Giu 062017
 

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)
<- La mia prima volta (L’anima)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano lunghi fino quasi a metà schiena castano scuro, lisci e morbidi. Tendevano a stare con la riga in mezzo come li aveva tenuti probabilmente per anni ma la sua mano continuava a scompigliarli dandole un movimento fluido e compatto posizionandoli ogni volta in maniera diversa. Ricordo perfettamente il bianco chiaro del suo corpo, la sua pancia piatta ma morbida di quel lieve strato di adipe che ogni donna dovrebbe avere, ricordo parte di me scivolarle liquida sulla pelle della pancia ed entrare nell’ombelico fino a farlo traboccare e poi scendere di lato accanto all’osso del bacino. Lentamente. Fu quello probabilmente a scatenare il tutto di ciò che avvenne successivamente. Era una sera come un’altra una sera come tante e lei ancora non l’avevo mai incontrata. Credo mi abbiano colpito per prima le labbra imbronciate e poi quei capelli lanciati da un lato all’altro da un braccio bianco e chiaro zeppo di lentiggini. Era triste, seduta su di una panchina al parco, al buio.
“Tutto bene?” le dissi.
“No” rispose.
Niente altro. Mi sedetti accanto a lei e non si spostò.
Il suo profumo era un profumo unisex, non saprei dirne il nome ma lo avevo già sentito altrove, sfiorava i meandri profondi della mia mente.
Restammo seduti uno accanto all’altra per minuti, decine di minuti, forse anche più di un’ora senza rivolgerci la parola poi lei si alzò e si allontanò lentamente. Continue reading »

Mag 242017
 

Ci sto pensando da un po’. Al togliersi la vita, non specificatamente al togliermi la vita. Ne ho scritto un po’ “Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga“, ma non come avrei voluto. Recentemente sembra che il suicidio stia diventando particolarmente mainstream, tra la mezza bufala del Blue Whale,  13 Reasons Why  che ne da una visione piuttosto romanzata e meno drammatica ma che potrebbe aiutare molti a capirne almeno parte dei meccanismi, il suicidio di Chris Cornell. Un mito della gente della mia età, uno che almeno una volta nella vita avresti voluto essere al suo posto, su quel palco, davanti a migliaia di fan in deliro, un uomo da invidiare.
Non credo sia un male parlarne. Credo che la società dovrebbe essere maggiormente in grado di recepire il suicidio come realtà possibile e comportarsi di conseguenza, non tanto per evitarlo come fatto in sé quanto per evitare che le persone che abbiamo accanto soffrano al punto di arrivare a questa scelta.
Le domande che invece la società si pone finiscono per essere sempre quelle che può fare chi vede le cose da fuori, e le domande del vivo diciamo. Continue reading »

Apr 142017
 

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l’atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell’atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l’atto non era presente. Continue reading »

Mar 072017
 

Negli ultimi mesi ho notato con piacere un notevole aumento degli accessi a questo sito, probabilmente complice alcuni articoli che vengono quotidianamente visitati da nuovi utenti (vedesi a sinistra li “Articoli più letti in assoluto”), il mio cambio di rotta nella scrittura o lo scriverci più spesso, o tutte queste messe assieme.
Ti ringrazio.
Ringrazio te che stai leggendo ora, e ancora di più se sei uno di quelli che tornano spesso.
Colgo l’occasione però di fare chiarezza, come ho già fatto in passato, su come questo blog ed il mio modo di scrivere funzioni, è un discorso che faccio più per le persone che tra quelle che mi seguono mi conoscono direttamente che per gli altri, ma probabilmente può essere interessante anche per questi.
In ogni articolo, ad eccezione probabilmente di quelli palesemente politici sull’attualità, c’è finzione e realtà, pensieri reali e di personaggi, ma soprattutto finzione. Si tratta di esercizi di stile, prove di scrittura talvolta estremamente realistica talvolta irrealistica ma pur sempre esercizi di stile. Apprezzo molto quando qualcuno si preoccupa di quello che scrivo e mi chiede se stia succedendo qualcosa di terribile, lo apprezzo perché Continue reading »

