Gen 112018
 

L’argomento è vasto, tanto che ci ragiono da settimane, tanto che non mi ci sta tutto dentro la testa, tanto che probabilmente non riuscirò ad esprimerlo. Non vuole essere una recensione di un libro che tutti dovrebbero leggere e non solo conoscere o che tutti dovrebbero conoscere davvero e non solo averne sentito parlare. Ho letto l’Odissea di Omero in questi giorni. Non propriamente letto essendo un audio book e ne ho tratta una quantità enorme di riflessioni. La prima, ovvia, è che la costrizione a scuola rende noiosa anche la cosa più avvincente e spesso fruire autonomamente di qualcosa che ci è stato fornito come costrizione ci fa capire perché, sbagliando, ci hanno costretti. La seconda è senza dubbio che l’opera intera è completamente un’altra cosa rispetto a studiarne pezzetti ed ancor più rispetto ai film, almeno quelli che ho visto, che sono completamente sbilanciati. La terza e probabilmente più importante è il fatto che l’immagine che abbiamo oggi dell’eroe mitico dell’antica Grecia è probabilmente sbagliata e che di conseguenza ciò su cui si basa il nostro attuale modello di mascolinità è ancora più stupidamente sbagliato.
La gran parte dei romanzi, o in genere delle storie che si leggono oggi sembrano più costruite sul modello della fiaba che su quello di un’opera come l’Odissea. C’è un inizio, delle prove terribili da superare, una fine. Probabilmente con una morale. E l’Odissea in cosa è diversa? Innanzitutto per il fatto che Omero aveva un tantino meno esempi da cui copiare rispetto a chi scrive oggi ma soprattutto nella struttura. Omero ha scritto un’opera per me incredibilmente moderna, le morali sono decine ogni scena vuole insegnare qualcosa, i personaggi innumerevoli ma soprattutto ha una struttura per nulla lineare, partendo quasi dalla fine e ricostruendo aneddoticamente il passato cosa che in nessuno degli adattamenti cinematografici ho visto tentare di realizzare. Ogni scena è un piccolo episodio a parte in Continue reading »

Gen 242017
 

Teo, di Lorenza Gentile è stato un libro che mi ha stupito. Scritto con la voce narrante di un bambino e la stessa apparente ingenuità potrebbe apparire una fiaba per bambini e come tale è raccontata, la stessa innocenza e incoscienza di un bimbo. Solo che questo bimbo ha un sogno: imparare a vincere tutte le battaglie come il suo idolo Napoleone, quello del libro che gli hanno regalato. Non sa ancora nulla di Waterloo e della sua sconfitta, sa solo che è Napoleone è un morto ed è determinato a raggiungerlo per parlargli. Scrive elenchi su modi per morire cercandoli su Wikipedia, interroga gli adulti per capire cosa ci sia dopo la vita, c’è chi dice il paradiso e l’inferno, chi la reincarnazione, chi dei numeri, chi il nulla. Ma sul nulla non ci sta, Napoleone dovrà pure essere da qualche parte! La battaglia che Teo vorrebbe vincere, la più grande, è quella di riappacificare i genitori e così si inoltra in questa avventura nel mondo adulto visto con gli occhi di un bambino, nella morte, nella visione della vita.

Teo di Lorenza Gentile

Non ci vuole insegnare niente, vuole Continue reading »

Gen 052017
 

Fare una recensione dei un libro di un’amica, di una persona che si conosce, non è mai semplice. Se poi si tratta di un libro con questo livello di successo sul mercato la cosa diventa più difficile. Il libro in se l’ho letto già da diverso tempo, ho iniziato a leggerlo il giorno stesso in cui è arrivato sul mercato ed ho finito pochi giorni dopo. L’ho letto tutto d’un respiro, ascoltandone i suoni e le immagini, immedesimandomi negli ambienti creati ad arte quanto un brano di Battiato.
Non è facile fare una recensione del genere perché non ritengo che il libro sia privo di difetti e se da un lato evidenziarli sarebbe un delitto e probabilmente più un gusto personale, nasconderli sarebbe quantomeno falso, ma in tutta quella bellezza, dall’inizio alla fine, in tutta quella bellezza delle immagini, delle situazioni della delicatezza ogni difetto in questo libro scivola in secondo piano, coperto dai suoni, dai rumori di qualcosa di bello.

Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano

Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano

Dopo due mesi che l’ho letto, dopo aver lasciato decantatare ogni immagine ed essermene allontanato ho iniziato a scrivere queste parole e di nuovo le ho lasciate decantare in attesa di un non so cosa. Ho sentito paragonare questo libro ad Amelie, il film francese, ed in effetti qualcosa di francese probabilmente c’è seppure con la terra e la genuinità del nostro territorio. Basta aver incontrato Evita poche volte per rendersi conto che questo libro è molto più lei e che lei è molto più questo libro di quanto il più smaliziato dei lettori possa credere, non è frutto di costruzione né di finzione del marketing, e questo traspare da ogni riga, traspare pure dai difetti a cui accennavo. La testa persa, costantemente in un mondo in cui i significati delle cose sono leggermente disassati dai significati che le altre persone attribuiscono, le persone “normali”. Eppure c’è talmente tanta “normalità” in questi personaggi da parere quasi alieni, astrusi proprio per la loro semplicità.
Se dovessi paragonare questo libro ad un brano musicale penserei ad Imagine di John Lennon, un brano semplice e semplificato all’osso e perfetto di per se per questo. Credo sia difficile riprodurre un tale livello di semplicità ed immediatezza. Lasciamo perdere i riferimenti errati al mondo della subacquea o ad altri tecnicismi analoghi, è l’emozione ciò che passa, il desiderio di guardare nella propria vita e chiedersi perché dobbiamo essere così complicati ed è proprio lì, mentre ci si chiedere queste cose che la trama svolta in un modo che rende quella semplicità la causa stessa, nel bene e nel male, della trama.
Un libro da leggere, e da regalare, una piccola perla che entra nel cuore.

Gen 012017
 

Ho imparato da tempo le lezioni in questo libro, ancora dai tempi de “La vita è stupenda“, ma Massimo Gramellini diversamente da me è uno scrittore vero. Uno che riesce a riempire duecento pagine di qualcosa che io non riesco ad esprimere in più di qualche pagina.
L’ho trovata una lettura preziosa che qualche anno fa mi sarebbe stata probabilmente fondamentale, un libro scritto con perizia e con la delicatezza giusta per affrontare le cose irrisolte, un libro che fa bene anche a chi ha già affrontato il proprio Belfagor interiore ma ancora di più a chi lo sta affrontando, o peggio ancora non lo vede.

Lui stesso lo riassume con una frase di George Bernard Shaw, e credo possa esserne il sunto migliore senza doverne aggiungere una sola parola, se vi riconoscete nel grumo agitato leggetelo. Se guardandovi indietro avete conosciuto quel grumo che il vostro Belfagor interiore vi ha regalato, leggetelo.
Solo se non sapete nulla di quel grumo allora lasciate pure questo libro scivolare altrove, in tal caso -FORSE- non ne avreste mai avuto bisogno.

Nov 052015
 

Non recensisco spesso ed in genere lo faccio sulla musica, ma oggi mi sento di parlare di questo libro, e di questa scrittrice emergente Veronese che mi è capitato di avere l’onore di conoscere nelle mie peripezie.
Si tratta di “La parabola delle stelle cadenti” e di Chiara Passilongo.

La parabola delle stelle cadenti - Chiara Passilongo

La parabola delle stelle cadenti – Chiara Passilongo

Come ho già avuto modo di dire a lei il genere del romanzo se preso così come in sinossi, non è decisamente qualcosa che normalmente mi attirerebbe, si tratta della storia di una immaginaria famiglia veronese che nell’arco dei circa trent’anni a partire dal 1981 si trova ad affrontare la nascita ed il successo di una azienda dolciaria partendo da una piccola gestione familiare fino a raggiungere il successo nazionale trovandosi ad incontrarsi e scontrarsi con la realtà storica e politica dell’ultimo trentennio fino alla crisi dei nostri giorni, ma si tratta anche della vicende familiari, della crescita dei figli e dello scontro tra una generazione legata alla terra ed una proiettata verso la modernità.
Basta leggere l’incipit per avere un’idea chiara di non trovarsi di fronte un romanzo comune, la delicatezza e la precisione con cui viene tratteggiata l’intera vicenda in poche righe sembra la precisione semplice di un testo come “Imagine” di John Lennon, dove non una sola parola è fuori luogo, non una sola parola è di troppo ed una sola parola in meno sarebbe stata una mancanza.
Traspare in ogni riga un controllo e un dosaggio delle parole che non a tutti è possibile realizzare e l’intero svolgimento tra personaggi ben tratteggiati e da un lato così tipici dall’altro interessanti invoglia alla conoscenza di un mondo che è un po’ quello che ha creato la nostra generazione di trentenni nel bene e nel male e sembra di rileggere senza troppa nostalgia ma anche senza troppo distacco un mondo che sembra ormai distante ma che è ancora il nostro.

