Set 212017
 

“L’istanza di scarcerazione è andata a buon fine”
Me lo ha detto così, me lo ha detto. Senza nessun preambolo. Si è presentato al colloquio e mi ha detto che sarei presto uscito.
“Ma che cazzo dici?” risposi.
“Sì, insomma verrai rilasciato a breve”
“Ma perché? Non ti ho chiesto io di farlo che cazzo di avvocato sei se non fai quello che dico?”
“Cercare di farti allungare la pena? Allo stato delle cose non sarebbe neppure possibile, e poi è ridicolo io i miei clienti li devo difendere non incastrare peggio di quello che sono, che figura ci farei? Non troverai mai un avvocato disposto a lavorare per farti peggiorare volutamente la pena!”
“Non è possibile… sei un folle.”
“Vedrai che quando respirerai l’aria di fuori mi ringrazierai”.
Stava sorridendo. Stava perfino sorridendo.
“Vedrai che quando sarò fuori finirò per farlo ancora, e forse passeranno altri anni prima che mi prendano di nuovo. O sarò costretto ad ammazzarmi e mi avrai sulla coscienza.”
Si alzò sempre con quella sua faccia sorridente da sberle e uscì.
Il fatto che stia parlandovene e che ve ne stia parlando in passato remoto dovrebbe farvi accendere delle lampadine su come sia andata a finire, almeno escludere una delle due possibilità che avevo paventato a quel folle. O almeno sul fatto che tale possibilità non sia ancora avvenuta e che nel frattempo sia scorsa dell’acqua sotto i ponti come si dice.
Potrei provare a spiegarvelo in un milione di modi che cosa provo quando lo faccio, me lo hanno chiesto miriadi di volte. “Perché lo fai?”,”Cosa hai provato facendolo?”, “Quello che hai fatto è terribile come hai potuto esserne in grado?”, “Come fai a fare i conti con la tua coscienza mentre fai una cosa del genere?”. Potrei cercare tutte le parole del mondo, potrei cercare tutti i giri di parole del mondo ma nessuno vi farebbe capire quello che Continue reading »

Ott 032016
 

Lo so che sono sensazioni che ogni umano ha provato nella sua vita. Per voi sono probabilmente
cose di una banalità sconfinata, ma non per me.
Lo capisci perché non mi sono mai sentito uno di voi?
Io non avevo mai provato prima di ieri la sensazione della pelle che per un contatto casuale si sveglia e innalza come una ola di infiniti omini elettrizzati, o se l’avevo mai provata è rimasta perduta nei ricordi di vite passate, non avevo mai provato la rabbia che ti fa ruggire e dare zampate come un leone per difendere qualcosa che non ti appartiene solo per la giustizia o la difesa di un bisogno altrui, né la paura.
La paura. Quanto è bella la paura? La paura di iniziare, quella di finire, la paura di fare la cosa sbagliata. Io non sapevo cosa sono, non le avevo mai provate tutte queste cose che per te sono banali, che per te sono alla base dell’essere umano, dell’essere un essere umano.
Non avevo mai provato quello che tu chiami vita, ne l’esservi dentro ne l’abbandonarla né il tornarvi. Non l’avevo mai incontrata davvero.
Avrei infinite cose da raccontare ma ti parrebbero tutte stupide, una più stupida dell’altra, una più inutile dell’altra perché sono ciò che è l’essere un essere umano.
Ma le ho incontrate solo ieri, non ero pronto.
Non ero pronto.
Tutto ciò che ho fatto, da quel giorno, da che ho ricordo, tutto ciò che ho fatto è stato privo di tutto questo che per te è banale, che per me oggi è un gigantesco universo da scoprire passo passo.

Gen 062015
 

…..

Passai la notte stranamente rilassato, non rivedevo i miei giorni passati, non soffrivo pentendomi, la vissi come una notte normale, come se nulla di diverso dal solito dovesse accadere.

Oggi è il giorno in cui mi uccideranno, la stanza in cui mi trovo è bianca, come il tunnel che si dice ci sia dopo la morte, ma ora sono ancora prima, sono ancora di qua.
L’infermiere è arrivato a prelevarmi, mi chiedo a cosa serva un infermiere, a cosa servano medici, aghi sterilizzati e quant’altro quando sappiamo benissimo che non morirò prendendo qualche malattia.
Il buco per l’ago nella vena potrebbe prenderlo anche mia mamma, non mi sono mai drogato e le mie vene sono sane e ben visibili.
Non avrei mai pensato di fare queste considerazioni a pochi metri dal patibolo ma che vuoi, alla fine non c’è molto altro da pensare. Colpevole? Lo sono.
Pentito? E perché dovrei pentirmi? Tutte quelle persone si meritavano ciò che ho fatto. Lo meritavano i loro genitori almeno, meritavano e meritano tutta la sofferenza che vivranno per il resto delle loro vite. Trovo che sia divertente l’ironia del fatto che io invece non soffrirò più.
-Prigioniero. Perché ride? Abbia rispetto per queste persone a cui ha portato via qualcuno di caro.
Vorrei tanto poter morire col sorriso, ma temo che quelle iniezioni mi faranno perdere la possibilità di controllare i muscoli del volto rilassandoli come se fossi svenuto.
Trovo sia davvero un peccato.
Ora stanno infilandomi l’ago, sorrido al medico, all’assassino. Assassino né più né meno di me, anzi forse ne ha uccisi più lui.

…..

-da “Cuore” Stefano Giolo-

Ott 052014
 

Nota del 01/02/2016:
Questo post sta acquistando una inaspettata notorietà e la quantità di visite che riceve è in fortissimo aumento, ci tengo a specificare che tale riflessione è indirizzata ai capi facenti parte dell’associazione Agesci ma non all’istituzione Agesci che come tale non credo possa ad oggi schierarsi pubblicamente su questi temi senza una discussione interna. Non vuole per tanto essere sprono per chi sostiene campagne denigratorie nei confronti della stessa, ma tuttalpiù per chi ne promuova una discussione interna che non passi dai media.
Ringrazio per i commenti ricevuti (che non pubblicherò per evitare l’alimentazione di polemiche) nel bene e nel male e ricordo a chi mi accusa di mantenere l’anonimato che in questo blog non ho mai nascosto il mio nome, e vi si trovano agevolmente le mie generalità.


Caro capo scout Agesci, che hai aderito liberamente al patto associativo della nostra grande associazione, oggi volevo discutere con te di alcune implicazioni della tua scelta e di come la nostra associazione stia andando in questi ultimi anni.

Purtroppo è oggettivo che vi sia un turnover che funziona male, i vecchi capi dalla grande esperienza restano a fare servizio fino ad età avanzate e questo in una prima analisi non può essere considerato negativo, ma i giovani capi invece tendono a rimanere in servizio per pochi anni lasciando il peso del servizio e di portare avanti questa associazione agli irriducibili della prima categoria.
Questo credo sia il focus principale su cui concentrarsi per spiegare e per risolvere i problemi che affliggono la tua associazione.

Fratellanza scout

Che si voglia accettarlo o no negli ultimi trent’anni il mondo è cambiato con ritmi sempre più veloci, sempre più difficili e sempre meno comprensibili da chi non ha vissuto in gioventù questi cambiamenti. Prima c’è stato il sessantotto, si ci sono stati i sommovimenti popolari, il terrorismo, anche questi sono stati cambiamenti notevoli, ma cambiavano più le idee che il modo di vivere. Oggi le idee cambiano poco, spesso ci vengono propinate dall’esterno, ma i ritmi cambiano radicalmente.
Il modo di vivere cambia radicalmente.

Rileggendo il patto associativo, già nelle prime righe si apprende quali siano gli obiettivi primari che dovremmo porci. Senza dovizia di una completa lettura che in questo momento sarebbe eccessivamente lunga voglio evidenziare alcuni passaggi che potrai liberamente rileggere nel contesto completo di questo documento su cui stai basando la tua scelta educativa.

Lo scopo dell’Associazione è contribuire, secondo il principio dell’autoeducazione, alla crescita dei ragazzi come persone significative e felici. 

[…]

Offriamo loro la possibilità di esprimere le proprie intuizioni originali e di crescere così nella libertà inventando nuove risposte alla vita con l’inesauribile fantasia dell’amore.

[…]

Operiamo per la pace, che è rispetto della vita e della dignità di ogni persona; fiducia nel bene che abita in ciascuno; volontà di vedere l’altro come fratello; impegno per la giustizia.

[…]

La nostra azione educativa cerca di rendere liberi, nel pensare e nell’agire, da quei modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all’interno della persona ne impedisca la crescita.

Quante volte nelle vostre comunità capi, nelle vostre riunioni di zona invece la risposta alla richiesta, proprio di un giovane è la chiusura?
Non è difficile fare esempi.

È un dato di fatto che a causa della necessità odierna di proseguire con gli studi fino all’università o spesso più avanti, a causa della crisi del lavoro dei giovani e dei loro genitori che devono mantenerli l’impegno che un giovane può mettere oggi nel servizio a è decisamente diverso da quello che poteva mettere un coetaneo vissuto trent’anni fa. La stabilità economica era diversa, molti erano sposati all’età in cui oggi si sta ancora seduti sui banchi a studiare, molti lavoravano già all’età in cui molti oggi sono in cerca del primo impiego o hanno già perso il primo impiego.

Si, forse questo porta ad una maturità in tempi diversi, ma “Operiamo per la pace, che è rispetto della vita e della dignità di ogni persona; fiducia nel bene che abita in ciascuno; volontà di vedere l’altro come fratello; impegno per la giustizia” o no? Se fosse nostro fratello, quello vero, e qui mi rivolgo ai meno giovani, nella stessa difficoltà cercheremmo una soluzione o lo lasceremmo abbandonato a se stesso?

La famiglia è cambiata, che vogliamo accettarlo o meno, perfino la chiesta sta interrogandosi su questo, ci sono giovani che economicamente, logisticamente, tecnicamente non hanno modo di sposarsi perché il lavoro non lo permette, perché la banca non darà mai un mutuo o per mille motivi ma che vogliono intraprendere un cammino che li porti comunque ad una vita di coppia e alla speranza di un matrimonio ed una famiglia, di avere dei figli e di educarli al meglio

Un’associazione che “cerca di rendere liberi, nel pensare e nell’agire, da quei modelli culturali, economici e politici che condizionano ed opprimono, da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all’interno della persona ne impedisca la crescita.” davanti a questi casi dovrebbe mostrare chiusura mentale e incapacità di discutere o dovrebbe cercare una discussione il più possibile aperta al dialogo nella ricerca di valutare ogni aspetto della situazione nel bene nel male e le sue conseguenze? Davvero un capo che non riesce per validi motivi a sposarsi deve vivere a casa di mamma fino ai quarantacinque anni con la persona che ama che vive anch’essa da mamma aspettando la menopausa per poter mettere su una famiglia o si può valutare caso per caso con intelligenza e tatto cercando di essere liberi da modelli culturali che condizionano ed opprimono ed da ogni accettazione passiva di proposte e di ideologie e da ogni ostacolo che all’interno della persona ne impedisca la crescita?
Non l’ho scritto io questo patto associativo e non ho costretto te ad accettarlo.

È molto facile giustificare ognuna di queste scelte di chiusura con il fatto che “la chiesa dice così” ma ci domandiamo fino a che punto davvero la chiesa dica così e fino a che punto sia il nostro scudo?

Il Patto Associativo prosegue dicendo
Per attuare questo programma profondamente umano, pensiamo che solo Cristo è la verità che ci fa pienamente liberi; questa fede è lo spirito che dà vita alle cose che facciamo.

Cosa avrebbe fatto Cristo in questi casi? Cosa ha fatto con la Maddalena? Cosa ha fatto con i peccatori che ha incontrato? Ha tirato fuori la spada da crociato e li ha decapitati? Li ha cacciati urlando? Si solo una volta, quando hanno usato il tempio come mercato. Ma ci chiediamo se le scelte dei giovani che stiamo perdendo nell’associazione sono come quelle del mercante nel tempio o se sono dettate dall’amore, dalla fatica, da un progetto di vita, da una difficoltà? Oppure ancora una volta pur di non affrontare i dogmi che ci portiamo dentro, non affrontiamo, ci nascondiamo dietro il dito dei giovani d’oggi immaturi?

I Capi testimoniano l’adesione personale alla Legge e alla Promessa scout. 

Svolgono il loro servizio secondo il metodo e i valori educativi dell’Associazione, che si desumono dagli scritti e dalle realizzazioni pedagogiche di Baden-Powell, dalla Legge e dalla Promessa.

Il metodo scout attribuisce importanza a tutte le componenti essenziali della persona, sforzandosi di aiutarla a svilupparle e a crescere in armonia, secondo un cammino attento alla progressione personale di ciascuno.

Baden Powell ha mai detto che un omosessuale è immorale e incapace di educare? Chi ha deciso che sia così prima di deciderlo si è interrogato o si è lasciato trasportare da un facile “è innaturale, a me fanno schifo, la famiglia è importante”? Si sono mai chiesti se questo non abbia una famiglia, magari una famiglia che è così grande e forte da averlo aiutato a superare questa che oggi è ancora un enorme difficoltà dandogli un esempio di coesione, e coraggio che poche famiglie hanno avuto occasione di dimostrare?

Quando fai scelte che escludono a priori persone le fai leggendo la legge scout e la promessa che hai fatto o le fati seguendo l’istinto che la tua tradizione personale ti porta ad avere senza riflettere sulla persona che hai davanti?

La risposta a cui hai aderito liberamente è scritta poche righe dopo.

Intendiamo valorizzare e far crescere i doni di ciascuno, al di là delle differenze e a partire dalla ricchezza che la persona è ed ha. 

Il metodo si evolve ed arricchisce nel corso della storia associativa

Non significa solo passare da 4 tappe a tre in reparto, o fare i lupetti un anno in più od uno in meno

L’educazione politica si realizza non solo attraverso la presa di coscienza, ma richiede, […], un impegno concreto della comunità, svolto con spirito critico ed attento a formulare proposte per la prevenzione e la soluzione dei problemi.

La diversità di opinioni presenti nell’Associazione è ricchezza e stimolo all’approfondimento delle nostre analisi; tuttavia non deve impedirci di prendere posizione in quelle scelte politiche che riteniamo irrinunciabili per la promozione umana. 

Ci impegniamo pertanto a qualificare la nostra scelta educativa in senso alternativo a quei modelli di comportamento della società attuale che avviliscono e strumentalizzano la persona, come il prevalere dell’immagine sulla sostanza, le spinte al consumismo, il mito del successo ad ogni costo, che si traduce spesso in competitività esasperata.”

Quando sbattiamo le porte in faccia a qualcuno, direttamente o anche solo facendogli capire che se non hanno abbastanza tempo non vogliamo facciano servizio, che se hanno una difficoltà non sono bene accetti, se hanno una differenza di opinione non saranno in grado di educare ai valori che magari hanno comunque vissuto nelle loro famiglie, stiamo prendendo posizione su una scelta che riteniamo irrinunciabile perché davvero lo è o perché abbiamo paura di discuterne?
Perché sono cose che avviliscono la persona, che fanno prevalere l’immagine alla sostanza, che sono spinte dal consumismo o perché nonostante siano difficoltà serie e importanti noi abbiamo paura di affrontarle mano nella mano con chi le sta provando?

Ci impegniamo ad educare al discernimento e alla scelta, perché una coscienza formata è capace di autentica libertà” O no?

Ci impegniamo a rifiutare decisamente, […] tutte le forme di violenza, palesi ed occulte, che hanno lo scopo di uccidere la libertà” o diventiamo noi i carnefici?

 

Ci impegniamo a spenderci particolarmente là dove esistono situazioni di marginalità e sfruttamento, che non rispettano la dignità della persona […].  Ci impegniamo a formare cittadini del mondo ed operatori di pace, in spirito di evangelica nonviolenza, affinché il dialogo ed il confronto con ciò che è diverso da noi diventi forza promotrice di fratellanza universale.” O stiamo chiudendoci e facendo violenza psicologica su chi ci sta porgendo una mano per fare servizio con noi e per fare fronte comune alle difficoltà educative di ogni giorno?

Il Patto Associativo a cui hai aderito lo conosci? Lo ami? Lo segui in ogni suo punto? Perché se non è così forse dovresti chiederti se le persone a cui stai chiudendo la porta magari lo seguano più di te, e siano in diritto più di te di far parte di questa grande associazione.

L’associazione sta perdendo i giovani, ma i giovani continuano ad arrivare. Arrivano e poi se ne vanno. Questo non significa che i giovani non hanno voglia di fare servizio, significa che i giovani non si sentono compresi, non si sentono accettati, si rendono conto che questa associazione non fa per loro.

Il problema è che presto o tardi anche i meno giovani finiranno, e quindi chi porterà avanti questo magnifico metodo educativo che ci contraddistingue? Lo lasceremo fare alle tante associazioni che ormai stanno copiano il nostro metodo e lo stanno esportando in salse e versioni diverse grazie ai giovani che fuggono da questa?

Potrebbe essere una soluzione giusta purtroppo.

Per tutti, per chi resta e per chi se ne va: lo scoutismo ci ha insegnato a fuggire o ad affrontare le cose cercando il cambiamento?

Il patto associativo si conclude con queste parole:

L’AGESCI, consapevole di essere una realtà nel mondo giovanile, sente la responsabilità di dare voce a chi non ha voce e di intervenire su tematiche educative e politiche giovanili sia con giudizi pubblici che con azioni concrete. Collabora con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire e sui mezzi da usare relativamente alla situazione in esame, in vista della possibilità di produrre cambiamento culturale nella società e per “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato””

Vogliamo essere quell’associazione che viene strumentalizzata dal politico di turno o vogliamo essere noi a guidare la nostra immagine?
Vogliamo collaborare con tutti coloro che mostrano di concordare sugli scopi da perseguire o vogliamo cacciarli perché li vediamo diversi nonostante abbiano i nostri stessi valori e obiettivi educativi?

Ma soprattutto: vogliamo produrre cambiamento culturale nella società e per “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato” o vogliamo mantenere la cultura e il modus operandi secolarizzato di dogmi e regole immutabili nel tempo senza adeguarci alla società?

Dovremmo essere davanti alla società a guidarla, non lasciarci trainare indietro dal passato e frenare la società moderna nella vana speranza che non cambi.
Rimarremmo sempre indietro, perderemmo sempre di più chi vive nella società moderna, in definitiva faremmo morire un movimento non perché non ci crediamo, ma perché non ci rendiamo conto che il patto su cui si basa e a cui abbiamo creduto di aderire è già di per se la guida verso il futuro del cambiamento e contiene già le linee guida per navigare verso il futuro.

Fai le tue scelte mio caro Capo Scout.
Liberamente.
Non sarò io a obbligarti, il mio è solo un consiglio: rileggiti la legge, la promessa che hai fatto, il patto associativo a cui hai aderito.
E fai liberamente le tue scelte.

 

Firmato Uno come te, per nulla diverso da te.

Feb 092009
 

6 Febbraio 2009
Non c’è e non c’è mai stata una loro presunta superiorità morale. La sinistra in passato viveva grazie ai rubli sporchi di sangue dell’Unione Sovietica
-Silvio Berlusconi-

la Costituzione è «una legge fatta molti anni fa sotto l’influsso di una fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come un modello
-Silvio Berlusconi-

Hai ragione mio presidente!
E i comunisti Continue reading »

Mag 132008
 

Sui fatti recentemente accaduti a Verona, sulla violenza, sulla violenza politica o meno in particolare è tempo che volevo scrivere.
Non c’è più l’impeto di rabbia che avevo qualche giorno fa ogni volta che sentivo un servizio al telegiornale, o che leggevo un articolo sui giornali.
Verona Violenta. Si. Temo sia vero.
Verona Fascista. Si. Forse è anche questo in parte.
Violenza Fascista. No.
Questo no.
Si, è vero, è vero, non era il primo pestaggio a Verona in pieno centro, è vero, non era neppure il primo pestaggio di persone “vestite male” in centro, ce ne sono e non pochi, conosco diverse persone che ne hanno subito, è vero. In quante altre città accade questo? Sinceramente non lo so, ho sentito dire che a Bologna succeda che venga picchiata della gente vestita bene, ho sentito dire che nei sobborghi di Milano o di Torino sia facile essere assaliti (…si ok magari non è propriamente il centro)… non lo so non mi importa a dire il vero perché la mia città è Verona e in primo luogo mi piacerebbe migliorasse il luogo dove vivo.
Si, il nostro sindaco non è proprio un paciere, ok, anche questo è vero.
Si, Verona è tradizionalmente una città di destra, si.
Si, i ragazzi che hanno fatto quest’ultimo famoso pestaggio erano di destra, si.
Ma.
Ma che assurdità è demonizzare la destra? Demonizzare l’estrema destra per questi fatti? Vogliamo dire che il comportamento di qualche stupido ragazzo tardoadolescente è il comportamento di tutta una fascia politica? Vogliamo dire che destra = violenza e sinistra no?
Santoro ed altri a far programmi su Verona, a dichiarare Verona città violenta e fascista, violenta e quindi fascista, fascista e quindi violenta.
No. Io non ci sto.
Si, è vero una certa posizione politica a Verona per questi postadolescenti è quella di “sono di destra e quindi sono intollerante e pesto la gente” ma davvero il punto cruciale è essere di destra? Davvero quei ragazzi se non ci fosse la destra sarebbero angioletti? Oppure è vero che quelli sono comunque dei teppisti, dei violenti e si radunano nei centri della destra perché effettivamente qui a Verona c’è la moda del giovane “politicizzato”? Che poi di politico non ha nulla perché non tende a migliorare il proprio mondo come il concetto di politica dovrebbe fare a ma trovare sfogo in una protesta su un pretesto a caso! A Bologna la moda giovanile è a sinistra e i casini li fanno quelli di sinistra, a Verona la destra e lo fanno quelli di destra.
Tutto qua. Ma se ne destra ne sinistra ci fossero quei ragazzi nono sarebbero dolci angioletti, sarebbero che so metallari violenti? Hard core worriors violenti? Satanisti violenti? Semplicemente violenti violenti?
Credo assolutamente di si, e non centra destra, non centra sinistra. Mettere la parola Politica accanto a questi atti insensati di stupida violenza è un paradosso, mettere la parola Politica accanto a questi atti mi sembra più un ossimoro che un concetto sensato.
E la fama di Verona continua nell’immagine della violenza, e giri di sera e c’è il turismo da gossip della gente che cerca la via giusta per vedere dove è successo, gente che viene da altre città per vedere dove è successo!
Ve ne rendete conto?! Venire a vedere dove è stato ucciso un ragazzo? A che scopo? Con che rispetto? Con che faccia tosta?
Turismo sulla morte.
Ma non è finita qui, magari fosse finita qui. Non è finito qui perché perfino il buonismo, perfino “l’informazione buona” che organizza i cortei sembra sbagliare obiettivo! Perfino chi vuol far del bene ed organizza i cortei in ricordo del ragazzo morto. I cortei in favore del ragazzo morto mi sembrano gli stessi contro cui mi sono scagliato tempo fa. Ok, è morto un ragazzo, è la vittima, ed è grave. Gli assassini DEVONO essere puniti per quel che hanno fatto, ma di questo se ne occuperà la “giustizia italiana” (altra parentesi sarebbe da aprire…). Ma questo fatto, questa morte la prendiamo come un “poverino è morto” o come un “cazzo vediamo di far qualcosa contro sta violenza!”?!
Il corteo è più giusto farlo per lui, per quel povero ragazzo o anche per tutti gli altri che fortunatamente non hanno subito le stesse conseguenze? Addirittura è giusto farlo per loro o è giusto farlo contro le violenze, contro tutte le violenze, che siano di destra di sinistra, di centro o di sotto?
Forse la rabbia mi torna, si, mi torna ogni volta che sento parlar di politica in questo modo da questi che si dichiarano schierati politicamente ma sono solo delle persone che giocano con la vita e con il senso stesso della politica, dell’essere cittadino del vivere in una società, incapaci di credibilità ma capaci di danni più o meno gravi a tutta la società attorno.
Il problema di Verona non è la politica, ne la violenza, credo sia l’ignoranza di certe persone, e tale problema credo sia purtroppo su scala quantomeno nazionale, e qui mi fermo, si mi fermo per non pensare al modello da cui prendiamo, per non pensare alla terra della libertà che ci guarda ammiccante dall’altra parte. dell’oceano.

