Nov 292017
 

Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l’esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché il corpo era stato trovato troppe ore dopo e la precisione di queste cose diminuisce nel tempo. Lo avevano trovato in un prato, stringeva forte il suo Batman, l’eroe che avrebbe voluto essere ma che quella volta non era riuscito a salvarlo. Non aveva piovuto, era un giorno di un tardo settembre e il bel tempo aveva contribuito a mantenere le tracce pulite e a non adulterare il piccolo corpicino in anticipo. L’avevano trovato sdraiato a faccia in giù nella terra senza nessun segno di violenza ma troppo lontano da casa per poter esserci arrivato da solo. Solo ad un esame più approfondito trovarono nel sangue Arsenico e nello stomaco una discreta dose di Coca-Cola. Probabilmente una forma moderna dell’acqua Tofana offerta da chissà chi. Il corpo era poi stato pulito in ogni suo punto, rivestito e lasciato in quel punto senza lasciare traccia alcuna. Neppure nelle celle telefoniche, neppure orme nel prato. Non vi erano tracce di violenza, non vi erano tracce e basta. Arsenico a parte. Quello era stato lasciato come a indicare volutamente la causa della morte. Una domanda rimasta inespressa era stata quella di perché occuparsi di far sparire ogni traccia ma non usare un metodo meno palese dell’arsenico. I colpevoli non furono mai trovati.

Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Era un mattino di un anno, sette mesi e ventidue giorni e tre ore dopo del momento, che le avrebbe cambiato per sempre la vita e suo fratello, congelato nei sei anni che aveva quando aveva lasciato questo mondo era  Continue reading »

Set 212017
 

“L’istanza di scarcerazione è andata a buon fine”
Me lo ha detto così, me lo ha detto. Senza nessun preambolo. Si è presentato al colloquio e mi ha detto che sarei presto uscito.
“Ma che cazzo dici?” risposi.
“Sì, insomma verrai rilasciato a breve”
“Ma perché? Non ti ho chiesto io di farlo che cazzo di avvocato sei se non fai quello che dico?”
“Cercare di farti allungare la pena? Allo stato delle cose non sarebbe neppure possibile, e poi è ridicolo io i miei clienti li devo difendere non incastrare peggio di quello che sono, che figura ci farei? Non troverai mai un avvocato disposto a lavorare per farti peggiorare volutamente la pena!”
“Non è possibile… sei un folle.”
“Vedrai che quando respirerai l’aria di fuori mi ringrazierai”.
Stava sorridendo. Stava perfino sorridendo.
“Vedrai che quando sarò fuori finirò per farlo ancora, e forse passeranno altri anni prima che mi prendano di nuovo. O sarò costretto ad ammazzarmi e mi avrai sulla coscienza.”
Si alzò sempre con quella sua faccia sorridente da sberle e uscì.
Il fatto che stia parlandovene e che ve ne stia parlando in passato remoto dovrebbe farvi accendere delle lampadine su come sia andata a finire, almeno escludere una delle due possibilità che avevo paventato a quel folle. O almeno sul fatto che tale possibilità non sia ancora avvenuta e che nel frattempo sia scorsa dell’acqua sotto i ponti come si dice.
Potrei provare a spiegarvelo in un milione di modi che cosa provo quando lo faccio, me lo hanno chiesto miriadi di volte. “Perché lo fai?”,”Cosa hai provato facendolo?”, “Quello che hai fatto è terribile come hai potuto esserne in grado?”, “Come fai a fare i conti con la tua coscienza mentre fai una cosa del genere?”. Potrei cercare tutte le parole del mondo, potrei cercare tutti i giri di parole del mondo ma nessuno vi farebbe capire quello che Continue reading »

