Set 262017
 

Non li ho compiuti oggi trentacinque anni, è già passato qualche giorno.
Era un tempo del bilancio nella mia testa, di progetti di sogni, di desideri, di obbiettivi.
Sono falliti tutti. Dal primo all’ultimo.
Eppure sono felice.
In procinto di cambiare lavoro abbandonando un progetto che amo ancora durato quasi dieci anni, in procinto di proseguire sul mio grande sogno nonostante le mura alte che lo hanno circondato, in procinto di provarne un’altro più incredibile e assurdo, in continuo cambiamento.
In continuo cambiamento.
Oggi mi è ricapitata in mano, Itaca di Costantino Kavafis, o più precisamente mi è stata fatta ricapitare in mano, è curioso se penso quando e come ne sia venuto a contatto la prima volta. Era l’inizio della mia libertà, della mia vita in qualche modo adulta. La leggevo e sognavo che la mia vita sarebbe stata un viaggio incredibile e pieno di avventure, esperienze viaggi metaforici e non. Era il 1997. Sono passati venti anni da allora. Ed era settembre, ne sono Continue reading »

Ago 172017
 

L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.
-Cesare Pavese-

Ho sempre creato un legame nella mia mente tra la scrittura e altri tipi di piacere, in particolare l’orgasmo (ne ho già scritto). Nel tempo ogni cosa evolve, cresce matura. Crescono tutte di pari passo con l’esperienza. Quando paragonavo il piacere della scrittura all’orgasmo non conoscevo a fondo nessuna delle due, erano le prime esperienze i primi momenti, le prime cose brevi ed intense. Fossero scritte o provate. Nella vita ci sono momenti in cui il desiderio più forte è quello di provare nuove cose, diverse l’una dall’altra, bruciare come lampi o fuochi fatui in una forma di bulimia compulsiva. Scrivevo cose brevi, racconti, poesie, frasi che oggi si definiscono aforismi ma che per me erano sunti di concetti che avrei voluto utilizzare più avanti. Giravo sempre con un Moleskine in tasca ed una penna. Appuntavo e godevo d’istante, distante dal mondo. Poi quelle rincorse gli impeti, i desideri si acquietano. Credo sia stata così una delle chiavi che hanno definito il mio smettere di scrivere, il mio perdere capacità di emozionarmi, di emozionare, di creare mondi, di vivere nel mondo reale.
Aridità.
Poi un giorno o l’altro si arriva ad uno di quei punti in cui si deve scegliere. Ho finito? Ho finito davvero o mi sono solo infilato nel vicolo sbagliato? Il muro che mi trovo di fronte è solamente l’ennesimo fallimento, il più grande, o c’è da qualche parte una strada che non ho percorso? Che ho lasciato indietro, qualcosa di intentato. Che cosa voglio davvero? Continue reading »

Mag 292017
 

Ci sono persone che riescono a farti odiare le cose che ami di più, rivolgerle e sconvolgerle di inettitudine, incapaci neppure di rendersi conto della propria incapacità e di essere un danno per chi li circonda, convinte di salvare il mondo che stanno prendendo a calci nel culo fino farti capire che il mondo è degli inetti e che per chi ha una testa non c’è luogo.
Ci sono persone che riescono a farti amare le cose che odi di più, a spingerti a credere che l’impossibile non esiste, che è l’impegno a rivoltare il mondo, cambiarlo, farlo progredire, che i limiti sono fatti per essere superati che nel mondo sono gli inetti che Continue reading »

Gen 272017
 

“Non sei tu il mio problema. Voglio dire, che sì, ci sto male, mi si strappa l’anima ma il mio problema non sei tu.” era seria mentre lo diceva, molto seria. “Piuttosto ho creduto che tu potessi esserne la soluzione. Che tu mi avresti portato via da tutto questo. E non è colpa tua se non l’hai fatto, se le mie aspettative sono state disattese, è stata la mia fuga, il mio usarti come mia fuga.”
Mi accorsi solo in quel momento che il cielo plumbeo alle sue spalle sembrava essere lì a sottolineare le parole che lei stava pronunciando. Come se avesse organizzato lei tutto questo, e forse è così. Mi accorsi solo in quel momento anche del rossetto scuro che evidenziava le sue labbra. Non lo aveva mai messo prima, o almeno non che io ricordi. Mi ero mai accorto davvero di come si truccasse?
Rimasi in silenzio. E lei abbassò le spalle come arrendendosi alla mia stupidità.
“Non lo capisci vero? Io non ho davvero nulla contro di te e non voglio recriminare nulla, ti sto dicendo solo perché sto male, anzi non perché sto male ma perché non ci sto a causa tua.”
Il vento le aveva portato una ciocca lunga di capelli ad appiccicarsi di sbieco sul viso, attraversando quelle labbra scure fino all’altro lato. Ci mise qualche secondo a trovarlo e rimetterlo a posto. Giusto mentre mi stavo accorgendo della sottile linea di eyeliner, non avevo mai fatto caso neppure a questo, se mai lo avesse usato prima.
“Non capisco” dissi. “Hai ragione, non capisco, ma cos’è allora che non funziona tra noi?”
Mi guardò come fossi uno stupido, ruotò gli occhi verso l’alto con l’aria sfinita e si prese qualche secondo prima di rivolgermi nuovamente la parola. Eravamo in piedi uno di fronte all’altra, sul marciapiedi.
“Non c’è nulla che non funzioni tra noi, sono io il problema, è dentro di me il problema.”
“Ne vuoi parlare?” le dissi immediatamente quasi interrompendola mentre una nuova folata di vento le spostava i capelli. Probabilmente di lì a poco si sarebbe messo a piovere e rimanere qui in piedi impalati come due scemi a prendere freddo non mi sembrava l’opzione migliore. Ma credo sarebbe stato peggio proporle in quel momento di entrare nel locale.
“No”. Rispose.
“Va bene” dissi prendendomi una pausa “va bene, allora, probabilmente è meglio così.”
“No! Non c’è nulla che vada bene invece! Proprio nulla!” Mi aggredì in quel momento. “Il problema è la mia vita, semplicemente l’ineluttabile fallimento completo della mia vita!”
Rimasi in silenzio a guardarla, non avrei saputo come reagire diversamente.
“Guardami. Tutto quello che sognavo di fare l’ho fatto. Oppure ho capito che non faceva per me, che non avrei dovuto lottarci ulteriormente. Tutto quello che mi resta è nessun amico, nessuna aspirazione, nessun desiderio”
“Io non sono un’amico?”
“No.” Mi guardò con aria torva.
“E cosa sono allora?”
“Nulla. Non sei nulla, non più, sei stato la mia fuga da tutto questo, la mia illusione di fuga ma ora ti guardo e sei lì a guardarmi come uno scemo come se stessi guardando un film e non ti rendi neppure conto di cosa stia succedendo, come non mi sono resa conto io che stavo proiettando in te solo stupidi desideri.”
Rimasi di nuovo in silenzio.
“Ti sei mai chiesto perché? Sei vivo?”
“No. Voglio dire, sono vivo perché mi hanno messo al mondo.” Risposi.
“Già, e perché sei ancora vivo?”
“Perché non sono morto prima. Credo.”
“Sei vivo perché hai dei sogni, un motivo di vivere, un motivo di andare avanti.”
“Tu no?” dissi stupito.
“No.”
“Come no?”
“Questo è il male che mi mangia dentro. Semplicemente questo”. Rimase in silenzio a guardarmi.
Io non sapevo come comportarmi e continuai a guardarla provando a sostenerne lo sguardo ma non era semplice. Avrei voluto essere in qualunque altro posto, o essere in grado di dirle la parola giusta se esiste una parola giusta in questi casi.
“Lo sai invece perché non sei ancora morto?” mi disse con aria di sfida.
Rimasi un po’ ancora in silenzio prima di rispondere “Credo per lo stesso motivo.”
“Quasi.” Disse. “Perché non hai un motivo di morire. Ci ho pensato spesso alla morte, i suicidi lo fanno spesso per rivalsa, per far soffrire qualcuno, per lanciare un messaggio, per avere la magra consolazione che qualcuno li piangerà. Morire non è una fuga ma un’atto di eroismo e ogni atto di eroismo è volto verso qualcuno”
“Eroismo?”
“Sì, è come mettersi a dieta Continue reading »

