Mag 112015
 

Ero ancora lì, accanto alla porta in di un ricordo per sapere cosa attendessi, in che un’ terminasse mentre terminava quello che veniva proiettato sullo schermo, non mancava molto al termine quando iniziò a nevicare nel bosco.
Nevicava ovunque nel bosco ma non nella di bosco, la neve si posava lieve e immobile ma non si accumulava, cadeva ancora. Non che ci fossero finestre da cui osservarla, non che ci fossero pareti a proteggere ma non c’era ne caldo ne freddo, ne ne bonaccia, e nevicava attorno e sopra e sotto e ovunque ma non nella casa che non era una casa. Nevicava.
Pensai per un momento, pensai che era strano non ci fosse freddo, e pensai che avrei voluto aprire il mobile accanto al divano, e che avrei voluto bere un Ballantine’s, che era un infinitamente breve e lungo che ero qui, che avrei voluto chiudere quella maledetta porta una volta per tutte, che non sapevo cosa stavo aspettando e perché e che quindi era stupido non chiuderla e mentre osservavo cadere la neve cadere i pensieri cadere i di perché mi sentissi vagamente svenire, come io stesso fossi neve che lentamente scende come se io fossi in qualche modo mondo e questo mondo fosse me si mosse il mobile accanto allo schermo, si aprì, ne uscì una bottiglia di Ballantine’s che si versò in un bicchiere, la bottiglia alzata si sciolse e si versò nel bicchiere divenendo liquido ambrato, non più di due dita.
Feci in tempo in un balzo a guardare la porta chiudersi, lanciandomi verso di essa per fermarla in tempo per infilarvi il braccio e vederlo tranciare tra lo stipite d’aria nulla e la porta e getti di solo per metà attraversarla di lato e per metà colorarla di rosso subito prima di svegliarmi sul divano.
La proiezione dava i titoli di coda e attorno a me infiniti pappi dei pioppi stavano scendendo ed imbiancando il mondo, la casa, il bosco, scendendo lentamente e portando con se la mia mente come fossi io stesso parte di tutto questo scendere, di tutto questo cadere, pensai che avrei voluto bere un bicchiere di Ballantine’s, pensai che c’era stranamente freddo quasi come fosse neve a cadere, pensai che forse era ora di chiudere quella porta che forse era il momento di andarsene.  Non vi era un confine tra la casa ed il bosco le pareti erano bosco e il bosco era bianco e le pareti erano bianche e tutto era bianco tranne il divano arancione al centro di questo universo e la porta.
Chiunque fosse Alice, mi sentii un coniglio.
Mi versai un bicchiere dal mobile accanto e mi avvicinai alla porta.
Posai la mano sulla porta e poco prima di muovere il braccio per spingerla allungai lo sguardo oltre.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.
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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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