Mag 242017
 

Ci sto pensando da un po’. Al togliersi la vita, non specificatamente al togliermi la vita. Ne ho scritto un po’ “Una società incapace di comprendere il suicidio e la droga“, ma non come avrei voluto. Recentemente sembra che il suicidio stia diventando particolarmente mainstream, tra la mezza bufala del Blue Whale,  13 Reasons Why  che ne da una visione piuttosto romanzata e meno drammatica ma che potrebbe aiutare molti a capirne almeno parte dei meccanismi, il suicidio di Chris Cornell. Un mito della gente della mia età, uno che almeno una volta nella vita avresti voluto essere al suo posto, su quel palco, davanti a migliaia di fan in deliro, un uomo da invidiare.
Non credo sia un male parlarne. Credo che la società dovrebbe essere maggiormente in grado di recepire il suicidio come realtà possibile e comportarsi di conseguenza, non tanto per evitarlo come fatto in sé quanto per evitare che le persone che abbiamo accanto soffrano al punto di arrivare a questa scelta.
Le domande che invece la società si pone finiscono per essere sempre quelle che può fare chi vede le cose da fuori, e le domande del vivo diciamo. Continue reading »

Feb 212017
 

In questi giorni si è fatto un tanto parlare di un ragazzino che denunciato dalla madre per uso di sostanze stupefacenti si è buttato dalla finestra durante la perquisizione delle forze dell’ordine. Ci ho pensato parecchio, ci ho pensato perché conosco ragazzini che fumano, ci ho pensato perché anche come capo scout tutto questo deve interessarmi, ci ho pensato perché mi sembra tutto sbagliato. Tutti i discorsi che ne sono nati. Sia chi accusa la madre di poco tatto per il quale lui si sarebbe suicidato, sia per chi dice impugna il vessillo di “liberalizziamola” dicendo che se fosse libera non sarebbe accaduto, chi dice che i ragazzi non dovrebbero fumare, chi dice che dovrebbero essere liberi di farlo che non fa male. Nessuno si interroga su perché il ragazzo si sia suicidato. La verità, credo, è che il motivo per cui quel ragazzo si è suicidato è perché tutti si limitano a chiedersi cosa sia accaduto quel giorno.
Premesso che nessuno di noi lettori di giornali, o fruitori di telegiornali avrà mai sufficienti informazioni per sapere che cosa sia accaduto, come fosse la vita di quella famiglia e il passato di quel ragazzo io coglierei l’occasione per non fare nessuno schieramento né a favore né contro di nulla, ne dell’uso o liberalizzazione delle droghe, né del comportamento corretto o scorretto della madre o delle forze dell’ordine o di altro. Di strumentalizzazioni, spesso becere, ne sono state fatte abbastanza.
La verità, e ne sono piuttosto convinto, è che nessuno si suicida per una situazione. Nessuno si suicida per la vergogna di essere stato beccato con le mani nella marmellata, come nessuno si suicida per essere stato lasciato dalla donna o per aver perso il lavoro, ma i media, noi osservatori esterni ogni volta che accade ci chiediamo cosa fosse successo negli ultimi dieci minuti, forse nell’ultima giornata. No.
Nessuno a meno che sia estremamente stupido si suicida in un giorno. Il suicidio è qualcosa che la persona medita, pensa, costruisce e riflette in mesi, anni, forse tutta la propria esistenza. Il suicidio accade quando una persona si trova ad essere completamente Continue reading »

Feb 152017
 
  1. Usa il tempo di un perfetto sconosciuto in modo tale che lui o lei non sentirà che il tempo è stato perso.
  2. Dai al lettore almeno un personaggio per il quale possa fare il tifo.
  3. Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, anche fosse solo un bicchiere d’acqua.
  4. Ogni frase deve fare una delle due cose: rivelare il personaggio o anticipare l’azione.
  5. Inizia il più vicino possibile al finale.
  6. Sii un sadico. Non importa quanto dolci e innocenti siano i tuoi protagonisti, fai accadere loro cose terribili – in modo tale che il lettore possa vedere di cosa sono fatti.
  7. Scrivi per accontentare solo una persona. Se apri una finestra e fai l’amore con il mondo, tanto per dire, la tua storia prenderà la polmonite.
  8. Dai al tuo lettore più informazioni possibili e il prima possibile. Al diavolo la suspense. I lettori dovrebbero avere una così completa comprensione di ciò che sta succedendo, dove e perché, che potrebbero finire la storia da sé, gli scarafaggi dovrebbero mangiare le ultime pagine.

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Gen 082015
 

Da un po’ non capita che qui io scriva di politica, il titolo del blog è ancora poesipolemipolitica ma ammetto di aver mollato un po’ su quest’ultima.
La causa è piuttosto semplice in realtà, ossia il fatto che negli ultimi cinque o sei anni sono aumentati esponenzialmente in rete quelli che non sanno distinguere la politica dalla partitica, quelli che non sanno neppure cosa sia la politica e credono di parlarne ogni giorno pubblicando link con titoli altisonanti, quelli che si bevono ogni cosa dalle scie chimiche ai complotti spaziali credendo di essere per questo più acculturati e intelligenti di chi ha una formazione scientifica e lavora nei settori di competenza, questo mi ha fatto passare la voglia di discutere pubblicamente di politica.
Oggi tuttavia sono abbastanza infoiato da non aver voglia di non parlarne.
Voglio partire da un esempio più ampio per poi arrivare al punto:
La Franzoni (pare, perché io ho solo le informazioni giornalistiche, come tutti) abbia ucciso il proprio figlio, è solo il caso più famoso qui in Italia, quello a cui i giornalisti hanno deciso di dedicarsi ma ci sono diversi altri esempi (qui un elenco sommario).
perché nessuno dice che le mamme stanno facendo una guerra contro la nostra società per distruggere la popolazione e fare una selezione innaturale eugenetica di figli?
Semplicemente perchè, per ora, non abbiamo pregiudizi nei confronti delle mamme e difficilmente, per fortuna, riusciamo ad averne.
Tutto qui.
Eppure assumendo che le donne siano circa il 50% della popolazione e che quattro donne su cinque abbiano prima o poi figli la popolazione di mamme e potenziali tali sfiora il 40% su quella mondiale. Un potenziale terroristico estremamente grande.
Nonostante questo si assume che le madri assassine, percentuale estremamente bassa delle madri in genere siano delle pazze isolate.
La popolazione musulmana nel mondo si attesta intorno al 21% ,che è una popolazione grande la metà della popolazione delle madri.
In questa popolazione tre hanno fatto una strage a Parigi l’altro giorno.
In questa popolazione in varie parti del mondo ogni tanto qualcuno uccide gente.
In questa popolazione una percentuale decisamente ridotta comanda alcune nazioni usando la religione come espediente emotivo e morale per costringere una popolazione a fare cose negative, un po’ come fanno altre nazioni con il comunismo, un po’ come fanno altre nazioni con il potere totalitario, e molti di questi sono stati messi al potere dall’occidente, vogliamo ricordare chi ha messo al potere Saddam Hussein o Mu’ammar Gheddafi?
Eppure quando uno di questa popolazione fa un omicidio o uccide più persone questo implica che i Mussulmani ci vogliano conquistare.
Ora lasciamo perdere il fatto che Musulmano sia una generalizzazione enorme che dimentica di includere od escludere sotto gruppi di cui alcuni violenti e moltissimi pacifici, ma se il 20% della popolazione mondiale fosse fatto di terroristi che vogliono conquistare il resto del mondo, davvero qualcuno crede che non lo avrebbero già ampiamente fatto?
Peggio ancora se consideriamo che vogliano conquistare e distruggere il cristianesimo che è solo il 33%, pure frazionato in varie sotto categorie di cui il cattolicesimo che in Italia è considerato “quello giusto” è a sua volta una percentuale che andrebbe ulteriormente ridotta considerato i praticanti e quindi reali appartenenti a tale religione.
Però se ucciderci è un mussulmano è una guerra religiosa, se è una madre è lei ad avere dei problemi, non siamo in grado di concepire che tra i musulmani ci siano persone buone, magari la maggioranza, dato che in caso contrario ci avrebbero già conquistato, e persone con seri problemi che prendono la religione come punto scusa per commettere delitti.
Charles Manson, per prendere un caso famoso, ha fatto svariati omicidi e successivamente una strage di cinquanta persone, all’epoca era considerato e si considerava un leader religioso, affermava di essere la reincarnazione di Gesù Cristo e di Satana, ma nessuno ha pensato che la sua religione volesse conquistare il mondo, è semplicemente stato considerato uno squilibrato.
La definizione che da Wikipedia di terrorismo mi piace molto “Il terrorismo è una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni criminali violente, premeditate ed atte a suscitare clamore come attentati, omicidi, prostituzioni, stragi, sequestri, sabotaggi, ai danni di enti quali istituzioni statali e/o pubbliche, governi, esponenti politici o pubblici, gruppi politici, etnici o religiosi.” ora se prendiamo questa come definizione chi è a fare terrorismo?
I tre personaggi che uccidono dieci persone o noi stessi e il giornalismo che li innalzano a “Guerra Santa”, a “Ci vogliono conquistare” a “I Musulmani sono tutti cattivi” alimentando non solo la paura ma l’interesse nel ripetere simili atti?
Non sarebbe più semplice, più utile, più corretto tacciarli semplicemente di follia? Come una madre che uccide i figli? Come qualsiasi pazzo che uccide persone che semplicemente ha scelto una giustificante, una molla, un movente diverso da altri ma egualmente privo di senso?

