Mar 012017
 

Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la . Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non posso dire che non sia così. Ma prima di questo c’è un signora nella mia vita che mi ha dato un imprinting tutto speciale, prima che arrivasse lo scoutismo, probabilmente prima che arrivassero i ricordi.
Quando ero molto piccolo, non saprei dire quanto, mio padre mi portava a camminare in montagna, ricordo poche cose, ricordo il Carega, l’Altissimo, ricordo la Val di Rabbi ed una giornata di pioggia sul percorso dei laghi da quelle parti, ricordo l’acqua ferrugginosa ma soprattutto ricordo una signora, un’amica di famiglia che camminava con me. Ricordo il tempo passato a parlare con lei, le che le facevo, le risposte, la sua prontezza di spirito e la sua spiccata intelligenza. Era un adulto che riusciva a parlare con me bambino, era una donna come le bibliotecarie dei film, di quelle di una certa età che sanno tutto, con una cultura vasta e frizzante. Almeno così la vedevo. Con lei parlavo di dinosauri.
Dinosauri, minerali e geologia, antropologia e . Per me la montagna era parlare con questa signora e imparare e scambiarci opinioni, sapere, conoscere. Vedere sul campo. Vedere la forma delle montagne e ragionare sulla formazione di quelle rocce, quasi sempre sedimentarie, e dei probabili fossili che contenevano, perché li contenessero, come si formavano i fossili, di quali animali o piante, di come si fosse arrivati all’uomo. Ragionarlo sul campo. Guardandosi attorno.
Credo che sia grazie a lei che buona parte della mia formazione abbia preso una direzione più scientifica che umanistica mentre al contempo mio padre mi raccontava i miti greci e romani e mi leggeva omero.
Non che non potessi parlare di scienze con mio padre, la passione per la fisica la devo probabilmente a lui, ma forse è stato grazie a questa signora che mio padre stesso ha compreso le mie passioni. Quando vado indietro con la mente e mi chiedo perché amo la montagna arrivo infine sempre a lei. E così quando penso ai miei primi approcci con l’amore per la scienza e la conoscenza.
Di lei ho sempre ricordato la voce negli anni, la voce da vecchina gentile. E l’immagine di signora colta e raffinata, di quelle col cardigan ordinato e perfetto, il cappello alla francese e gli occhiali leggermente oscurati un po’ allungati nella parte superiore. Ricordo, credo fosse l’ultima volta che l’ho vista, di essere stato in casa sua e nei miei di bimbo la ricordo enorme e con un grande tavolo di vetro, ricordo sulle pareti e sui mobili monili e soprammobili etnici, egiziani, e altro, come ti aspetteresti a casa della moglie di Indiana Jones se ne avesse avuta una, ma al contempo ho un ricordo che Indiana Jones fosse lei. Non sono sicuro dei ricordi della casa, e non so quanto di questo sia mutuato da sogni e modifiche dei ricordi nel tempo.
Non l’ho più vista per anni, trent’anni probabilmente o poco meno. Mi sono sempre chiesto che fine avesse fatto, se fosse ancora in vita, come stesse, che effetto avrebbe potuto farmi incontrarla, come mi avrebbe parlato, cosa avrei potuto dirle.
Mentre scrivo sono appena tornato da un funerale. I funerali sono un mondo strano a parte. Un tempo erano un luogo di aggregazione dove il paese si riuniva e capitava anche di incontrare e conoscere persone nuove, oggi credo siano prevalentemente un luogo dove si reincontrano persone che non si vedono da tempo e ci si mette alla prova dal punto di vista affettivo con esse. Un luogo dove persone che si sono ignorate per anni si trovano a condividere un dolore, persone che si vedono regolarmente si trovano a condividere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a fingere un dolore, persone ciniche e prive di sentimenti si trovano a provare un dolore, persone che hanno ignorato o altri si trovano a provare un senso di colpa, il tutto in vortici di emotività, di abbracci e saluti veri e falsi, persone che fingono di non vedersi per non salutarsi, persone costrette a salutarsi, persone cordialmente e realmente felici di vedersi nonostante tutto.
Tra queste, a distanza di tre decenni ho avuto modo di incontrare lei. La signora a cui devo la montagna, la scienza, il desiderio di conoscenza. Lei.
Non l’ho neppure riconosciuta nonostante non mi sia sembrata invecchiata ma solo forse dimagrita, sono io molto più alto di lei e lei molto più bassa di me ma come potevo aspettarmi aveva ancora un cappello alla francese e quegli occhiali da professoressa, rideva e scherzava col piglio della signora anziana di cultura, ne aveva per ognuno, sorrideva e si muoveva veloce tra le persone ricordando i momenti passati con loro “Ti ricordi? Come eri piccolo l’ultima volta!”, “Non invecchi mai mio caro!”, “I tuoi figli come stanno?”, “Tu sei Simone!”, “Ciao Nicola! Ti ricordi quando andavamo in montagna assieme e tu mi camminavi davanti?” questa volta si rivolgeva a me.
“Sì, lo ricordo, ma mi chiamo Stefano.”
“Ah.” ha detto “Stefano. Beh ti ricordi quando andavamo in montagna?”
Credo che di tutto il funerale sia stato per me il momento più emozionante. Il carico di lacrime pronte ad uscire si era gonfiato a dismisura in un istante. Ho fatto in tempo a dire che sì, lo ricordavo bene, prima che lei cambiasse ed andasse a salutare qualcun’altro.
Ho pensato diversi minuti cosa avrei potuto dirle, che avrei voluto dirle quanto le devo, quanto sia una figura importante nella mia crescita di persona, ero confuso, felice, stranito. Tra il desiderio di scoppiare a raccontare la mia vita e la paura di invaderla come un fulmine a ciel sereno.
Sono passati alcuni minuti prima di potermi trovare di fronte a lei e con l’, forse la voce leggermente tremante ho trovato modo di rivolgerle nuovamente la parola.
“Mi ricordo molto bene le camminate, sai?” le ho detto “E mi ricordo che parlavamo moltissimo!”
Lei mi ha sorriso e poi mi ha detto
“Sì, è vero, mi camminavi sempre davanti e mi facevi un mucchio di domande, ti ricordi che domande mi facevi?”
“Sì, parlavamo dei dinosauri. E dei minerali, e della storia!”
“Io non lo sopportavo, lo facevo per te che ne avevi bisogno.” ha detto con serietà.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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