Lug 022016
 

Sei stato tu -nel tempo- ad insegnarmi l’attesa.
Non ero in grado -prima di te- di sedermi ed attendere. Nel silenzio.
Cullare lentamente il desiderio, sorridere dell’assenza, dare da bere ai sogni senza costringerli in nessuna direzione, osservarli crescere. Ed attendere.
Da semi distorti di confuse pulsioni mi hai insegnato a far nascere ciò che può essere armonico.
E ancora -o per la prima volta dopo di te- attendo qualcosa di nuovo. Non posso dire che io ci creda, non posso dire che io non ci creda. Non posso dire cosa sia. Ma mi fa sorridere.
Scrivo più strano dopo la mezzanotte.
Scrivo più bello forse.
Scrivo più vero.
Ma qualunque cosa sia, lo carezzo, lo attendo. Lo aspetto.
Non importa cosa sia, cosa possa o non possa divenire.
Sorrido.
Mi sento a casa.
E attendo il divenire, il divenendo.

Ott 152015
 

“Ricorda di quando iniziò ad avere queste fantasie?”
Fantasie?
“Si, omicidi morti, cose di questo genere”
Io non ho di queste fantasie, e soprattutto non vedo perché dovrei averne, al limite ho fatto qualche sogno, poco altro.
“Bene, ricorda quando è iniziata questa sua ossessione, questa serie di sogni, questo suo pensare alla morte di donne?”
Non credo di esserne ossessionato, nel modo più assoluto, mi capita qualche volta di pensarci, si come può capitare di pensare nuda una bella donna che passa, ma non direi di esserne ossessionato o dipendente, io sono uno che sta ben alla larga dalle dipendenze e cose simili, sto lontano dalle droghe, dal fumo, dall’alcool, si qualche birretta a volte tuttalpiù, ma niente di che.
“Cosa le viene in mente pensando parola ossessione?”
I fumatori.
“Lei si sente ossessionato dai fumatori?”
No, i fumatori sono ossessionati dal fumo
“Provi a parlarmene”
Li guarda mai? Sembra come se la presenza stessa del fumo li attorni, come chiocciole che si portino dietro il propri guscio, loro si portano dietro il fumo, l’alone di puzza, il bisogno di fumare, la sigaretta in tasca sempre pronta e se non lo è la comprano o la rollano ossessivamente, continuamente. Il loro bisogno di uscire ogni ora a respirare da quel loro rotolino di morte, di respirare la morte passo passo, piano piano, ogni giorno più e più volte, e ogni volta ancora non ne sono soddisfatti. Sa, da piccolo ho letto Momo, di Michael Ende, non so se ha presente, mi sono rimasti impressi nella testa, proprio dentro, tatuati i personaggi cattivi: degli uomini grigi che si nutrivano del tempo sottraendolo alle persone, uomini in giacca e cravatta e con la valigetta, ma soprattutto uomini con il sigaro. Il sigaro e fatto con le foglie -o i petali non ricordo- del tempo essiccati ed arrotolati, ne erano talmente dipendenti da dover fumare ogni istante e dover accendere un sigaro ogni volta con quello che stava finendo. Lo vedo così il fumatore. Mi sembra come un malato bisognoso di una flebo, incapace di viverne senza ma come se la flebo fosse contemporaneamente veleno e piacere, lo vedo come una persona sopraffatta dal bisogno impellente di assumere qualcosa di esterno per riequilibrare qualcosa di interno, quasi come se non lo assumesse il cuore dovesse esplodere o il cervello spegnersi. Lo vedo come un malato che non si rende conto di essere malato, come uno zombie che non si sia reso conto di essere morto, lì attaccato a questa sua sigaretta a credere di aspirare la vita mentre è il fumo ad aspirarla via. Non credo di saperne rendere l’idea fino in fondo ma penso al fumo che invade i bronchi come a veder fumare l’uomo invisibile e questo fumo entrare poi nelle vene e dalle vene entrare nel cervello, negli organi e colonizzarli, colonizzane i desideri come un parassita, mille parassiti, milioni di parassiti che necessitino di nutrirsi ancora con una nuova boccata e vedo il fumatore ignaro, incapace di capire come ognuna sia un darsi ulteriormente a questo demone. Vedo il corpo marcire dentro partendo dai polmoni ed irrorando il marcio a raggiera seguendo le vene e via via fino ai capillari e mentre vedo il corpo marcire li vedo attaccati a quel bastoncino fumante come se non fosse capace di staccarsi, mi sembra uno di quei topi a cui hanno dato un tasto che stimola il piacere e che muoiono di fame a forza di stare a stimolare quello, come una lumaca attratta dal sale che a poco a poco si scoglie ed ho la consapevolezza che non servirà a nulla dirglielo, farglielo notare, perché otterrebbe lo stesso scopo.
“Quindi li vede senza speranze in qualche modo?”
Si, anche se alcuni si salvano o sopravvivono a lungo.
Capisco, ed invece come vede le donne? Come è il suo rapporto con esse?
Non credo valga la pena parlarne, non credo che abbiano questa importanza da doverne discutere, no?
“Eppure in questi incontri lei me ne ha parlato spesso, ha spesso parlato di fantasie che le riguardano”
No, non credo lo siano. Non credo siano fantasie quantomeno.
“Cosa sono se non sono fantasie?”
La seduta è finita.
“Cosa sono se non sono fantasie?”
La seduta è finita.
“Ritorneremo sull’argomento alla prossima seduta”

Nov 152014
 

Credo che l’autunno sia la mia stagione preferita, quella ricca dei colori caldi delle foglie, quella delle piogge fredde che lavano i ricordi lasciandone solo ciò che conta, quella delle prime nebbie dove nascondersi passeggiando lontani dal mondo, quella dove il lago inizia a pulirsi dal turismo e dal plancton diventando azzurro e trasparente, quella in cui posso indossare le camice e il cappotto nero, quella in cui posso andare in montagna e la montagna è solo mia, quella in cui posso correre sotto la pioggia o nella nebbia per le strade attorno a casa, quella in cui ancora dai tempi dell’adolescenza iniziava un nuovo anno, nuove speranze, nuovi sogni, nuove esperienze, una nuova vita.
Credo che l’autunno sia la stagione più evocativa di momenti, sogni, desideri senza le delusioni che può dare l’estate, senza il fermento della primavera, senza la stabilità dell’inverno.
Credo che l’autunno sia la mia stagione, senza le malinconie di cui la letteratura e l’immaginario lo caricano, ma con la bellezza insita nella natura stessa.

Mar 092009
 
Guardo le nubi bianche di questi giorni, il cielo azzurro, terso, la neve sul Baldo e sogno.
Sogno affrontando il futuro.

Mi piacciono le novità, mi piacciono le sorprese, e in questi giorni ce ne sono state molte, dal cantiere della casa che dovrei comprare chiuso per problemi tra architetto e impresario, a un nuovo gruppo con cui sto suonando (e di cui per ora non dico nulla perché credo sarà una grossa grossa sorpresa praticamente per tutti, e ad alcuni piacerà da morire ad altri farà proprio schifo), all’arrivo di un nuovo Continue reading »

Ott 122008
 
Ed infine ti sei sposata.
Ti sei sposata, col tuo vestito arancio e verde da elfa e lui in grigio con la tuba nera.
Ti sei sposata in quella chiesa dove ho sempre sognato il mio matrimonio, in quella chiesa che per me significa tanto, significa in qualche modo la mia fede, e ricorda il mio essere scout, che è il nostro essere scout.
Ti sei sposata con quel canto d’inizio che Continue reading »
Ago 172008
 

E così anche l’ultimo mio campo è andato.
Si.
E mi accorgo che per ora va bene così, va bene così, sì.
Non c’è più nulla che io possa dare ora per questo mondo, e quel che potevo prendere l’ho preso, o almeno l’ho incontrato, amato, carezzato, vissuto.
Nelle cose materiali, ma soprattutto in quelle mentali, psicologiche, filosofiche.
Le mie mani sono ancora segnate da un campo che sembra essere di reparto, non riesco a non trovare un motivo per far legature che Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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