Gen 272017
 

“Non sei tu il mio problema. Voglio dire, che sì, ci sto male, mi si strappa l’anima ma il mio problema non sei tu.” era seria mentre lo diceva, molto seria. “Piuttosto ho creduto che tu potessi esserne la soluzione. Che tu mi avresti portato via da tutto questo. E non è colpa tua se non l’hai fatto, se le mie aspettative sono state disattese, è stata la mia fuga, il mio usarti come mia fuga.”
Mi accorsi solo in quel momento che il cielo plumbeo alle sue spalle sembrava essere lì a sottolineare le parole che lei stava pronunciando. Come se avesse organizzato lei tutto questo, e forse è così. Mi accorsi solo in quel momento anche del rossetto scuro che evidenziava le sue labbra. Non lo aveva mai messo prima, o almeno non che io ricordi. Mi ero mai accorto davvero di come si truccasse?
Rimasi in silenzio. E lei abbassò le spalle come arrendendosi alla mia stupidità.
“Non lo capisci vero? Io non ho davvero nulla contro di te e non voglio recriminare nulla, ti sto dicendo solo perché sto male, anzi non perché sto male ma perché non ci sto a causa tua.”
Il vento le aveva portato una ciocca lunga di capelli ad appiccicarsi di sbieco sul viso, attraversando quelle labbra scure fino all’altro lato. Ci mise qualche secondo a trovarlo e rimetterlo a posto. Giusto mentre mi stavo accorgendo della sottile linea di eyeliner, non avevo mai fatto caso neppure a questo, se mai lo avesse usato prima.
“Non capisco” dissi. “Hai ragione, non capisco, ma cos’è allora che non funziona tra noi?”
Mi guardò come fossi uno stupido, ruotò gli occhi verso l’alto con l’aria sfinita e si prese qualche secondo prima di rivolgermi nuovamente la parola. Eravamo in piedi uno di fronte all’altra, sul marciapiedi.
“Non c’è nulla che non funzioni tra noi, sono io il problema, è dentro di me il problema.”
“Ne vuoi parlare?” le dissi immediatamente quasi interrompendola mentre una nuova folata di vento le spostava i capelli. Probabilmente di lì a poco si sarebbe messo a piovere e rimanere qui in piedi impalati come due scemi a prendere freddo non mi sembrava l’opzione migliore. Ma credo sarebbe stato peggio proporle in quel momento di entrare nel locale.
“No”. Rispose.
“Va bene” dissi prendendomi una pausa “va bene, allora, probabilmente è meglio così.”
“No! Non c’è nulla che vada bene invece! Proprio nulla!” Mi aggredì in quel momento. “Il problema è la mia vita, semplicemente l’ineluttabile fallimento completo della mia vita!”
Rimasi in silenzio a guardarla, non avrei saputo come reagire diversamente.
“Guardami. Tutto quello che sognavo di fare l’ho fatto. Oppure ho capito che non faceva per me, che non avrei dovuto lottarci ulteriormente. Tutto quello che mi resta è nessun amico, nessuna aspirazione, nessun desiderio”
“Io non sono un’amico?”
“No.” Mi guardò con aria torva.
“E cosa sono allora?”
“Nulla. Non sei nulla, non più, sei stato la mia fuga da tutto questo, la mia illusione di fuga ma ora ti guardo e sei lì a guardarmi come uno scemo come se stessi guardando un film e non ti rendi neppure conto di cosa stia succedendo, come non mi sono resa conto io che stavo proiettando in te solo stupidi desideri.”
Rimasi di nuovo in silenzio.
“Ti sei mai chiesto perché? Sei vivo?”
“No. Voglio dire, sono vivo perché mi hanno messo al mondo.” Risposi.
“Già, e perché sei ancora vivo?”
“Perché non sono morto prima. Credo.”
“Sei vivo perché hai dei sogni, un motivo di vivere, un motivo di andare avanti.”
“Tu no?” dissi stupito.
“No.”
“Come no?”
“Questo è il male che mi mangia dentro. Semplicemente questo”. Rimase in silenzio a guardarmi.
Io non sapevo come comportarmi e continuai a guardarla provando a sostenerne lo sguardo ma non era semplice. Avrei voluto essere in qualunque altro posto, o essere in grado di dirle la parola giusta se esiste una parola giusta in questi casi.
“Lo sai invece perché non sei ancora morto?” mi disse con aria di sfida.
Rimasi un po’ ancora in silenzio prima di rispondere “Credo per lo stesso motivo.”
“Quasi.” Disse. “Perché non hai un motivo di morire. Ci ho pensato spesso alla morte, i suicidi lo fanno spesso per rivalsa, per far soffrire qualcuno, per lanciare un messaggio, per avere la magra consolazione che qualcuno li piangerà. Morire non è una fuga ma un’atto di eroismo e ogni atto di eroismo è volto verso qualcuno”
“Eroismo?”
“Sì, è come mettersi a dieta Continue reading »

Apr 162015
 

*il racconto è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale*
Non è buona norma in genere immergersi in solitaria, in tutti i corsi insegnano a scendere sempre con in compagno ma d’altronde sono molte le cose che non è buona norma fare, ad esempio scendere con un bombolino ean 70 in una immersione profonda, ad esempio, ma non credo che nessuno dei due rappresenti un problema per l’attività che ho scelto di fare oggi.
Questa è una bella sera di una stellata come poche volte se ne vedono, complice l’inverno e lo scarso turismo la gran parte delle luci sono spente e questo permette di vedere il tutto illuminato solo dagli astri e dalla luna che sta salendo lentamente all’orizzonte tra i monti. L’aria è frizzante e viva, e l’acqua assolutamente calma, un’ottima notte per un’esperienza come questa.
La preparazione dell’attrezzatura come sempre è veloce ma meticolosa, non vorrei avere qualche genere di imprevisto che mi tolga la calma assoluta che ho dentro.
La bombola è piena ma non credo mi servirà, il bombolino ben agganciato e con l’erogatore chiuso, i formalismi sono importanti.
La torcia è ben carica, della secondaria non credo di averne bisogno ma è qui nella tasca del GAV non si sa mai, giusto? Fermo un passante per chiudermi la muta stagna, pulisco la maschera e sono pronto.
Le panchine sono sempre un ottimo aiuto per un subacqueo, niente di più comodo che sedersi, allacciarsi il gav, la bombola, prendere in una mano il bombolino e la maschera, nell’altra reggere la torcia e le pinne, alzarsi e camminare verso lo scivolo di alaggio per le barche.
Ho fatto centinaia di volte questa immersione e la conosco ormai più del giardino di casa ma è da sempre la mia preferita: qui ho imparato e qui voglio stare per sempre.
Con l’attrezzatura sulle spalle scendo in acqua lasciando i vari oggetti minuti sul bordo dello scivolo, l’acqua non è fredda come mi aspettavo e questo è molto positivo. Indosso la maschera e faccio un paio di prove creando depressione all’interno ma entra aria quindi non è messa bene, la ricontrollo, la sistemo, perfetto. Ora prendo dallo scivolo le pinne e le indosso, questa è una delle cose più comode di questo punto di immersione, puoi stare in piedi tranquillo a prepararti in acqua ma la profondità aumenta velocemente spostandoti di pochi metri. Un’accoppiata vincente.
Controllo l’aggancio del bombolino al GAV e sono pronto: tutto è in ordine.
Mi guardo intorno, mi viene spontaneo fare il gesto di ok con il pugno sulla testa ma questa volta non c’è qualcuno a cui segnalarlo, alzo il corrugato, svuoto e scendo.
Ci vogliono solo pochi istanti e mi trovo a cinque metri, mi viene da sorridere pensando che ho dimenticato di portare la boa di segnalazione, anche questa è una di quelle cose che non si fanno ma non credo sarà un problema per nessuno.
L’immersione, il mio percorso preferito almeno, inizia scendendo qualche metro seguendo una sagola che parte dalla base dello scivolo di alaggio verso il largo, questa porta ad un Continue reading »

Mar 052015
 

Non riesco a capire.
Qualcosa è cambiato, ma non focalizzo se a cambiare sia stato il mondo, lentamente, o la mia mente. Cammino, mi guardo attorno e vedo cloni, cloni di cloni, e altri cloni. Guardo il volto delle persone, i vestiti, i movimenti, gli argomenti. Cloni, cloni di cloni ed altri cloni.
Ogni persona che incontro, ogni persona con cui parlo, inaffidabile, presa dai pensieri di qualcosa che crede essere solo un suo problema ma che è identico ai finti problemi di tutti quelli che lo circondano, incapace di mantenere parola o attenzione. Manca il tempo, manca il tempo. Sembra che tutti vivano conquistati dagli uomini grigi di Momo di Ende. Un libro che oggi tutti dovrebbero leggere, ma che basterebbe leggesse uno perché uno è uguale a tutti. Almeno ho questo sospetto.
Non riesco a focalizzare.
Non capisco se ieri il mondo non fosse così, se sia cambiato nel tempo lentamente o se sia io ad essere cambiato.
Mi sento soffocare in questo mondo, mi sembra di giocare a carte all’uomo nero, o “la veccia”, quel gioco di carte in cui nessuna carta seppur diversa ha un valore, nessuna carta è diversa dalle altre tranne una. Non dico di sembrare quella carta diversa, ma la sto cercando, disperatamente.
Corro, corro senza fiato in questo mondo, ho un mazzo di carte, lo sfoglio, giro ogni carta, la guardo ed il volto è lo stesso, il vestito lo stesso, le parole che dice le stesse, provo a parlare a dire cose che smuovano l’anima “eretico, eretico” è il coro, “eretico” l’unica risposta.
Mi chiedo cosa sia cambiato, se sia una evoluzione od un involuzione, mia o del mondo. O semplice stabilità. Pochi giorni fa ho il ricordo di aver avuto qualcuno accanto, qualcuno speciale, o forse era anni fa, poi l’ho guardato in volto ed era un clone, come gli altri cloni, cloni di cloni di altri cloni.
L’immagine è come svegliarmi con accanto uno di questi che smarrito s’allontani ed esca di casa in silenzio ed io a guardarmi allo specchio, ma non ricordo il mio volto, non ricordo di essermi guardato, non ricordo neppure se sia vero che sia accaduto, o che accanto a me ci sia stato qualcosa che non fosse un clone, non ricordo neppure se i miei ricordi siano reali o siano essi gli errori. Non mi sono mai ritenuto migliore o peggiore, ma fiero di sentirmi diverso, comune ma diverso o anche questo è un ricordo perverso innestato da chissà quale errore virus o malore. Non riconosco generi o colori o differenza alcuna tra ognuno di quelli che incontro, non riconosco.
Non riconosco.
Ad ognuno se chiedi come va la risposta è un freddo “bene.” se chiedi della famiglia “bene.” se chiedi del lavoro “bene.” e poi ognuno inizia con il proprio monologo argomentale da cui non si può uscire, ne interagire, ne discutere, ne argomentare a propria volta. Il tema uno solo, l’unica cosa che differenzia un clone dall’altro è il tema. Niente altro.
Non ho più il fiato di correre, le gambe, le dita stanche alla ricerca di una carta che non trovo, scorrere avanti, indietro ancora ed ancora alla ricerca.
Ricordo un tempo di averne avute altre, in un cassetto e guardandole scopro che sono ancora identiche a tutto, a tutto.
Poi infine vado allo specchio e guardo il mio volto, mi chiedo come sto: “bene.”, come va al lavoro: “bene.” e mi siedo.

 

Feb 122015
 

Ecco qui, seguito della prima finalmente la recensione dei partecipanti alla seconda serata, non mi occupo di classifiche, ne mi interessa saperle, quindi scartati o non li ascolto, come sempre, come solamente ascoltati.

Nina Zilli “Sola”: Co me al so li to, non sop porto il suo mo do di canta re. Pro va a fa re un blu es, bana lotto, e sen za morde nte, e pri vo di corre tta silla bazione. Maaa aaaa aaaa aaaa aaaa il fi naaa aaa aaaa leeeeeeeee……. è ancora piùùùùùùùù banaaaaaaleeeeeeeeeeeeeeee………

……mmmmm……yyyyyeeeeehhhh

Marco Masini “Che giorno è”: il titolo della canzone è ciò che dice ogni volta che lo riesumano, ho sempre trovato che sia uno dei cantanti con la voce più interessante del panorama italiano, testi e depressione a parte, ma parte in modo un po’ insicuro che fa decadere anche questa mia speranza, anche nell’urlato sembra abbia meno mordente rispetto ai bei tempi, probabilmente non si era svegliato del tutto. Per il resto banalità disarmante. Peccato.