Set 102017
 

Non è semplice avere un super potere. La parte più difficile è saper controllarlo. Evitare che ti trasformi in un mostro, o che il mostro che hai dentro ti uccida.
Il processo è stato lento, lungo, passo a passo fino a svuotare tutto ciò che era rimasto dentro di me.
La prima parte a morire è stata l’intestino. Dal basso. Era lì che sentivo la tensione la pressione forte e la costrizione dell’ansia, della paura di perdere qualcuno. Era lì che sentivo il desiderio di amarti per quanto la gente parli di cuore. Era lì che bruciavi di più. Volevo dimenticare quello, cessare di provarlo e basta ma a morire fu soprattutto l’ansia. La paura. Cessai di essere capace di provarne. In effetti aveva i suoi lati positivi. Non era il risultato che avrei voluto ottenere ma non avere paure, non avere ansie, aveva il suo lato positivo.
Non era sufficiente perché lo stomaco bruciava.
Non provavo ansia ma era lì dentro lo stomaco che succedeva il resto. Un fuoco. Come un roditore che rode e morde e consuma, come una ruota dentata, mille ruote dentate a girare e rotolare, pezzi di vetro spezzati da ruote dentate dentro lo stomaco a ruotare e accumularsi fino a riempirlo e sputare e vomitare sangue e vetro e sabbia. Ho dovuto uccidere il mio stomaco. Escluderlo da ogni emozione. Escluderne ogni sensazione, strapparlo da dentro di me. Non avrei più sentito la tensione della rabbia, del rimorso, della vergogna.
È stato quello il momento in cui mi sono accorto di non essere più in grado di respirare. Erano i polmoni ad opprimermi, erano Continue reading »

Set 052017
 

Scrivevo molta più poesia un tempo.
Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco della perdita di sensi momentanea a distinguere la parte reale da quella immaginaria, un trucco mutuato da Poe o da altri scrittori della sua epoca. Avevo descritto la morte da dentro il morente descrivendo una serie di deformazioni sensoriali e poi la sua resurrezione in questo mondo alieno. Non spiegavo se il protagonista fosse morto davvero o no, se fosse inteso come reale o no tutto quanto accadeva dopo. Avevo otto anni, era il mio primo racconto e non so dire da dove venisse, avevo letto Il Richiamo Della Foresta, 20.000 leghe sotto i mari, forse qualcosa di Salgari non di più. La mia vocazione era lì. Nello scrivere. Nella tensione. Nello sperimentare. Nel crossover di generi. L’anno prima avevo imparato per la prima volta cosa fosse quello che le persone chiamano amore. L’amore di bimbo, sia chiaro, ma il mio piccolo cuoricino era esploso per la prima volta con le conseguenze imprevedibili con cui esplode un cuore quando un cuore esplode. Amavo anche i chiasmi. Ci vollero altri tre anni prima che esplodesse di nuovo per quel ricciolo su una fronte. Esplose la poesia in quegli anni. Continue reading »

Ago 222017
 

Questo sarà il resoconto fedele di quanto accadde realmente quella notte di tredici anni fa, perché tutto quello che si è detto, le leggende che ne sono nate sulla mia persona non sono più reali di una fiaba per bambini. Non racconterò di quello che già sapete, di come affrontai il mostro e di come lo uccisi se davvero questo è quello che è accaduto, non mi soffermerò su quanto già scritto nei resoconti pubblici che ormai tutti avete letto e riletto, ma solamente su quanto in quei resoconti non è stato scritto. Su quanto non ho mai confessato ad anima viva. Ad anima. Viva.
Perché ora dopo tredici anni scelgo di scriverne? Perché sento che le forze mi stanno abbandonando, che il processo iniziato quel giorno sta arrivando a compimento, perché sappiate che cosa dovrete affrontare quando io me ne sarò andato. Io lo compresi quasi immediatamente, quando dopo essermi pulito di tutto quel sangue, dopo che il mio corpo fu recuperato alla fine di quella battaglia memorabile mi ritrovai a guardare nel piatto che sarebbe stata la mia cena. Quando mi guardai allo specchio e notai i primi impercettibili cambiamenti.
La domanda che mi è stata posta più spesso è certamente come sia stato possibile sopravvivere ad un simile scontro, si dice che nessun essere umano fosse in grado di affrontare la bestia, che non fosse possibile abbatterla con mezzi umani tanto che da quel giorno mi consideraste quasi un semidio o qualcosa di più. La risposta temo fosse che avevate ragione voi. Nessun essere umano ha la forza, il potere, il coraggio, l’arguzia o quello che volete, o meglio l’insieme di tutto questo per avvicinarsi neppure alla bestia. Accanto a lei non esiste altra scelta che soccombere o fuggire. Niente altro. Mi trovai io stesso a scegliere tra le due strade e scelsi la seconda. Fuggii prima di soccombere, o almeno ero convinto di aver fatto questo. Lo so che la delusione in molti di voi Continue reading »

Ago 032017
 

Sono diventato te. Nel tempo.
Sono diventato te.
Ricordo ancora il primo istante in cui ti ho veduta. Troppo grande ho pensato. Eri grande. Sì. Non avevo idea di quanto, di cosa e in che senso lo fossi. La prima impressione era che tu fossi di età troppo avanzata, troppo grande sì. La seconda era che tu fossi eccessivamente sovrappeso, troppo grande. Mi ci volle poco tempo per capire che dentro ci fosse uno spessore diverso, che non eri come le altre che avevo incontrato, tra giovani si sarebbe detto che eri una grande, troppo grande.  Eppure non avevo capito nulla di quello che contenevi. Di quello che c’era dentro come fossi stata un grande contenitore, troppo grande. Non l’avevo capito. Negli anni ho visto molte di queste cose dentro, delle tue parti, dei tuoi pezzi. Eri una specie di enorme puzzle che portava sul proprio corpo i segni di errori e di gioie e di ogni momento. Li portavi con fierezza ed eri in grado di fare cose, di vivere cose, di sopportare cose, di affrontare cose, di insegnare cose, di mostrare cose, di vivere cose, di essere cose. Troppe per la mia piccola mente ristretta, per l’anima rinchiusa che mi ritrovavo. Troppo piccola per contenerti, e te troppo grande.

Solo per questo ho deciso di farti a pezzi.

Ho pensato che scomponendoti avrei potuto riuscire a Continue reading »

Giu 062017
 

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)
<- La mia prima volta (L’anima)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano lunghi fino quasi a metà schiena castano scuro, lisci e morbidi. Tendevano a stare con la riga in mezzo come li aveva tenuti probabilmente per anni ma la sua mano continuava a scompigliarli dandole un movimento fluido e compatto posizionandoli ogni volta in maniera diversa. Ricordo perfettamente il bianco chiaro del suo corpo, la sua pancia piatta ma morbida di quel lieve strato di adipe che ogni donna dovrebbe avere, ricordo parte di me scivolarle liquida sulla pelle della pancia ed entrare nell’ombelico fino a farlo traboccare e poi scendere di lato accanto all’osso del bacino. Lentamente. Fu quello probabilmente a scatenare il tutto di ciò che avvenne successivamente. Era una sera come un’altra una sera come tante e lei ancora non l’avevo mai incontrata. Credo mi abbiano colpito per prima le labbra imbronciate e poi quei capelli lanciati da un lato all’altro da un braccio bianco e chiaro zeppo di lentiggini. Era triste, seduta su di una panchina al parco, al buio.
“Tutto bene?” le dissi.
“No” rispose.
Niente altro. Mi sedetti accanto a lei e non si spostò.
Il suo profumo era un profumo unisex, non saprei dirne il nome ma lo avevo già sentito altrove, sfiorava i meandri profondi della mia mente.
Restammo seduti uno accanto all’altra per minuti, decine di minuti, forse anche più di un’ora senza rivolgerci la parola poi lei si alzò e si allontanò lentamente. Continue reading »

Giu 012017
 

Ho parlato spesso della montagna. Amo il mare, amo la natura in genere, amo viverla ma soprattutto amo la montagna. Sono molti i motivi ma uno di quelli che ho potuto provare in questi giorni è perché puoi osservarne il profilo. Il profilo di una montagna, da lontano, ti ricorderà sempre che tu la sopra ci sei stato. E non potrà mai togliertelo nessuno, neppure quando non sarai più in grado di salirci. Ti ricorderà sempre che la sopra ci sei stato, ti ricorderà sempre il sudore e il sangue e le bestemmie e il dolore delle spalle ma soprattutto ti ricorderà la soddisfazione di guardare il mondo da lassù. E non importa se sia stata un impresa che molti o pochi hanno fatto importa quello che tu hai provato salendoci, la sfida che hai ingaggiato con te stesso e con lei. Continue reading »

Giu 012017
 

 

 

 

 

Ed è ancora quella porta
-maledetta oscura-
che chiudo alle mie spalle una volta ancora.
Era così semplice oltrepassarla un tempo quando non provavo più sentimento alcuno.
Ancora quella porta un tempo introvata passata ancora una volta oltre cui inizia la ricerca in terre desolate.
E nuovamente quella porta, mentre ogni volta mi sento più vecchio
-sono più vecchio-
come si ripetesse da millenni.
E dopo la strada, dopo morti e battaglie ancora.
Ed è ancora quella porta
-maledetta insicura-
chiusa mi sbarra la strada per poi aprirsi a fatica e mostrare nuovi mondi
terre desolate e silenzi e ancora solitudini e fatiche da affrontare fino a raggiungerla
fino a raggiungere quella porta
-rossa oscura-
da abbattere aprire sfondare oltrepassare
e rabbia, e la forza di un guerriero
-stanco, abbattuto-
che lotta per raggiungere infine quella porta oltre cui nuove terre
-desolate, aride, piene di animali marcescenti-
dove affrontare nuove avventure e combattere e finalmente raggiungere
quella porta
-oscura maledetta-
mentre il mondo è andato avanti
l’anima come un telo un tempo bianco ora consunto che si strappa ad una carezza
sporco e secco del fango e della pioggia e del sale del mare
un telo antico con le tracce del sangue e del piscio e del silenzio.
Ma finalmente arrivo alla porta
-rossa maledetta oscura-
abbattendola vedo oltre,
vedo il mio destino,
le terre desolate e lontane e le lotte e lontano una porta
e ancòra. Àncora. Ancòra.
Ancòra àncora quella porta.

Apr 192017
 

In questi ultimi mesi questo bLog è stato un esperimento sociale e tecnico. Un bell’esperimento. Ho avuto modo di testare vari stili di scrittura dove per testare intendo sia nello scrivere sia nelle reazioni di chi legge. Ho visto come far ripartire il giro dai pochi lettori dello scorso anno ai numerosi che ora lo leggono regolarmente fino a picchi impensabili più di dieci volte superiori al suo standard con l’uso di titoli e tematiche ad oc. Ho conosciuto perfino qualche persona nuova che leggendolo mi ha interpellato non per chiedere ma per ringraziare o dare un’opinione. Pareri preziosi. Certo come di consueto ho incontrato anche chi insiste a interpretare dieci minuti dopo avergli detto di non farlo e ad incazzarsi per futili motivi ma a questo ormai sono abituato da anni.
In tutto questo breve percorso ho imparato molto, più da chi mi ha letto che da cosa ho scritto, più dal parere di poche persone che dallo scrivere per me stesso.
Una di queste recentemente, almeno considerato che mentre sto scrivendo è passata da poco la metà di marzo, colpita da uno dei racconti mi ha parlato di sé, e poi mi ha parlato di me in maniera che mi ha tuffato indietro in un mondo da cui provengo e che mi ha reso ciò che sono. “Leggerti è come guardare dalla vetrina di una pasticceria. Vedo pasticcini stupendi e buonissimi, ma Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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