Mag 062018
 

L’ho letto da un po’ La prima ora del giorno di Anna Martellato, per settimane ho pensato di non poter essere obbiettivo nello scriverne, vuoi perché ne conosco l’autrice, vuoi perché ne conosco dei retroscena che me lo fanno vivere diversamente da un normale lettore, vuoi perché un po’ -devo ammetterlo- ne invidio la genesi.
In questi giorni ne è stata decisa la stampa della seconda edizione e l’ho visto nuovamente presentare a Rovigo Racconta, tra l’altro con delle acute osservazioni di Saveria Chemotti. Non credo potrei aggiungere nulla a quelle affermazioni ma in qualche modo sono state un ulteriore apertura, uno scorcio attraverso il romanzo da un punto di vista privilegiato in modo diverso dal mio.
Se mi chiedo di che cosa parli il romanzo non saprei dare una risposta precisa, non raccontandone la trama. I temi che emergono attraverso il percorso di vita di una giovane ragazza e di sua nonna, tra l’oggi moderno e ritmato e i tempi della seconda guerra mondiale sono soprattutto legati all’eredità morale. Non si tratta ne di una vera e propria eredità storica, che pure si percepisce, ne tanto meno di una eredità materiale. Il romanzo risulta essere un parallelo tra due vite che all’apparenza sono radicalmente diverse e quasi incompatibili ma che si mostrano infine essere due declinazioni di ciò che è la donna in qualsiasi tempo o luogo.
Un percorso tra le fragilità di una ragazza che fa di tutto per apparire forte al mondo e la consapevolezza di una anziana che, alla fine della propria vita, ha vissuto tutto quello che è l’essere fragile e l’essere forte, che ha imparato come la felicità non sia nel rincorrere ideali imposti dalla società del proprio tempo, come la felicità non sia cambiata da prima della seconda guerra mondiale ad oggi.
Le due donne in un dialogo che ci racconta le frivolezze odierne e i drammatici eventi del 43-45 si confrontano sul crescere, sull’affrontare la vita e soprattutto sull’essere madre disegnando un quadro perfetto che come un puzzle arriva a rendere ogni tassello unico e fondamentale.
In questo quadro vengono presentati anche i fatti storici, poco studiati e ricordati che durante la seconda guerra mondiale hanno messo l’isola di Rodi al centro dello scacchiere e delle lotte di potere per la conquista dell’egeo e gli scontri e gli scambi di favori tra nazioni nemiche. Coglie l’occasione di riportare alla memoria le deportazioni che avvenivano anche via mare e le migliaia di morti che la Germania nazista ha “perso” nelle navi che non sono arrivate ai campi di concentramento.
Definire insomma La prima ora del giorno solo un romanzo di due donne, o sulla maternità, o un romanzo storico, ridurlo al racconto della trama o di alcune sfaccettatura, sarebbe sminuire l’insieme di un romanzo estremamente maturo e profondo in cui ognuno può trovare un proprio percorso, qualcosa a cui legarsi qualcosa di cui sentirsi parte, che sia la guerra, l’amore, l’essere madre, il consumismo, la frenesia del mondo moderno questo romanzo parla di oggi e dell’eredità che ci è stata trasmessa e che dobbiamo considerare preziosa ogni giorno.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

  2 Risposte a “La prima ora del giorno – Anna Martellato”

  1. ❤️ cosa dire!?!? Ma sono senza parole. Stefano Giolo grazie. È emozionante leggere le tue parole dopo il percorso che abbiamo fatto insieme posso dire che tu, questo libro, l’hai visto nascere. Grazie 🙏🏻

  2. Ok corro a prenderlo!

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