Giu 262017
 

Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell’atletica leggera a suo . Gli sport che amo in questo periodo sono nell’ordine il running, la subacquea e il trekking. Ognuno ha il suo perché nell’economia della mia vita, ognuno ha il suo ruolo specifico.
Il running lo vivo come espressione massima di . Lo vivo così un po’ perché non sopporto molto di dover andare al ritmo di qualcun’altro che sia più o meno veloce di me. E non sopporto molto l’idea di costringere qualcun’altro al mio ritmo. Facendo running ho modo di pensare, di ragionare, di estraniarmi dalla e osservando solo quei due metri che separano me dai prossimi tre passi lasciare fluire il tempo. Correndo il mio cervello si svuota abbastanza da poter pescare in quel mare enorme delle idee sconnesse. Se non corressi forse non sarei in grado di , se non scrivessi forse non sarei in grado di vivere. Da qualche ho parte ho letto che molti scrittori corrono, o almeno camminano molto, Murakami e King ne decantano i benefici, qualcuno dice che sia anche l’unico modo per rigenerare cellule del cervello. Onestamente credo sia una leggenda metropolitana ma mi piace pensare che sia così. A volte ci si chiede dove prendere le idee, se ci sia un luogo magnifico dove trovarle, per me sono lì. Quando corro o, ne parlerò credo più avanti, quando cammino. Le idee sono infinite, milioni e sono tutte banali. La cosa che le rende speciali, non sono le idee stesse ma le connessioni. Camminando e correndo dal mio punto di vista si creano le connessioni. Un bambino con poteri sovrannaturali è qualcosa di interessante? Un padre alcolizzato è qualcosa di interessante? Un albergo deserto è qualcosa di interessante? Sì. Ma banali. Estremamente banali e usate. Lo sono tutte e nessuna di queste è una storia. Un bambino con poteri sovrannaturali rinchiuso con un padre alcolizzato in un albergo isolato invece è Shining e il resto è sotto gli occhi di tutti. Correndo ho qualcosa da fare per costringere la mia mente a non pensare al lavoro, alla bella ragazza che mi gira per la testa, all’organizzazione di complicate esistenze reali. La mia mente è libera di connettere cose. Non ci sono connessioni ad ogni corsa, non connessioni importanti almeno. Ma pian piano si accumulano concetti, linee, disegni, progetti, mondi, universi. E si infilano in cassetti che poi nel tempo si connetteranno a loro volta. Non voglio essere disturbato in questo processo. Correndo in città le persone che ti passano accanto sono concentrate, non so se sia perché connettono come me le proprie idee o perché in città sono tutti più stronzi. Ma nessuno ti saluta. Nessuno alza lo sguardo. Se lo fai tu ti guardano male.
Il secondo sport è la subacquea. La subacquea è una dimensione a parte. La massima essenza di siamo persone distinte ma senza l’altro potremmo morire. Fiducia. La cosa più importante è fidarsi del proprio compagno, fidarsi ciecamente. Non del gruppo ma del compagno. Si impara che senza parlare, senza altro che gesti bisogna capirsi, aiutarsi, salvarsi se necessario. Bisogna aspettarsi, seguire il ritmo dell’altro, dettare il ritmo, guardarsi attorno e godersi il mondo sempre con un occhio all’altro. Se scompare sei fottuto anche tu. Quando questo lo amplifichi con il freddo e la scarsa visibilità del lago tutto si amplifica. Là sotto è un altro mondo. Altre connessioni ancora, là sotto il mondo è lento. Ti rendi conto che quando pensi di fare qualcosa il tuo corpo risponde dopo un tempo che  ti   pare   infinito    e    questo        ti           permette                         di                                analizzare                           lentamente     quello                   che                                     si                             connette                              dentro                         la                                        tua                                                                          testa.
Lo capisci quasi solo una volta fuori, quando i processi biologici riprendono il corso normale, quando l’azoto si allontana dalle sinapsi del tuo cervello. Là sotto qualcosa si è connesso. Si connette anche in qualche modo l’anima con quella della persona a cui devi la vita, che ti deve la vita quando qualcosa va storto. E qualcosa una volta o l’altra va sempre storta. “I subacquei con molte immersioni sono persone molto fortunate” dice il mio di compagno. Ma nessuno di puoi comprenderne a fondo l’ironia senza essere stato la sotto per molte immersioni. I subacquei, le persone che si incontrano prima delle immersioni o dopo sono persone socievoli. Non succede mai, e dico mai, che un subacqueo ne incontri un altro senza socializzare. Per questo molti hanno un apposito adesivo sull’auto. Ci si ferma a chiacchierare, a chiedersi come è la visibilità, la temperatura, ci si chiede dove si va a mangiare dopo. Perché là sotto l’ossigeno dell’aria in pressione ti costringe a consumare molte energie, e quando sali hai una fame boia. Lo sanno tutti quelli che sono andati giù, e così tutti sanno che se ci sono dei subacquei quelli sanno dove andare a mangiare bene dopo l’immersione. I subacquei snobbano però. C’è una sorta di gara a chi ha l’attrezzatura più lunga. Uno che scende col bibo considera sfigato uno che scende col mono, un DIR considera scarso un non DIR. Lo si sa, non serve dirselo. Squadrano la tua attrezzatura e sanno la tua esperienza tecnica. O suppongono di saperla quantomeno. Però a mangiare e a bere una birra ci si va tutti assieme, scarsi, bravi, egocentrici e timidi. Non c’è niente di più buono del cibo dopo un’immersione. Ad eccezione del cibo dopo il trekking ovviamente.
L’ultimo sport è il trekking. Credo sia sia compreso però che in questa classifica ho tenuto per ultimo quello che amo di più. Il trekking è la summa di entrambi i lati positivi di corsa e subacquea, con qualcosa in più. La cosa che amo di più del trekking è senza dubbio ciò che ho già detto. Lo spazio, il tempo, lo spaziotempo nella mia testa. Le connessioni che si creano dentro la mia testa. Ma qui le connessioni si creano anche con le altre teste. Camminare con qualcuno significa attendersi. Significa affrontare un mondo difficile assieme, significa parlare, raccontarsi, essere a nudo. Significa dimostrare all’altro cosa si è davvero perché se si fa trekking davvero prima o poi la difficoltà arriva e da quella esce il carattere, esce se sei uno sbruffoncello pieno di sé o se la tua esperienza è reale, e quando esce questo o va tutto bene, o va tutto male. Forse la cosa più bella del trekking in montagna sono le difficoltà perché creano connessioni tra le persone e sono le persone quelle che hanno dentro le storie, le vite, le espressioni, i caratteri. Perché tutto alla fine si riassume nella realtà, anche la finzione. Nel trekking tocchi la realtà delle persone, che non è quella che vedi nell’ambiente lavorativo, al cinema, ad una conferenza, ad una . Lì le persone sono nude. Le connessioni si alimentano, la vita si alimenta, l’amore si alimenta, il tutto si alimenta. Anche tu. Gli gnocchi di malga non sono niente male cazzo. E una fetta di soppressa spessa in un panino sfarinato con un bicchiere di vino mangiato lassù ha un sapore che neppure i subacquei hanno mai sentito. E poi ci sono le persone. La montagna a mio avviso va vissuta nei gruppi piccoli guardandosi attorno per ingrandirli. Le persone in montagna si salutano quasi tutte. Capisci se uno va in montagna spesso perché ti saluta, non perché ha gli scarponi della Sportiva o le scarpe della Scarpa. Poi eh… se va con le All Stars una domanda te la devi fare lo stesso ovviamente ma senza senso di superiorità, probabilmente tra qualche uscita le All Stars saranno distrutte, i piedi pure e quella persona saluterà la gente con le sue nuove calzature adatte, chissenefrega quanto costose. La gente lassù si saluta, la gente lassù se ti vede zoppicare o stramazzare al suolo ti raccoglie, si siede accanto a te e ti chiede come va. Ti cede l’ultimo sorso di acqua. Per me se sei stato in montagna con me, se abbiamo faticato, se ci siamo spogliati del mondo per arrivare ad una meta sei un’amico e questo non lo toglierà mai nessuno. Se poi mi hai dato un pezzo del tuo panino col salame allora siamo fratelli. Cioè non troppo letteralmente, se sei una ragazza potresti interessarmi comunque eh? Dammelo lo stesso un pezzetto di panino col salame. Se ti avanza. Io ti darò il mio.
Lassù si stringono rapporti che quaggiù non puoi immaginare. Infine tra tutte queste persone quelle che considero le migliori, quelle con cui condividerei davvero il mio mondo sono quelle che una volta scese dalla montagna salutano ancora le persone. Che quando vanno a correre non si arrendono e salutano anche quelli dallo sguardo basso che li guarderanno male, che chissenefrega se non ti piacciono le cose che piacciono a loro e se non vieni in montagna con loro perché sei una persona bellissima da scoprire lo stesso, perché non si sentono ne superiori ne inferiori a nessuno.
Ecco. Queste sono le persone che amo.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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