Set 142017
 

Ero seduto su quel marciapiede l’altro giorno, sembrano secoli, sembra ripetersi ancora ed ancora da secoli ma ero lì. Pensavo di nuovo a Childe Roland alla Torre Nera giunse mentre aspettavo con una porta chiusa alle spalle. Il rumore lieve infinitesimo dello spioncino dall’altra parte della porta lo sentivo, sì. Anche se quel vialetto sembrava allargarsi nel tempo, allontanarsi. A volte lo spazio ed il tempo si dilatano e altre restringono. Lo sentivo dilatarsi come se fossero passati secoli, come se a dividermi da quella porta fossero migliaia di chilometri. Ero lì. Seduto sul ciglio della strada. Pensavo di nuovo a Childe Roland alla Torre Nera giunse con il mio Moleskine aperto a scrivere e stavo scrivendo quello che tu ora stai leggendo, perché a volte il tempo e lo spazio si dilatano o restringono fino a farci essere nello stesso luogo, nello stesso istante nonostante il tempo e lo spazio ci dividano. Nonostante il tempo faccia scordare alcune emozioni e ne releghi altre in una specie di quadro che non sarà mai una riproduzione esatta degli eventi, non servirà mai a riviverle. Non scrivevo di te, anche se forse tu ne stai leggendo. Non ho mai scritto di te, o di noi, anche se forse tu ne stai leggendo, ma di me. Ho sempre e solo scritto di me e di ciò che ho dentro, e tu sei uno dei personaggi che ruotano in questa esistenza vista a mio modo. Come ogni artista, come ogni scrittore, se di uno di questi due nomi mi si vuol fregiare ma di fatto sono comunque io a fregiarmene perché tu non sei qui mentre scrivo. Sei qui mentre leggi. Sei qui mentre vivi mentre io potrei essere altrove, lo sono quasi certamente. Non più seduto su questo marciapiede su cui sono, non più davanti a quella porta dietro cui mi stai osservando dallo spioncino e questo fa sì che la distanza tra noi sia ormai quella di anni luce, o quantomeno giorni, o ore. Come delle stelle di me puoi vedere solo quello che era quando la luce è partita non sai quanto tempo fa, io di te posso sentire solo il suono che produce quel piccolo spioncino quando lo apri. E siamo in due luoghi distinti, in due spazi distinti, in due universi distinti. O forse io sono Continue reading »

Giu 192016
 

“Io voglio essere la tua oasi e vorrei tu fossi la mia, non qualcosa da lasciare indietro ma un luogo dove tornare a respirare, a bere acqua, a rinfrancarsi, da portare nel cuore chiamandolo casa.

Vai dunque, e quando lo vorrai, allunga la mano e cerca la mia.”

Le parole assumono significato nel tempo.
Il tempo stesso assume significato nel mutare delle parole.
Il tutto in un continuo circolo che è paradosso.

“Vai dunque. Ci sono altri mondi oltre a questo”
-Roland di Gilead-

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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