Giu 192016
 

“Io voglio essere la tua oasi e vorrei tu fossi la mia, non qualcosa da lasciare indietro ma un luogo dove tornare a respirare, a bere acqua, a rinfrancarsi, da portare nel cuore chiamandolo casa.

Vai dunque, e quando lo vorrai, allunga la mano e cerca la mia.”

Le parole assumono significato nel tempo.
Il tempo stesso assume significato nel mutare delle parole.
Il tutto in un continuo circolo che è paradosso.

“Vai dunque. Ci sono altri mondi oltre a questo”
-Roland di Gilead-

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Giu 012016
 

L’idea solo che da lì a poche ore, o giorni avrei potuto incontrarne lo sguardo mi tenne sveglio per giorni. Ero consapevole che non sarebbe accaduto niente di diverso dal solito nulla, era il nostro ruolo che ciò accadesse in questo modo. Ma era qualcosa dentro, qualcosa che non avevo scelto. La cosa che faceva sì che incontrassi quello sguardo in un mondo o nell’altro, da una parte o dall’altra del confine onirico. A intervalli regolari. Ed era l’incontrarla di rado a farmi invecchiare in fretta tra una volta e l’altra pur di accelerare i tempi.

Non fu che un giorno normale, forse più lungo, forse più silenzioso. Veloce e forte sentivo il mio battito nel vuoto tra le clavicole come a rimbalzare. Fu un giorno come non poteva non essere.
Come non poteva non essere, e nulla più.
Avrei voluto ogni istante poter entrare nel suo mondo. Incontrarla ancora nel suo mondo e scoprirlo vicino o lontano dal mio. Conoscerne sfaccettature che non conosco, amarlo od odiarlo. Avvicinarmi o fuggirne. Esaminare l’ascendente che nonostante tutto continua ad avere su di me.
Ma era un giorno come un’altro, come ce ne saranno ancora. Come ce ne sono già stati. Solamente un giorno, un momento, un nulla.

L’idea solo che da qui a pochi giorni, potrò reincontrarne lo sguardo mi tiene sveglio da giorni, o forse anche ora sto sognando e tutto questo è solo l’immagine del libro che ho chiuso prima di sdraiarmi.

 

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Mag 152016
 

Continuo a ripetere ossessivo nella mia mente le stesse note

“Nulla cade dal cielo, ad eccezione delle stelle quando, avvolte nel velo della notte, come perle scivolano dal niente dentro ai sogni della gente.”

Una canzone di Gazzè, non un caso, non una scelta.

“Nulla sfavilla al confronto dei lunghi albori sul mare, quando lampi amaranto fabbricano martingale di luce sospesa, pendente, a sorreggere l’orizzonte.”

Penso ancora all’averti vista ed al mio modo nuovo di viverti, l’unico in fondo che mi sia possibile, l’unico che la mia mente possa reggere davvero senza che qualcosa straripi e si scontri con qualcos’altro. Senza che qualcosa vada a cozzare con qualcos’altro e lasciando che tu faccia di me -involontariamente- qualcosa di migliore, qualcosa che trascenda il mio essere stesso

“Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,
come il pensiero costante di averti vista.”

E non è questione di amore, o di sogno, o di qualsiasi romantico disegno da raccontare in musica, non è un qualcosa a cui anelare o da cui fuggire, è semplicemente ciò che è ed è così che scelgo di viverlo. Semplicemente per ciò che è, di momento in momento. Di ora in ora. Ho lottato una vita a costruire mura, fortificazioni, armi e corazze, ho passato una vita a distruggerle, ho passato una vita a destrutturarmi e ricostruirmi fino ad essere quello che sono oggi, fino a stare bene con me stesso. Solo con me stesso. Trovo sia raro, soprattutto oggi, arrivare ad essere autocompleti, a sentirsi parte di un mondo come entità a se stante in grado di provvedere ai propri bisogni a pieno. E ci sono arrivato oggi. Un oggi così vicino da apparire minuti fa, secondi forse. Ed è lì che ti ho vista. Forse pochi istanti prima. E non importa. Non importa nulla perché il solo guardare le tue labbra, il sentire la tua voce mi rende consapevole che posso essere migliore, che posso dare di più, che quando sto cadendo, mollando, frenando esiste qualcosa per lottare più forte. E non si tratta di lottare per te, per quelle labbra, quella voce, non si tratta di perdere me per quelle labbra, quella voce, per te. Ciò nonostante sono una spinta di cui potrei fare a meno ma di cui non ha senso privarsi, si tratta di lottare nel mondo e non arrendersi mai.

“Nulla precipita gli occhi più di abissi o spaccature, se visti da certe alture di nuvole e pennacchi.
Il resistere tenacemente di ogni essere vivente…”

E non desidero viverti accanto seppure saprei farlo, non desidero amarti seppure potrei farlo, non desidero lottare per rendere la tua vita migliore benché sicuro di esserne in grado. Benché sia pronto a farlo. Perché esiste un equilibrio, perché oggi la mia vita è migliore di quanto non lo sia mai stata, perché oggi la mia vita è come alla fine di una storia di cui sai esistere un seguito che non conosci, quando ti pregusti l’idea di cosa potrà essere scoprirne una nuova parte.

“Nulla crepita e schiocca tra parole in assemblea, come fa un’idea che di quelle non trabocca ma persevera paziente, finché giunto sia l’istante.”

Ed è così che il concetto stesso di “averti” diventa privo di significato, ricoperto di un velo di tempo, come un orologio immobile che abbia acquistato un altro significato e non serva più a segnare le ore.

“Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,
come il pensiero costante di averti vista,di averti vista”

Ed ancora il ricordo del tuo sorriso, sta notte, oggi, domani rivolto al mondo -o a chiunque, o non a me, o a me non importa- è motivo sufficiente per divenire migliore rispetto a me stesso senza neppure scegliere di cambiare o essere, senza neppure scegliere.

“Nulla interrompe e spariglia le cose ed il loro andamento, come la grandine e il vento, quando ogni chicco è una biglia, e di quell’Alto soltanto furente l’urlo impazzito si sente.”

Perché tu? Non lo so. Non l’ho scelto. Perché io? Vorrei chiedermi. O perché no? Ma non importano queste domande.  Non è questo che cerco. Non sono risposte. Vivo un altrove da qui, dove queste cose non importano, dove tu esisti come parte in un universo di cui faccio parte io stesso in un tutt’uno con gli altri, e non è questa stoffa azzurra tra le dita, non sono le parole dette o sentite, o le domande o le risposte a renderci parte di uno stesso uno in cui non conti ne tu ne io. Ma se fossi tu a chiederti perché, perché tu, perché io, non ti risponderò. Voglio solo che il mondo, le emozioni, la vita mi attraversi come quando osservo, sento, vivo ciò che osservo, sento, vivo quel sorriso, quella voce, quell’anima che sei.

“Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,
come il pensiero costante di averti vista.”

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Mag 012015
 

Lo vedi qual è il segreto? Non è tanto nascondere la verità, o non rispondere alle domande eccessivamente personali quanto guidare le domande che ti faranno per ottenere di rispondere ciò che si aspettano.
Faranno ancora domande sempre nella direzione indicata evitando di fare la domanda giusta, l’unica che direbbe davvero chi sei, cosa si nasconde davvero dentro di te, l’unica che direbbe davvero cosa vuoi e dove stai andando.
Nascondere l’evidenza con l’evidenza e non mentire mai neppure davanti all’evidenza.
Le persone che si ritengono più intelligenti si sentiranno soddisfatte da tutte quelle risposte, le persone che non si ritengono nulla le uniche a cui davvero valga la pena donare il tuo segreto invece non avranno bisogno di chiedere nulla. Perché il tuo segreto è lì.
Porti una maschera che copre il tuo volto ma il volto sotto la maschera è lo stesso che c’è sopra. Porti una maschera sotto il tuo volto.

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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