Lug 152016
 

La verità è che non importa niente.
Non importa il tempo.
Non importa lo spazio.
Non importa.
Solo un istante

breve

non serve accada nulla.
Un istante

breve

lungo

immobile.

Non importa.

Cancello tutto. Torno indietro.
Mi riporti alla partenza.

E ricomincio di nuovo a tentare di allontanarmi,
di andare altrove,
di cercare altri mondi.

E poi tu.
Di nuovo.
Di nuovo ancora.

Non cambierà.
Non ancora.
Àncora.

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Giu 192016
 

“Io voglio essere la tua oasi e vorrei tu fossi la mia, non qualcosa da lasciare indietro ma un luogo dove tornare a respirare, a bere acqua, a rinfrancarsi, da portare nel cuore chiamandolo casa.

Vai dunque, e quando lo vorrai, allunga la mano e cerca la mia.”

Le parole assumono significato nel tempo.
Il tempo stesso assume significato nel mutare delle parole.
Il tutto in un continuo circolo che è paradosso.

“Vai dunque. Ci sono altri mondi oltre a questo”
-Roland di Gilead-

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Giu 182016
 

Non se ne andrà questo senso di fallimento.
Sono stato in un luogo, oggi. In un prato in cui ho fatto l’amore con te anni or sono.
Di nascosto da un mondo. Non lo ricordavo.
Come un pugno nello stomaco il mondo ancora una volta si è voltato.
Ancora una volta
mentre  sei lontana.

Scrivo.

Scrivo di un sogno in cui t’incontrai tanti anni prima,
il mio primo ricordo d’infanzia su cui costruire un altro mondo che potrebbe portarmi lontano.
Ne mancano ancora due da raccontare ed un mondo.
Lontano.
Racconto di te,
di ciò che sei stata in un altro mondo ancora
di cosa sarei stato senza incontrarti
poi il mondo si volta nuovamente.

Il mondo si volta.
Ancora una volta.

Si aprono porte,
si aprono nuove porte,
grandi porte.

E chi mi guarda vede quello in cui tu mi trasformasti,
non il fallimento di aver perduto me stesso in questo mondo.
Chi mi guarda ci crede davvero, più di quanto io
-miscredente possibilista-
possa mai credere.

Chi vede non sa nulla di cosa c’è dietro tutto questo muro
dietro questi mondi.

Ve ne sono altri, è vero, vivo tra i mondi, tra i monti, tramonti, tra morti, tramortiti sentimenti ritorti.

Non se ne andrà il senso di aver fallito,
e non importa se vincerò il mondo,
se conquisterò la vetta.
In tutto questo avrò fallito.

Non importa perché tornerai,
lo hai sempre fatto.
E te ne andrai in un altro mondo.
In un altro modo.

Forse mostro, forse musa, forse sogno, forse solo una foto nel tempo, forse tutto questo assieme.
E fallirò ancora.
Anche sull’olimpo.
Anche conquistato il mondo avrò sempre e comunque perduto il mio unico desiderio.

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Mag 022016
 

Eri un mostro dai due volti.
Come Giano guardavi in due mondi,
come Lamia mi ruotavi attorno promettendomi sogni e succhiando
il sangue
ti sei nutrita di ciò che poi rigettavi contro di me.
Ma ti amai
-ciò nonostante-
per il mostro che eri.

Lo portai via -forse- quel volto, o se ne andò in altro modo.
Ne vedo i resti ancora spezzati cadenti come colpiti da una grande forza.
Di te rimane uno solo volto.
Quello che non desiderai.
Quello di cui non potrei provare mancanza.

Mi chiedo solo dove alberghino quei resti.
Se sbriciolati, calpestati, perduti per sempre
o se sia io Giano a vedere due mondi
di cui uno appeso inesorabilmente a quel tempo.

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Apr 222015
 

Vattene lontano da me.
Lontano come oltre la vita, oltre la morte.
Lontano.
Ricordo ancora come fosse oggi la prima volta che ti incontrai, lo ricordo più di quanto la mia mente sia in grado di ricordare gli anni, i decenni ed i secoli che intercorrono tra quel momento ed oggi.
Ricordo ogni singola piega della pelle del tuo volto, del tuo collo, ricordo il movimento delle tue mani e la delicatezza delle tue dita, ricordo ogni sfumatura che i tuoi capelli illuminati dal sole presero quel giorno, ricordo il tuo modo di muovere le labbra e la semplicità del tuo sorriso che faceva apparire naturale essere felici in questo mondo oscuro e nero, ricordo il sorriso che si disegnò sul mio volto, i muscoli della faccia che non potevo osservare ma che si tendevano incontrollabili a segnalare che qualcosa dentro di me stava cambiando, che qualcosa nella mia vita non era più ciò che era stato.
Non sono mai stato una persona buona ma ho lottato sempre per il bene fino a quell’infausto giorno lontano perso disperso e vivido secondo solo all’incontrarti la prima volta.
Lottavo per un dio che non ci assiste, che non ci ama, che non ci guida, che non serve più, che avevo smesso di credere dopo quel giorno e che ora mi osteggia, mia nemesi e contrapposizione.
Lottavo per lui col sangue ed il legno, col sangue e la spada, col sangue ed il sangue anche quando con una mano ti allontanai per seguire quella che credevo una missione più grande, dicendoti che non era quello il nostro tempo, che la mia missione non era terminata ancora.
Fu al mio ritorno che non ti trovai.
Fu al mio ritorno che rinnegai me stesso e questo dio.
Fu al mio ritorno che compresi quanto la solitudine si fosse impossessata di me nel profondo.
Fu al mio ritorno che invece di allontanare da me il calice della sofferenza ne bevvi avidamente, bevvi sangue e veleno e veleno e sangue e giurai morte e sofferenza e giurai vendetta a quel dio che mi aveva privato della tua dolcezza e della tua purezza.
Giurai vendetta a me stesso.
Ritrovarti, dopo secoli è stato invece il terzo istante della mia vita, ed è stato l’istinto a spingermi a te,  a farmi desiderare di godere della tua essenza cambiata, più oscura e sofferta, tu stessa rinnegata al mondo e le mie labbra fremono per assaggiare il tuo sangue, assaggiare il tuo vuoto, penetrare il tuo vuoto con ciò che guida il mio lato più oscuro.
Vattene lontano da me.
Lontano come oltre la vita, oltre la morte.
Lontano.
Perché me ne andrò ancora, perché non è questo a cui ciò che ero ambiva e ti trascinerei con me in questo vortice di inesistenza.
Preferisco, pre-ferisco, strappare la mia anima ancora -perché perduta in altri mondi- che nuovamente trascinarti giù da quella torre dove il fiume non ha ancora pulito il tuo sangue.
Vattene lontano da me o mi distruggeranno, e distruggeranno te, e il nostro nulla non sarà mai pace, non sarà mai.

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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