Anna Tatangelo “Libera”: tutti dicono che sembra una ragazzina, sarà ma a me sembrava vecchia anche da ragazzina, come sempre ha una buona voce ed un buon controllo della stessa, apprezzo molto che non si sia presentata con una canzone di Gigi, perché trovo siano estremamente poco personalizzabili, sembra sempre che le canti lui. La canzone di questa volta invece è intensamente inutile, ma le da la possibilità di mostrare la propria voce senza inutili gorgeggi, nell’insieme in ogni caso resta inutile.

Raf “Come una favola”: probabilmente la bella addormentata nel bosco, o la bestia addormentata nel bosco, anche lui riesumato e non troppo ripulito si cimenta con un brano dal testo melenso all’estremo, mi da l’idea dell’artista che non può andar in pensione perché non esistono garanzie da parte del governo e che ha bisogno di raccogliere quei due soldi per pagare l’affitto, il ritornello potrebbe essere un po’ accattivante se non steccasse, e palesasse la mancanza di voce. Probabilmente cantata da Renga o da un buon cantante il pezzo poteva essere interpretato e reso un bel pezzone seppur estremamente sanremese.
Raf è proprio messo male e mi spiace.

Il Volo “Grande amore”: no non sono “il volo” purtroppo, sono “il volo“, comunque nonostante questo hanno lo stesso la giacchetta anni 70 ed il pezzo inizia molto bene, interessante l’intro di piano e la voce bassa classicamente italiana al limite tra il pop e l’opera, ottima base tra il rock e la classica. Non ho dubbi, per quanto mi riguarda Il volo sono i vincitori morali, ottimo tiro e gusto da opera musicale moderna. Posso sbilanciarmi dicendo: vinceranno il premio della critica, arriveranno in bassa classifica, comprerò l’album.
Sanremo 2015 è valso esistere anche solo per far sentire loro.
Lo so che ai più probabilmente faranno schifo, ma siamo in Italia, è normale.

Fighi.

Irene Grandi “Un vento senza nome”: il cantato sembra un po’ sfasato col pianoforte, ma la sua voce… è sempre la sua voce e sta invecchiando gran bene. Lontana dai fasti rockettari di un tempo il pezzo ha un buono spessore che la sua voce amplifica, molto sanremese, classico, senza troppi fronzoli, senza infamia e con poca lode sta nel mucchio.

Lorenzo Fragola “Siamo uguali”: se è il suo cognome poteva scegliere un nome d’arte, se è un nome d’arte poteva sceglier il cognome, ma il fatto che diriga Lucio “Violino” Fabbri mi fa sperare in bene ed in effetti la voce è interessante e anche il pezzo, anche se qualcosa nel modo di cantare mi infastidisce, probabilmente la pronuncia simile a quella di mio nipote di 4 anni. Vocce troppo tremolante verso la fine, non regge, e troppe rime baciate che rendono pesante il pezzo.

Biggio e Mandelli “Vita d’inferno”: davvero? Voglio dire… si, ok, se ha cantato Emanuale Filiberto possono farlo anche loro, va bene… anzi, ammetto che lo stanno facendo con stile, prendendo in giro alla grande la banalità sanremese, peccato non siano neanche lontanamente ai livelli di Elio e abbiano come di consueto un ironia sempliciotta, che rende tutto ciò uno spreco. Peccato, alla fine poteva essere una scelta vincente, potevano lasciarlo fare a qualcuno di più adatto.

Bianca Atzei “Il solo al mondo”: stimo il maestro con i capelli blu. Il suo modo di cantare è estremamente trito ritrito e di moda, un misto tra Giusy Ferreri e Emy Winehouse, ma peggiorando entrambe. Se possibile. Perde anche quel poco di Giusy Ferreri che a volte mi ricorda la immensa Linda Perry. Quel pochissimo. Non capisco perché vada di moda cantare infilandosi una patata a bloccare l’epiglottide. E con quei ra llentammen ti amm metà de lle frasi. Ce ne sono già state altre due o tre che cantavano così in questa edizione, potevo farne a meno. Giusi Ferreri costava troppo e quindi ne hanno clonata una più economica?

Moreno “Oggi di parlo così”: mi ero dimenticato che faccia avesse e pensavo fosse un altro, avevo stima in lui quando è venuto fuori i primi tempi per la capacità di affrontare dal vivo un genere improvvisato ad alto livello evitando le volgarità tipiche del genere, ho grandi aspettative. Apprezzo molto il vestito elegante invece di quello tipico irriverentemente brutto dell’Hipop, lo apprezzo. Davvero. Non passa il tempo a lamentarsi e voler entrare nel ghetto, diretto ma mai inutilmente volgare, rime ben fatte, rispettoso e consapevole dell’ambiente in cui si trova. Non male, non lo farei vincere ma non male.

KuTso “Elisa”: Interessanti. Mi ricordano un po’ i quintorigo, seppur ovviamente di livello ben più basso, ma trovo interessante l’irriverenza del modo di cantare diverso dalla media, anche se è più l’impatto scenico che la qualità. Quantomeno sono diversi dalla massa e questo è un gran punto a favore.

Kaligola “Oltre il giardino”: forse un nome un pochino pretenzioso, soprattutto con la K iniziale, non so se l’effetto dell voce nelle prime frase sia stato un errore, spero di si, per il resto mi sembra il gemello dei gemelli diversi. Carino il ritornellino canticchiato e fischiettato, ma credo andasse più negli anni 90 che oggi. Con il nonno direttore mi da l’idea dell’ennesimo rapper che non vuole uscire dal getto ma entrarci.

Enrico Nigiotti “Qualcosa da decidere”: ma Alex Britti non aveva cantato ieri? Anzi questa canzone non l’aveva cantata qualche anno fa? Comunque anche qui Britti dimostra una scarsa attitudine vocale e sarebbe meglio se le canzoni si limitasse a scriverle e suonarle, solo che qui praticamente non suona neppure. La cosa divertente è che davvero praticamente non suona. Stonato, scadente. Il pezzo forse poteva non essere neppure male, per il resto raccapricciante.

Davvero.

Chanty “Ritornerai”: Ci ma ncava una che ca nta co nlepause che lealtre tre oquattro non lavevanofatto anco ra. Anzi ancooaoaoaoaoo roaoaooaoaoo… ci volevoaoaoaoao anchoeoeoeoeo leieieiei. Passando su questo interessante pezzo con la base di piano, buona voce e inte rpretazioneoeoeoeoe, puntasse meno a far sentire la voce sarebbe stato un buon pezzo, mi ricorda un po’ gli anni ottanta/novanta delle parte melodiche dei Fugees ma con gusto moderno, ooioioooioioiiooioio.

Attendo ansiosamente gli ultimi giovani della serata di domani

Ago 272008
 

L’uomo, la scienza, la medicina hanno fatto passi da gigante. Ormai i trapianti di cuore sono allíordine del giorno, taglia qui, aggiusta li, ricucisci la. Ma un cuore fisiologicamente sanissimo ma emotivamente in pezzi come diavolo si sistema?? Non esiste una colla, non esiste una medicina, un medico, uno sciamano, un profeta, uno stregone sulla faccia della Continue reading »

Gen 272008
 
Ed eccomi finalmente per gli affiatati fan del Trovatello a darmi buone e cattive e buonissime nuove!

La cosa incredibile è che c’è gente che mi contatta per chiedermi come sta il Trovatello!!!
Bene ecco le notizie salienti di quest’ultimo periodo.
In un primo momento sembrava avessimo trovato un vecchio motore da 25 cavalli per soli 200 euro, buttato nel dimenticatoio del magazzino del meccanico di un negozio di nautica!
Ormai mancavano finalmente pochi giorni a poter usare il nostro supergommone!!
Giunto il giorno di andare a prendere il motore io e Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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