Mag 052011
 

Giorni fa riflettevo sull’anima. Se esiste, dov’è, come dimostrarne l’esistenza o quantomeno come averne una percezione, una teoria che la renda più vicina, più reale.
Dire che non esiste è semplice, basta dire “io non ci credo”, “non ce ne sono prove”, “non l’ho mai ” quindi risulta francamente poco stimolante come operazione.

Ammetto che in realtà questa ricerca è partita anni prima quando volevo “Pensiero” che sarebbe una enorme teoria filosofica sulla vita, trasversale alle diverse religioni e culture, teoria che poi ho accantonato in attesa di risolvere alcune contraddizioni. Una di queste era la convivenza tra materiale e immateriale, insomma qualcosa alla base dell’esistenza dell’anima e di Dio.
Una delle parti di “pensiero” è quella relativa al Ka, una sorta di destino fatto di vettori che trascinano gli eventi in determinate direzioni. Negli anni da quando ho iniziato a ragionarvi ad oggi ho letto diversi libri inerenti e soprattutto non inerenti all’argomento, alcuni nel tempo, pian piano mi hanno fatto arrivare ad una visione nuova sull’esistenza dell’anima.

Non sarà facile spiegarlo ma ci proverò.Tutto parte dalla geometria e dalle esperienze premorte. Non ho molta fiducia nel fatto che tutte le esperienze premorte siano  reali, anzi, a riguardo sono parecchio critico soprattutto al giorno d’oggi: dopo aver visto migliaia di volte in TV la gente che racconta una data esperienza è quantomeno possibile immaginarsi di vivere la stessa esperienza e sognarla, tuttavia ho sempre avuto la convinzione che un fondo di verità in ogni cosa debba esserci.
Le esperienze premorte implicano spesso il vedere il proprio corpo da fuori, il vedere quello che accade nella stanza e nelle stanze accanto, ma il non essere in grado di interagirvi. Vedere quello che accade all’esterno del proprio corpo e soprattutto nelle stanze accanto è un esperienza che non siamo in grado di immaginare senza immaginare di scoperchiare l’edificio, non siamo in grado di immaginarlo se non immaginando che non ci sia il tetto e si veda da sopra. O rendendo il tetto trasparente ovviamente. Mettiamo da parte questa informazione momentaneamente.

Un’altra lettura che mi ha cambiato è “flatlandia” un sulla geometria e sulla sociologia. A me interessa l’aspetto geometrico della cosa e le del personaggio principale: un quadrato che vive in due dimensioni, visto da noi che viviamo in tre (o più?).
In quanto spiegherò nel proseguo parlando di tre dimensioni ignorerò quella che sarebbe in realtà la nostra quarta dimensione, il tempo, seppure ovviamente importante.

Immaginiamo un mondo formato da una singola linea. E su questa linea immaginiamo degli esseri, per forza dei segmenti, che vi si muovano. Questi possono andare solo in una direzione da cui due versi, chiamiamoli nord e sud. Due esseri vicini tra loro non potranno mai sorpassarsi, ma solo avvicinarsi fino a toccarsi o allontanarsi. Non esiste altra via. Il loro occhio (perché non ci sarebbe spazio per due) è necessariamente all’apice della linea e vedrà necessariamente l’altro essere come un singolo punto adimensionale.

Corollario1.1: una linea monodimensionale considererà il proprio corpo come interno ad eccezione dei due punti terminali.

Corollario1.2: una linea monodimensionale vedrà se stessa come un punto adimensionale.

Allarghiamo questo mondo a una dimensione in uno a due dimensioni. Gli abitanti saranno figure geometriche, loro riusciranno a vedere “da fuori” il mondo-linea, girarci attorno, comprendere cose che gli abitanti del mondo-linea non saranno mai in grado di capire. Tuttavia gli abitanti di questo mondo in due dimensioni si vedranno a vicenda come linee (a meno della possibilità di dedurre la distanza dalla rifrazione della luce), non come figure in quanto i loro saranno all’altezza del terreno e riusciranno a vedersi solamente di profilo. Non sarà a loro possibile vedere il proprio perimetro e di conseguenza considereranno tale spazio come il loro interno. Per loro risulterà assurdo vedere il proprio interno. Questi abitanti possono andare solo in due direzioni, da cui quattro versi chiamiamoli nord,  sud, est e ovest.  Due esseri che siano posizionati uno all’interno dell’altro non potranno mai cambiare questa situazione, ma solo avvicinarsi fino a toccarsi o allontanarsi fino che uno sia al centro dell’altro. Non esiste altra via.

La direzione che in questo mondo viene considerata est-ovest non ha alcun senso nel mondo-linea, una linea che sei muovesse sulla direzione est-ovest uscirebbe dal suo mondo conosciuto. L’unica “direzione” che possa farle percepire il senso di questo movimento è verso il proprio interno, direzione per lei non comprensibile se non fino al centro del proprio corpo.

Corollario2.1: una figura bidimensionale considererà il proprio corpo come interno ad eccezione del proprio perimetro.

Corollario2.2: una figura bidimensionale vedrà se stessa come una linea monodimensionale.

Allarghiamo ora questo mondo a due dimensioni in uno a tre dimensioni. Gli abitanti saranno figure solide, come noi loro riusciranno a vedere “da fuori” il mondo-linea, girarci attorno, sopra e sotto e comprendere cose che gli abitanti del mondo-piano non saranno mai in grado di capire. Tuttavia gli abitanti di questo mondo in tre dimensioni si vedranno a vicenda come figure piatte (a meno della possibilità di dedurre la profondità dalla rifrazione della luce o dall’utilizzo di due occhi), non come solidi in quanto come gli occhi delle figure piane sono sul piano e non all’esterno di esso i loro occhi sono nel mondo tridimensionale e non all’esterno di esso. Non sarà a loro possibile vedere il proprio volume e di conseguenza considereranno tale spazio come il loro interno. Per loro risulterà assurdo vedere il proprio interno. Questi abitanti possono andare solo in tre direzioni, da cui sei versi chiamiamoli nord,  sud, est, ovest, alto e basso.  Due esseri che siano posizionati uno all’interno dell’altro non potranno mai cambiare questa situazione, ma solo avvicinarsi fino a toccarsi o allontanarsi fino che uno sia al centro dell’altro. Non esiste altra via, ma in questo mondo due figure piane potranno uscire una dall’altra attraversando la dimensione alto-basso che prima nel mondo-piano risulta priva di senso.

La direzione che in questo mondo viene considerata alto-basso non ha alcun senso nel mondo-piano, una figura che sei muovesse sulla direzione alto-basso uscirebbe dal suo mondo conosciuto. L’unica “direzione” che possa farle percepire il senso di questo movimento è verso il proprio interno, direzione per lei non comprensibile se non fino al centro del proprio corpo.

Corollario3.1: una figura tridimensionale considererà il proprio corpo come interno ad eccezione della propria superficie.

Corollario3.2: una figura tridimensionale vedrà se stessa come una figura bidimensionale.

Allarghiamo ora questo mondo a tre dimensioni in uno a quattro dimensioni. Gli abitanti saranno figure hyper-solide (non ho inventato io la definizione di hyper-solido, hyper-cubo, hyper-sfera..), loro riusciranno a vedere “da fuori” il mondo-spazio, girarci attorno, sopra e sotto e comprendere cose che gli abitanti del mondo-spazio non saranno mai in grado di capire. Tuttavia gli abitanti di questo mondo in quattro dimensioni si vedranno a vicenda come figure solide e non hypersolide (a meno della possibilità di dedurre la quarta dimensione dalla rifrazione della luce o dall’utilizzo di tre occhi), non come hyper-solidi in quanto come gli occhi dei solidi piane sono nello spazio e non all’esterno di esso i loro occhi sono nell’hyper-spazio quadridimensioale e non all’esterno di esso. Non sarà a loro possibile vedere il proprio hyper-volume e di conseguenza considereranno tale hyper-spazio come il loro interno. Per loro risulterà assurdo vedere il proprio interno. Questi abitanti possono andare solo in quattro direzioni, da cui sei versi chiamiamoli nord,  sud, est, ovest, alto, basso e due di cui non abbiamo nome chiamiamole w1 e w2.  Due esseri che siano posizionati uno all’interno dell’altro non potranno mai cambiare questa situazione, ma solo avvicinarsi fino a toccarsi o allontanarsi fino che uno sia al centro dell’altro. Non esiste altra via, ma in questo mondo due figure solide potranno uscire una dall’altra attraversando la dimensione w1-w2 che prima nel mondo-solido risulta priva di senso.

