Lug 162015
 

Partirà nella notte qui l’han chiamato Europa 3

Nello spazio infinito che fa sentire vicino a dio cercherò il futuro là nasceranno altre città

Certo che mi mancherà questa vecchia gente che mi saluta spera solo in me che ho paura da nascondere su una stella nuova per ritrovare quello che qui non c’è

-Timoria-

L’immagine della terra come la si rappresentava nelle antiche cartine verdi e azzurre è oramai un ricordo del passato, oggi è ormai arancione e grigio, le calotte artiche sono quasi irrimediabilmente sciolte e se ne vede vagamente traccia guardando il mondo da fuori come due piccole zone di un grigio più chiaro, non bianco. Quello che resta delle calotte artiche è ormai ricoperte delle polveri grigie che inglobano nei cicli in cui la superficie si scioglie e si congela di sei mesi in sei mesi ed ogni volta si congelano più piccole.

Nel giro di pochi anni il processo potrebbe invertirsi verso una nuova glaciazione, l’atmosfera è divenuta irrespirabile

Non vi è più traccia di azzurro e verde osservando da fuori il nostro pianeta ma oramai grigio e ocra sono i colori predominanti, intervallati talvolta da nubi spesso di colori iridescenti ricche di anidride solforica ed altre sostanze, non si vedono più luci ovunque negli scorci notturni ma solo localizzate in pochi centri, non più di un paio per continente, tutti ricoperti da enormi calotte di vetro, il resto della civiltà o della vita in genere sembra aver lasciato posto ad un grande deserto.

L’hanno mangiato i nostri padri e i padri dei nostri padri ed abbiamo continuato a mangiarlo noi ignorando volutamente ciò che stava accadendo attorno a noi.

Visto dalla terra il cielo è ormai divenuto rosso carminio e le temperature innalzate negli ultimi decenni, la fine delle risorse del pianeta azzurro. Sembra di essere in un eterno tramonto come se tale tramonto fosse in effetti il tramonto non solo di una civiltà ma di tutto ciò che un tempo la circondava. Visto dal basso al di fuori delle cupole si vedono solo rovine antiche di quelle che potevano essere città, rovine che nonostante gli anni sono state intaccate solo dai crolli e dalla polvere che come in una sabbiatrice leviga gli spigoli e distrugge i colori, nessuna traccia della natura che con la vegetazione tenti di riprendersi il suo territorio, nessuna traccia di nulla che possa dirsi vivo. Il mondo all’esterno è di gradazioni tra il rosso e il giallo e niente altro. Lo abbiamo mangiato, lo abbiamo mangiato, Abbiamo distrutto tutto nella Grande Guerra, abbiamo distrutto tutto. Non era bastata l’atomica, la bomba H, Hiroshima non ci ha insegnato nulla. I positroni. La bomba a positroni. Neppure l’estetica ormai anacronistica di un fungo atomico ma solo morte silenziosa ed immediata, da una parte all’altra del pianeta, distruzione, auto distruzione, nel giro di pochi secondi come un lampo che provenisse da un lato della sfera entrasse all’interno in direzione perpendicolare e poi si allargasse come un cilindro a riempire tutto il volume e la superficie. Poi colori cangianti, l’aria stessa rarefatta, cadaveri ovunque, cadaveri nelle città, cadaveri nella savana cadaveri galleggianti sulla superficie del mare, anche mostri marini sconosciuti, calamari giganti in superficie spinti da questa forza distruttiva ed uccisi e piante distrutte cadute ancora verdi ma prive di vita, intere foreste di conifere abbattute, con ogni singolo albero sradicato e comunque morto dentro cellula per cellula infinità di insetti caduti dal cielo o morti nella terra o nelle piante senza sapere neppure di esserlo, infiniti batteri, amebe, esseri monocellulari le cui membrane si sono rotte lasciando i citoplasmi uscire come uova rotte.

Gli unici esseri viventi salvatisi furono qualcosa come dieci o dodici comunità sparse per il mondo di cui attualmente solo alcune sono in grado, o vogliono, comunicare con le altre e parlare delle loro posizioni geografiche

Le comunità più colte tra le più ricche pochi anni prima dell’aggravarsi della situazione bellica mondiale avevano costruito degli scudi positronici i una potenza sufficiente a deviare il fascio positronico più potente conosciuto all’epoca

Enormi bunker sotterranei in piombo ricoperti sulla superficie di un materiale riflettente polarizzabile a cariche negative erano stati costruiti in alcune zone del mondo, ovviamente vennero popolate nella situazione di emergenza da persone potenti o importanti strategicamente come scienziati, costruttori, ingegneri. Molte di queste strutture vennero spazzate via piegandosi come scatolette e lasciando entrare radiazioni e particelle facendo esplodere una ad una le cellule che componevano i corpi di queste persone. Senza quasi dolore, o forse un dolore immenso concentrato in un istante di una brevità dell’ordine del millesimo di secondo. Come un raggio improvviso ogni corpo rimase come molle e privo di vita, della consistenza della verdura scongelata.

Gli unici bunker che ressero realmente erano in alcuni centri scientifici dove il lavoro fu fatto con l’intelligenza e non con il profitto Da allora i centri di “civiltà” ancora presenti sono delle specie di riserve indiane. Qui in una di esse vive il nostro protagonista “Non credevo saremmo arrivati a questo punto, non lo credevo” Un uomo, un uomo come lo erano in tanti altri, i tratti asiatici tradiscono gli danno un aria forse più giovane ma i capelli brizzolati ne tradiscono un’esperienza maggiore di quanto appaia. Indossa una tuta azzurra, omaggio al colore della terra, larga e morbida, una tuta spaziale. Ai polsi sono presenti anelli per l’aggancio di guanti e alla collo un anello più largo per l’aggancio del casco. Non vi sono loghi ne bandiere “Le bandiere non hanno più senso in un mondo dove nessuno vuole distinguersi e sentirsi più potente di un altro” ne nessuna immagine distintiva. Non vi sono telecamere di grandi annunci ma tutti i due o trecento abitanti radunati attorno a lui e ad altri due uomini ed una donna vestiti allo stesso modo. L’unica scritta è impressa sulla carena dell’enorme mezzo alle spalle dell’uomo, “Europa 3”. Il mezzo è al contempo avveniristico ed artigianale, la livrea bianca e lucida riflette la luce rossa come nei grandi momenti ma il mezzo è costruito di materiali di recupero. Un tempo questa doveva essere una base di lancio per satelliti televisivi o sonde di qualche genere. Ma anche i loghi di questa società o base sono stati deposti, non c’è modo di sapere cosa fosse e probabilmente non importa. I tre motori a reazione sono spaiati diversi tra loro, il corpo dell’astronave somiglia vagamente a quello di uno shuttle ma le dimensioni sono decisamente ridotte rispetto a quest’ultimo, ha più l’aria di un grande aereo. “Signori e signore ecco a voi Europa 3, la speranza per la rinascita di una nuova civiltà altrove, lontano da qui, è equipaggiata con il meglio della tecnologia recuperata”

All’interno, accanto alla console di guida vi è un computer con cabinet vecchio stile, fissato con viti alla struttura stessa della console di guida, sta girando un software di diagnostica che sembra effettivamente in grado di visualizzare le componenti della navetta nonostante sia esteticamente un comune PC

“ed è probabilmente l’ultima speranza per un mondo migliore, possiamo andare a recuperare i mezzi abbandonati su Marte”

 

Marte, visto da lontano non sembra più rosso e morto come un tempo, sulla sua superficie vi sono diverse cupole ricche di vita floreale ed alcune sembrano dei giganteschi zoo pieni di animali. Tutto però sembra abbandonato, non sembra esserci presenza umana ma tutto è fatto da automi che si occupano dell’approvvigionamento di risorse, della coltivazione, della produzione di cibo per gli animali e per le piante. Dei sensori indicano che le percentuali di gas nell’aria all’interno delle cupole è ottimale per l’uomo. Ogni cupola è collegata alle altre da tunnel stagni e talvolta si vedono aprire i portelloni tra una cupola ed un tunnel e passarvi attraverso un mezzo automatizzato che trasporta materiale da una all’altra parte, ogni cupola è dotata di una base di lancio e al centro della disposizione delle cupole stesse vi è una gigantesca base di lancio. I vettori presenti sulle varie basi di lancio sono numerosi anche se la gran parte è assente.
“Non abbiamo più modo di comunicare con il pianeta dopo l’esplosione ma stimiamo che i mezzi automatici dovrebbero aver continuato a funzionare nonostante l’abbandono e dovrebbero esserci ancora diversi vettori funzionanti. Dovrebbe essere possibile recuperarli”

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Nov 142014
 

Fui illuminato all’improvviso dalla potenza della luce, come se il cielo aperto in un istante in un squarcio avesse mostrato come il sole fosse invece che una palla un gigantesco universo che prima guardasse dallo spioncino convinto di non essere visto.
Nel cielo stormi di migliaia di storni volavano nel cielo terso e azzurro.
Non c’è nulla di più simile alle mani di una donna che danza musiche orientali per descrivere il movimento nel cielo di quei gruppi, quegli ammassi di piccoli corpi volanti che scendono, salgono come uno solo cambiando forme di istante in istante in modo continuo, in alto verso il cielo ed in basso tanto da sentirne lo spostamento d’aria, tanto da sentire l’odore delle piume e del grasso pronto per il freddo invernale.
D’improvviso vedere il bosco, nel bosco, attraverso il bosco.
Vedere cerbiatti, animali, volpi rincorrersi veloci, non della velocità della paura ma di quella della spensieratezza, sentire i pesci sfiorarsi nel fiume luminoso che scorre sotto questo ponte di pietra bianca e di legno scuro, vecchio, resistente.
Sentire il prato ed i fori respirare e muoversi, riconoscere le voci di ogni stelo e vedere le api posarsi, e grilli e cicale e cervi volanti muoversi ognuno per la sua strada, ognuno nella sua storia, ognuno affaccendato per i suoi bisogni. E sentire i tronchi degli alberi crescere lentamente come sempre ma inesorabilmente, inarrestabili.
Le rose, le rose luminose, illuminate che chiedono di essere carezzate e non colte, cantano soavi un richiamo di pace all’infinito.
Che sa di infinito.
Uno sguardo all’infinito dentro il tuo sguardo.
In un istante.

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Apr 242011
 

In principio Dio creò il cielo e la terra.
Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio disse: “Sia la luce!”.
E la luce fu.
Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte.

E fu sera e fu mattina:  primo giorno.
Dio disse:  “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento.
E così avvenne.
Dio chiamò il firmamento cielo.

E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse:  “Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto”. E così avvenne.
Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare.
E Dio vide che era cosa buona.
E Dio disse: “La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie”. E così avvenne:  la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.

E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: “Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra”.
E così avvenne:  Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona.

E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: “Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo”. Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra”.

E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: “La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie”. E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.

E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.
Dio creò l’uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.

Dio li benedisse e disse loro:

“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra”.

Poi Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde”. E così avvenne.  Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

E fu sera e fu mattina: sesto giorno.
Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere. Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.  Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.  Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.

E fu sera e fu mattina: ottavo giorno.
Dio vide nel mezzo del mondo un uomo, Abramo che si guardava intorno dimentico del passato e smarrito al quesito di chi avesse creato tutto questo.
Scese sulla terra e vi parlò per poi lasciarlo vivere e lasciare che il suo verbo si espandesse. Rimase a seguire l’uomo per ore, tra le sue guerre, e le civiltà.
L’uomo era diverso dagli altri animali e seguirlo era un’attività molto più faticosa delle precedenti.

E fu sera e fu mattina: nono giorno.
Dio disse: “dov’è finito l’uomo in questa notte?” E fece scendere il suo figlio primogenito sulla terra per indicare la via agli uomini, li seguì il tempo che questi nuovi insegnamenti si espandessero poi la fatica lo portò nuovamente a riposare.

E fu sera e fu mattina: decimo giorno.
Dio disse: “dov’è finito l’uomo in questa notte?” E con rammarico guardò le armate vestite di bianco fregiate di croci rosse, guardò le guerre e il sangue, guardò la barbarie, e vide che non era cosa buona e giusta. Decise di cambiare il mondo, ancora una volta ma con segni più piccoli per non interferire troppo, mandò santi e cultura, voglia di rinascita.

E fu sera e fu mattina: undicesimo giorno.
Dio disse: “non è questo ciò per cui ti ho creato libero” e urlò all’uomo di smetterla col petrolio, con l’uranio, con il sangue e le guerre fratricide, fece tremare la terra, scaldare il cielo, lanciò segni che non lasciassero dubbi sul rischio dell’uomo di distruggere la terra stessa che gli era stata donata.

E fu sera e fu mattina: dodicesimo giorno.
Dio scese sulla terra e non vi trovò un solo uomo, ma trovò ancora piante, animali e la terra che liberatasi del proprio male aveva ripreso a vivere.
E vide che era cosa giusta.

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Mag 282010
 

FONTE dell’articolo: attivissimo.blogspot.com

Cosa non si fa per attirare l’attenzione ed abbeverarsi alla vacua fonte della celebrità. Mark Gasson, ricercatore del Cybernetic Intelligence Research Group dell’Università di Reading, nel Regno Unito, dichiara di aver memorizzato un virus su un chip e di essersi impiantato il chip dentro il corpo, diventando così il “primo uomo infetto da virus per PC”. Così almeno scrive il Corriere della Sera, nella rubrica Scienze, in un articolo a firma di Elmar Burchia, senza alcun accenno di critica sulla plausibilità della notizia.

Anzi, sottolinea il Corriere, questo dimostra che “dispositivi medici avanzati come pacemaker o impianti cocleari possono essere vulnerabili ad attacchi di hacker.” Roba da panico. Abbocca anche la BBC, dalla quale il Corriere ha tratto la notizia (una volta tanto linkandola, in un lodevole gesto di trasparenza).

Meno abbagliati dalla spettacolarità dell’annuncio si rivelano invece gli informatici: The Register, Graham Cluley di Sophos, Punto Informatico deridono gli annunci apocalittici di Gasson liquidandoli come “sciocchezze”. La BBC si è scusata.

Le ragioni della derisione sono semplici. Gasson si è impiantato in una mano un normale chip sottocutaneo RFID del tipo utilizzato per identificare gli animali domestici. Sul chip, al posto dei normali dati identificativi, ha scritto il codice di un virus informatico.

Questo genere di RFID è un aggeggio minuscolo (foto qui a destra) che non ha alcuna interazione con il corpo. Se ne sta lì, sotto la pelle, e basta: se interrogato da un apposito scanner, risponde trasmettendo i propri dati. È un parente dei dispositivi antitaccheggio dei supermercati. Non infetta l’organismo che lo ospita. Per cui parlare di “primo uomo infetto da virus per PC” è una sciocchezza totale.

Avere un RFID sotto pelle in questo modo è esattamente come averlo cucito dentro la fodera della propria giacca: è semplicemente un po’ più difficile da perdere. Ma attira infinitamente di più l’attenzione dei media, come nota Graham Cluley. Specialmente se si annuncia che questa tecnologia potrebbe permettere a presunti hacker di attaccare informaticamente il pacemaker di una vittima e che un RFID infetto potrebbe propagare l’infezione informatica ad altri RFID. Qui la sciocchezza diventa ancora più grossa.

Infatti l’unico modo di leggere il codice ostile contenuto nell’RFID è usare uno scanner apposito. Il software di questo scanner dovrebbe avere una vulnerabilità colossale che, invece di leggere i dati e trattarli appunto come dati, li esegue come istruzioni. È come pensare di poter infettare un registratore di cassa semplicemente facendogli leggere un particolare codice a barre. Poi bisognerebbe trovare la maniera di scrivere queste istruzioni dentro altri chip impiantati. Non è del tutto impossibile, ma è uno scenario assolutamente improbabile.

Spaventare così gli utenti di dispositivi salvavita e confondere i lettori è irresponsabile. Non c’è, quindi, alcun bisogno di acquistare antivirus per pacemaker o defibrillatori impiantati o di mettersi un foglio di stagnola sul petto. Sarebbe molto più opportuno e pratico educare i lettori e gli utenti a stare in guardia contro i virus informatici reali, quelli che hanno nel PC, che contro quelli immaginati da chi ha fame di attenzione.

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Mar 022009
 

Per la par condicio sono costretto a postare la seguente foto in quanto la protezione animali si è lamentata dell’assenza di una delegazione proveniente da Paperopoli, Topolinia, la foresta ed altre zone deglik ambienti fantastici, ho dovuto inserire anche un alieno perché ho ricevuto minacce di attacchi contro il nostro pianeta, inserire qualche maschio e perfino un burattino vivente.
Le donne ho dovuto riprenderle in pose normali perché mi hanno mandato alcune lettere minatorie scrivendo “sono venuta male! Togli la mia foto!”
La bestia è stata inserita perché se no la bella non aveva qualcuno con cui confrontarsi ad armi dis-pari.
Rimossa la scena di violenza perpetrata dalle principesse ai danni della povera alice solo perché non è al loro livello politico.
La foto è state gentilmente scattata da “Il Grillo”, in collaborazione con Tarzan che infatti compaiono ancora leggermente in movimento. (non dite a Tarzan che si vede che si stava muovendo se no si arrabbia)

I belli e le belle Disney

I belli e le belle Disney

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Feb 222009
 

« Il modo vero di essere felici è rendere felici gli altri. Prova a lasciare questo mondo un po’ meglio di come l’hai trovato e, quando arriva il tuo momento per morire, tu puoi morire felice nel sentire che in ogni caso non hai perso il tuo tempo ma hai fatto del tuo meglio. »
B.P.

Il 22 febbraio di 152 anni fa a Paddingto nacque un uomo, un uomo semplice.
Era il 185 in famiglia e fra amici veniva chiamato Stephe ma il suo nome completo era Robert Stephenson Smyth Powell, il sesto figlio di otto del reverendo Baden Powell il quale morì però tre anni dopo.
Quando Robert aveva 12 anni, sua madre, con Continue reading »

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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