Lug 102018
 

Ieri in Arena ho assistito al concerto dei Deep Purple, un concerto pazzesco, sì. Ma quello che mi ha colpito di più oltre allo spettacolo è il modo di fruire dello spettacolo che avevano le persone attorno a me. Mi ha fatto riflettere.
Negli ultimi mesi sto disamorandomi sempre più dei social network, la gran parte di quello che ci pubblico ormai è il clone di questo blog e qualche #polemipolitica che non mi va di mettere qui. Per qualche istante ho pensato di fare un video di qualche brano durante il concerto, qualche foto e mi sono chiesto: perché farlo? Ho visto centinaia di persone seguire il concerto da dietro il proprio smartphone, le luci che quando si spegnevano rimanevano accese ancora per qualche decimo di secondo su centinaia di schermi poco prima di spegnersi e riaccendersi qualche decimo dopo delle luci sul palco in un eterno delay. Ho pensato a centinaia di persone a vedere un concerto in differita nonostante fossero presenti. E per cosa? Per me era la terza volta ad un concerto dei Deep Purple e ammetto che almeno in una delle altre due avevo filmato i classici “Black Night”, “Smoke on The Water” e di non aver mai  più riguardato i video. Mi sono chiesto a cosa sarebbe servito riversare altri bit sul mio smartphone o sui miei “canali social” uguali a mille altri bit che avevo già riversato e che stavano riversando altre centinaia di persone accanto a me. Ho sentito la mancanza del vecchio modo di comunicare. Quello in cui andavo da un amico e dicevo “Ehi! Sai dove sono stato ieri? Al concerto dei Deep Purple! Ian Gillan sembra il vecchietto del bar all’angolo ma Continue reading »

Mag 232018
 

Urlo

Non è per loro che scrivo,
non è per loro che suono,
non è per loro che sento il bisogno di esprimermi

talvolta in modo sgraziato
o ricercato
o dolce
o nella rabbia di versi inumani.

Non è per qualcuno, che creo, ma contro.
Contro di te.
Contro le tue ostruzioni.
Contro le Continue reading »

Mag 192018
 

The Show Must Go On

-Giorgio Faletti-

Gli artisti falliti sono fuori dal gioco
non ci sono mai stati o ci son stati per poco
e ora parlano molto quasi a chiedere scusa
di aver perso la chiave di una porta ormai chiusa
di un’estate lì intorno ch’è svanita in un giorno
e sembrava durasse in eterno
quando han preso la scala per salire al successo
ed invece sono scesi all’inferno

And the show must go on, the show must go on
And the show must go on, the show must go on

Gli artisti falliti hanno un sogno proibito
un teatro con fuori scritto Continue reading »

Ott 232017
 

Oggi sono andato a correre. È stato strano. Mi sembrano secoli che non andavo a correre al tramonto, forse mi ricorda un po’ quella volta che al tramonto sono andato a camminare con lei, con i capelli del colore del sole, ma da quello sembrano passati millenni. C’era quell’atmosfera di freddo pungente che si contrappone al caldo del mio corpo e di caldo del mio corpo che si contrappone al freddo dentro. Una sensazione strana, mi ricorda di quella volta in cui sono stato investito.
Questo lo ricordo come fosse ieri. Sono sensazioni che difficilmente scivolano via dall’anima, te le porti dentro comunque vada.
Quel giorno credevo fosse uno come un’altro, avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma sarebbe stato un mese da che mi frequentavo con Lei. Avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma quel giorno non avevo di meglio da fare se non correre, sfogare il corpo e l’anima, tornare a casa, cucinare per Lei che mi avrebbe raggiunto più tardi. Certo avrei potuto leggere quel libro che stava sul mobiletto, avrei potuto studiare inglese, avrei potuto organizzare quel viaggio a Parigi, ma volevo correre e uscii. Mi sentivo in discreta forma nonostante il mio Continue reading »

Set 072017
 

Ho questa foto di pura gioia
è di un bambino con la sua pistola
che spara dritto davanti a sé
a quello che non c’è

Ho perso il gusto, non ha sapore
quest’alito di angelo che mi lecca il cuore
ma credo di camminare dritto sull’acqua e
su quello che non c’è

Arriva l’alba o forse no
a volte ciò che sembra alba, non è
ma so che so camminare dritto sull’acqua e
su quello che non c’è

Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
la chiave della felicità è la disobbedienza in sé
a quello che non c’è

Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
quello che non c’è

Curo le foglie, saranno forti
se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
ma questo è camminare alto sull’acqua e
su quello che non c’è

Ed ecco arriva l’alba so che è qui per me
meraviglioso come a volte ciò che sembra non è

Fottendosi da sé, fottendosi da me
Per quello che non c’è

Set 012017
 

Words like violence
Break the silence
Come crashing in
Into my little world
Painful to me Continue reading »

Ago 052017
 

Era musica.
Non avei potuto non reagire a quel modo.
Era musica.

Sentivo le note attraversarmi le vene, una ad una
minime semiminime e pause rimbalzarmi dentro.
Le sentivo entrare dalle dita, dalle braccia,
dalle schiena sotto le tue mani,
dall’odore della tua pelle
dai capelli a sfiorarmi il viso.
Note come di una sinfonia a più voci.

Avvolto in un vortice sono rimasto immobile,
indeciso se Continue reading »

Apr 242017
 

Parte tutto da un suono basso e sordo.
All’inizio neppure lo sento.
Tutto parte da un suono basso e sordo, come un peso, come un oggetto dentro la parte bassa della mia pancia. Non ci faccio caso perché è qualcosa che non conosco.
Non ci faccio caso perché la mia testa lo interpreta come qualcos’altro. Non lo conosco.
Sale.
Immagino sale, tra le mie labbra mentre il peso aumenta. Il suono sordo, basso, vibra.
La mia bocca è secca, le mie labbra.
Mi vibra la pancia, in basso, dentro nel profondo. Lo interpreto come qualcos’altro perché non sono in grado di capirlo, non sono più in grado di capirlo.
Ne ho perso i ricordi ricoperti da strati di nulla.
E intanto sale, lo sento quasi a bloccarmi lo stomaco. Vibra lento e pesante e si allarga. Sale.
È nello stomaco che lo sento, che mi accorgo che qualcosa dentro si muove come un gorgo al contrario. Quello è il momento in cui apro gli occhi e osservo dall’altra parte i tuoi.
Come un vortice -dalla parte bassa del mio stomaco- ruota, ed è acqua fresca, e aria, e pesci, e uccelli, e vita e spazio, è essenza non Continue reading »

Mar 302017
 

<- La mia prima volta

Quando Marco mi fece provare non sembrava nulla di che. Alla fine lo facevano tutti, o almeno lo facevano le persone che io ritenevo le più intelligenti, le più sensibili, quelle di cui preferivo circondarmi. Ero un ragazzo, eravamo tutti ragazzi e sembrava una cosa figa.
Provi. Tanto hai tutta la vita davanti, anzi ai tuoi piedi. Perché a quell’età non hai idea di cosa sia la vita ne davanti ne dietro, sai cos’è l’oggi, l’adesso. Il domani tuttalpiù è il tempo che ti separa tra l’adesso e un evento interessante. Non sapevo ancora che un giorno sarebbe diventato un mondo di possibilità, di scelte, di fatica, fino a quel giorno non esisteva, e basta.
Il gioco è stato divertente, quando me lo ha proposte mi sono chiesto “cosa succede se provo? Cosa se non provo?”. L’unica risposta che mi sono dato è che se non lo avessi fatto sarei stato uno sfigato, che Marco non mi avrebbe considerato all’altezza. E così l’ho fatto.
Sapevo perfettamente non fosse una cosa di quelle cose che fanno i bravi ragazzi ma non avevo mai ambito ad esserlo, sinceramente non mi piacevano le categorizzazioni, quindi neppure questa. Ero consapevole che proprio il mio essere intelligente ed attento mi rendeva in grado di controllare la situazione e di non rischiare troppo tutto quello che i grandi dicevano fosse pericoloso o senza via di ritorno. Non sono mai stato una persona da festoni e casino ma questa esperienza mi univa comunque di più al piccolo gruppo di amici, non farlo me ne avrebbe probabilmente allontanato, tanto valeva provare. Non ne rimanei particolarmente colpito, non che facesse schifo o che fosse privo di effetti ma nella mia breve vita avevo provato vari generi di emozione, questo era uno dei tanti. Andrea invece lo trovava entusiasmante, la cosa più bella che mai avesse provato nella sua vita diceva, Marco stesso che ne era il promotore era rimasto stupito dalla reazione di Andrea.
All’epoca facevo atletica leggera, avevo iniziato qualche anno prima ed avevo fatto qualche garetta amatoriale, nei primi anni l’allenatore mi aveva fatto fare un po’ di tutto, lancio della pallina, velocità, salto in lungo, salto in alto. Io adoravo il salto in lungo anche se ero un po’ scarsino. Il calcio non mi piaceva e gli sport di gruppo non erano il mio forte. Forse per il fatto che portavo gli occhiali e quindi non ci vedevo benissimo o più probabilmente per attitudine, sono sempre stato un po’ un solitario. Uno di quei giorni l’allenatore mi chiese di partecipare ad una gara per il fine settimana. Non mi disse la specialità e io non ci feci caso. Avrei dovuto aspettarmelo che mi avrebbe giocato uno scherzo ma non ci pensai. Era inverno e la gara sarebbe stata una indoor, c’era una piccola pista al coperto che veniva montata in fiera ricordo che il numero del padiglione fosse il 18 Continue reading »

Feb 152017
 
  1. Usa il tempo di un perfetto sconosciuto in modo tale che lui o lei non sentirà che il tempo è stato perso.
  2. Dai al lettore almeno un personaggio per il quale possa fare il tifo.
  3. Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, anche fosse solo un bicchiere d’acqua.
  4. Ogni frase deve fare una delle due cose: rivelare il personaggio o anticipare l’azione.
  5. Inizia il più vicino possibile al finale.
  6. Sii un sadico. Non importa quanto dolci e innocenti siano i tuoi protagonisti, fai accadere loro cose terribili – in modo tale che il lettore possa vedere di cosa sono fatti.
  7. Scrivi per accontentare solo una persona. Se apri una finestra e fai l’amore con il mondo, tanto per dire, la tua storia prenderà la polmonite.
  8. Dai al tuo lettore più informazioni possibili e il prima possibile. Al diavolo la suspense. I lettori dovrebbero avere una così completa comprensione di ciò che sta succedendo, dove e perché, che potrebbero finire la storia da sé, gli scarafaggi dovrebbero mangiare le ultime pagine.

Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: