Feb 082016
 

C’è un esercizio che si fa negli allenamenti intensivi di atletica leggera, lo fa soprattutto chi ha bisogno di potenza esplosiva come i velocisti o gli ostacolisti, e si fa prevalentemente in inverno lontano dalle competizioni in modo da non appesantire il corpo eccessivamente.
L’eserzio si chiama “Traino”, consiste fondamentalmente nell’avere attaccata alla vita una cintura spessa di pelle e ad essa una corda lunga pochi metri ed una slitta liscia con un perno. Sul perno si mettono gli stessi pesi che si utilizzano per il sollevamento pesi: 10, 20, 30 kg o più, in base all’allenamento.
Non è un esercizio stupido, richiede una certa tecnica e preparazione, non puoi correre strappando o ti farai del male, ne puoi rallentare improvvisamente o verrai travolto. Si parte con la corda tesa e si accelera in modo continuo ma rapido, si corre la metratura prevista e poi si rallenta abbastanza velocemente da non sprecare troppe energie ed abbastanza lentamente da non trovarsi il traino tra i piedi.
Togliere il traino e ricominciare a correre senza impedimenti è una delle sensazioni più belle e liberatorie che si possano provare, come Hermes con le ali ai piedi sembra di volare e davvero questo libera un’energia nel corpo che per qualche minuto ti fa correre come il vento.
Oggi mi sento così.
Come ad aver lasciato un enorme peso dietro, pronto con il corpo e la mente proiettati avanti, verso il futuro, ogni muscolo teso ai blocchi di partenza.

Ai vostri posti.
                Pronti.
                     (uno
                         due
                            tre
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Ago 252008
 

A volte guardo le mie gambe e penso a come sono cambiate.
Un tempo l’80% della mia vita era basata su loro, tre o quattro allenamenti settimanali, correre, correre, spaccare l’ostacolo.
Son passati tanti anni ormai e le vedo rinsecchite e magre per quanto restino invece più muscolose della media.
Ma non sono più le mie gambe. Continue reading »

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Lug 072007
 

Sono solo a casa, da qualche giorno, ancora per diversi giorni.
La casa deserta, girando per la casa ci sono diversi mondi.
Camera mia sconvolta, disfata, in disordine, il letto sfatto.
Il salotto in ordine, pronto ad accogliere.
La cucina in fermento, ordinata, pulita ma con ancora il profumo del cibo appena cucinato, ho preparato il panino per domani, con la cotoletta e l’insalata, ho preparato la cena, carne cotta ai ferri col vino rosso, verdura.
Le tartarughe ed i pesci che mangiano felici, l’orto bagnato e sistemato.
Camera mia in disordine.
Mondi. Mondi distinti.
Il mio mondo dentro, quello che vedo io, e i mondi esterni.
Ascolto ad libitum “Alessandra” di Biagio Antonacci, di quando Biagio era un po’ più… vero forse.
Non ha nulla a che fare con il mio stato d’animo ma è sempre stata una canzone di “pausa” di riflessione. Come anche “Fata Morgana” dei Litfiba, o il primo album di Carboni, “Farfallina”, “Silvia lo sai”.
Ma perché il titolo di questo testo è “le cose cambiano”?
Ho per le mani progetti nuovi, sogni nuovi, novità.
Ieri un amico mi ha guardato negli occhi e mi ha detto il mondo. In una birra.
Una “sciafa” (per gli extra veneti si legge s-ciafa e significa schiaffo) per l’esattezza, ossia -nel locale in cui andiamo- un litro di birra con dentro un bicchiere (l’intero bicchiere di vetro) pieno di Porto Rosso.
Cos’è il mondo che ho visto? La Visione, il futuro?
Nulla in realtà.
Ma il mondo cambia, ci saranno novità.
Ieri una mia amica mi ha fatto parlare del mio mondo passato.
Ricordo (ed era tanto che non ne parlavo) gli ostacoli, la corsa ad ostacoli di un tempo. Correre. Correre.
Saltare.
Aggredire l’ostacolo.”Meglio di ieri Peggio di Domani”, si Carlo, grazie di questa frase, spero che da dove sei ora tu possa ancora ripetermela cento, mille, un milione di volte: “Meglio di ieri Peggio di Domani”.
Cosa sono gli ostacoli? “Devi partire al 100% della tua forza e arrivare alla fine al 120%”
“Accelera sempre”
“Spaccalo quell’ostacolo”
“Affrontalo come fosse un muro che devi sfondare”
(Grazie anche a te Micaela, la mia maestra di vita di allora. Chissà dove sei finita, ti avevo promesso di scrivere di te e mai ancora sono riuscito a farlo.)
L’ostacolo.
Partire al 100%, dai blocchi, alzarsi entro i primi cinque-sei metri, 13 passi. Ostacolo. Tre passi Ostacolo. Tre passi Ostacolo. Tre passi Ostacolo. Tre passi Ostacolo, e se non ci arrivi con i tre passi non allungarli, accelera, accelera e basta, è contro natura, contro la mente, ma fallo, credici. Quando avrai paura di aver sbagliato, quando avrai paura di cadere, di prendere in pieno l’ostacolo allora sarà l’ostacolo perfetto, quello che salterai perfetto.
Contro natura.
Si.
Salta però ora, sei al prossimo ostacolo, e se ti sbilanci non importa, tu accelera.
E se cadi rialzati e corri.
Ricordo quella volta, prendere dentro all’ostacolo con la seconda gamba, l’ostacolo che si impiglia tra le gambe, non c’è modo di districarsi, comincio a cadere avanti, penso “ok ora mi fermo, appoggio le mani avanti e mi fermo” e le braccia che cedono, la faccia che sbatte, parte dell’ostacolo che vola sopra la mia testa, e io che inizio a rotolare, con il resto. Ogni giro penso “ok, ora appoggio la mano e mi fermo” e mi faccio male al polso e rotolo, fin addosso all’ostacolo dopo. Resto a terra, pieno di escoriazioni, la fronte, la gamba, il braccio. Botte.
Dolore.
E poi io che vado al rubinetto, mi sciacquo le ferite, rido, vado a rimettere gli ostacoli in pista e mi rimetto ai blocchi di partenza.
Via, un altro giro.
Da quanto non è così?
O forse è ancora così?
Le cose cambiano, i sogni cambiano, le parole cambiano, i tempi di recupero cambiano. I tempi di recupero, sempre stati il mio forte quando correvo. Infortuni esclusi ovviamente.
Bene.
Ora che ne dici se si riparte?
Seguire il proprio sogno, non quello di altri.
Seguire quello che si crede, e saltare l’ostacolo. Affrontarlo, spaccarlo. E…. e se cado? Probabilmente stai facendo il migliore ostacolo della tua vita, ma se cadi davvero, non sarà l’ostacolo a farti male ma la pista e non potrai prendertela che con te stesso.
Alzati e battiti, batti te stesso, il tuo personale.
Il resto attorno non conta. Sei tu. I tuoi ostacoli, la tua pista. Mangiala la pista.

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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