Lug 272011
 

Da qualche giorno spopola “l’incredibile video” di un avvistamento di un ufo durante l’attentato di Oslo.

Il video in oggetto, e che ormai abbiamo visto decine di volte è questo

Lo trovo, inquietamte, davvero inquietate. Soprattutto per la quantità di persone che si bevono l’avvistamento ufologico lanciando pure fantasiose ipotesi del tipo che la mente del terrorista fosse controllata dall’ufo, o che gli alieni vengano a controllarci nei momenti importanti della storia o addirittura che viaggiatori del tempo vengano a vedere gli stessi istanti.

A nessuno sfiora l’idea di pensare ad una spiegazione razionale, a nessuno sfiora neanche lontanamente l’idea che ci sia una spiegazione neppure scientifica, ma semplicemente stupida.
Intanto i siti fanno un sacco di click, la gente sogna incredibili mirabolanti sconvolgimenti del mondo e incredibili complotti dei governi che ci nascondono le informazioni privandoci della conoscenza di fatti che potrebbero cambiare l’andamento della storia.

Intanto nessuno fa un minimo di ricerca e scopre che senza neanche muoversi dal divano la soluzione è a portata di click.
Resta sempre più facile sognare, o farsi abbindolare.


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Mar 282011
 

A volte, sempre più spesso a dire il vero oramai, mi guardo intorno leggendo le notizie sui giornali, e provo ribrezzo.
Interessandomi ai Misteri della scienza (i misteri, bada bene, non i Mysteri dei sognatori di  assurdità che vedono incredibili misteri in foto a bassissima definizione scambiando artefatti grafici con costruzioni ciclopiche e occhi rettiliani).
Guardo i media e vedo quanto sia stupido cercare complotti di cose come “il nuovo ordine mondiale”, i rettiliani appunto, il controllo delle nostre menti da parte di incredibili (e improbabili se viste con un occhio un minimo scientifico) tecnologie, o chissà quali forze.
Più ci penso più penso che siano proprio queste teorie complottistiche ad essere una distrazione dalla realtà.
Dal “complotto” che ci gira attorno tutti i giorni, ogni giorno.