Apr 022008
 

Karol Józef Wojtyła (Wadowice, 18 maggio 1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005)

Come al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell’era dei missili, a uccidere, prima delle armi, è il cuore dell’uomo. (dal messaggio agli scienziati riuniti ad Erice nella prima sessione (1981) dei Seminari di Erice sulle Guerre Nucleari)

Garantiamo il diritto a non emigrare. Costruire condizioni concrete di pace per i migranti e i rifugiati significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria patria. (citato ne Il Messaggero, 24 dicembre 2003, p. 12}}

In definitiva, la pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo – opera di giustizia è la pace – mentre la guerra Continue reading »

Feb 192007
 

“V per Vendetta”. Un titolo che non mi è piaciuto. L’idea che da è quella del film tamarro alla XXX in cui se una macchina va addosso a un cassonetto esplode. Così ho deciso di non andarlo a vedere. Invece, complice un brano della colonna sonora e diversi altri dettagli mi è stato consigliato da una persona che non poteva non essere certa mi sarebbe piaciuto.
Raramente sono così preso da un film al cinema di questi tempi eppure…

V For Vendetta

V For Vendetta

V per Vendetta è tratto dall’omonimo fumetto di Alan Moore, illustrato da David Lloyd pubblicato nella prima metà degli anni 80. La storia Continue reading »

Gen 022007
 
B U S H Ebbene ce l’hai fatta mio caro amico George (non quello di tarzan, ma più o meno). Hai vendicato tuo padre, hai ripreso il dominio del mondo petrolifero, hai fatto girare l’economia delle tue industrie di Armi, hai regalato ai giovani americani un nuovo sogno americano, hai imposto la tua democrazia ed ora finalmente hai cancellato le tracce.
Sei sempre il migliore, ce ne vorrebbero altri come te.
Ci si dimentica sempre come Saddam sia stato messo su dall’America prima di ribellarsi ma sono dettagli.
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Personalmente i conti a me non tornano più che tanto. Possibile che una  persona del livello di Saddam che è riuscito a creare un tale impero (seppure con la forza) e a mantenerlo in piedi nonostante tutto, a portare sviluppo eccetera nella propria nazione fosse così stupido da lasciar credere agli americani di avere armi di distruzione di massa fino a lasciarsi radere al suolo tutto senza neppure difendersi (dato che non ne aveva i mezzi) e scappando come un coniglio? E se fosse invece che era disposto a lasciare venire i controlli ma l’America ci ha nascosto tutto questo?
E perché poi dopo l’attentato dell’11 settembre (mettiamo da parte tutti i discorsi sui rapporti economico-amichevoli tra la famiglia Bush e la famiglia Bin Laden) la prima cosa da farsi non era mandare milizie in Afghanistan bensì in IRAQ che è stato poi dimostrato non centrare nulla, non avere armi di distruzione di massa e non aver fatto nulla di particolarmente diverso dal solito in quel periodo?
Che bruciasse ancora qualche culo dopo la guerra del golfo?
Mah….. chissenefrega, no? Tanto ora siamo riusciti a togliere di mezzo l’unica persona che forse avrebbe potuto dirci qualcosa dall’altra campana….
La storia è scritta.
L’America ha portato la democrazia e la giustizia, ora siamo tutti più felici! Soprattutto i petrolieri, i produttori di armi e le banche che le commerciano vendendole anche al nemico.

Tutto ciò mi porta alla mente la canzone “Il Cannone” dei Quintorigo (ahimè senza il buon John De Leo), ma non trovo il testo quindi non la scriverò.

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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