Nov 052015
 

Non recensisco spesso ed in genere lo faccio sulla musica, ma oggi mi sento di parlare di questo libro, e di questa scrittrice emergente Veronese che mi è capitato di avere l’onore di conoscere nelle mie peripezie.
Si tratta di “La parabola delle stelle cadenti” e di Chiara Passilongo.

La parabola delle stelle cadenti - Chiara Passilongo

La parabola delle stelle cadenti – Chiara Passilongo

Come ho già avuto modo di dire a lei il genere del romanzo se preso così come in sinossi, non è decisamente qualcosa che normalmente mi attirerebbe, si tratta della storia di una immaginaria famiglia veronese che nell’arco dei circa trent’anni a partire dal 1981 si trova ad affrontare la nascita ed il successo di una azienda dolciaria partendo da una piccola gestione familiare fino a raggiungere il successo nazionale trovandosi ad incontrarsi e scontrarsi con la realtà storica e politica dell’ultimo trentennio fino alla crisi dei nostri giorni, ma si tratta anche della vicende familiari, della crescita dei figli e dello scontro tra una generazione legata alla terra ed una proiettata verso la modernità.
Basta leggere l’incipit per avere un’idea chiara di non trovarsi di fronte un romanzo comune, la delicatezza e la precisione con cui viene tratteggiata l’intera vicenda in poche righe sembra la precisione semplice di un testo come “Imagine” di John Lennon, dove non una sola parola è fuori luogo, non una sola parola è di troppo ed una sola parola in meno sarebbe stata una mancanza.
Traspare in ogni riga un controllo e un dosaggio delle parole che non a tutti è possibile realizzare e l’intero svolgimento tra personaggi ben tratteggiati e da un lato così tipici dall’altro interessanti invoglia alla conoscenza di un mondo che è un po’ quello che ha creato la nostra generazione di trentenni nel bene e nel male e sembra di rileggere senza troppa nostalgia ma anche senza troppo distacco un mondo che sembra ormai distante ma che è ancora il nostro.

La parabola delle stelle cadenti - Chiara Passilongo - Incipit

La parabola delle stelle cadenti – Incipit

Su Amazon è possibile leggerne la prima parte se questa mia recensione avesse acceso in voi il desiderio di conoscerla

Dedica

Dedica

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Nov 152014
 

Credo che l’autunno sia la mia stagione preferita, quella ricca dei colori caldi delle foglie, quella delle piogge fredde che lavano i ricordi lasciandone solo ciò che conta, quella delle prime nebbie dove nascondersi passeggiando lontani dal mondo, quella dove il lago inizia a pulirsi dal turismo e dal plancton diventando azzurro e trasparente, quella in cui posso indossare le camice e il cappotto nero, quella in cui posso andare in montagna e la montagna è solo mia, quella in cui posso correre sotto la pioggia o nella nebbia per le strade attorno a casa, quella in cui ancora dai tempi dell’adolescenza iniziava un nuovo anno, nuove speranze, nuovi sogni, nuove esperienze, una nuova vita.
Credo che l’autunno sia la stagione più evocativa di momenti, sogni, desideri senza le delusioni che può dare l’estate, senza il fermento della primavera, senza la stabilità dell’inverno.
Credo che l’autunno sia la mia stagione, senza le malinconie di cui la letteratura e l’immaginario lo caricano, ma con la bellezza insita nella natura stessa.

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Set 192014
 

Ancora una volta inizierò scrivendo “è da molto che non scrivo qui”, e mi chiedo anche perché mi ritrovo a farlo. Negli anni ho raggiunto la convinzione che scrivere un blog sia privo di senso a meno che lo scopo non sia professionale, di autopromozione o simili. Ti chiedi “a chi può interessare leggere ciò che scrivo?”.
Negli ultimi mesi sono cambiate molte cose, cose perse, cose trovate, cose ritrovate. E persone.

