Mar 012009
 

Si oggi scrivo della vita, della universale della vita, la mia, si, ma anche la tua, la tua (e per chi sa… aggiungo anche “La tuaaaaa!!!!”, “La miiiiiaaa?” “Si! La Tuua”).
E non importa cosa ci sia di male, non importa se hai appena detto alla persona che ami “non ci vedremo mai più”, se i tuoi genitori si sono divisi quando eri piccolo, se hai pagato 20.000 euro di preliminare per una casa e la banca a una settimana dal rogito ti ha detto che non può darti il mutuo, se hai perso il lavoro l’altro giorno, se gli amici ti hanno mollato, se da piccolo ti è qualcosa che ancora ti porti dentro, se il mondo gira male, se ti senti abbandonato dal mondo, la vita è bella. Non è facile, non è in discesa (ne in salita), non é dolce, non é un viaggio nella leggerezza, non é priva di problemi piccoli grandi enormi, è bella.
Tutto dipende dal modo di porsi.
A molti è successo fin da piccoli di trovare un appiglio per piangere, per rattristarti, un amico racconta questo aneddoto: da piccolo sei in stanza col tuo fratellino, che quella sera è malato, la mamma arriva da te e ti dice “buona notte” e poi va dal fratellino e gli fa un sacco di coccole “dai che domani starai meglio, dai che adesso passa!” e tu tu senti abbandonato, cominci a pensare che la mamma vuole bene a lui e non a te, che lui è il preferito, che tu forse hai anche sbagliato qualcosa, che la vita è brutta, poi… poi arrivi a piangere e piangere… beh piangere è una così bella consolazione, piangi piangi piangi e poi quando non ne puoi più stai bene, sfogato, stanco e pronto a dormire, la sera dopo il tuo fratellino non è ancora guarito e si ripete la stessa scena, e tu cominci a capire come sia bello e liberante piangere, come restarsene un po’ in quella sofferenza ti dia in qualche modo soddisfazione. Pian piano in tante situazioni cominci a provare lo stesso, insomma è così dolce soffrire in un certo modo, così liberatorio piangere alla fine di una sofferenza… crescendo questo diventa in qualche modo più chirurgico, più preciso, più ragionato “non sai cosa mi è successo nella vita”, “tu non puoi capire queste cose, io che le ho passate invece…”, “tutto il mondo è diverso da come sono io…”, “gli altri sono superficiali, certe cose non le hanno vissute”, e giù a piangere, e a rodersi, e a farsi del male, è così dolce un certo tipo di sofferenza, rotolarsi nella propria sofferenza, farsi il bagnetto nella propria , è dolce, e così si cresce, pian piano si cresce con la consapevolezza di essere diversi, peggiori o migliori non importa, tanto gli altri non capiscono, si arriva anche ad illudersi di non essere più così, a dire “io non ascolto più i miei sentimenti”, “preferisco non pensare a come sto”, “da quando non penso a come sto vado avanti meglio”, e intanto a non dormire, a farsi venire l’ulcera allo stomaco, a non mangiare e avanti avanti avanti in questo continuo starsene nella bambagia della sofferenza autocreata.
Eppure… eppure qualche pazzo è lì a dirti che la vita è bella, qualche pazzo che ha appena detto alla persona che ama “non ci vedremo mai più”, qualche pazzo i cui genitori si sono divisi quando era piccolo, che ha pagato 20.000 euro di preliminare per una casa e la banca a una settimana dal rogito gli ha detto che non può dargli il mutuo, che ha perso il lavoro l’altro giorno, che è stato mollato dagli amici, che da piccolo gli è successo qualcosa, qualcuno che ha i suoi problemi, come tutti, grandi o piccoli problemi che siano, qualcuno per cui la vita non è facile.
Le di Martin Buber in “Il Cammino dell’uomo” in qualche modo forse possono aiutarmi nelle mie dissertazioni:
Bisogna che l’uomo si renda conto innanzitutto lui stesso che le situazioni conflittuali che l’oppongono agli altri sono solo conseguenze di situazioni conflittuali presenti nella sua anima, e che quindi deve sforzarsi di superare il proprio conflitto interiore per potersi cosi rivolgere ai suoi simili da uomo trasformato, pacificato, e allacciare con loro relazioni nuove, trasformate.
[…]
Indubbiamente, per sua , l’uomo cerca di eludere questa svolta decisiva che ferisce in profondità il suo rapporto abituale con il mondo: allora ribatte all’autore di questa ingiunzione – o alla propria anima, se è lei a intimargliela – che ogni conflitto implica due attori e che perciò, se si chiede a lui di risalire al proprio conflitto interiore, si deve pretendere altrettanto dal suo avversario. Ma proprio in questo modo di vedere – in base al quale l’essere umano si considera solo come un individuo di fronte al quale stanno altri individui, e non come una persona autentica la cui trasformazione contribuisce alla trasformazione del mondo – proprio qui risiede l’errore fondamentale
[…]
Cominciare da se stessi: ecco l’unica cosa che conta. In questo preciso istante non mi devo occupare di altro al mondo che non sia questo inizio. Ogni altra presa di posizione mi distoglie da questo mio inizio, intacca la mia risolutezza nel metterlo in opera e finisce per far fallire completamente questa audace e vasta impresa. Il punto di Archimede a partire dal quale posso da parte mia sollevare il mondo è la trasformazione di me stesso. Se invece pongo due punti di appoggio uno qui nella mia anima e l’altro là, nell’anima del mio simile in conflitto con me, quell’unico punto sul quale mi si era aperta una prospettiva, mi sfugge immediatamente.
Cosi insegnava Rabbi Bunam: “I nostri saggi dicono: ‘Cerca la pace nel tuo luogo’. Non si può cercare la pace in altro luogo che in se stessi finché qui non la si è trovata. E detto nel salmo: ‘Non c’è pace nelle mie ossa a causa del mio peccato”. Quando l’uomo ha trovato la pace in se stesso, può mettersi a cercarla nel mondo intero”.
[…]
Si tratta del conflitto fra tre principi nell’essere e nella vita dell’uomo: il principio del pensiero, il principio della parola e il principio dell’azione. Ogni conflitto tra me e i miei simili deriva dal fatto che non dico quello che penso e non faccio quello che dico. In questo modo, infatti, la situazione tra me e gli altri si ingarbuglia e si avvelena sempre di nuovo e sempre di più; quanto a me, nel mio sfacelo interiore, ormai incapace di controllare la situazione, sono diventato, contrariamente a tutte le mie illusioni, il suo docile schiavo. Con la nostra contraddizione e la nostra menzogna alimentiamo e aggraviamo le situazioni conflittuali e accordiamo loro potere su di noi fino al punto che ci riducono in schiavitù. Per uscirne c’é una sola strada: capire la svolta – tutto dipende da me – e volere la svolta – voglio rimettermi in sesto.

