Lug 292009
 

Giornalismo.
In questi tempi sono entrato volente o nolente a contatto con il giornalismo, nel bene e soprattutto nel male.
Essere laggiù in Abruzzo nelle tendopoli, o a vedere la morte di una persona conosciuta, o a sentire la verità di una città bistrattata dai media come quella in cui vivo, vedere le realtà dei fatti, toccarle con mano e poi leggere i giornali, guardare la televisione, ascoltare la radio talvolta mi provoca un senso come di conati di vomito.
Mi chiedo dove sia finita la libertà di parola che essi stessi professano, ed ormai diventa normale intervistare la donna piangente per chiederli “cosa prova in questo momento?” diventa normale ledere la vita privata delle persone, e la libertà di parola diventa appunto questa libertà di ledere, questa libertà di informarci della signora che ha perso il bimbo e che gli è stato trovato dal Lessie di turno e tenerci all’oscuro della guerra in Congo che va avanti da anni o dei problemi politici in Guatemala, o del tentativo di Golpe in Messico o peggio ancora della realtà del mondo in Abruzzo, o peggio ancora della realtà nei nostri comuni, delle leggi fatte dagli stessi governanti che votiamo. Pero del naso scomparso di Micahel Jackson sappiamo tutto, e addirittura possiamo star tranquilli nella consapevolezza che in Abruzzo la gente sta bene quando basta un briciolo di comprensione per accorgersi che non è così.
Poi ci sono i giornalisti “indipendenti”, “alternativi”, quelli fuori dal coro, quelli che ci dicono “la verità”.
Spesso una verità che si contrappone non alle bugie, non alla disinformazione ma semplicemente si contrappogono a quanto dicono gli altri giornalisti, sia che dicano cose corrette sia che le dicano scorrette, si professano coloro che portano la verità delle cose, forse perché non hanno trovato lavoro con quelli. E come li riconosci questi? Quando gli dici che sei con loro, quando vuoi sostenerli e portare le loro idee per il mondo ti dicono “eh no… aspetta, però guarda che devi far vedere che sono io, mi raccomando, devi pubblicizzarmi non usare le informazioni che do senza dire che le do io”. Tu magari neanche ci pensi perché quello che conta per te e che la gente abbia una conoscenza più ampia, a te non importa guadagnare, non ti importa altro che quell’informazione giri, che la verità giri, si ma a loro no. Loro quelle cose non le scrivono per il bene delle persone, non le scrivono perché la gente apra gli occhi sulla realtà del Congo, sulla realtà dell’Abruzzo, sulla realtà dei nostri politici, sulla realtà di come funziona il mondo, no! Chissenefrega loro quelle cose le scrivono perché ci fanno i soldi, le scrivono perché fa moda scrivere fuori dal coro, perché c’è della gente che li ascolta per scappare da una trappola mediatica e semplicemente finiscono in un’altra.
Di mio sto pensando che non sia necessario solo leggere entrambe le parti, sia quelle dei giornalisti “normali” che quelle dei giornalisti “contro”, che non sia necessario guardare sia i giornali di stato, sia quelli delle varie posizioni politiche, sia quelli italiani che quelli dell’estero, sto pensando che oramai in questo mondo sia necessario trovarsi fonti realmente alternative, conoscere qualcuno che la c’è stato, conoscere qualcuno che in Abruzzo, in Guatemala, in Congo, in Parlamento in qualsiasi posto sia per noi un argomento di interesse reale, gente che abbia dormito nelle tendopoli e non nell’albergo a quattro stelle, gente che abbia parlato con le popolazioni guatemalesi a rischio suo del terrorismo locale, che abbia visto i bambini congolesi di cui non si parla, che conosca come funzionano le cose giù a Roma, gente che non sia pagata per farlo, che non abbia nulla da guadagnare nel dirti le cose, nel venderti la sua opinione, nel venderti la tua prossima opinione.
Non è facile, no, ma il più delle volte non è neppure impossibile trovarlo ed ogni volta che lo trovi, ogni singola volta che lo trovi ti accorgi di come la gran parte delle informazioni di cui ci infarciscono sono quantomeno tendenziose, quantomeno partiticizzate,
Credo davvero che il giornalismo, quello vero quello, quello divulgativo sia morto a Milano, il 22 luglio 2001.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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