La prima cosa ritrovata, perché è più bello parlare di quel che si trova che di quel che si lascia, è la voglia di scrivere, e la motivazione soprattutto. Scrivere.
Per un paio mesi ho lavorato ad un progetto che avevo in mente da anni ma che non ero mai stato in grado di scrivere, ne è uscito un romanzo breve.
Credo sia un po’ strano, particolare, non so giudicare se bello.
Anni fa dopo aver pubblicato Contrapposizioni avevo fatto una promessa, avevo promesso ad una mia insegnante di Italiano di avvisarla qualora avessi “prodotto” qualcosa di nuovo.
Non è stato facile rintracciarla dopo tanti anni.

Rintracciarla però è stato un tuffo in un mondo vecchio e nuovo. Mi aspettavo di incontrarmi davanti una signora dall’aspetto più anziano di quanto è stato nella realtà, mi aspettavo di entrare in una casa piena di cultura e così è stato, tra mobili di pregio, quadri, e infiniti soprammobili con riferimenti alla storia e alla letteratura.
Mi sono trovato davanti una donna come ricordavo essere quella donna, quella di cui tutti avrebbero riconosciuto il rumore dei passi nel corridoio. Fiera e forte e dolce al contempo.

Il tuffo più forte, al cuore, è stato quando mi ha porto la sua copia di Contrapposizioni con le pieghe agli angoli delle pagine delle poesie che preferisce, il suo raccontarmi che lo tiene nel comodino, ed ogni tanto lo rilegge, ed ogni volta che lo rilegge le da emozioni diverse e lo interpreta diversamente.
Uno scopo raggiunto nella mia idea di scrittura in quel libro.
Un tuffo più forte quando mi ha porto una copia di un giornale con un mio racconto, un giornale che non ricordavo neppure fosse mai stato edito, un giornale che neppure io ho.

E mi sono chiesto ancora “a chi può interessare leggere ciò che scrivo?” non lo so. E forse non deve neppure interessarmi troppo. Forse la vera domanda è “per chi scrivo?” non darò una risposta pubblica ne univoca questa domanda, ma questo è il motore che fa si che abbia senso farlo.
Che sia per l’arte, che sia per te che stai leggendo, che sia per qualcuno che mai leggerà ciò che serve per scrivere è un motore e nulla che possa uccidere la motivazione.

Pubblicare non so se farlo ancora o no, importa più scrivere che pubblicare, non puoi pubblicare ciò che non scrivi, che ti tieni dentro, che soffochi, che lasci morire dentro.

E poi quando scrivi, quando vivi, quando affronti il mondo con la faccia pulita di chi guarda al futuro con curiosità e fiducia le cose vanno, le cose tornano, i mondi cambiano. Incontrare una persona che non vedevi, sentivi, incontravi da anni, troppi anni.
Trovare la foto di uno sguardo che non riesci a non continuare guardare, che non riesci a guardare senza che il cuore acceleri come, parlare con quello sguardo, non nella mente ma con la voce. Accorgersi che il tempo dilatato dell’assenza si può comprimere ed il tempo essere come pochi istanti dopo di un altra foto di quando avevi quattordici anni.

So che scriverò ancora perché la testa è piena di idee, so che vivrò ancora perché la testa è piena di sogni, so che correrò ancora perché le gambe, i piedi l’intero corpo non vedono l’ora di uscire da questo tepore delle coperte.

Il mondo va, il mondo viene, e nel mondo noi andiamo e veniamo e ci muoviamo e nuotiamo.
E il tempo scorre, non torna mai indietro, e il tempo scorre e talvolta il passato acquista significati che prima non aveva e da un significato ad un futuro che prima non si vedeva all’orizzonte.