La parabola delle stelle cadenti - Chiara Passilongo - Incipit

La parabola delle stelle cadenti – Incipit

Su Amazon è possibile leggerne la prima parte se questa mia recensione avesse acceso in voi il desiderio di conoscerla

Dedica

Dedica

Feb 132015
 

Oggi mi occuperò di recensire gli ultimi 4 ggggiovini che hanno cantato ieri, poi forse decreterò il mio vincitore. O forse no.

Giovanni Caccamo “Ritornerò da te”: Intanto ha scritto il brano da solo. Cento punti per questo. Non posso dire che suoni il piano, dato che il più del tempo gesticola, ma va bene anche così, per il resto potrei dire che

…e ecco, così insomma.

Serena Brancale “Galleggiare”: Sto leggendo IT, di Stephen King, “Galleggiare” è un verbo che a tal proposito mi inquieta non poco, per il resto anche lei ha scritto il suo brano, quindi anche a lei cento punti. Sembra Gabriella Cilmi quando si veste bene e canta cose eleganti, cioè quasi mai quindi la preferisco alla Cilmi. Interessante la scelta di cantare un pezzo swing classicone, la sua voce mi ricorda a tratti qualcuna, a tratti qualcun’altra ma in definitiva mi sembra sufficientemente personale proprio perché non troppo legata a qualcuno, discreta capacità tecnica. Riesce a camminare su un filo appeso tra il banale e il ricercato in modo magistrale, senza strafare. Non credo comprerò un suo album, ma credo lo ascolterò se mi capiterà sotto mano.
Non riesco a dire neppure una cattiveria. L’ho ascoltata anche una seconda volta e devo dire che mi piace.

Amara “Credo”: Dirige Avarello, il direttore col cappello, canta un Ananas. Credo sia Maria de Filippi travestita, poco. CantA in modo un po’ nervosA con un improvvisA lettera A che appare ogni tAnto, come un tic improvvisA, per il resto, purtroppo non mi dice assolutamente nulla. Forse è un vaghissimo alla lontana ricordo di tentativo di ricordare provando a fare il verso vagamente a Mia Martini, non so. Ma non credo di poter aggiungere altro.
Forse avrebbe fatto più successo se avesse ammesso di essere la de Filippi travestita da ananas.

Rakele “Io non lo so cos’è l’amore”: la Rai ha tagliato gli autori… va beh… oh… che vvvvvoce sssensuale e sottovociosa…. dopo due secondi di voce ho chiuso il video, ma poi mi sono detto che non potevo non scrivere qualche cattiveriaahhhhh ehhh quindi hhhhooooo decishhoooo di aschoooltahhhhrlhhhaaaa, bellhhha la tasthhhhhierhhhaaa bonthheeempi suonata da bambhiiino.
Spero che l’abbiano cacciata via subito.
Voglio dire, appena è uscita dal palco.

Bene ascoltati tutti gli artisti credo di poter decretare il mio vincitore. E fare il mio pronostico sbagliato.
Premio per la critica mio: Il Volo
Premio per la critica pronostico: Il Volo

Vincitore tra i giovani mio: Serena Brancale (che secondo me cacceranno subito se non l’hanno già fatto)
Vincitore tra i giovani pronostico: Amara

1lassifica assoluta mia
1. Chiara (per essere l’unica decente tra i big, il che è tutto dire visto che sono un suo grande detrattore)
2. KuTso (per averci provato)
4. Il Volo (per l’idea meno banale)

Classifica assoluta pronostico:
1. Chiara (Con conseguente scandalo complottista dei call center di Tim)
2. Biggio e Mandelli
3. Il Volo

Trovo però che sia stato uno dei peggiori Sanremo, quindi allego per ricordare i bei tempi cosa mi aspetto in genere quando ne ascolto i pezzi.

