Non esiste una linea che ci porta da un punto ad un altro, più propriamente esiste un albero, o un grafo. I percorsi sono molteplici, le strade sono potenzialmente infinite.
La questione è sempre, come in qualsiasi cosa, scegliere.
So che quando di brutto sta accadendo oggi porterà ad una molteplicità di cose, positive e non, quelle positive per me giustificheranno questo male, quelle ulteriormente negative serviranno a portare più avanti ad altre positive.
Certo, si può vederla anche nel modo opposto, è facile quanto vederla in questo. Forse più facile.
Ma sta a noi scegliere come vederla.
Sta a noi scegliere se amare la nostra vita od odiarla.

 

Mag 052011
 

Giorni fa riflettevo sull’anima. Se esiste, dov’è, come dimostrarne l’esistenza o quantomeno come averne una percezione, una teoria che la renda più vicina, più reale.
Dire che non esiste è semplice, basta dire “io non ci credo”, “non ce ne sono prove”, “non l’ho mai vista” quindi risulta francamente poco stimolante come operazione.

Ammetto che in realtà questa ricerca è partita anni prima quando volevo scrivere “Pensiero” che sarebbe una enorme teoria filosofica sulla vita, trasversale alle diverse religioni e culture, teoria che poi ho accantonato in attesa di risolvere alcune contraddizioni. Una di queste era la convivenza tra materiale e immateriale, insomma qualcosa alla base dell’esistenza dell’anima e di Dio.
Una delle parti di “pensiero” è quella relativa al Ka, una sorta di destino fatto di vettori che trascinano gli eventi in determinate direzioni. Negli anni da quando ho iniziato a ragionarvi ad oggi ho letto diversi libri inerenti e soprattutto non inerenti all’argomento, alcuni nel tempo, pian piano mi hanno fatto arrivare ad una visione nuova sull’esistenza dell’anima.

Non sarà facile spiegarlo ma ci proverò. Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: