Feb 052017
 

Osservo attorno a me. Sabbia e deserto e null’altro, e silenzio. Nessun uomo ha mai visto il deserto come lo sto vedendo io ora, nessun uomo ha mai vissuto il silenzio come lo sto vivendo io.
Ed è pace eternamente immobile. Non c’è vento qui. Non c’è pioggia. Non c’è vita.
Questo è il primo momento in cui posso davvero guardarmi attorno senza l’ansia di cosa possa accadere, prima dell’ansia di cosa possa accadere. Ironico che sia anche l’ultimo momento che passerò qui. La prossima volta sarà qualcun’altro al mio posto, o forse chissà un giorno…
Da qui il mondo è così piccolo, infinitesimo. Come guardare uno di quei souvenir che si comprano nelle grandi città: la Tour Eiffel in una sfera di cristallo, il Colosseo. Una sfera di cristallo da prendere e ruotare per vederci scendere la neve. Non è molto più di questo il mondo quando lo osservi da qui. Eppure l’unico souvenir che avrò sarà qualche roccia ed il ricordo indelebile, tatuato per sempre di come l’intera umanità se ne stia a litigare dentro un piccolo ricordino da viaggio.
“Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini.”, lo aveva detto Jurij.
Penso a come lì, in quella piccola sfera uomini convinti di essere al centro dell’universo abbiano combattuto guerre, e siano morti, o semplicemente si siano sentiti in dovere di far sapere al mondo delle proprie avventure sentimentali, universitarie o che cosa stessero cucinando in quel momento, convinti di poter cambiare tutto, di fare la differenza.
Da qui posso prendermi un istante per osservare come tutto quello sia incredibilmente ridicolo.
Ora che sto per lasciare tutto questo silenzio, tutto questa sabbia su cui ho lasciato orme che rimarranno nei millenni, ora che sto per tornare laggiù su quella sfera ho un momento di paura. Non temo il viaggio, ci siamo arrivati qui, torneremo a casa, ma il contatto di nuovo col suono. Come sarà il contatto col suono? Con la frenesia della vita in quegli spazi ristretti che sono case, o uffici o palazzi?
Mi chiedevo quale sarebbe stata la colonna sonora migliore qui. Ma ho capito solo venendoci che i suoni che sento, il mio respiro ed il silenzio assoluto sono una colonna sonora che nessuno mai potrebbe immaginare, rovinare, storpiare con i suoni del mondo. Fermare il respiro ed ascoltare il silenzio fa venire voglia di non respirare più per non infettare l’universo di suoni che fuori da questa tuta sarebbero comunque silenzio assoluto.
Provo nostalgia di questa sabbia, di questo luogo che sto lasciando e mentre alzo il piede per salire la scaletta del Lem so che è inutile cercare di comprendere l’eterno, l’abisso. Va solamente vissuto.
Va solamente vissuto.
Ascoltando.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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