Lug 282017
 

Toccare il fondo.
Lasciarsi andare e toccare il fondo abbandonando ogni certezza.
Toccare il fondo pinneggiando in giù fino a quando ti manca l’aria, senza bombole, senza nulla.
Toccare il fondo, quella sabbia laggiù nel buio, nel nulla nell’acqua fredda -nera- che ti blocca il respiro il cuore, l’anima. La pressione sui polmoni che spinge.
Toccare il fondo.

Quella sabbia bianca laggiù nel buio riflette la luce del sole.

Quando il tuo sogno più grande si spezza perché lo hai preso sotto gamba, quando perdi tutte Continue reading »

Giu 262017
 

Ci sono tre sport che amo in questo periodo. Ne ho fatti molti, più di quanti potrei ricordarmi cercando di fare un elenco in questo momento, non sono mai stato un patito di nessuno di questi, forse dell’atletica leggera a suo tempo. Gli sport che amo in questo periodo sono nell’ordine il running, la subacquea e il trekking. Ognuno ha il suo perché nell’economia della mia vita, ognuno ha il suo ruolo specifico.
Il running lo vivo come espressione massima di solitudine. Lo vivo così un po’ perché non sopporto molto di dover andare al ritmo di qualcun’altro che sia più o meno veloce di me. E non sopporto molto l’idea di costringere qualcun’altro al mio ritmo. Facendo running ho modo di pensare, di ragionare, di estraniarmi dalla realtà e osservando solo quei due metri che separano me dai prossimi tre passi lasciare fluire il tempo. Correndo il mio cervello si svuota abbastanza da poter pescare in quel mare enorme delle idee sconnesse. Se non corressi forse non sarei in grado di scrivere, se non scrivessi forse non sarei in grado di vivere. Da qualche ho parte ho letto che molti scrittori corrono, o almeno camminano molto, Murakami e King ne decantano i benefici, qualcuno dice che sia anche l’unico modo per rigenerare cellule del cervello. Onestamente credo sia una  Continue reading »

Gen 052017
 

Fare una recensione dei un libro di un’amica, di una persona che si conosce, non è mai semplice. Se poi si tratta di un libro con questo livello di successo sul mercato la cosa diventa più difficile. Il libro in se l’ho letto già da diverso tempo, ho iniziato a leggerlo il giorno stesso in cui è arrivato sul mercato ed ho finito pochi giorni dopo. L’ho letto tutto d’un respiro, ascoltandone i suoni e le immagini, immedesimandomi negli ambienti creati ad arte quanto un brano di Battiato.
Non è facile fare una recensione del genere perché non ritengo che il libro sia privo di difetti e se da un lato evidenziarli sarebbe un delitto e probabilmente più un gusto personale, nasconderli sarebbe quantomeno falso, ma in tutta quella bellezza, dall’inizio alla fine, in tutta quella bellezza delle immagini, delle situazioni della delicatezza ogni difetto in questo libro scivola in secondo piano, coperto dai suoni, dai rumori di qualcosa di bello.

Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano

Evita Greco: il rumore delle cose che iniziano

Dopo due mesi che l’ho letto, dopo aver lasciato decantatare ogni immagine ed essermene allontanato ho iniziato a scrivere queste parole e di nuovo le ho lasciate decantare in attesa di un non so cosa. Ho sentito paragonare questo libro ad Amelie, il film francese, ed in effetti qualcosa di francese probabilmente c’è seppure con la terra e la genuinità del nostro territorio. Basta aver incontrato Evita poche volte per rendersi conto che questo libro è molto più lei e che lei è molto più questo libro di quanto il più smaliziato dei lettori possa credere, non è frutto di costruzione né di finzione del marketing, e questo traspare da ogni riga, traspare pure dai difetti a cui accennavo. La testa persa, costantemente in un mondo in cui i significati delle cose sono leggermente disassati dai significati che le altre persone attribuiscono, le persone “normali”. Eppure c’è talmente tanta “normalità” in questi personaggi da parere quasi alieni, astrusi proprio per la loro semplicità.
Se dovessi paragonare questo libro ad un brano musicale penserei ad Imagine di John Lennon, un brano semplice e semplificato all’osso e perfetto di per se per questo. Credo sia difficile riprodurre un tale livello di semplicità ed immediatezza. Lasciamo perdere i riferimenti errati al mondo della subacquea o ad altri tecnicismi analoghi, è l’emozione ciò che passa, il desiderio di guardare nella propria vita e chiedersi perché dobbiamo essere così complicati ed è proprio lì, mentre ci si chiedere queste cose che la trama svolta in un modo che rende quella semplicità la causa stessa, nel bene e nel male, della trama.
Un libro da leggere, e da regalare, una piccola perla che entra nel cuore.

Apr 162015
 

*il racconto è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale*
Non è buona norma in genere immergersi in solitaria, in tutti i corsi insegnano a scendere sempre con in compagno ma d’altronde sono molte le cose che non è buona norma fare, ad esempio scendere con un bombolino ean 70 in una immersione profonda, ad esempio, ma non credo che nessuno dei due rappresenti un problema per l’attività che ho scelto di fare oggi.
Questa è una bella sera di una stellata come poche volte se ne vedono, complice l’inverno e lo scarso turismo la gran parte delle luci sono spente e questo permette di vedere il tutto illuminato solo dagli astri e dalla luna che sta salendo lentamente all’orizzonte tra i monti. L’aria è frizzante e viva, e l’acqua assolutamente calma, un’ottima notte per un’esperienza come questa.
La preparazione dell’attrezzatura come sempre è veloce ma meticolosa, non vorrei avere qualche genere di imprevisto che mi tolga la calma assoluta che ho dentro.
La bombola è piena ma non credo mi servirà, il bombolino ben agganciato e con l’erogatore chiuso, i formalismi sono importanti.
La torcia è ben carica, della secondaria non credo di averne bisogno ma è qui nella tasca del GAV non si sa mai, giusto? Fermo un passante per chiudermi la muta stagna, pulisco la maschera e sono pronto.
Le panchine sono sempre un ottimo aiuto per un subacqueo, niente di più comodo che sedersi, allacciarsi il gav, la bombola, prendere in una mano il bombolino e la maschera, nell’altra reggere la torcia e le pinne, alzarsi e camminare verso lo scivolo di alaggio per le barche.
Ho fatto centinaia di volte questa immersione e la conosco ormai più del giardino di casa ma è da sempre la mia preferita: qui ho imparato e qui voglio stare per sempre.
Con l’attrezzatura sulle spalle scendo in acqua lasciando i vari oggetti minuti sul bordo dello scivolo, l’acqua non è fredda come mi aspettavo e questo è molto positivo. Indosso la maschera e faccio un paio di prove creando depressione all’interno ma entra aria quindi non è messa bene, la ricontrollo, la sistemo, perfetto. Ora prendo dallo scivolo le pinne e le indosso, questa è una delle cose più comode di questo punto di immersione, puoi stare in piedi tranquillo a prepararti in acqua ma la profondità aumenta velocemente spostandoti di pochi metri. Un’accoppiata vincente.
Controllo l’aggancio del bombolino al GAV e sono pronto: tutto è in ordine.
Mi guardo intorno, mi viene spontaneo fare il gesto di ok con il pugno sulla testa ma questa volta non c’è qualcuno a cui segnalarlo, alzo il corrugato, svuoto e scendo.
Ci vogliono solo pochi istanti e mi trovo a cinque metri, mi viene da sorridere pensando che ho dimenticato di portare la boa di segnalazione, anche questa è una di quelle cose che non si fanno ma non credo sarà un problema per nessuno.
L’immersione, il mio percorso preferito almeno, inizia scendendo qualche metro seguendo una sagola che parte dalla base dello scivolo di alaggio verso il largo, questa porta ad un Continue reading »

Ott 052009
 

Ci sono luoghi nel mondo, neanche troppo lontani da noi dove accadono piccolezze infinitesime che danno visioni, che cambiano la prospettiva di vedere, che rovesciano l’essere, per sempre o anche solo per qualche istante.
Un po’ torna alla mente il nostro vecchio naufragio di qualche anno fa mentre si naviga tutti al largo di Chioggia, il sole forte anche se non caldo, l’odore del sale, i delfini che saltano, e ancora le onde che scivolano sotto la chiglia.
Obiettivo il relitto dell’Eudokia II una nave cargo abbastanza grande da entrarvi, e visitarne le cabine, la sala macchine, osservare la crepa dello scontro con la nave che l’ha fatta affondare, casa di molteplicità di pesci e colori.
Ma non è l’Eudokia che più mi fa pensare ma l’aria.
Così vicino a noi, così facilmente riproducibile e al contempo così raro da vedere c’è un fenomeno che accade all’interno dei relitti, o nelle grotte sommerse, o volendo anche in una semplice scatola immersa nell’acqua.
Il lago nel mare.
L’inversione del mondo.
Guardare in altro e vedere sopra di te un lago in cui specchiarti creato dall’aria che stai emettendo dai polmoni, smettere di respirare e osservare un lago dall’alto. Dal basso.
E stai voltando a testa in giù, stai volando su un lago di cristallo in una struttura congelata nel tempo e attorno a te bolle d’acqua che scendono verso il lago lentamente ingrandendosi fino a confluirvi, fino a farne parte, alimentarlo, ingrandirlo, nutrirlo. E l’acqua è tramutata in aria e l’aria in acqua e il tempo è immobile nel silenzio nella consapevolezza che quel mondo è lì dove tu sai ma nessuno o pochissimi potranno vederlo come lo vedi tu, capirlo come lo capisci tu.
E poi allontanarsi volando e scendere, scendere fino al confine, un confine che una volta attraversato fa ruotare nuovamente il mondo e l’acqua si tramuta in aria e l’aria in acqua e la barca ha di nuovo i colori e i motori accessi e il tempo ricomincia a scorrere.

Set 052008
 

La partenza per Catanzaro è questa sera, non pensavo di connettermi più ma sta mattina voglio rilassarmi qualche minuto.
Ieri sera abbiamo fatto un immersione esplorativa in una zona che non avevamo mai visto, una bruttura di sabbia ovunque con una stupenda corona di alghe piena di pesci e di gamberi ma solo negli ultimi due metri di immersione, Continue reading »

Ago 252008
 

Ieri ad Arsiero non è andata come l’ultima volta, questa volta la corrente era dolce, anche se l’acqua a causa del temporale della sera prima sul fondo toccava i 13 gradi.
Però…. sole stupendo, tantissima gente, tuffi e….. grigliatona a 10 euro! E che grigliatona!
Da tornarci al più presto, con sub, non sub, amici e amiche!
Nuotare in mezzo ai pesci, lasciarsi galleggiare nell’acqua o lanciarsi dalle pietre o da un ponte, prendere il sole in tranquillità sulla spiaggia o sugli scogli, lasciarsi attraversare dal sole.
Già un posto come pochi.

Le Pozze di Arsiero

Le Pozze di Arsiero

Le Pozze di Arsiero

Le Pozze di Arsiero

Ago 222008
 

Domenica 24 giornata alle pozze di Arsiero (Vicenza)!
Per i sub 40 minuti di immersione contro corrente, in mezzo a centinaia di pesci, in mezzo a canyon, in mezzo a paesaggi stupendi.
Per i non sub, prato, sole e grigliata, e tutti da un ponte!
Aperto a tutti!

Ago 082008
 

Il lago.
La notte.
Il lago nel buio la notte, tra le stelle e le luci della costa lontana,
e scivolare sulla superficie liscia, scivolare come senza attrito.
Non un sentore di umidità sulla pelle scoperta, non un soffio di vento in più ne in meno.
Scivolare nel buio della notte tra le luci tra il cielo e l’acqua, tra il silenzio e il sciacquio delle onde.
Non un filo di umidità sulla Continue reading »

Mag 132008
 

Ora che i Dazzle si sono presi una pausa più o meno lunga se vi manca un po’ di musica eccovi serviti!

Musica ragazzi!!!


Pesce Flauto


Pesce Trombetta

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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