Ago 172017
 

L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.
-Cesare Pavese-

Ho sempre creato un legame nella mia mente tra la scrittura e altri tipi di piacere, in particolare l’orgasmo (ne ho già scritto). Nel tempo ogni cosa evolve, cresce matura. Crescono tutte di pari passo con l’esperienza. Quando paragonavo il piacere della scrittura all’orgasmo non conoscevo a fondo nessuna delle due, erano le prime esperienze i primi momenti, le prime cose brevi ed intense. Fossero scritte o provate. Nella vita ci sono momenti in cui il desiderio più forte è quello di provare nuove cose, diverse l’una dall’altra, bruciare come lampi o fuochi fatui in una forma di bulimia compulsiva. Scrivevo cose brevi, racconti, poesie, frasi che oggi si definiscono aforismi ma che per me erano sunti di concetti che avrei voluto utilizzare più avanti. Giravo sempre con un Moleskine in tasca ed una penna. Appuntavo e godevo d’istante, distante dal mondo. Poi quelle rincorse gli impeti, i desideri si acquietano. Credo sia stata così una delle chiavi che hanno definito il mio smettere di scrivere, il mio perdere capacità di emozionarmi, di emozionare, di creare mondi, di vivere nel mondo reale.
Aridità.
Poi un giorno o l’altro si arriva ad uno di quei punti in cui si deve scegliere. Ho finito? Ho finito davvero o mi sono solo infilato nel vicolo sbagliato? Il muro che mi trovo di fronte è solamente l’ennesimo fallimento, il più grande, o c’è da qualche parte una strada che non ho percorso? Che ho lasciato indietro, qualcosa di intentato. Che cosa voglio davvero? Continue reading »

Ago 112017
 

Fallire. Il mondo è zeppo di paura di fallire, di provare a fare qualcosa e non arrivarci in fondo. Fallire in uno sport in cui non sei sicuro di eccellere, fallire provando ad imparare a suonare uno strumento musicale, fallire un esame all’università, fallire la scelta degli studi, fallire in un rapporto di coppia, fallire un colloquio di lavoro, fallire l’organizzazione di un viaggio ambizioso, fallire un’attività lavorativa, fallire nello scrivere un libro, fallire nel dichiarare il proprio affetto, fallire nel coltivare un fiore, fallire nel fare un dolce. Fallire.
Fallire fa paura.
Io l’ho fatto un milione di volte. L’ho fatto anche oggi. Anche ieri. Sono abbastanza sicuro che lo farò anche domani, ormai mi conosco abbastanza per conoscere dove andrò a schiantarmi miseramente, come mi sentirò, quale sarà il livello di sofferenza. Conosco abbastanza le mie debolezze da sapere che cosa aspettarmi.
Pochi giorni fa ho raccontato una storia che ho vissuto da piccolo, una di quelle storie che sono la chiave di quello che sono diventato nel tempo, una di quelle storie che riesci ad elaborare solo anni dopo. Ero un bambino, non ricordo il contesto specifico ne perché fossimo lì e perché ma con la mia famiglia eravamo ad un maneggio. Ricordo il fascino terribile di vedere i cavalli saltare gli ostacoli, la maestria dei fantini, ricordo quanto ero affascinato dal vedere la muscolatura di quegli animali possenti cambiare forma sotto il pelo lucido. Dovevo avere un età in cui avevo già fatto dell’atletica leggera la mia vita, un altro fallimento anche l’atletica, perché pensavo al movimento dei muscoli nel mio corpo nella spinta della corsa. Non mi aiuta molto a ricordare la mia età perché la mia prima pista l’avevo affrontata a qualcosa come cinque anni. Finita quell’esibizione è stato forse mio padre a chiedere a qualcuno se potevamo salire su un cavallo, io desideravo con tutto me stesso toccarne uno. Mi sembrava quasi di avere la possibilità di toccare un animale mitologico. Mio padre mi ha sempre spinto nel provare nuove cose ma non ricordo se lui ci fosse salito quel giorno, ricordo che chiesero a me e mio fratello se volevamo salire ma io tentennai, ci salì mio fratello. Era bellissima l’idea di salire, era bellissima ma faceva terribilmente paura. Pensavo che non avevo neppure idea di come fosse toccare una di quelle bestie, e pensavo che avevo paura di cadere da lassù mentre mio fratello veniva portato avanti e indietro per qualche decina di metri con il sorriso spaventato e felice. Pensavo che a breve sarebbe toccato a me. Vidi i grandi aiutarlo a scendere e la paura continuava a prendermi. Ero come un cane legato ad una corda, voglioso di correre e lanciarmi frenato da una corda al collo. Pieno di energia positiva e di desiderio e frenato dalla paura dell’ignoto, del forse, del se. Del sé.
Continue reading »

