Ott 232017
 

Oggi sono andato a correre. È stato strano. Mi sembrano secoli che non andavo a correre al tramonto, forse mi ricorda un po’ quella volta che al tramonto sono andato a camminare con lei, con i capelli del colore del sole, ma da quello sembrano passati millenni. C’era quell’atmosfera di freddo pungente che si contrappone al caldo del mio corpo e di caldo del mio corpo che si contrappone al freddo dentro. Una sensazione strana, mi ricorda di quella volta in cui sono stato investito.
Questo lo ricordo come fosse ieri. Sono sensazioni che difficilmente scivolano via dall’anima, te le porti dentro comunque vada.
Quel giorno credevo fosse uno come un’altro, avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma sarebbe stato un mese da che mi frequentavo con Lei. Avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma quel giorno non avevo di meglio da fare se non correre, sfogare il corpo e l’anima, tornare a , cucinare per Lei che mi avrebbe raggiunto più tardi. Certo avrei potuto leggere quel libro che stava sul mobiletto, avrei potuto studiare inglese, avrei potuto organizzare quel viaggio a Parigi, ma volevo correre e uscii. Mi sentivo in discreta forma nonostante il mio stato fisico e lo scarso allenamento, la sparata in cuffia era un tonico per la mente e per il corpo ma già solo il di Lei sarebbe stato sufficiente per rendermi un supereroe.
È stato improvviso. Come quelle cose che vedi solo nei film quando l’attore un’istante prima c’è e un’istante dopo al suo posto c’è un pullman. Nel mio caso era un suv. Non saprei dire il modello, non saprei neppure dire chi lo guidasse se ci penso. Non ricordo assicurazioni, ospedale, preoccupazioni, ma in ogni caso ricordo fosse un suv. Bianco ovviamente. Prima c’ero io e poi un’istante dopo il suv. Non so bene dove fossi finito. Nessun suono perché forse non aveva neppure frenato, solo la musica che ancora pulsava dall’auricolare nel mio orecchio sinistro. Il destro non lo ricordo più. Credo di non aver provato , solo dentro la schiena come un movimento, come lo schiocco di quando ti scrocchi le dita ma molto più potente. Nella zona lombare e più in su alla radice del collo. L’orecchio destro forse l’ho sentito quando ha toccato la mia spalla sinistra ma credo sia stata più una sensazione che il senso del tatto, più una percezione dovuta alla prospettiva della mia che in qualche modo vedeva alle mie spalle e non più di fronte. Non ho provato nessuna sensazione se non questo e poi era come se il mondo fosse rallentato. Nella mia testa tutto quel movimento era durato minuti, forse ore ma infinitamente meno rispetto al tempo trascorso dopo. Come guardarsi dietro e vedere una scia allungata, sempre più veloce man mano che è lontana, sempre più lenta man mano che arriva all’ora. E l’ora è come un tempo immobile. Mi rendo conto solo ora di dove sia collocato questo ora, mi rendo conto solo ora che il tempo dall’altra parte della scia, il tempo davanti è altrettanto immobile. Il tempo in cui dovrei cucinare per Lei è lì davanti, quello in cui lei dovrebbe arrivare infinitamente lontano, il tempo in cui avremmo dovuto fare l’amore infinite volte quell’infinito, e ancora. Il tempo è immobile.
Qui.
Ora.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

  2 Risposte a “Ora”

  1. Ma l’hai scritta tu

  2. Sì. Tutto quello che pubblico qui, in particolare tutto quello che sta su http://www.staipa.it l’ho scritto io

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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