Solo per citarne qualcuno ecco.
Io San Remo lo guardo nella speranza di incontrare cose così, purtroppo non accade sempre, e sicuramente non quest’anno.

Feb 122015
 

Ecco qui, seguito della prima finalmente la recensione dei partecipanti alla seconda serata, non mi occupo di classifiche, ne mi interessa saperle, quindi scartati o non li ascolto, come sempre, come solamente ascoltati.

Nina Zilli “Sola”: Co me al so li to, non sop porto il suo mo do di canta re. Pro va a fa re un blu es, bana lotto, e sen za morde nte, e pri vo di corre tta silla bazione. Maaa aaaa aaaa aaaa aaaa il fi naaa aaa aaaa leeeeeeeee……. è ancora piùùùùùùùù banaaaaaaleeeeeeeeeeeeeeee………

……mmmmm……yyyyyeeeeehhhh

Marco Masini “Che giorno è”: il titolo della canzone è ciò che dice ogni volta che lo riesumano, ho sempre trovato che sia uno dei cantanti con la voce più interessante del panorama italiano, testi e depressione a parte, ma parte in modo un po’ insicuro che fa decadere anche questa mia speranza, anche nell’urlato sembra abbia meno mordente rispetto ai bei tempi, probabilmente non si era svegliato del tutto. Per il resto banalità disarmante. Peccato.

Anna Tatangelo “Libera”: tutti dicono che sembra una ragazzina, sarà ma a me sembrava vecchia anche da ragazzina, come sempre ha una buona voce ed un buon controllo della stessa, apprezzo molto che non si sia presentata con una canzone di Gigi, perché trovo siano estremamente poco personalizzabili, sembra sempre che le canti lui. La canzone di questa volta invece è intensamente inutile, ma le da la possibilità di mostrare la propria voce senza inutili gorgeggi, nell’insieme in ogni caso resta inutile.

Raf “Come una favola”: probabilmente la bella addormentata nel bosco, o la bestia addormentata nel bosco, anche lui riesumato e non troppo ripulito si cimenta con un brano dal testo melenso all’estremo, mi da l’idea dell’artista che non può andar in pensione perché non esistono garanzie da parte del governo e che ha bisogno di raccogliere quei due soldi per pagare l’affitto, il ritornello potrebbe essere un po’ accattivante se non steccasse, e palesasse la mancanza di voce. Probabilmente cantata da Renga o da un buon cantante il pezzo poteva essere interpretato e reso un bel pezzone seppur estremamente sanremese.
Raf è proprio messo male e mi spiace.

Il Volo “Grande amore”: no non sono “il volo” purtroppo, sono “il volo“, comunque nonostante questo hanno lo stesso la giacchetta anni 70 ed il pezzo inizia molto bene, interessante l’intro di piano e la voce bassa classicamente italiana al limite tra il pop e l’opera, ottima base tra il rock e la classica. Non ho dubbi, per quanto mi riguarda Il volo sono i vincitori morali, ottimo tiro e gusto da opera musicale moderna. Posso sbilanciarmi dicendo: vinceranno il premio della critica, arriveranno in bassa classifica, comprerò l’album.
Sanremo 2015 è valso esistere anche solo per far sentire loro.
Lo so che ai più probabilmente faranno schifo, ma siamo in Italia, è normale.

Fighi.

Irene Grandi “Un vento senza nome”: il cantato sembra un po’ sfasato col pianoforte, ma la sua voce… è sempre la sua voce e sta invecchiando gran bene. Lontana dai fasti rockettari di un tempo il pezzo ha un buono spessore che la sua voce amplifica, molto sanremese, classico, senza troppi fronzoli, senza infamia e con poca lode sta nel mucchio.

Lorenzo Fragola “Siamo uguali”: se è il suo cognome poteva scegliere un nome d’arte, se è un nome d’arte poteva sceglier il cognome, ma il fatto che diriga Lucio “Violino” Fabbri mi fa sperare in bene ed in effetti la voce è interessante e anche il pezzo, anche se qualcosa nel modo di cantare mi infastidisce, probabilmente la pronuncia simile a quella di mio nipote di 4 anni. Vocce troppo tremolante verso la fine, non regge, e troppe rime baciate che rendono pesante il pezzo.

Biggio e Mandelli “Vita d’inferno”: davvero? Voglio dire… si, ok, se ha cantato Emanuale Filiberto possono farlo anche loro, va bene… anzi, ammetto che lo stanno facendo con stile, prendendo in giro alla grande la banalità sanremese, peccato non siano neanche lontanamente ai livelli di Elio e abbiano come di consueto un ironia sempliciotta, che rende tutto ciò uno spreco. Peccato, alla fine poteva essere una scelta vincente, potevano lasciarlo fare a qualcuno di più adatto.

Bianca Atzei “Il solo al mondo”: stimo il maestro con i capelli blu. Il suo modo di cantare è estremamente trito ritrito e di moda, un misto tra Giusy Ferreri e Emy Winehouse, ma peggiorando entrambe. Se possibile. Perde anche quel poco di Giusy Ferreri che a volte mi ricorda la immensa Linda Perry. Quel pochissimo. Non capisco perché vada di moda cantare infilandosi una patata a bloccare l’epiglottide. E con quei ra llentammen ti amm metà de lle frasi. Ce ne sono già state altre due o tre che cantavano così in questa edizione, potevo farne a meno. Giusi Ferreri costava troppo e quindi ne hanno clonata una più economica?

Moreno “Oggi di parlo così”: mi ero dimenticato che faccia avesse e pensavo fosse un altro, avevo stima in lui quando è venuto fuori i primi tempi per la capacità di affrontare dal vivo un genere improvvisato ad alto livello evitando le volgarità tipiche del genere, ho grandi aspettative. Apprezzo molto il vestito elegante invece di quello tipico irriverentemente brutto dell’Hipop, lo apprezzo. Davvero. Non passa il tempo a lamentarsi e voler entrare nel ghetto, diretto ma mai inutilmente volgare, rime ben fatte, rispettoso e consapevole dell’ambiente in cui si trova. Non male, non lo farei vincere ma non male.

KuTso “Elisa”: Interessanti. Mi ricordano un po’ i quintorigo, seppur ovviamente di livello ben più basso, ma trovo interessante l’irriverenza del modo di cantare diverso dalla media, anche se è più l’impatto scenico che la qualità. Quantomeno sono diversi dalla massa e questo è un gran punto a favore.

Kaligola “Oltre il giardino”: forse un nome un pochino pretenzioso, soprattutto con la K iniziale, non so se l’effetto dell voce nelle prime frase sia stato un errore, spero di si, per il resto mi sembra il gemello dei gemelli diversi. Carino il ritornellino canticchiato e fischiettato, ma credo andasse più negli anni 90 che oggi. Con il nonno direttore mi da l’idea dell’ennesimo rapper che non vuole uscire dal getto ma entrarci.

Enrico Nigiotti “Qualcosa da decidere”: ma Alex Britti non aveva cantato ieri? Anzi questa canzone non l’aveva cantata qualche anno fa? Comunque anche qui Britti dimostra una scarsa attitudine vocale e sarebbe meglio se le canzoni si limitasse a scriverle e suonarle, solo che qui praticamente non suona neppure. La cosa divertente è che davvero praticamente non suona. Stonato, scadente. Il pezzo forse poteva non essere neppure male, per il resto raccapricciante.

Davvero.

Chanty “Ritornerai”: Ci ma ncava una che ca nta co nlepause che lealtre tre oquattro non lavevanofatto anco ra. Anzi ancooaoaoaoaoo roaoaooaoaoo… ci volevoaoaoaoao anchoeoeoeoeo leieieiei. Passando su questo interessante pezzo con la base di piano, buona voce e inte rpretazioneoeoeoeoe, puntasse meno a far sentire la voce sarebbe stato un buon pezzo, mi ricorda un po’ gli anni ottanta/novanta delle parte melodiche dei Fugees ma con gusto moderno, ooioioooioioiiooioio.

Attendo ansiosamente gli ultimi giovani della serata di domani

Feb 182011
 

Patty Pravo: IL VENTO E LE ROSE
Il raffronto tra la sua faccia ventenne e le sue mani che lasciano trapelare la vera età comincia ad essere inquietante.
Il modo di cantare ormai è troppo sempre lo stesso e pare aver perso l’alternatività e la creatività dei suoi cavalli di battaglia, dei suoi bei tempi.
A tratti sembra leggermente stonata, canzone piatta, piatta, piattissima.

Modà con Emma:  ARRIVERÀ
Non male come canzone dei Negramaro, peccato non siano i Negramaro a suonare e cantare, bella la voce di lei quando imita Gianna Nannini, belli i crescendo ma poca sostanza.

Luca Madonia con Franco Battiato: L’ALIENO
In questi due personaggi non posso che riporre la più smisurata fiducia, non sono certo artisti sanremo style e forse anche per questo ripongo in loro tale fiducia.
Tuttavia non mi pare un brano particolarmente incisivo, interessante anche se già usata la tematica del sentirsi alieno tra la gente ma manca la tipica capacità di Battiato di creare un Continue reading »

Mag 222010
 

Non mi è facile fare una recensione priva di emozione, sono passati pochi minuti da che sono uscito dal cinema, il Cinema Diamante, uno dei pochi, pochissimi cinema dove a Verona danno e daranno questo film, in questo e in quelli affiliati allo stesso gruppo.
Troppo scomodo metterlo nei grossi cinema, al Warner Village, all’UCI, troppo scomodo soprattutto in una città come Verona nella quale anche i circoli culturali non affini a determinate opinioni vengono chiusi con scuse di dubbia liceità.

Incontrarci Tommaso con cui ho condiviso la mia avventura a l’Aquila è stato da un lato un piacere immenso, il piacere di incontrare di nuovo un fratello, dall’altra considerato che abita a 50km da questo cinema la conferma che questo film verrà come sempre nascosto all’opinione pubblica, e la gente non lo vedrà se non chi sa già di cosa parla, di che si tratta, che cosa contiene.

Gli scorci di immagini che contiene il film sono scorci che ho visto, che ho vissuto, alcune inquadrature sono le stesse che ho fatto nelle mie foto laggiù, anche se molte ho scelto di tenerle per me, il guaio è che è passato ormai un anno da quando le ho fatte e tutto è ancora così, addirittura le stesse foto, più sbiadite, sullo stesso armadio che sporge tra le pareti sventrate di quella casa in via San Francesco, le macerie del palazzo di via XX settembre, accanto alla famosa Casa dello Studente, Piazza D’Armi prima come l’ho vista tra l’altro in uno scorcio con una bimba che ho conosciuto e poi smontata. Ma non sono questi scorci la cosa che mi ha fatto male, no, li conosco per quanto speravo i lavori di ricostruzione fossero iniziati, sono tutti gli altri fatti di cui tratta il film.

Fatti che per chi è informato non sono purtroppo delle Continue reading »

Mag 122010
 

Non è passato moltissimo da quando ho criticato la produzione della cantante Noemi dicendo che la stavano sprecando, scrivevo testualmente

La sua vocalità è indubbiamente superiore a molte delle cantanti che girano, ma la musica? La musica ha solo lo scopo di supportare la voce. Musica piatta.
Togli la voce e resta un giro blues a caso, che cambia giusto un po’ per il ritornello.
Stimo molto la voce, la tecnica vocale di Noemi, più di quanto si possa stimare la banalità della voce di Grignani, e forse come cantante farà strada, ma il brano, il brano specifico non durerà perché non c’è musica, perché non c’è un atmosfera elaborata e costruita ad arte, così come nella gran parte degli artisti italiani di ora.

Parlavo del brano “Briciole” il suo primo singolo, inizialmente non incluso nel primo album “Sulla mia pelle” ed incluso successivamente nella versione Deluxe (altra nota negativa verso la produzione che per vendere di più fa comprare due volte lo stesso album ai fan accaniti [o ottiene di farlo scaricare?!]).

Ascoltando i brani successivi devo ammettere che hanno decisamente virato direzione, perfino la cura della voce è cambiata migliorando notevolmente. A tratti si sente ancora “l’immaturità” della voce ma le possibilità sono enormi, sia sul Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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