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Giu 172011
 

Ultimamente mi capita sempre più spesso di leggere articoli di giornale pseudo scientifici ricchi di castronerie antiscientifiche, mi capita di leggere di prodotti assurdi come la washball, il braccialetto power balance, le scie chimiche e altre amenità del genere.
Mi sono imbattuto pure in cose più pratica è più incidenti con la mia vita come gli anticalcare magnetici, su cui prima di comprare un prodotto ho deciso di informarmi sulla reale possibilità che esso funzioni e come autorevole risposta di un professore di chimica all’università di Bari ho avuto come risposta la non riproducibilità per via sperimentale del fenomeno, ossia l’attuale impossibilità di dare una risposta certa sull’effettivo funzionamento (la spiegazione è più complessa ma tralascerò, il riassunto è che non esiste un esperimento di laboratorio che dimostri che il prodotto funzioni al di là di ogni dubbio).
Ora mi imbatto negli anticalcare a polifosfati che credo funzionino (con molti limiti e modificando, non togliendo il calcare) ma di cui non ho ancora trovato spiegazione sufficientemente convincente (attendo ovviamente il responso del solito professore di chimica).
Recentemente l’Italia ha fatto una votazione contro il nucleare, ma quanti italiani sanno DAVVERO come funziona una centrale nucleare e come funzionano le cosiddette “energie alternative”, quali effetti di inquinamento e impatto ambientale abbiano sistemi come il solare in fase di smaltimento, quale sia la durata nel tempo di un pannello prima che venga smaltito, i costi per l’ambiente in fase di produzione… semplicemente in genere l’italiano medio vota sulla fiducia, su quel che dice un politico con le sue convincenti parole, un politico che spesso sa meno di scienza di quanto sappia il votante e che parla con demagogia e non con cultura.
Oppure capita che si parli di terremoti, di carburanti alternativi, di auto a idrogeno che inquinerebbero meno delle attuali, possibili meteoriti che si schianteranno sulla Continue reading »

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Feb 152010
 

Ieri sera sono stato “finalmente” a vedere questo film “epocale”: Avatar.

Biglietto per Avatar

Biglietto per Avatar

Visto che tutti ne parlano ho pensato di scriverne quel che penso…
Premesso che Continue reading »

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Nov 192009
 

Non è facile esporsi su questo tema, soprattutto quando si ha il ruolo “pesante” di educatore in un’associazione cattolica, soprattutto quando ciò che scrivi potrà essere letto dai ragazzi a cui cerchi di passare dei valori o dai loro genitori.
Il rischio di essere frainteso è grande e così è diverso tempo che penso se espormi o meno a riguardo di questa tematica.
Il crocefisso nelle scuole, nei luoghi pubblici.
Crocefisso si? Crocefisso no?
Io sono dell’idea Crocefisso non mi importa.
Partiamo però dal principio.
Qual’è il motivo per cui chi sostiene l’importanza di questo simbolo si infervora così tanto?
Per lo più le motivazioni di cui ho sentito parlare sono perché fa parte della cultura e dell’identità Europee e Italiane, si questo è vero. Ma se così fosse perché non mettere in tutti i luoghi pubblici l’immagine di Leonardo da Vinci, o quella di qualche altro personaggio che è stato fondante e fondamentale per la nostra cultura e affermazione nel mondo?
Non sarebbe la stessa cosa?
Quel simbolo, quella croce, rappresenta ciò in cui credo, rappresenta ciò su cui si basa la mia vita, le mie scelte, il mio essere, rappresenta la mia vita.
Non la tua, la sua, quella del mio vicino, quella dell’Italia o dell’Europa.
Quel simbolo, quella croce se si limita ad essere un’immagine che Continue reading »

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Apr 132007
 

Ognuno di noi accaniti lettori ha qualche autore a cui è particolarmente legato, fin da piccolo quando al compleanno un’amica mi ha regalato “Il Corvo ed altre poesie” di Edgar Poe io sono stato affascinato da questo grandissimo poeta. Edgar Poe. Allan è un secondo nome aggiunto per ricordarne il legame al patrigno che non lo trattò mai eccessivamente bene e che tentò di frenarlo nei suoi interessi artistici.
Poe è stato conosciuto principalmente e commercialmente per i suoi racconti horror, racconti che hanno insita una forma di malattia, di oscurità, un genio del thriller psicologico a dire il vero, più che dell’Horror, perché ha ben poco a che fare con ciò che chiamiamo Horror oggi, non vi sono mostri, sangue, violenza, ma solo atmosfere, immaginazione, psicologia.
Ma non è questo che mi fa amare Eddie ma la poesia. I racconti per cui era famoso erano il modo che aveva per sostentarsi economicamente, la poesia era il suo mondo, dove raccontava se stesso Continue reading »

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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