 

Ma per essere all’altezza di questo grande compito, l’uomo deve innanzitutto, al di là della farragine di cose senza valore che ingombra la sua vita, raggiungere il suo sé, deve trovare se stesso, non l’io ovvio dell’individuo egocentrico, ma il sé profondo della persona che vive con il mondo. E anche qui tutte le nostre abitudini ci sono di ostacolo.

Vorrei concludere questa riflessione con un divertente aneddoto antico ripreso da uno zaddik. Rabbi Hanoch raccontava: “C’era una volta uno stolto così insensato che era chiamato il Golem. Quando si alzava al mattino gli riusciva cosi difficile ritrovare gli abiti che alla sera, al solo pensiero, spesso aveva paura di andare a dormire. Finalmente una sera si fece coraggio, impugnò una matita e un foglietto e, spogliandosi, annotò dove posava ogni capo di vestiario. Il mattino seguente, si alzò tutto contento e prese la sua lista: ‘Il berretto: là’, e se lo mise in testa; ‘I pantaloni: lì, e se li infilò; e così via fino a che ebbe indossato tutto. ‘Si, ma io, dove sono? – si chiese all’improvviso in preda all’ansia – Dove sono rimasto?’. Invano si cercò e ricercò: non riusciva a trovarsi. Cosi succede anche a noi”, concluse il Rabbi.

 

Ma se tutto questo dipende da noi come si può trovare una strada per uscire da tutto questo?
“Quel che mi è successo da piccolo non cambierà, l’aver perso la persona che amo non cambierà, l’aver perso gli amici non cambierà, l’aver perso il lavoro non cambierà, la banca che non mi da il mutuo non cambierà…” eccetera.
Ne sei sicuro? Sei sicuro che cambiando dentro molte di queste cose non possano cambiare?
Forse non tutte, e forse pian piano comincerai a comprendere l’utilità di quelle che non possono cambiare, addirittura comincerai ad apprezzarle.
“I miei genitori da piccolo non mi coccolavano mai, non mi davano mai carezze” già, ed é forse per questo che tu ora ne conosci il valore, che di carezze ne darai il giusto e ne darai il peso giusto.
“Da piccolo quell’uomo mi ha toccato” e forse ora tu sai davvero dare un valore alla tua sessualità.
“Ho peso la persona che amo” sai cosa significa amare ora, sai se i tuoi sentimenti sono deboli e fragili o forti, e se lo impari forse impari anche che non importa se non gli sei accanto perchè l’amore é qualcosa di più grande.
“Ho perso il lavoro” si, forse é il momento però di rialzarsi e memore anche di questo rimboccarsi le maniche per trovare un nuovo , forse migliore.
Le risposte però, quelle vere, le tue, sono dentro di te, dentro la tua vita, dentro le tue sofferenze e dentro alle tue gioie e una buona strada è ringraziare, lodare per ogni cosa della propria vita, lodare per quell’amore che hai avuto e perso e che ancora conservi dentro e forse conserverai per sempre perché è stato ciò che è stato, lodare il male fattoti da quell’uomo perché ti ha dato quel qualcosa che ti permette di sapere il valore delle cose, dell’affetto, lodare quella cosa brutta che ti è successa perché ti ha dato modo di crescere, lodare la situazione negativa che oggi stesso stai vivendo perché è la chiave del tuo futuro, è ciò che come da piccolo la mancanza di affetto ti ha abilitato a conoscere l’affetto vero, ti abiliterà a qualcosa di più grande, di più vero.
E poi pian piano, pian piano scoprirai che la vita è bella, che la vita è grande, e non è facile, non è priva di problemi, non è priva di sofferenze, non è priva di conti inaspettati che ti chiedono più di quanto saresti disposto a spendere, non è, non è tante cose. Ma la vita è bella e questa è l’unica certezza di cui avrai bisogno per andare avanti.
E comincerai a ringraziare per ogni cosa, per ogni istante, per ogni persona che incontri, per ogni ora, per ogni minuto, per ogni sorriso. E comincerai a sorridere davvero.
La vita é bella e se la vita è tutto ciò che hai tutto sarà bello.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.
Visite: 1673

  4 Risposte a “La vita è stupenda”

  1. grande Stefano un vero Inno alla vita.io appartengo a quei pazzi che insistono a credere…che la VITA E

  2. mi piace!

  3. Grazie Filippo, piace molto anche a me

  4. […] imparato da tempo le lezioni in questo libro, ancora dai tempi de “La vita è stupenda“, ma Massimo Gramellini diversamente da me è uno scrittore vero. Uno che riesce a riempire […]

Lascia un commento!

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: