Set 262017
 

Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.
Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.
Sono falliti tutti. Dal primo all’ultimo.
Eppure sono felice.
In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande sogno nonostante le mura alte che lo hanno circondato, in procinto di provarne un’altro più incredibile e assurdo, in continuo cambiamento.
In continuo cambiamento.
Oggi mi è ricapitata in mano, Itaca di Costantino Kavafis, o più precisamente mi è stata fatta ricapitare in mano, è curioso se penso quando e come ne sia venuto a contatto la prima volta. Era l’inizio della mia libertà, della mia vita in qualche modo adulta. La leggevo e sognavo che la mia vita sarebbe stata un viaggio incredibile e pieno di avventure, esperienze viaggi metaforici e non. Era il 1997. Sono passati venti anni da allora. Ed era settembre, ne sono Continue reading »

Giu 012017
 

 

 

 

 

Ed è ancora quella porta
-maledetta oscura-
che chiudo alle mie spalle una volta ancora.
Era così semplice oltrepassarla un tempo quando non provavo più sentimento alcuno.
Ancora quella porta un tempo introvata passata ancora una volta oltre cui inizia la ricerca in terre desolate.
E nuovamente quella porta, mentre ogni volta mi sento più vecchio
-sono più vecchio-
come si ripetesse da millenni.
E dopo la strada, dopo morti e battaglie ancora.
Ed è ancora quella porta
-maledetta insicura-
chiusa mi sbarra la strada per poi aprirsi a fatica e mostrare nuovi mondi
terre desolate e silenzi e ancora solitudini e fatiche da affrontare fino a raggiungerla
fino a raggiungere quella porta
-rossa oscura-
da abbattere aprire sfondare oltrepassare
e rabbia, e la forza di un guerriero
-stanco, abbattuto-
che lotta per raggiungere infine quella porta oltre cui nuove terre
-desolate, aride, piene di animali marcescenti-
dove affrontare nuove avventure e combattere e finalmente raggiungere
quella porta
-oscura maledetta-
mentre il mondo è andato avanti
l’anima come un telo un tempo bianco ora consunto che si strappa ad una carezza
sporco e secco del fango e della pioggia e del sale del mare
un telo antico con le tracce del sangue e del piscio e del silenzio.
Ma finalmente arrivo alla porta
-rossa maledetta oscura-
abbattendola vedo oltre,
vedo il mio destino,
le terre desolate e lontane e le lotte e lontano una porta
e ancòra. Àncora. Ancòra.
Ancòra àncora quella porta.

Feb 052017
 

Osservo attorno a me. Sabbia e deserto e null’altro, e silenzio. Nessun uomo ha mai visto il deserto come lo sto vedendo io ora, nessun uomo ha mai vissuto il silenzio come lo sto vivendo io.
Ed è pace eternamente immobile. Non c’è vento qui. Non c’è pioggia. Non c’è vita.
Questo è il primo momento in cui posso davvero guardarmi attorno senza l’ansia di cosa possa accadere, prima dell’ansia di cosa possa accadere. Ironico che sia anche l’ultimo momento che passerò qui. La prossima volta sarà qualcun’altro al mio posto, o forse chissà un giorno…
Da qui il mondo è così piccolo, infinitesimo. Come guardare uno di quei souvenir che si comprano nelle grandi città: la Tour Eiffel in una sfera di cristallo, il Colosseo. Una sfera di cristallo da prendere e ruotare per vederci scendere la neve. Non è molto più di questo il mondo quando lo osservi da qui. Eppure l’unico souvenir che avrò sarà qualche roccia ed il ricordo indelebile, tatuato per sempre di come l’intera umanità se ne stia a litigare dentro un piccolo ricordino da viaggio.
“Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini.”, lo aveva detto Jurij.
Penso a come lì, in quella piccola sfera uomini convinti di essere al centro dell’universo abbiano combattuto guerre, e siano morti, o semplicemente si siano sentiti in dovere di far sapere al mondo delle proprie avventure sentimentali, universitarie o che cosa stessero cucinando in quel momento, convinti di poter cambiare tutto, di fare la differenza.
Da qui posso prendermi un istante per osservare come tutto quello sia incredibilmente ridicolo.
Ora che sto per lasciare tutto questo silenzio, tutto questa sabbia su cui ho lasciato orme che rimarranno nei millenni, ora che sto per tornare laggiù su quella sfera ho un momento di paura. Non temo il viaggio, ci siamo arrivati qui, torneremo a casa, ma il contatto di nuovo col suono. Come sarà il contatto col suono? Con la frenesia della vita in quegli spazi ristretti che sono case, o uffici o palazzi?
Mi chiedevo quale sarebbe stata la colonna sonora migliore qui. Ma ho capito solo venendoci che i suoni che sento, il mio respiro ed il silenzio assoluto sono una colonna sonora che nessuno mai potrebbe immaginare, rovinare, storpiare con i suoni del mondo. Fermare il respiro ed ascoltare il silenzio fa venire voglia di non respirare più per non infettare l’universo di suoni che fuori da questa tuta sarebbero comunque silenzio assoluto.
Provo nostalgia di questa sabbia, di questo luogo che sto lasciando e mentre alzo il piede per salire la scaletta del Lem so che è inutile cercare di comprendere l’eterno, l’abisso. Va solamente vissuto.
Va solamente vissuto.
Ascoltando.

Ott 172015
 

Fu così che infine scelse di pugnalarsi nell’unico punto in cui il suo corpo era vulnerabile, non lo fece per morire, ne scelse di voler soffrire per punire una propria scelta od errore.
Si pugnalò nell’unico punto in cui avrebbe potuto creargli dolore, forse morte, e scelse di farlo accanto ad una persona che conosceva appena, una persona di cui aveva però piena fiducia.
“Questo è il più grande dono che possa farti” disse.
“Questo è il dono della conoscenza di ciò che sono, il dono della mia stessa esistenza”
Fu così che scelse di porgergli l’elsa dell’arma.
“Questo è il più grande dono che possa farti” disse.
“Non importa cosa sceglierai di farne”.

Ott 042015
 

È affilando la tua lama che cambio, che al termine del mio mese genetlìaco inizio un mondo nuovo senza compromessi.
È sempre stato l’inizio
-la fine-
il capodanno reale che a dispetto del mondo ho sempre festeggiato
in
solitudine
raccolta.

Affilo la lama del tuo coltello e lascio tu possa scegliere di usarlo
non temo più quello nè altro
non temo più
non tremo più

lascio che il mondo resti indietro
-o vada avanti, non mi importa-
mentre incontro un nuovo mondo che sa di vecchio mondo
un vecchio mondo che sa di nuovo mondo

affilo la tua lama perché ora la so usare
non userò la tua lama perché non ho bisogno di usarla

è la mia strada,
quella mi è stata negata per lasciarmi il tempo di vederla
quella che mi è stata negata per darmi modo di dimostrane l’attaccamento
è la mia strada.

Ed improvviso una luce si accende.

 

 

Dic 292008
 

Come da un sogno rimetto piede in casa dopo un campo scout, l’ennesimo.
Questa volta invernale con i Lupetti, come cambusiere, ma rigorosamente in uniforme!
Rimetto lo zaino, sempre pronto nell’armadio, tolgo l’uniforme e il fazzolettone ancora una volta pronto a indossarli di nuovo alla prima occasione e ripenso a questi giorni.

Neve

Neve

A quel ragazzino che faceva il grande, e il superiore che poi a fine campo quasi Continue reading »

Ago 152007
 

Continuano ne avventure subacquee di Staipa ed amici.

Staipa e Kokcy in: I Canyon e La Perla Nera
Personaggi principali: La Perla
Personaggi secondari: Kokcy (già Il Ciccio), Staipa, Guido
Comparse: Gli altri due subacquei
Sfondo: l’uomo e il bambino, L’uomo col cappello, i subacquei di passaggio

In un ferragosto come tanti altri, (quali altri esattamente non so dato che prima i due protagonisti non avevano mai fatto un ferragosto assieme, ne tanto meno all’insegna della subacquea) quando Staipa, Kokcy e La Perla giungono alle pozze di Arsiero in provincia di Vicenza.
Le pozze di Arsiero sono tre laghetti vicino alla sorgente del torrente Astico, ovviamente nella Val D’Astico, data la scarsa profondità (normalmente 8 metri quel giorno 10-11 metri) l’immersione Continue reading »
Mag 132007
 

A volte certe cose mi fanno pensare.
Ma sono l’unico che ascolta i testi delle canzoni? La gente “normale” cosa ascolta in una canzone? Solo il ritornello? Solo la musica? Solo la voce? Niente.

Ascoltavo la radio, c’era un programma di dediche e un uomo ha dedicato la canzone “Sei Bellissima” alla propria moglie e alla propria bambina.
Quante volte avete sentito dedicare questo brano a una donna? Io personalmente credo decine di volte, ora mi chiedo, va beh il ritornello.. Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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