Ott 232017
 

Oggi sono andato a correre. È stato strano. Mi sembrano secoli che non andavo a correre al tramonto, forse mi ricorda un po’ quella volta che al tramonto sono andato a camminare con lei, con i capelli del colore del sole, ma da quello sembrano passati millenni. C’era quell’atmosfera di freddo pungente che si contrappone al caldo del mio corpo e di caldo del mio corpo che si contrappone al freddo dentro. Una sensazione strana, mi ricorda di quella volta in cui sono stato investito.
Questo lo ricordo come fosse ieri. Sono sensazioni che difficilmente scivolano via dall’anima, te le porti dentro comunque vada.
Quel giorno credevo fosse uno come un’altro, avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma sarebbe stato un mese da che mi frequentavo con Lei. Avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma quel giorno non avevo di meglio da fare se non correre, sfogare il corpo e l’anima, tornare a casa, cucinare per Lei che mi avrebbe raggiunto più tardi. Certo avrei potuto leggere quel libro che stava sul mobiletto, avrei potuto studiare inglese, avrei potuto organizzare quel viaggio a Parigi, ma volevo correre e uscii. Mi sentivo in discreta forma nonostante il mio Continue reading »

Feb 202017
 

Mi sono sempre chiesto come esprimere il concetto di dimensioni fisiche aggiuntive a quelle che sperimentiamo quotidianamente, come spiegare a qualcuno di non avvezzo a tali teorie cosa possa essere una quarta dimensione o più. Lasciamo perdere come di consueto il fatto che una quarta dimensione, il tempo, la percepiamo ogni istante seppure non siamo in grado di interagirvi come con le altre e chiamiamo quarta una ulteriore “direzione” che non sia altezza, lunghezza o larghezza.
L’esempio classico che ho sempre usato è funzionale e semplice ma non permette di vivere in prima persona una rappresentazione di quarta dimensione, l’ho preso dalla spiegazione classica che viene fatta nella divulgazione scientifica, a partire da Stephen Hawking, passando per romanzi di fantascienza come Sfera di Michael Crichton al geniale Flatlandia di Edwin Abbott Abbott che ho già citato altre volte.
Recentemente una persona senza volerlo mi ha aperto un mondo, parlava di tutt’altro e mi ha dato un idea che ritengo particolarmente efficacie per estendere tale esempio classico e riportarlo alla nostra realtà. Non pretendo che tale spiegazione abbia una valenza scientifica ma piuttosto una valenza filosofica che possa aiutare ad una maggiore comprensione scientifica.
L’esempio classico è il seguente: immaginiamo un universo formato da una linea retta e i cui abitanti siano dei segmenti. Assumiamo che ogni segmento possieda due occhi, uno ad un capo ed uno all’altro in modo da poter vedere la direzione in cui si muoverà. Ogni segmento sarà in grado di vedere gli altri segmenti solamente come un punto che si avvicini o si allontani ed una volta raggiunto il segmento accanto non potrà sorpassarlo. La percezione del segmento di se stesso e degli altri sarà necessariamente il puntino che è la proiezione del suo corpo e non gli sarà possibile vedere altro, quello che noi “da fuori” riconosceremo come la linea che forma il segmento dal suo punto di vista sarà semplicemente il suo “interno”. Allarghiamo ora quell’universo e rendiamolo a due dimensioni, un immenso foglio bianco su cui possano muoversi diverse figure geometriche. Non importa quale sia la figura ma ognuna di esse percepirà le altre figure come linee. Gli occhi di ogni figura saranno all’altezza di questo foglio-universo e tali occhi percepiranno la proiezione su una dimensione, la larghezza, di ciò che è il loro corpo a due dimensioni. Quello che noi da fuori percepiamo come Continue reading »

Mar 132016
 

12/03/2016

Non è la vista

Sono i suoni che definiscono il mondo
ad occhi chiusi percepisco il mondo
le direzioni, le distanze
ad occhi chiusi
percepisco la tua pelle
non distratto dalla vista
il tuo odore non coperto da profumi.

Non è la vista
-così fallace-
a definire il mondo.

Ed io attendo
-ad occhi chiusi-
di percepire il tuo passaggio.
Di nuovo.

Mag 052011
 

Giorni fa riflettevo sull’anima. Se esiste, dov’è, come dimostrarne l’esistenza o quantomeno come averne una percezione, una teoria che la renda più vicina, più reale.
Dire che non esiste è semplice, basta dire “io non ci credo”, “non ce ne sono prove”, “non l’ho mai vista” quindi risulta francamente poco stimolante come operazione.

Ammetto che in realtà questa ricerca è partita anni prima quando volevo scrivere “Pensiero” che sarebbe una enorme teoria filosofica sulla vita, trasversale alle diverse religioni e culture, teoria che poi ho accantonato in attesa di risolvere alcune contraddizioni. Una di queste era la convivenza tra materiale e immateriale, insomma qualcosa alla base dell’esistenza dell’anima e di Dio.
Una delle parti di “pensiero” è quella relativa al Ka, una sorta di destino fatto di vettori che trascinano gli eventi in determinate direzioni. Negli anni da quando ho iniziato a ragionarvi ad oggi ho letto diversi libri inerenti e soprattutto non inerenti all’argomento, alcuni nel tempo, pian piano mi hanno fatto arrivare ad una visione nuova sull’esistenza dell’anima.

Non sarà facile spiegarlo ma ci proverò. Continue reading »

Mag 292007
 
Mi capita spesso di parlare di come le donne più belle sui giornali e nelle pubblicità siano rifatte al computer, ho trovato casualmente questo paio di video e volevo condividerli, anche per quelle ragazze che si guardano allo specchi e si schifano perché non si sentono abbastanza belle, o che si truccano all’inverosimile.
Continue reading »
Mag 142007
 

Contrapposizioni, Il Filo Edizioni è il mio primo libro edito. Vincitore di una targa e un diploma di merito al Premio Internazionale di Poesia “San Domenichino” Città di Massa è in fine giunto a scadenza del contratto.

Sarà reperibile nelle principali librerie di Verona (in particolare da Gheduzzi e al Gelso) e ordinabile in tutte le librerie italiane ancora per qualche settimana e poi non ne sarà più garantita la reperibilità.

Dalla Prefazione:
Stefano Giolo osserva la vita attraverso un caleidoscopio di poesia che riporta le immagini di un mondo complesso. La vita appare nei suoi versi come il teatro dalle apparenti contraddizioni, in un palcoscenico di carta Stefano Giolo mette in scena l’assurdo che regola la percezione dell’essere ingabbiandola a priori in griglie di senso prestabilite. Una silloge fatta di vetri che come echi di pensieri s’infrangono nell’anima riflettendo e ricomponendo una realtè nascosta, della quale egli tenta di rivelare le profonde contraddizioni intrinseche ai diversi punti di osservazioni che si decide di adottare per comprenderla. E di svelarne la bellezza, quella che arriva improvvisa dalla vita, e che ci trova spesso impreparati di fronte a noi stessi.

Un articolo de “L’Arena” il quotidiano di Verona:

La silloge del giovane musicista alla Gheduzzi «Contrapposizioni» nella poesia di Giolo Prima di tutto il ritmo. Chissà se è un caso che il giovanissimo Stefano Giolo, veronese, classe 1982, suoni il sassofono nel gruppo latin rock jazz «Raku Quintet»: la sua prima prova poetica, intitolata «Contrapposizioni» (Edizioni Il Filo, pp. 103, euro 12), sembrerebbe proprio smentire la casualità. Si tratta infatti di un’agile raccolta dai tempi più vari che si caratterizza e che trova il suo elemento unificante nella musicalità: intesa non nel senso di una scelta metrica precisa, quanto come «orecchio», come naturale talento che il giovane poeta rivela nell’accostamento di termini che, vicini, producono di per sé una suggestione. Ce lo lascia intendere del resto l’autore stesso, nel capitolo VIII, che si intitola «Poesia. Per me». Vi leggiamo: «C’è qualcosa nell’aria questa sera. Ho voglia di scrivere, un po’ soffrire, senza dolore, come amare, senza dormire, come stare in un prato di notte sotto le stelle e sentire il respiro del mondo…». C’è un senso di trascinamento nelle parole, come se l’autore volesse farci intendere che questo per lui è poesia: un affidarsi delle cose ai suoni. Le cose infatti appaiono a Giolo come «contrapposizioni», la realtà è tensione tra sentimenti contrastanti, di cui è difficile intuire il senso e il destino. Nel suo lavoro giustamente Valentina Scacchi nella Prefazione che apre il volume afferma che in queste liriche «la vita appare come il teatro delle apparenti contraddizioni, in un palcoscenico di carta. Stefano Giolo mette in scena l’assurdo che regola la percezione dell’essere…Un sentimento di vertigine pervade questi versi che tentano di spiccare il volo ma sentono il peso della loro costrizione a terra». La musica, il respiro segreto della parola o, meglio, dell’incrociarsi delle parole, diventa la via necessaria a ridare un senso, un ordine alla realtà. E, nello stesso tempo, si pone come strumento in grado di liberare la lingua, a sua volta vittima della contraddizione inscritta nella vita, dalla non autenticità cui oggi è costretta: dulice liberazione dunque, la scrittura poetica, dalla prigione dell’esistenza ma anche dallo schematismo di scritture omologate. La ricerca di verità risulta per altro dominante anche nei contenuti: lo vediamo bene nella parte finale della raccolta, per esempio nella lirica, bellissima, intitolata Mirco, dove l’iterazione degli stessi termini scandisce l’autenticità della disperazione. O ancora in Elena, dove la brevità secca e aspra dei versi racconta l’asciuttezza impietrita del dolore di un’assenza. A riprova vale ancora quanto afferma il poeta. Quando parla di poesia, intesa anche come arte e dunque, in generale, come ispirazione, Giolo scrive infatti «contraddizioni assurde che per contraddizione/ spiegano la realtà/ perdendo allora la contraddittorietà». Il libro, premiato con una targa e un diploma di merito al concorso letterario internazionale «San Domenichino- Città di Massa», verrà presentato domani, venerdì, alle 18,30 alla libreria Gheduzzi-Giubbe Rosse in Corso Sant’Anastasia.
-Alessandra Galetto-

Voglio riportare ancora una volta i ringraziamenti che compaiono alla fine del libro
Per questo mio figlio voglio sentitamente ringraziare Assunta Reffi  che è stata per due anni, mia insegnante di lettere. Mi ha incoraggiato dopo la lettura di “Amore & Pioggia” ed è per i suoi complimenti, probabilmente, che ho continuato a scrivere. Voglio ringraziare anche Manuela, altra mia insegnante per non avermi in alcun modo spinto, per non aver creduto in me, per aver spinto il mio orgoglio verso il dimostrare che si sbagliava.

Ringrazio chi mi ha ispirato e chi crede in questo progetto e tutti gli artisti di Schegge di Cristallo (www.scheggedicristallo.com).
Ringrazio tutte le persone che mi sono state vicine in questi anni e tutte le persone che ho incontrato per caso, per pochi istanti o a lungo, che mi hanno ispirato, spinto, frenato, amato, ferito, curato, che mi hanno dato motivo di scrivere.
Ringrazio i sassi sulla riva dell’Adige e il ponte di Castel Vecchio, con i suoi scorci di Verona. Ringrazio chi me li ha fatti amare.

In fine trovo doveroso aggiungere un ringraziamento al Bencio che mi ha fatto scoprire questa casa editrice, Valentina  della casa editrice stessa che con la sua simpatia mi ha accompagnato in questi due anni tra i meandri dei concorsi letterari, tutti quelli che hanno acquistato (o che lo faranno in queste settimane) il libro in tutta Italia, Mari che mi ha aiutato nella stesura definitiva, e chiunque mi abbia fornito una critica positiva o non di ciò che ho scritto.
Set 222006
 

La silloge del giovane musicista alla Gheduzzi «Contrapposizioni» nella poesia di Giolo Prima di tutto il ritmo. Chissà se è un caso che il giovanissimo Stefano Giolo, veronese, classe 1982, suoni il sassofono nel gruppo latin rock jazz «Raku Quintet»: la sua prima prova poetica, intitolata «Contrapposizioni» (Edizioni Il Filo, pp. 103, euro 12), sembrerebbe proprio smentire la casualità. Si tratta infatti di un’agile raccolta dai tempi più vari che si caratterizza e che trova il suo elemento unificante nella musicalità: intesa non nel senso di una scelta metrica precisa, quanto come «orecchio», come naturale talento che il giovane poeta rivela nell’accostamento di termini che, vicini, producono di per sé una suggestione. Ce lo lascia intendere del resto l’autore stesso, nel capitolo VIII, che si intitola «Poesia. Per me». Vi leggiamo: «C’è qualcosa nell’aria questa sera. Ho voglia di scrivere, un po’ soffrire, senza dolore, come amare, senza dormire, come stare in un prato di notte sotto le stelle e sentire il respiro del mondo…». C’è un senso di trascinamento nelle parole, come se l’autore volesse farci intendere che questo per lui è poesia: un affidarsi delle cose ai suoni. Le cose infatti appaiono a Giolo come «contrapposizioni», la realtà è tensione tra sentimenti contrastanti, di cui è difficile intuire il senso e il destino. Nel suo lavoro giustamente Valentina Scacchi nella Prefazione che apre il volume afferma che in queste liriche «la vita appare come il teatro delle apparenti contraddizioni, in un palcoscenico di carta. Stefano Giolo mette in scena l’assurdo che regola la percezione dell’essere…Un sentimento di vertigine pervade questi versi che tentano di spiccare il volo ma sentono il peso della loro costrizione a terra». La musica, il respiro segreto della parola o, meglio, dell’incrociarsi delle parole, diventa la via necessaria a ridare un senso, un ordine alla realtà. E, nello stesso tempo, si pone come strumento in grado di liberare la lingua, a sua volta vittima della contraddizione inscritta nella vita, dalla non autenticità cui oggi è costretta: dulice liberazione dunque, la scrittura poetica, dalla prigione dell’esistenza ma anche dallo schematismo di scritture omologate. La ricerca di verità risulta per altro dominante anche nei contenuti: lo vediamo bene nella parte finale della raccolta, per esempio nella lirica, bellissima, intitolata Mirco, dove l’iterazione degli stessi termini scandisce l’autenticità della disperazione. O ancora in Elena, dove la brevità secca e aspra dei versi racconta l’asciuttezza impietrita del dolore di un’assenza. A riprova vale ancora quanto afferma il poeta. Quando parla di poesia, intesa anche come arte e dunque, in generale, come ispirazione, Giolo scrive infatti «contraddizioni assurde che per contraddizione/ spiegano la realtà/ perdendo allora la contraddittorietà». Il libro, premiato con una targa e un diploma di merito al concorso letterario internazionale «San Domenichino- Città di Massa», verrà presentato domani, venerdì, alle 18,30 alla libreria Gheduzzi-Giubbe Rosse in Corso Sant’Anastasia. Alessandra Galetto

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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