Mag 292017
 

Ci sono persone che riescono a farti odiare le cose che ami di più, rivolgerle e sconvolgerle di inettitudine, incapaci neppure di rendersi conto della propria incapacità e di essere un danno per chi li circonda, convinte di salvare il mondo che stanno prendendo a calci nel culo fino farti capire che il mondo è degli inetti e che per chi ha una testa non c’è luogo.
Ci sono persone che riescono a farti amare le cose che odi di più, a spingerti a credere che l’impossibile non esiste, che è l’impegno a rivoltare il mondo, cambiarlo, farlo progredire, che i limiti sono fatti per essere superati che nel mondo sono gli inetti che Continue reading »

Gen 272017
 

“Non sei tu il mio problema. Voglio dire, che sì, ci sto male, mi si strappa l’anima ma il mio problema non sei tu.” era seria mentre lo diceva, molto seria. “Piuttosto ho creduto che tu potessi esserne la soluzione. Che tu mi avresti portato via da tutto questo. E non è colpa tua se non l’hai fatto, se le mie aspettative sono state disattese, è stata la mia fuga, il mio usarti come mia fuga.”
Mi accorsi solo in quel momento che il cielo plumbeo alle sue spalle sembrava essere lì a sottolineare le parole che lei stava pronunciando. Come se avesse organizzato lei tutto questo, e forse è così. Mi accorsi solo in quel momento anche del rossetto scuro che evidenziava le sue labbra. Non lo aveva mai messo prima, o almeno non che io ricordi. Mi ero mai accorto davvero di come si truccasse?
Rimasi in silenzio. E lei abbassò le spalle come arrendendosi alla mia stupidità.
“Non lo capisci vero? Io non ho davvero nulla contro di te e non voglio recriminare nulla, ti sto dicendo solo perché sto male, anzi non perché sto male ma perché non ci sto a causa tua.”
Il vento le aveva portato una ciocca lunga di capelli ad appiccicarsi di sbieco sul viso, attraversando quelle labbra scure fino all’altro lato. Ci mise qualche secondo a trovarlo e rimetterlo a posto. Giusto mentre mi stavo accorgendo della sottile linea di eyeliner, non avevo mai fatto caso neppure a questo, se mai lo avesse usato prima.
“Non capisco” dissi. “Hai ragione, non capisco, ma cos’è allora che non funziona tra noi?”
Mi guardò come fossi uno stupido, ruotò gli occhi verso l’alto con l’aria sfinita e si prese qualche secondo prima di rivolgermi nuovamente la parola. Eravamo in piedi uno di fronte all’altra, sul marciapiedi.
“Non c’è nulla che non funzioni tra noi, sono io il problema, è dentro di me il problema.”
“Ne vuoi parlare?” le dissi immediatamente quasi interrompendola mentre una nuova folata di vento le spostava i capelli. Probabilmente di lì a poco si sarebbe messo a piovere e rimanere qui in piedi impalati come due scemi a prendere freddo non mi sembrava l’opzione migliore. Ma credo sarebbe stato peggio proporle in quel momento di entrare nel locale.
“No”. Rispose.
“Va bene” dissi prendendomi una pausa “va bene, allora, probabilmente è meglio così.”
“No! Non c’è nulla che vada bene invece! Proprio nulla!” Mi aggredì in quel momento. “Il problema è la mia vita, semplicemente l’ineluttabile fallimento completo della mia vita!”
Rimasi in silenzio a guardarla, non avrei saputo come reagire diversamente.
“Guardami. Tutto quello che sognavo di fare l’ho fatto. Oppure ho capito che non faceva per me, che non avrei dovuto lottarci ulteriormente. Tutto quello che mi resta è nessun amico, nessuna aspirazione, nessun desiderio”
“Io non sono un’amico?”
“No.” Mi guardò con aria torva.
“E cosa sono allora?”
“Nulla. Non sei nulla, non più, sei stato la mia fuga da tutto questo, la mia illusione di fuga ma ora ti guardo e sei lì a guardarmi come uno scemo come se stessi guardando un film e non ti rendi neppure conto di cosa stia succedendo, come non mi sono resa conto io che stavo proiettando in te solo stupidi desideri.”
Rimasi di nuovo in silenzio.
“Ti sei mai chiesto perché? Sei vivo?”
“No. Voglio dire, sono vivo perché mi hanno messo al mondo.” Risposi.
“Già, e perché sei ancora vivo?”
“Perché non sono morto prima. Credo.”
“Sei vivo perché hai dei sogni, un motivo di vivere, un motivo di andare avanti.”
“Tu no?” dissi stupito.
“No.”
“Come no?”
“Questo è il male che mi mangia dentro. Semplicemente questo”. Rimase in silenzio a guardarmi.
Io non sapevo come comportarmi e continuai a guardarla provando a sostenerne lo sguardo ma non era semplice. Avrei voluto essere in qualunque altro posto, o essere in grado di dirle la parola giusta se esiste una parola giusta in questi casi.
“Lo sai invece perché non sei ancora morto?” mi disse con aria di sfida.
Rimasi un po’ ancora in silenzio prima di rispondere “Credo per lo stesso motivo.”
“Quasi.” Disse. “Perché non hai un motivo di morire. Ci ho pensato spesso alla morte, i suicidi lo fanno spesso per rivalsa, per far soffrire qualcuno, per lanciare un messaggio, per avere la magra consolazione che qualcuno li piangerà. Morire non è una fuga ma un’atto di eroismo e ogni atto di eroismo è volto verso qualcuno”
“Eroismo?”
“Sì, è come mettersi a dieta Continue reading »

Giu 292007
 

A volte suoni, a volte sei Dio, a volte sei Il Male, a volte il silenzio esprime meglio il tuo essere.

Una suonata pessima in pubblico, e un cattivo umore, poi la gente pensa che tu sia di cattivo umore per la pessima suonata, e se suonavi male per il pessimo umore invece?
O se le due cose fossero una unica?
E se fossero invece totalmente due cose distinte, non legate?
A cosa era dovuto l’umore? E a cosa il pessimo suonare? Cosa importa? Il “pubblico”, la gente attorno ha le proprie opinioni, ha il proprio mondo, che ruota nella propria direzione.
Ho scritto un libro tempo fa “Luna Nuova”, si dovrei sistemarlo, migliorarlo, è ancora una bozza, nelle mani di chiunque voglia cercarlo ma ancora solo una bozza.

Inizia con un tramonto a est, finisce con un’alba ad est. Una notte in cui il mondo ruotava al contrario, in cui tutto girava per il verso sbagliato. Ma davvero quello era il verso sbagliato?
Talvolta scopro che forse è proprio quello che io considero il verso sbagliato quello giusto, quello verso cui il mondo, il mio mondo -senza tanti generalismi, senza tanti pessimismi universali, senza tanti era meglio quando si stava peggio, non esistono più le mezze stagioni e simili, il MIO mondo, ciò che mi circonda- spinga davvero tutto in una direzione che non è quella che io scelgo, quella che io spero.
Mi guardo intorno e mi scopro girato a guardare nella direzione giusta-sbagliata che non è la direzione dove va il resto di me.
E poi il mondo ruota, cambiano le prospettive, cambiano mille cose, ma alcune no. E sono quelle contro cui eternamente remo. Quelle restano fisse. Forse quello è il vero unico verso giusto, quello contro cui remo.Mi torna alla mente un discorso fatto anni fa con una mia vecchia cara amica, Francesca, filosofa non tanto per la laurea che ha quanto per ciò che è, in una delle tante ore fatte girando a vuoto in macchina. Non so se fosse una visione sua o di qualche “filosofo riconosciuto” ma parlava di noi persone come sfere, palle di pongo che ruotano. Nasciamo di un colore, o forse neppure e poi cominciamo a rotolare in salita, verso una vetta. Che vetta? Non si sa, rotoliamo.
Ci incontriamo con altri, ci mescoliamo un po’, alcuni nostri pezzi si mescolano ai pezzi degli altri, alcuni li perdiamo per strada scontrandoci con qualcosa, e qualcuno passando su questi pezzi li raccoglie ed entrano a far parte di lui.
E la nostra superficie un tempo liscia si trova nel tempo piena di segni, di colori, di pezzi di se e di altri. Graffi, sfregi e intarsi stupendi.
Qualcuno rotolando si consuma, diventa sempre più piccolo, sempre più disgregato, qualcuno invece cresce, si Continue reading »
© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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