La direzione che in questo mondo viene considerata alto-basso non ha alcun senso nel mondo-piano, una figura che sei muovesse sulla direzione alto-basso uscirebbe dal suo mondo conosciuto. L’unica “direzione” che possa farle percepire il senso di questo movimento è verso il proprio interno, direzione per lei non comprensibile se non fino al centro del proprio corpo.

Corollario4.1: una figura quadridimensionale considererà il proprio corpo come interno ad eccezione della propria hyper-superficie.

Corollario4.2: una figura tridimensionale vedrà se stessa come una figura tridimensionale.

Dai corollari 1.2, 2.2, 3.2, 4.2 si può dedurre che un corpo n-dimensionale potrà percepire una direzione (n+1)-aria come vicina al proprio interno.

Dai corollari 1.2, 2.2, 3.2, 4.2 si può dedurre che una figura di n dimensioni sarà in grado di immaginare fino a n-1 dimensioni, più il tempo che è già esso una dimensione “strana” in quanto sembra avere un solo verso: avanti.

Vi sono tuttavia fenomeni in ogni mondo n-dimensionale che se inspiegabili in tale mondo sono banali in un mondo (n+1)-dimensionale.
Quello che in un mondo 2-dimensionale potrebbe essere l’apparire di un punto che si trasformi in una circonferenza che cambia dimensioni fino ad un massimo, cali, torni ad essere un punto e scompaia, cosa che rappresenta l’apparire di un entità variabile in dimensione e la sua scomparsa è facilmente spiegabile in un mondo 3-dimensionale come una sfera che attraversi un piano 2-dimensiononale. Una palla che attraversa lo specchio della porta. I due fenomeni più semplici da immaginare è l’apparizione appena spiegata, o la possibilità di “toccare l’interno”, questa la si può immaginare come noi del mondo-spazio che tocchiamo l’interno di una figura del mondo-piano. La figura non avrà percezione della nostra presenza (al limite solo del perimetro della sezione del nostro corpo che attraversi il suo piano) se non al proprio interno, dove la stiamo toccando. Se la muovessimo questo potrebbe essere percepito solo come una forza che da dentro costringe a muoversi: una specie di “possessione diabolica”.

Interessante.

A questo se ammettessimo come possibile nel nostro mondo un fenomeno come la possessione diabolica (o come vogliamo definire l’idea che il nostro corpo venga controllato da qualcosa che va al di là della nostra possibilità di controllo) potremmo facilmente immaginare che avvenga attraverso una quarta-o-più dimensione.
Le pulsioni non abbiamo una certezza di sensazione fisica di arrivo, se non da una direzione non meglio precisata vicina al nostro interno, quel qualcosa che sentiamo collegarci alla persona che amiamo è un qualcosa che ci da l’idea di toccarci da dentro.
Allo stesso modo le esperienze premorte da cui sono partito corrispondono talvolta a vedere tutto, comprese le stanze accanto ma non da “sopra il tetto scoperchiato” ma probabilmente fuori del mondo tridimensionale, come la figura piana che guardasse il proprio mondo-piano dal mondo-spazio; il cercare l’anima in ghiandole come l’ipofisi della cultura alchemica, l’idea nella cultura giapponese del Ki contenuto all’interno della pancia, le sensazioni nello stomaco non spiegabili con eventi esterni riportano tutti a questa possibilità di un anima che si muova in una direzione interna compatibile con questa visione, un anima che potrebbe comunicare con le altre appunto da una dimensione esterna e toccarci dentro come noi tocchiamo un quadrato all’interno del perimetro.

Ci sono stati dell’animo talvolta in cui le persone dicono di vedersi da fuori, di sentirsi come esterni al proprio corpo, anche questo ricorda un po’ uno spostamento sull’asse w1-w2 che allontani la propria essenza in quattro dimesioni dalla parte di noi che sta nel mondo a tre dimensioni.

Io credo che se l’anima esiste, e non posso non crederci da cristiano, non possa che essere appunto un estensione di noi in una dimensione o più che i nostri occhi non sono in grado di percepire ma che interagisce col nostro corpo facendone parte integrante e che il nostro corpo non sia che la proiezione sulle tre dimensioni di qualcosa di immensamente più grande, un hyper-corpo di cui forse la parte esterna alle dimensioni percepite dai nostri due occhi potrebbe sopravvivere al deperimento dell’altra, cosa che giustificherebbe inoltre le idee di un terzo occhio di alcune culture, dell’incontrarsi con il corpo (il resto dell’hyper-corpo) dopo la morte di alcune altre tra cui quella cristiana e giustificherebbe la possibilità di avere contatti interiori con chi crediamo non ci sia più.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.
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  9 Risposte a “Sull'esistenza dell'anima (spiegazione per induzione)”

  1. 1999 parole.

  2. ammetto di essermi incasinata più d’una volta durante la lettura… 🙂 troppa matematica 😀
    Sicché una quinta dimensione sarebbe la “casa” dell’anima? O almeno, un essere in cinque (e dico cinque per non scomodare il quattro, che è già occupato, e il sei, che poi mi sembra troppo) dimensioni può avere un’anima?
    Che poi, paragone un po’ profano, questa quinta dimensione sarebbe il ripieno del bigné? Nel senso, è in questo posto (chissà perché continuo a vederlo come un “posto”…) che l’anima, gli impulsi, i sentimenti, tutto ciò che è irrazionale e si agita nella nostra mente, hanno la loro sede?

  3. ps_
    ammetto che mi fa sorridere teneramente che ora parli di cinque dimensioni, e fino a qualche tempo fa ti ostinavi a scrivere di parallelismi su una geometria strettamente euclidea 🙂

  4. No, non esattamente, ho tralasciato la parte prettamente di immagine dandola per scontata grazie allo studio dell’Algebra lineare 😀
    La quarta dimensione non è la casa dell’anima e le altre tre non sono l’interno. Il paragone è semplice. (si sto sempre tralasciando il tempo in quanto dimensione anomala)
    La linea è un lato dei quadrato, la base magari; il quadrato è un lato del cubo, la base magari; il cubo è un lato dell’Hyper-cubo, la base magari.
    Quindi in ogni caso su un oggetto in n dimensioni le precedenti n-1 rappresentano solamente un lato, o una sezione infinitesimamente fina rispetto al tutto. Neppure la pelle, ma solo la pelle di un lato.
    Mi immagino (togliendo una dimensione) come un cubo appoggiato su un piano ma in grado di vedere solamente quel piano, in quanto i miei occhi stanno lì. Sarò probabilmente in grado di vedere il mondo quando riuscirò a staccarmi da questo piano o perdendo quella piccola parte di me che forma il quadrato o distaccandomici in altri modi da esso in una direzione che comunque il mio quadrato sentirà essere verso il proprio interno.
    Credo sia più chiaro così.

  5. Sì, decisamente meglio… avresti potuto anche usare solo l’ultima frase. Certo, non avresti fatto 1999 parole, però 😀

    Hai fatto bene a dare per scontato lo studio dell’Algebra lineare, mi sembra piuttosto banale. Poi, magari, in separata sede, mi spiegherai cos’è.
    :’D

  6. Ah e per la questione dei parallelismi su un mondo euclideo, solo per eliminare ogni dubbio di incoerenza è una teoria basata su quella dei vettori di cui ho parlato all’inizio. Chiamiamola se vuoi teoria dei vettori ristretta, parte di quella generale che spiega la mia idea di destino:-)
    E l’algebra lineare tratta per l’appunto di vettori monodimensionali, e vettori multidimensionali, detti anche matrici.

  7. Nono, non alludevo all’incoerenza. Ho pensato piuttosto ad un’evoluzione 🙂

    Per l’algebra lineare…. ho capito.
    Non è vero.
    Mi fido, comunque.

  8. Grande, alla mia anima è molto piaciuta la tua analisi.

  9. All’alba del Novecento Marcel Duchamp studiò a lungo gli scritti teorici sulla prospettiva di Leon Battista Alberti, analizzando le opere d’arte figurativa dal Qattrocento ai suoi tempi come la proiezione del nostro mondo tridimensionale in un mondo bidimensionale a se stante (esistente solo sul supporto prescelto dall’artista, tela tavola o muro che fosse).
    Ritenne lecito ipotizzare quindi che la nostra realtà tridimensionale sia in vero la proiezione di una realtà quadridimensionale, che preveda quale quarta dimensione l’eros – inteso alla greca come principio vitale. E su questo basò le sue opere d’arte più mature.
    Al di là dell’animismo e del vitalismo intrinseci al suo modo di vedere la vita, trovo degli interessanti punti di contatto con la tua tesi.

    E’ davvero un piacere leggerti!
    Bisoux

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