Basta guardare una qualsiasi trasmissione con cognizione di causa per accorgersi di quanto le notizie siano usaste solo per modificare la visione dell’opinione pubblica.
Se si parla de l’aquila in tv non si fa che fare propaganda prò governo nascondendo sempre la voce delle persone realmente interessata, mettere attori che fingono non fregherà forse le persone più intelligenti ma quante delle persone che guardano queste trasmissioni le guardano in modo critico rispetto a quelle che si bevono quanto detto dalla TV perché “lo hanno detto in tv”?
Non serve essere delle cime in statistica per vedere come le statistiche che vengono pubblicate nei telegiornali sono esposte ad arte. Il famoso discorso che se siamo in due e io mango due polli mentre tu zero abbiamo mangiato mediamente un pollo a testa non è stupido. Perché qualcuno dirà che da quando c’è il nuovo governo metà delle persone riescono a mangiare due polli, altri diranno che da quando c’è il nuovo governo metà delle persone non mangiano, ma nessuno riporterà mai le informazioni per intero.

Non lo fanno mai.

Per questo è necessario leggere, leggere gli articoli di entrambe le idee, di tutte le idee senza voler escludere a priori quanto scritto da una fazione o dall’altra, perché spesso leggere quanto scrive la fazione opposta alla nostra ci aiuta a comprendere meglio anche i dati forniti dalla nostra.

Spesso usando servizi online come google news o aggregatori di notizie simili (ignorando che anche qui i complottisti dicono che google è al servizio del “nuovo ordine mondiale” e quindi travia le nostre menti) si riesce a vedere la stessa notizia scritta da più autori, da più fazioni, da più visioni e… beh cambiano drasticamente le prospettive.

Una cosa che più di tutte mi fa andare su tutte le furie è che giornalisti che non sanno nulla di scienza trattino argomenti come il terremoto o i disastri nucleeari in atto in Giappone scrivendo informazioni assolutamente inverosimili, non come gravità ma come sussistenza dei, allo stesso tempo come non diano le informazioni utili, come la reale gravità della situazione che spesso viene diminuita probabilmente per non far votare contro al prossimo referendum, o come ci si focalizzi sulla struggente storia di un bimbo salvato e si distolga l’attenzione sui milioni di persone in pericolo.

Non serve andare a pensare all’America, all’11 settembre agli alieni e alla massoneria, alle scie chimiche e a chissà quali assurdità per distrarsi da quello che sta succedendo ogni giorno nel nostro paese, da ciò che i nostri governi vogliono farci scegliere, amare o credere.

La soluzione non è andare in cerca di chissà quali teorie, è di informarsi, di informare e soprattutto di votare e far votare.
Ogni giorno.
Ogni santo giorno.

Mar 132011
 

Tutti sappiamo cosa sta accadendo in Giappone in questi giorni, terremoto, tzunami, disastro.

La domanda che mi pongo è quanto le notizie girano realmente? Anzi, nello specifico, quanto le notizie girano in Italia?
Ormai 25 anni fa in Italia abbiamo fatto un referendum a favore o contro il nucleare, all’epoca si è votato contro e a causa di questo tutt’ora siamo privi di tali centrali? La scelta è stata positiva? Negativa? Fino ad oggi non avevo un opinione certa, ci ho pensato molte volte ma la mia bilancia non si è mai spostata a sufficienza.

Da un lato il fatto che comunque i paesi vicini sono pieni di centrali, dall’altro il modo di gestire italianamente strutture di questo genere risparmiando sui materiali e sui dipendenti, da un lato l’enorme fabbisogno di energia non soddisfatto dall’altra la mancanza di uno sviluppo serio sulle energie alternative come il solare, l’eolico e soprattutto l’uso di onde e maree, da un lato lo smaltimento dei materiali radioattivi di scarto (anche considerata la nostra incapacità di smaltire già i materiali tradizionali) dall’altro… emm nulla. Da un lato il disastro di Chernobyl seguito dai tumori che ancora oggi stiamo prendendoci e dalla mia tiroide e dall’altro l’incremento dei sistemi di sicurezza e della tecnologia moderna.

Su quest’ultimo punto voglio soffermarmi prima di passare alla violazione della libertà di opinione pubblica che sta accadendo.
Di energia atomica mi sono sempre interessato, già agli esami delle medie ho portato la fissione nucleare, e una spiegazione (ovviamente semplicistica) del rallentamento della reazione attraverso l’acqua pesante (H2O2 invece di H2O), le Continue reading »

Feb 222011
 

Qui mi sono imbattuto in un interessante ed esaustivo elenco delle strategie più usate dai ciarlatani in generale e da quelli che bazzicano il web in particolare.
Ho pensato di riproporlo con qualche modifica per adattarlo a ciò che accade in forum e blog (l’originale si riferiva nello specifico all’ambiente dei newsgroup), in quanto veramente illuminante, anche perché quella che ho linkato è la versione italiana di una lista di fuffosità varia redatta inizialmente da un gruppo statunitense, a dimostrazione del fatto che tutto il mondo è paese: le regole che seguono, vi ricordano il comportamento di qualcuno, per purissimo caso?

Per essere un Fuffaro come si deve, è necessario seguire le seguenti norme:

1.

Preferite sempre la chiave di lettura cospirazionista rispetto alla chiave di lettura noiosamente banale: le spiegazioni naturali, come ad esempio che a Roswell sia caduto un pallone-sonda, sono per i sempliciotti e per le spie del governo. Se volete andare a letto con quella topina newage tutta curve non ditele che l’astrologia è una cretinata (anche i non-fuffari possono trarre temporaneo beneficio da questo consiglio).

2.

Mai cercare la più semplice ed ovvia causa di qualcosa ed in particolare evitate come la peste di menzionare il Rasoio di Occam: è la vostra nemesi!

3.

Dovete essere convinti che la parola «anomalia» significhi «conferma indubitabile» di attività paranormale, o analogamente «dimostrazione inoppugnabile» di presenza aliena, o ancora «prova incontestabile» di misterioso e malvagissimo complotto a livello come minimo mondiale se non intergalattico.
Quindi usate la parola «anomalia» più spesso che potete: eventualmente arricchitela da aggettivi come «inspiegabile», «inquietante», o, se siete in full attack mode, «evidente», «lampante», ed altro che implichi gravi difetti psicofisici in chi osasse trovarla qualcosa di normale.

4.

Definite tutto quello che è comunemente accettato, e contro cui vi battete, usando l’aggettivo «ufficiale» in senso dispregiativo, come se si trattasse di un’imposizione proveniente da qualche autorità di cui bisogna diffidare e non di cose che chiunque, solo volendolo, può verificare.
Riempitevi la bocca di frasi che iniziano Continue reading »
Mag 172010
 

di Antonio Dini | 17-5-2010

Se su Google si cerca “privacy” e “Facebook”, escono 756 milioni di risultati. Ci sarà un motivo, no? O meglio, ci sarà un problema. Perché di problema si parla, quando si fa riferimento alla privacy e a Facebook. L’azienda americana che è diventata l’attuale incarnazione dello spirito dei social network mantiene un aspetto trasgressivo: considera la privacy dei suoi adepti meno importante della pubblicità, e sostiene che è così anche per le giovani generazioni digitali.

Padri analogici, figli digitali. Privacy stretta, nessuna privacy. Mettiamo tutto online, e poi perdiamone il controllo. Lasciamo che le foto e i commenti e i video e tutto il resto poi torni un giorno contro di noi: quando un datore di lavoro vuole fare un controllo dopo un colloquio, quando una fidanzata vuole sincerarsi che il promesso sposo sia davvero appassionato solo di lei, quando un curioso vuole scoprire più cose su di noi per mille scopi: seguirci per la strada, scrutarci da dietro un angolo buio, denunciarci al vicinato della nostra personale Peyton Place. O chissà.

Le regole di Privacy di Facebook sono qui. Se Google e YouTube le avessero seguite sarebbero finiti sotto il fuoco incrociato dei media e dei carri armati di nazioni inferocite per il trattamento che i propri cittadini erano costretti a subire. Facebook, no. Vive in una zona del mistero, dove le normali leggi della fisica e del codice non si applicano. Si dirà: è la rete. Ma nel resto della rete non è così. È la spregiudicatezza di Facebook a fare in modo che legislatori e governi particolarmente restrittivi, codini e chiusi come quello italiano possano emanare leggi per “regolare internet”.

I padri fondatori della rete (non del web, proprio della rete negli anni sessanta) avevano immaginato le fondamenta di Internet come una cosa solida quanto bastava, flessibile quanto poteva e soprattutto aperta come niente altro, perché la comunità che la popolava era una comunità di persone per bene. Non serie (la sera al MIT attaccavano il calcolatore da 200 milioni di dollari a un plastico dei trenini, negli anni sessanta, e negli anni settanta su Internet c’era più mailing list di scienziati che discutevano di Star Trek che di fisica o di biologia) ma per bene.

Adesso, invece, le persone per bene ci sono sempre, e sono la maggior parte degli utenti. A fare in modo che la loro voce non sia udibile, è un nucleo di tecnologi che hanno capito che possono usare una “rete selvaggia” per guadagnare.

In un paio d’anni la privacy di Facebook è cambiata in maniera sostanzialmente negativa. Le aree in cui i dati dei profili degli utenti sono per default disponibili a tutti sono aumentate. I dati vengono forniti in maniera continua, la possibilità di influire e controllare il loro “ciclo di vita” diminuiscono costantemente. Facebook anche in Italia sta adempiendo al suo scopo istituzionale di far ricollegare migliaia di persone che non si vedevano più da tempo, oltre a creare spazio per i gruppi di interesse e dare la possibilità (stile MySpace) di promuovere e condividere informazioni, singoli eventi e fenomeni in maniera più o meno strutturata. Al prezzo di poter avere tutte le informazioni possibili e immaginabili. Con un settaggio per la maggior parte dei casi di apertura globale di default. Come dimostra questo articolo di Matt Mckeon.

Fonte: MacityNet

Mag 072010
 

Articolo tratto da attivissimo.blogspot.com

Una falla in Facebook permetteva agli utenti di leggere le chattate private dei loro contatti (quelli che Facebook molto impropriamente chiama “amici”) e di vedere le richieste di “amicizia” in sospeso di quei contatti  e (secondo PcMag.com) di qualunque utente Facebook. La funzione di chat è stata temporaneamente rimossa e poi riattivata dopo aver corretto la falla, segnalata inizialmente dal sito Techcrunch.com.

Come funzionava? Nelle opzioni di privacy di Facebook c’è un’opzione che permette a un utente di avere un’anteprima del proprio profilo così come lo vedono i suoi “amici” (Account – Impostazioni sulla privacy – Informazioni del profilo – Anteprima del mio profilo). Immettendo il nome di un contatto nella casella Guarda l’anteprima di come il tuo profilo viene visualizzato da una persona specifica, si accedeva alle chat private e alle richieste di “amicizia” di quel contatto. Techcrunch.com ha pubblicato un video della falla in azione.

PcMag.com segnala che l’URL della pagina di anteprima di Facebook ha la forma http://www.facebook.com/username?viewas=userid, dove userid è il numero identificativo di un utente Facebook. Quindi la falla da poco turata poteva essere sfruttata per sbirciare le chat private di qualunque utente del social network a patto di conoscere il suo identificativo, cosa peraltro semplice.

Per sapere questo identificativo basta infatti cercare la pagina pubblica dell’utente desiderato e sostituire la parola graph a www nell’URL della pagina pubblica. Per esempio, per conoscere l’ID numerico della pagina Facebook pubblica di Barack Obama (http://www.facebook.com/barackobama) si digita http://graph.facebook.com/barackobama e si ottengono i seguenti dati, il primo dei quali è appunto l’identificativo numerico:

{
   "id": "6815841748",
   "name": "Barack Obama",
   "picture": "http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-sf2p/hs629.snc3/27555_6815841748_1583_s.jpg",
   "link": "http://www.facebook.com/barackobama",
   "category": "Politicians",
   "username": "barackobama",
   "birthday": "08/04/1961",
   "fan_count": 8235038

}
Ancora una volta, insomma, chi si è fidato delle promesse dei social network di tutelare la sua privacy si è trovato con le mutande al vento. Pensateci, prima di mettere in Rete qualunque cosa che non volete rendere pubblica.

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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