Gen 192017
 

Fu sul tragitto di quella strada,
su quei mattoni gialli che affrontai infine il destino che attendevo.
Fu quando scoprii il mago dietro al telo,
quando dietro al telo scoprii lo specchio che mostrava il mago.

Mi scoprii con un cilindro in mano,
mi scoprii con una mano nel cilindro,
ma non c’era pubblico a cui mostrarlo.

Mi scoprii il mago,
e il pubblico,
e tutto,
e nulla.

Tirai fuori la mano ma il coniglio era già fuggito.
Tirai fuori la mano e trovai un orologio rotto.
Il pubblico non applaudì.

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Giu 082015
 

Qualcosa nel tempo

Cambia, nel tempo il tempo

nel tempo

cambia
il tempo che passa.

E così il sigul che porto al collo
ricordo d’un tempo mi porta nel tempo ad un nuovo tempo

Il sigul che scrissi,
torna a bussare e richiamarmi al passato

Il Ka, una ruota che gira, che prende, che da che restituisce e poi toglie.
Avanti, indietro e ancora tra tornanti di andate e ritorni,
Avanti ed indietro nel tempo che va e poi torna e poi va.

Qualcosa si sblocca mentre la mia gola si chiude,
qualcosa di sblocca mentre la mia mente respira,
qualcosa si sblocca mentre il respiro del corpo si fa flebile,
qualcosa si sblocca mentre sembra ruotare il senso come un rapace in circolo
verso qualcosa.

Qualcosa.

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Apr 292015
 

Il sesso, l’ebbrezza e il sangue richiamarono sempre il mondo
sotterraneo e promisero a più d’uno beatitudini ctonie. Ma il tracio
Orfeo, cantore, viandante nell’Ade e vittima lacerata come lo stesso
Dionisio, valse di più.(Parlano Orfeo e Bacca).

Orfeo: E’ andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. S’intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch’è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com’era prima; che un’altra volta sarebbe finita. Ciò ch’è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi “Sia finita” e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. Sentii soltanto un cigolìo, come d’un topo che si salva.

Bacca: Strane parole, Orfeo. Quasi non posso crederci. Qui si
diceva ch’eri caro agli dèi e alle muse. Molte di noi ti seguono
perché ti sanno innamorato e infelice. Eri tanto innamorato che – solo tra gli uomini – hai varcato le porte del nulla. No, non ci credo, Orfeo. Non è stata tua colpa se il destino ti ha tradito.

Orfeo: Che c’entra il destino. Il mio destino non tradisce. Ridicolo che dopo quel viaggio, dopo aver visto in faccia il nulla, io mi voltassi per errore o per capriccio.

Bacca: Qui si dice che fu per amore.

Orfeo: Non si ama chi è morto.

Bacca: Eppure hai pianto per monti e colline – l’hai cercata e chiamata – sei disceso nell’Ade. Questo cos’era?

Orfeo: Tu dici che sei come un uomo. Sappi dunque che un uomo non sa che farsi della morte. L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita. Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore. Cercavo un passato che Euridice non sa. L’ho capito tra i morti mentre cantavo il mio canto. Ho visto le ombre irrigidirsi e guardar vuoto, i lamenti cessare, Persefòne nascondersi il volto, lo stesso tenebroso-impassibile, Ade, protendersi come un mortale e ascoltare. Ho capito che i morti non sono più nulla.

Bacca: Il dolore ti ha stravolto, Orfeo. Chi non rivorrebbe il passato? Euridice era quasi rinata.

Orfeo: Per poi morire un’altra volta, Bacca. Per portarsi nel sangue l’orrore dell’Ade e tremare con me giorno e notte. Tu non sai cos’è il nulla.

Bacca: E così tu che cantando avevi riavuto il passato, l’hai respinto e distrutto. No, non ci posso credere.

Orfeo: Capiscimi, Bacca. Fu un vero passato soltanto nel canto. L’Ade vide se stesso soltanto ascoltandomi. Già salendo il sentiero quel passato svaniva, si faceva ricordo, sapeva di morte. Quando mi giunse il primo barlume di cielo, trasalii come un ragazzo, felice e incredulo, trasalii per me solo, per il mondo dei vivi. La stagione che avevo cercato era là in quel barlume. Non m’importò nulla di lei che mi seguiva. Il mio passato fu il chiarore, fu il canto e il mattino. E mi voltai.

Bacca: Come hai potuto rassegnarti, Orfeo? Chi ti ha visto al ritorno facevi paura. Euridice era stata per te un’esistenza.

Orfeo: Sciocchezze. Euridice morendo divenne altra cosa. Quell’Orfeo che discese nell’Ade, non era più sposo né vedovo. Il mio pianto d’allora fu come i pianti che si fanno da ragazzo e si sorride a ricordarli. La stagione è passata. Io cercavo, piangendo, non più lei ma me stesso. Un destino, se vuoi. Mi ascoltavo.

Bacca: Molte di noi ti vengon dietro perché credevano a questo tuo pianto. Tu ci hai dunque ingannate?

Orfeo: O Bacca, Bacca, non vuoi proprio capire? Il mio destino non
tradisce. Ho cercato me stesso. Non si cerca che questo.

Bacca: Qui noi siamo più semplici, Orfeo. Qui crediamo all’amore e alla morte, e piangiamo e ridiamo con tutti. Le nostre feste più gioiose sono quelle dove scorre del sangue. Noi, le donne di Tracia, non le temiamo queste cose.

Orfeo: Visto dal lato della vita tutto è bello. Ma credi a chi è stato tra i morti… Non vale la pena.

Bacca: Un tempo non eri così. Non parlavi del nulla. Accostare la morte ci fa simili agli dèi. Tu stesso insegnavi che un’ebbrezza travolge la vita e la morte e ci fa più che umani… Tu hai veduto la festa.

Orfeo: Non è il sangue ciò che conta, ragazza. Né l’ebbrezza né il sangue mi fanno impressione. Ma che cosa sia un uomo è ben difficile dirlo. Neanche tu, Bacca, lo sai.

Bacca: Senza di noi saresti nulla, Orfeo.

Orfeo: Lo dicevo e lo so. Ma poi che importa? Senza di voi sono disceso all’Ade…

Bacca: Sei disceso a cercarci.

Orfeo: Ma non vi ho trovate. Volevo tutt’altro. Che tornando alla luce ho trovato.

Bacca: Un tempo cantavi Euridice sui monti…

Orfeo: Il tempo passa, Bacca. Ci sono i monti, non c’è più Euridice. Queste cose hanno un nome, e si chiamano uomo. Invocare gli dèi della festa qui non serve.

Bacca: Anche tu li invocavi.

Orfeo: Tutto fa un uomo, nella vita. Tutto crede, nei giorni. Crede perfino che il suo sangue scorra alle volte in vene altrui. O che quello che è stato si possa disfare. Crede di rompere il destino con l’ebbrezza. Tutto questo lo so e non è nulla.

Bacca: Non sai che farti della morte, Orfeo, e il tuo pensiero è solo morte. Ci fu un tempo che la festa ci rendeva immortali.

Orfeo: E voi godetela la festa. Tutto è lecito a chi non sa ancora. E’ necessario che ciascuno scenda una volta nel suo inferno. L’orgia del mio destino è finita nell’Ade, finita cantando secondo i miei modi la vita e la morte.

Bacca: E che vuol dire che un destino non tradisce?

Orfeo: Vuol dire che è dentro di te, cosa tua; più profondo del sangue, di là da ogni ebbrezza. Nessun dio può toccarlo.

Bacca: Può darsi, Orfeo. Ma noi non cerchiamo nessuna Euridice. Com’è dunque che scendiamo all’inferno anche noi?

Orfeo: Tutte le volte che s’invoca un dio si conosce la morte. E si scende nell’Ade a strappare qualcosa, a violare un destino. Non si vince la notte, e si perde la luce. Ci si dibatte come ossessi.

Bacca: Dici cose cattive… Dunque hai perso la luce anche tu?

Orfeo: Ero quasi perduto, e cantavo. Comprendendo ho trovato me stesso.

Bacca: Vale la pena di trovarsi in questo modo? C’è una strada più semplice d’ignoranza e di gioia. Il dio è come un signore tra la vita e la morte. Ci si abbandona alla sua ebbrezza, si dilania o si vien dilaniate. Si rinasce ogni volta, e ci si sveglia come te nel giorno.

Orfeo: Non parlare di giorno, di risveglio. Pochi uomini sanno. Nessuna donna come te, sa cosa sia.

Bacca: Forse è per questo che ti seguono, le donne della Tracia. Tu sei per loro come il dio. Sei disceso dai monti. Canti versi di amore e di morte.

Orfeo: Sciocca. Con te si può parlare almeno. Forse un giorno sarai come un uomo.

Bacca: Purché prima le donne di Tracia…

Orfeo: Di’.

Bacca: Purché non sbranino il dio.

Cesare Pavese – Dialoghi con Leucò

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Gen 242015
 

A volte capita di trovare un brano musicale, per caso, per destino, o per sconosciuta serendipità, oggi ne sto ascoltando ossessivamente uno, in questi giorni ne stavo ascoltando ossessivamente un altro.
Sono settimane che vorrei scrivere qualcosa che si chiamerà “Il Destino Razionalista” che spiega tutto questa serendipità che ognuno incontra ogni giorno nella propria vita, ma lo spiega nel modo più scettico e razionalista che mi sia mai capitato di pensare: il destino concetto irrazionale spiegato con il razionalismo.
Nel frattempo questo razionale lato si scontra contro incontri contrari al controllo, che rivolgono, stravolgono, coinvolgono momenti, persone inaspettate.
Lo rifuggo e rincorro, con parte e parte trafitto da parte a parte.
In passato ci ho messo mesi a scrivere qualcosa come quello che vorrei scrivere, ma non c’è fretta perché anche questo è cambiamento.
Ho finito un secondo romanzo, forse non avevo neppure scritto qui di averne iniziato un primo e il cervello ruota rivolta scalpita per iniziarne uno nuovo, quello è in testa da quasi dieci anni, credo dal 2005, quando ne tirerò fuori gli appunti lo saprò, ma non è ancora il tempo.
Oggi è il tempo di ascoltare questo brano, a ripetizione, mille e mille volte e mille ancora.
Mi ispira la scrittura di qualcosa di nuovo, che non ha a che fare col destino ma che è destino, mi ispira lo scrivere cose nuove che non ho mai scritto.
Intanto vago e divago nel vano e insano percorso che si forma nella mia mente.
E così quando il mio lato razionale spinge per scrivere qualcosa di nuovo accanto l’irrazionale spinge per contraddirne con coerenza.

è una piacevole instabilità che potrebbe portare novità o autodistruzione.
Ma intanto ascolto ancora questa musica, ed ancora, ed ancora, ed ancora, ed ancora.
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Set 212014
 

Ormai cinque anni fa stavo scrivendo di quanto sia bella la vita, era marzo del 2009, nel mezzo una vita.
Una vita intera.
Ogni tanto lo rileggo, per fare del bene a me stesso, per ricordarmi quando ogni cosa vada a contribuire nel bene (e non nel male) alla crescita interiore, ad essere una persona migliore.
Ciò che ci rende peggiori è invece solo uno spreco, e lo stiamo sprecando noi, non è uno spreco di per se.
Credo che ogni cosa accada per una ragione, ma al contempo non credo in un destino o in una strada scritta. La verità è che la ragione la dobbiamo trovare noi, non inventarla, trovarla.
Ogni cosa che accade, ogni cosa terribile o buona ha infinite conseguenze, positive e negative. Non esistono cose universalmente positive o cose universalmente negative, le conseguenze ci sono in ogni senso, in ogni modo, il mondo è fatto di consecutio temporali e ciò che siamo è la conseguenza delle nostre scelte e delle scelte di infinite altre persone e del caso.
Di un fatto positivo che stiamo vivendo non ci chiediamo spesso la ragione, non ci chiediamo le conseguenze per il futuro, non cerchiamo un perché, è così bello viverlo!
Di un fatto negativo ci chiediamo cosa ci abbia portato lì, e immaginiamo terribili scenari futuri.
La parte difficile e renderci conto di quanto spesso invece queste due cose siano strettamente correlate, di quanti fatti negativi ci sitano dietro, nel passato di ogni momento felice che incontriamo sulla nostra strada, e talvolta di quanti fatti positivi abbiano portato ad altri negativi.
Consecutio temporali di consecutio temporali.
Non esiste una linea che ci porta da un punto ad un altro, più propriamente esiste un albero, o un grafo. I percorsi sono molteplici, le strade sono potenzialmente infinite.
La questione è sempre, come in qualsiasi cosa, scegliere.
So che quando di brutto sta accadendo oggi porterà ad una molteplicità di cose, positive e non, quelle positive per me giustificheranno questo male, quelle ulteriormente negative serviranno a portare più avanti ad altre positive.
Certo, si può vederla anche nel modo opposto, è facile quanto vederla in questo. Forse più facile.
Ma sta a noi scegliere come vederla.
Sta a noi scegliere se amare la nostra vita od odiarla.

 

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Dic 212012
 

Ommioddio, io non ci credevo.
Non potevo crederci ne volevo…
è l’alba e mentre sale il sole vedo distruggersi il mondo che conosciamo.
All’orizzonte mentre arriva la luce vedo arrivare il buio, vedo le fiamme nere come la morte impossessarsi dei palazzi e dei campi.
Chi è già sveglio cerca di scappare inutilmente ma io me ne sto qui in attesa,
fuggire è ormai inutile.
Inutile tentare di sopravvivere al destino.
Molti di voi non leggeranno mai ciò che sto scrivendo, molti di voi non vedranno mai più la luce,
ma saranno i più fortunati,
saranno quelli che probabilmente non soffiranno,
neppure se ne accorgeranno.
Gli altri, ammesso che qualcuno sopravviva,
si sveglieranno in un mondo distrutto,
un mondo che non è più quello in cui si sono addormentati.
Avevano ragione,
avevano tutti ragione.
L’unico rimpianto è quello di non avere installato Instagram sul mio smartphone.
Cazzo, una bella fotina effettata dall’orlo del baratro della fine del mondo mi avrebbe fatto vinncere il Pulitzer.

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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