Giu 262017
 

Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell’atletica leggera a suo tempo. Gli sport che amo in questo periodo sono nell’ordine il running, la subacquea e il trekking. Ognuno ha il suo perché nell’economia della mia vita, ognuno ha il suo ruolo specifico.
Il running lo vivo come espressione massima di solitudine. Lo vivo così un po’ perché non sopporto molto di dover andare al ritmo di qualcun’altro che sia più o meno veloce di me. E non sopporto molto l’idea di costringere qualcun’altro al mio ritmo. Facendo running ho modo di pensare, di ragionare, di estraniarmi dalla realtà e osservando solo quei due metri che separano me dai prossimi tre passi lasciare fluire il tempo. Correndo il mio cervello si svuota abbastanza da poter pescare in quel mare enorme delle idee sconnesse. Se non corressi forse non sarei in grado di scrivere, se non scrivessi forse non sarei in grado di vivere. Da qualche ho parte ho letto che molti scrittori corrono, o almeno camminano molto, Murakami e King ne decantano i benefici, qualcuno dice che sia anche l’unico modo per rigenerare cellule del cervello. Onestamente credo sia una  Continue reading »

Apr 142017
 

<- La mia prima volta
<- La mia prima volta (La vita)

Ricordo la prima volta come se fosse appena accaduta. I suoi capelli erano mossi, castano chiari, ricordo che a far scattare il tutto fu un ricciolo sbarazzino sulla fronte, si staccava dal resto dei capelli per spingersi fiero verso il centro e risalire. Quel ricciolo aveva attratto la mia attenzione, sembrava richiedere tutta la mia attenzione, sembrava volere che la mia attenzione si concentrasse solo su di lui quasi ignorando il resto della figura che lo portava. Avevo tredici anni ed eravamo a scuola nell’aula magna, non ricordo esattamente per cosa fossimo lì perché la mia attenzione era rivolta altrove. Non avevo idea di chi fosse perché era in un altra classe ma quel ricciolo spavaldo era in qualche modo un simbolo nella mia testa, il simbolo che avrebbe scatenato tutto il resto. Ci avevo già provato in passato in maniera meno concentrata e motivata ma questa volta sarei arrivato fino in fondo anche se non lo sapevo ancora. Non ricordo quanto ci volle per sapere che il nome della ragazzina fosse Chiara e che fosse in terza B. Io se non ricordo male ero in F ma lei, ne sono certo, era in B. Di questo sono sicuro.
Dicono che la prima volta non si scordi mai. Io penso che siano le sensazioni provate a non essere scordate, l’atto in se purtroppo va perduto nei meandri della mente ricoperto dalla ripetizione ad libitum dell’atto stesso. Mi chiedo se lei invece abbia ancora memoria del risultato, visto che durante l’atto non era presente. Continue reading »

Mar 072017
 

Negli ultimi mesi ho notato con piacere un notevole aumento degli accessi a questo sito, probabilmente complice alcuni articoli che vengono quotidianamente visitati da nuovi utenti (vedesi a sinistra li “Articoli più letti in assoluto”), il mio cambio di rotta nella scrittura o lo scriverci più spesso, o tutte queste messe assieme.
Ti ringrazio.
Ringrazio te che stai leggendo ora, e ancora di più se sei uno di quelli che tornano spesso.
Colgo l’occasione però di fare chiarezza, come ho già fatto in passato, su come questo blog ed il mio modo di scrivere funzioni, è un discorso che faccio più per le persone che tra quelle che mi seguono mi conoscono direttamente che per gli altri, ma probabilmente può essere interessante anche per questi.
In ogni articolo, ad eccezione probabilmente di quelli palesemente politici sull’attualità, c’è finzione e realtà, pensieri reali e di personaggi, ma soprattutto finzione. Si tratta di esercizi di stile, prove di scrittura talvolta estremamente realistica talvolta irrealistica ma pur sempre esercizi di stile. Apprezzo molto quando qualcuno si preoccupa di quello che scrivo e mi chiede se stia succedendo qualcosa di terribile, lo apprezzo perché Continue reading »

Mar 012017
 

Molte delle persone che mi conoscono, soprattutto quelle che mi conoscono meno probabilmente, mi conoscono per la mia passione per la montagna e per quella per la scienza. Ho raccontato raramente da dove queste due passioni vengano, ho raccontato spesso che venissero dallo scoutismo, talvolta che venissero da mio padre. Tutto questo è vero. Non posso dire che non sia così. Ma prima di questo c’è un signora nella mia vita che mi ha dato un imprinting tutto speciale, prima che arrivasse lo scoutismo, probabilmente prima che arrivassero i ricordi.
Quando ero molto piccolo, non saprei dire quanto, mio padre mi portava a camminare in montagna, ricordo poche cose, ricordo il Carega, l’Altissimo, ricordo la Val di Rabbi ed una giornata di pioggia sul percorso dei laghi da quelle parti, ricordo l’acqua ferrugginosa ma soprattutto ricordo una signora, un’amica di famiglia che camminava con me. Ricordo il tempo passato a parlare con lei, le domande che le facevo, le risposte, la sua prontezza di spirito e la sua spiccata intelligenza. Era un adulto che riusciva a parlare con me bambino, era una donna come le bibliotecarie dei film, di quelle di una certa età che sanno tutto, con una cultura vasta e frizzante. Almeno così la vedevo. Con lei parlavo di dinosauri.
Dinosauri, minerali e geologia, antropologia e storia. Per me la montagna era parlare con questa signora e imparare e scambiarci opinioni, sapere, conoscere. Vedere sul campo. Vedere la forma delle montagne e ragionare sulla formazione di quelle rocce, quasi sempre sedimentarie, e dei probabili fossili che contenevano, perché li contenessero, come si formavano i fossili, di quali animali o piante, di come si fosse arrivati all’uomo. Ragionarlo sul campo. Guardandosi attorno.
Credo che sia grazie a lei che buona parte della mia formazione abbia preso una direzione più scientifica che umanistica mentre al contempo mio padre mi raccontava i miti greci e romani e mi leggeva omero.
Non che non potessi parlare di Continue reading »

Feb 152017
 
  1. Usa il tempo di un perfetto sconosciuto in modo tale che lui o lei non sentirà che il tempo è stato perso.
  2. Dai al lettore almeno un personaggio per il quale possa fare il tifo.
  3. Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, anche fosse solo un bicchiere d’acqua.
  4. Ogni frase deve fare una delle due cose: rivelare il personaggio o anticipare l’azione.
  5. Inizia il più vicino possibile al finale.
  6. Sii un sadico. Non importa quanto dolci e innocenti siano i tuoi protagonisti, fai accadere loro cose terribili – in modo tale che il lettore possa vedere di cosa sono fatti.
  7. Scrivi per accontentare solo una persona. Se apri una finestra e fai l’amore con il mondo, tanto per dire, la tua storia prenderà la polmonite.
  8. Dai al tuo lettore più informazioni possibili e il prima possibile. Al diavolo la suspense. I lettori dovrebbero avere una così completa comprensione di ciò che sta succedendo, dove e perché, che potrebbero finire la storia da sé, gli scarafaggi dovrebbero mangiare le ultime pagine.

Continue reading »

Gen 242017
 

Teo, di Lorenza Gentile è stato un libro che mi ha stupito. Scritto con la voce narrante di un bambino e la stessa apparente ingenuità potrebbe apparire una fiaba per bambini e come tale è raccontata, la stessa innocenza e incoscienza di un bimbo. Solo che questo bimbo ha un sogno: imparare a vincere tutte le battaglie come il suo idolo Napoleone, quello del libro che gli hanno regalato. Non sa ancora nulla di Waterloo e della sua sconfitta, sa solo che è Napoleone è un morto ed è determinato a raggiungerlo per parlargli. Scrive elenchi su modi per morire cercandoli su Wikipedia, interroga gli adulti per capire cosa ci sia dopo la vita, c’è chi dice il paradiso e l’inferno, chi la reincarnazione, chi dei numeri, chi il nulla. Ma sul nulla non ci sta, Napoleone dovrà pure essere da qualche parte! La battaglia che Teo vorrebbe vincere, la più grande, è quella di riappacificare i genitori e così si inoltra in questa avventura nel mondo adulto visto con gli occhi di un bambino, nella morte, nella visione della vita.

Teo di Lorenza Gentile

Non ci vuole insegnare niente, vuole Continue reading »

Gen 172017
 
Gene Cernan Apollo 10

Ieri se ne è andato uno dei miei miti, Gene Cernan. In pochi lo ricordano di fronte ai più blasonati Neil Armstrong o Buzz Aldrin, ma lo ricordo con grande affetto. Ho sempre trovato affascinante l’epoca dei pionieri dello spazio, forse l’ultima grande conquista dopo Cristoforo Colombo: salire su una navicella poco più grande di te ed andare là dove nessun’uomo è mai stato prima, lontano centinaia di migliaia di km da terra senza possibilità di recupero.
Lo si ricorda come “L’ultimo uomo a camminare sulla luna” ma ha fatto parte del piccolo gruppo di Astronauti che vi camminò fin dal primo giorno, fu il secondo americano ed il terzo uomo in assoluto a camminare liberamente nello spazio con la missione Gemini 9 per effettuare una serie di esercizi e di prove di macchinari all’esterno della nave, successero cose che abituati alla fantascienza non ci aspetteremmo come l’appannarsi della visiera e il non avere appigli sufficientemente ergonomici per portare a termine la missione.
La sua seconda missione fu Apollo 10, e lo scopo fu portare il LEM (modulo di allunaggio) a 15 km dalla luna per poter fare i test che avrebbero permesso ad Apollo 11 di atterrare con Armstrong e Aldrin.
Alla terza missione, Apollo 17 fu concesso anche a lui di sbarcare e mettere piede sul suono lunare assieme ad Harrison H. Schmitt, ultimo uomo a mettere il piede sulla luna ma penultimo a risalire subito prima di Cernan. Sulla luna si prese la libertà di scendere dal Lunar Rover e tracciare sulla sabbia tre lettere Continue reading »

Mag 152016
 

Continuo a ripetere ossessivo nella mia mente le stesse note

“Nulla cade dal cielo, ad eccezione delle stelle quando, avvolte nel velo della notte, come perle scivolano dal niente dentro ai sogni della gente.”

Una canzone di Gazzè, non un caso, non una scelta.

“Nulla sfavilla al confronto dei lunghi albori sul mare, quando lampi amaranto fabbricano martingale di luce sospesa, pendente, a sorreggere l’orizzonte.”

Penso ancora all’averti vista ed al mio modo nuovo di viverti, l’unico in fondo che mi sia possibile, l’unico che la mia mente possa reggere davvero senza che qualcosa straripi e si scontri con qualcos’altro. Senza che qualcosa vada a cozzare con qualcos’altro e lasciando che tu faccia di me -involontariamente- qualcosa di migliore, qualcosa che trascenda il mio essere stesso

“Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,
come il pensiero costante di averti vista.”

E non è questione di amore, o di sogno, o di qualsiasi romantico disegno da raccontare in musica, non è un qualcosa a cui anelare o da cui fuggire, è semplicemente ciò che è ed è così che scelgo di viverlo. Semplicemente per ciò che è, di momento in momento. Di ora in ora. Ho lottato una vita a costruire mura, fortificazioni, armi e corazze, ho passato una vita a distruggerle, ho passato una vita a destrutturarmi e ricostruirmi fino ad essere quello che sono oggi, fino a stare bene con me stesso. Solo con me stesso. Trovo sia raro, soprattutto oggi, arrivare ad essere autocompleti, a sentirsi parte di un mondo come entità a se stante in grado di provvedere ai propri bisogni a pieno. E ci sono arrivato oggi. Un oggi così vicino da apparire minuti fa, secondi forse. Ed è lì che ti ho vista. Forse pochi istanti prima. E non importa. Non importa nulla perché il solo guardare le tue labbra, il sentire la tua voce mi rende consapevole che posso essere migliore, che posso dare di più, che quando sto cadendo, mollando, frenando esiste qualcosa per lottare più forte. E non si tratta di lottare per te, per quelle labbra, quella voce, non si tratta di perdere me per quelle labbra, quella voce, per te. Ciò nonostante sono una spinta di cui potrei fare a meno ma di cui non ha senso privarsi, si tratta di lottare nel mondo e non arrendersi mai.

“Nulla precipita gli occhi più di abissi o spaccature, se visti da certe alture di nuvole e pennacchi.
Il resistere tenacemente di ogni essere vivente…”

E non desidero viverti accanto seppure saprei farlo, non desidero amarti seppure potrei farlo, non desidero lottare per rendere la tua vita migliore benché sicuro di esserne in grado. Benché sia pronto a farlo. Perché esiste un equilibrio, perché oggi la mia vita è migliore di quanto non lo sia mai stata, perché oggi la mia vita è come alla fine di una storia di cui sai esistere un seguito che non conosci, quando ti pregusti l’idea di cosa potrà essere scoprirne una nuova parte.

“Nulla crepita e schiocca tra parole in assemblea, come fa un’idea che di quelle non trabocca ma persevera paziente, finché giunto sia l’istante.”

Ed è così che il concetto stesso di “averti” diventa privo di significato, ricoperto di un velo di tempo, come un orologio immobile che abbia acquistato un altro significato e non serva più a segnare le ore.

“Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,
come il pensiero costante di averti vista,di averti vista”

Ed ancora il ricordo del tuo sorriso, sta notte, oggi, domani rivolto al mondo -o a chiunque, o non a me, o a me non importa- è motivo sufficiente per divenire migliore rispetto a me stesso senza neppure scegliere di cambiare o essere, senza neppure scegliere.

“Nulla interrompe e spariglia le cose ed il loro andamento, come la grandine e il vento, quando ogni chicco è una biglia, e di quell’Alto soltanto furente l’urlo impazzito si sente.”

Perché tu? Non lo so. Non l’ho scelto. Perché io? Vorrei chiedermi. O perché no? Ma non importano queste domande.  Non è questo che cerco. Non sono risposte. Vivo un altrove da qui, dove queste cose non importano, dove tu esisti come parte in un universo di cui faccio parte io stesso in un tutt’uno con gli altri, e non è questa stoffa azzurra tra le dita, non sono le parole dette o sentite, o le domande o le risposte a renderci parte di uno stesso uno in cui non conti ne tu ne io. Ma se fossi tu a chiederti perché, perché tu, perché io, non ti risponderò. Voglio solo che il mondo, le emozioni, la vita mi attraversi come quando osservo, sento, vivo ciò che osservo, sento, vivo quel sorriso, quella voce, quell’anima che sei.

“Nulla assedia la mente, penetra, invade, conquista,
come il pensiero costante di averti vista.”

Continue reading »

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: