Giu 242017
 

Il caso muove le cose
le cose a caso muovono il caso
il caso a caso muove le cose.

Salta.
Da un dado all’altro.
Da un caso all’altro in equilibrio.
Salta e non importa, chiudi gli occhi.

A casa muovi le cose
i casi muovon le cose
le cose muovono cose che muovono il caso

Salta.
Una gamba, o l’altra o la stessa ancora
ed ancora.
Non importa, è la vita.

Apr 142017
 

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l’atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell’atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l’atto non era presente. Continue reading »

Mar 302017
 

<- La mia prima volta

Quando Marco mi fece provare non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.
Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell’età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos’è l’oggi, l’adesso. Il domani tuttalpiù è il tempo che ti separa tra l’adesso e un evento interessante. Non sapevo ancora che un giorno sarebbe diventato un mondo di possibilità, di scelte, di fatica, fino a quel giorno non esisteva, e basta.
Il gioco è stato divertente, quando me lo ha proposte mi sono chiesto “cosa succede se provo? Cosa se non provo?”. L’unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all’altezza. E così l’ho fatto.
Sapevo perfettamente non fosse una cosa di quelle cose che fanno i bravi ragazzi ma non avevo mai ambito ad esserlo, sinceramente non mi piacevano le categorizzazioni, quindi neppure questa. Ero consapevole che proprio il mio essere intelligente ed attento mi rendeva in grado di controllare la situazione e di non rischiare troppo tutto quello che i grandi dicevano fosse pericoloso o senza via di ritorno. Non sono mai stato una persona da festoni e casino ma questa esperienza mi univa comunque di più al piccolo gruppo di amici, non farlo me ne avrebbe probabilmente allontanato, tanto valeva provare. Non ne rimanei particolarmente colpito, non che facesse schifo o che fosse privo di effetti ma nella mia breve vita avevo provato vari generi di emozione, questo era uno dei tanti. Andrea invece lo trovava entusiasmante, la cosa più bella che mai avesse provato nella sua vita diceva, Marco stesso che ne era il promotore era rimasto stupito dalla reazione di Andrea.
All’epoca facevo atletica leggera, avevo iniziato qualche anno prima ed avevo fatto qualche garetta amatoriale, nei primi anni l’allenatore mi aveva fatto fare un po’ di tutto, lancio della pallina, velocità, salto in lungo, salto in alto. Io adoravo il salto in lungo anche se ero un po’ scarsino. Il calcio non mi piaceva e gli sport di gruppo non erano il mio forte. Forse per il fatto che portavo gli occhiali e quindi non ci vedevo benissimo o più probabilmente per attitudine, sono sempre stato un po’ un solitario. Uno di quei giorni l’allenatore mi chiese di partecipare ad una gara per il fine settimana. Non mi disse la specialità e io non ci feci caso. Avrei dovuto aspettarmelo che mi avrebbe giocato uno scherzo ma non ci pensai. Era inverno e la gara sarebbe stata una indoor, c’era una piccola pista al coperto che veniva montata in fiera ricordo che il numero del padiglione fosse il 18 Continue reading »

Mar 142017
 

La prima volta che lo feci non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.
Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell’età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos’è l’oggi, l’adesso. Il domani è tuttalpiù il tempo che ti separa tra l’adesso e un evento interessante. Non sapevo che un giorno sarebbe diventato il tempo che mi separava tra l’ultima volta e la prossima, niente altro.
Il gioco è stato divertente, me lo ha proposto Marco e mi sono chiesto “cosa succede se provo? Cosa se non provo?”. L’unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all’altezza. E così l’ho fatto.
Ero consapevole che non fosse una cosa di quelle che si dicono cose buone ma avevo la testa sulle spalle ed ero perfettamente in grado di controllarmi. Proprio il mio essere più sensibile della media, il mio guardare dentro le persone e capirle, era la cosa che mi rendeva più forte ed in grado di controllare me stesso in ogni situazione. Non ero una persona molto socievole, anzi lo ero, ma i miei spazi interiori erano fondamentali, ricavarmi momenti per rimanere da solo e per riflettere, per isolarmi dal chiasso del mondo. Le prime volte lo facevo con gli altri, non l’isolarmi ovviamente, lo facevo con gli altri perché era un modo di fare gruppo, di essere gruppo, di appartenere a qualcosa. Poi mi resi conto che forse in qualche modo stavo un po’ esagerando. Gli amici me lo fecero notare. “Cos’è? Non ti sai divertire senza? Ultimamente sembri strano, va tutto bene? Anche sta sera? E se andassimo al cinema invece?” la cosa mi dava fastidio perché mi faceva vedere un po’ più debole ai loro occhi. Mi dava fastidio anche perché non mi va di parlare troppo di me se non ho voglia di farlo io. Ne parlo quando decido e non mi piace ricevere troppe domande insistenti. Iniziai a farlo nei momenti di solitudine. Era consolatorio, mi aiutava ad aprire maggiormente la mente, ad essere maggiormente in comunione con me stesso e con il mondo. In fondo il mondo non era in grado di comprendere le cose che avevo dentro e questo mi aiutava a far maggiormente coscienza all’interno di me. Qualunque cosa volesse dire. Poi quando fai cose incontri sempre prima o poi persone che fanno le stesse Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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