Dic 122016
 
Una rivoluzione immaginaria

Riflettevo su questa cosa ancora anni fa, avevo un età in cui ci si sente destinati a cambiare il mondo, in cui ci si sente di poter essere “la persona diversa”, quella intelligente, quella che può fare la differenza. Mi guardavo attorno e pensavo a come generazioni di giovani abbiano nel tempo cambiato o quantomeno provato a cambiare il mondo. Penso alle generazioni che negli anni 70 hanno creato fermenti che anche in una nazione piccola come l’Italia hanno cambiato l’istruzione, lasciamo perdere se nel meglio o nel peggio, al fermento artistico che univa poesia a musica a pittura a performance artistiche, alle comuni in cui musicisti di estrazioni diverse contribuivano a vicenda a creare opere di altri senza pensare ai guadagni, tornando indietro alle generazioni che hanno combattuto per la patria con o senza fucile in mano, quelli che hanno contribuito alle ricostruzioni.
Io cosa avrei potuto fare? Noi cosa avremmo potuto fare? Qual’era la rivoluzione culturale o sociale che avremmo dovuto portare?

Una rivoluzione immaginaria
Negli anni ho riflettuto ancora su questo, e non è che io non abbia fatto nulla, che non abbia fatto il mio dovere per cambiare le cose, che non lo stia facendo ogni giorno per quello che posso. Non importa cosa io faccia, ma mi guardo intorno e penso che la mia generazione abbia fallito nella propria rivoluzione, che stia muovendo una rivoluzione immaginaria e che le successive stiano seguendo lo stesso triste declino.
Quello che Umberto Eco diceva pochi anni fa “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”, “Prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”, “lo scemo del villaggio a detentore della verità”. Lo ha detto ricevendo la laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei media” all’Università di Torino.
Internet è tecnologicamente costruita per non essere controllabile, bloccabile o censurabile in senso assoluto (che che ne dicano i vari complottisti) ma ci siamo fatti prendere la mano da questo e non solo ci siamo ritrovati in mezzo a questa rivoluzione di libertà senza esserne pronti ma non siamo neppure pronti a formare sull’argomento chi sta arrivando dopo di noi, a distinguere una notizia vera da decine di siti zeppi di notizie false e bravissimo ad attirare click. Schiere di utonti si schierano in questa nuova rivoluzione immaginaria, tutti devono avere un opinione e nessuno deve informarsi, lasciando scomparire le poche notizie vere, quelle scientificamente attendibili, quelle giuridicamente attendibili, quelle tecnicamente attendibili, molto più noiose e meno “di pancia” di quelle forti ed urlate.
Ed allora nella nostra rivoluzione proteggiamo la costituzione perché ce lo dice l’urlatore di turno e poi ci lamentiamo se il parlamento e il presidente della repubblica si comportano esattamente come scritto nella costituzione. E ci piacciono i complotti come le scie chimiche, le sirene, i vaccini che fanno male, l’olio di palma, l’11 settembre, siamo andati o no sulla luna?, tutte cose che con un minimo di ricerca filologica e bibliografica si possono smontare senza neppure essere dei grandi esperti, ma sono quelli che fanno click. Ci lamentiamo che qualche mega associazione massonica ci vuole fregare i soldi e non ci rendiamo conto che a fregarci i soldi sono proprio questi siti che alimentano complotti e che ad ogni nostro click o condivisione, guadagnano soldi. Non ci rendiamo conto che alcuni, per non dire molti, degli stessi sono gestiti dagli stessi partiti politici in cui crediamo e che sanno perfettamente che l’urlo spegne il nostro cervello e ci fa passare la voglia di fare fact checking.
Sembra che tutte queste persone che temono il controllo della mente, il controllo dei media, il controllo dell’opinione pubblica siano a loro volta le vittime predilette di chi vuole farlo.
Internet non può essere controllata, per questo siamo noi a dover controllare.
I complotti esistono. Senza andare a cercare chissà dove Ustica, il Vajont, lo scandalo della Banca di Roma, la P2, Gladio, la Mobby Prince, l’omicidio di JFK. Ma fanno meno notizia di “CONDIVIDETE PRIMA CHE CI CENSURINO!!!!” nel frattempo mentre noi guardiamo le scie chimiche, il governo non eletto (leggetevi l’articolo 92 della costituzione se vi state già infuriando), le matite copiative che fanno scandalo solo quando si perde ma quando si vince andavano bene, i vaccini, Stamina, mi viene il sospetto che il vero complotto sia la nostra ignoranza, l’incapacità di discernere ben sfruttata da chi invece sa perfettamente cosa sta dicendo e facendo.
Non stiamo muovendo una rivoluzione, o stiamo credendo di farlo, non stiamo liberando il popolo dall’ignoranza ce lo stiamo gettando perché è più facile andare dietro agli urlatori che andare a fare ricerca,  più facile fidarsi del leader di turno che avere una propria coscienza critica. Non stiamo muovendo una rivoluzione, stiamo mettendo le basi perché tale rivoluzione non possa mai più avvenire, e lo stiamo facendo con la convinzione di stare lottando per la libertà, e se in queste parole anche io rientrerò nella schiera degli imbecilli di cui Eco parlava, potrò sempre e comunque essere fiero di non essere ne il primo ne l’ultimo, ma compagno di molti altri imbecilli.

 

 

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Lug 292011
 

Talvolta mi capita di rileggermi, di rileggere quello che ho scritto e mi faccio delle domande.
Ricordo perfettamente per chi ho scritto ogni singola parola, ricordo perfettamente perché ho scritto ogni singola parola, ricordo perfettamente quando ho scritto ogni singola parola, ricordo perfettamente lo stato d’animo di ogni singola parola, ricordo perfettamente le parole che ho scritto prima di arrivare a scegliere quella parola, ricordo perfettamente i significati reconditi inspiegati nascosti tra le pieghe di ogni frase, ricordo perfettamente.

Quello che non ricordo è chi abbia scritto, cioè, voglio dire leggo alcune cose come

Sei il cruccio di Venere
sua contendente,
concorrente.
E la tua bellezza è vino.
E la tua dolcezza assenzio.
E il tuo pensiero bianco spino
di una rosa bianca un tempo rossa
rosa.

E mi chiedo: ok, so perché ho messo bianco spino, ma poi ci penso e… a me il bianco spino non verrebbe mai in mente.
Leggendo ancora trovo citazioni su Prometeo, qualcosa su Svevo, Psiche e il destino…

A volte mi chiedo chi scriva le mie parole.

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Mag 182009
 

Io non lo so il perché ho detto Addio,
non lo so perché ho voltato le spalle ad una luce nel buio,
non so cosa avessi dentro ma so che c’è ancora,
so che se tornassi indietro lo rifarei ancora
per tutto ciò che è stato
breve o lungo che sia lo rivivrei come è stato
gli stessi errori,
gli stessi sorrisi, Continue reading »

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Ago 182008
 

Ci pensi mai al mio vestito elegante artistico trasandato?
Ci pensi mai alla notte trascorsa tra le vie di Verona?
Io penso alle tue scarpe che ti ferivano i piedi, alla tua gonna bianca.
Ci pensi mai al parlar di Jazz con un viandante, al passeggiare con te sulle spalle?
Ci pensi mai al bicchiere di Porto Rosso?
Alla complicità di quel giorno?
Di quei giorni?
Passa ogni tanto, attraversa la mia mente, scorre dolce, lieve, scorre.
Se ne va.
Ma se penso a quel che era, quello è il giorno più bello.
Era tutto già morto, tra il bello del passato e il brutto del tempo successivo.
Era il limite massimo.
Apice.
Pienezza.
E pensarci è dolce malinconia Continue reading »

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Mag 172008
 

C’è l’odore dell’erba dell’estate che avanza senza una primavera decisa, c’è il profumo del tempo e del tuo dentro.
Quell’odore che non potrei scordare come tu non dimentichi le mie mani. Odore liquido, metallico, caldo di un calore avvolgente come immergersi in un lento declivio, come sussurri impercettibili.
E c’è l’odore della pioggia e dei fantasmi Continue reading »

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Mar 112008
 

Inaspettato incontro
inaspettato atteso incontro
strano
ed essere come ero anni fa
essere come non ero
essere come fosse sempre stato
essere come?
Non so.
Annuso il il tuo Continue reading »

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Gen 032008
 

M’accorgo d’essere un po criptico negli ultimi post.
Segnali a chi sa, segnali a chi non sa, mancanza di segnali, ma in pratica nulla.
Non ho scritto nulla.
Ora sto qui allora, diviso tra due sogni, da un lato un calice di Recioto dall’altro una tazza di Tè alla Cannella fatto in casa, il tè dell’accoglienza si chiamava dove mi hanno insegnato a farlo.
Solo finalmente, sul divano di casa, una casa deserta, vuota, piena solo dei suoni che ho scelto, degli odori che ho scelto, dei silenzi che ho scelto.
Il presepe che ancora attende i magi ancora lontani, su di un altro scaffale, l’albero spento.
Jazz.
E l’attesa di un sogno, di un altro.
L’odore di Cannella e di Vino dolce si spandono. Odori da gustare nel tempo ancor molto prima di saggiarne il gusto.
Gli occhi chiusi.
E il silenzio, la calma, la tranquillità.
Ebbro di tali profumi infine assaggio quel che è più consono all’istante e mi lascio scivolare addosso ciò che è la mia vita. Continue reading »

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Lug 072007
 

Sono solo a casa, da qualche giorno, ancora per diversi giorni.
La casa deserta, girando per la casa ci sono diversi mondi.
Camera mia sconvolta, disfata, in disordine, il letto sfatto.
Il salotto in ordine, pronto ad accogliere.
La cucina in fermento, ordinata, pulita ma con ancora il profumo del cibo appena cucinato, ho preparato il panino per domani, con la cotoletta e l’insalata, ho preparato la cena, carne cotta ai ferri col vino rosso, verdura.
Le tartarughe ed i pesci che mangiano felici, l’orto bagnato e sistemato.
Camera mia in disordine.
Mondi. Mondi distinti.
Il mio mondo dentro, quello che vedo io, e i mondi esterni.
Ascolto ad libitum “Alessandra” di Biagio Antonacci, di quando Biagio era un po’ più… vero forse.
Non ha nulla a che fare con il mio stato d’animo ma è sempre stata una canzone di “pausa” di riflessione. Come anche “Fata Morgana” dei Litfiba, o il primo album di Carboni, “Farfallina”, “Silvia lo sai”.
Ma perché il titolo di questo testo è “le cose cambiano”?
Ho per le mani progetti nuovi, sogni nuovi, novità.
Ieri un amico mi ha guardato negli occhi e mi ha detto il mondo. In una birra.
Una “sciafa” (per gli extra veneti si legge s-ciafa e significa schiaffo) per l’esattezza, ossia -nel locale in cui andiamo- un litro di birra con dentro un bicchiere (l’intero bicchiere di vetro) pieno di Porto Rosso.
Cos’è il mondo che ho visto? La Visione, il futuro?
Nulla in realtà.
Ma il mondo cambia, ci saranno novità.
Ieri una mia amica mi ha fatto parlare del mio mondo passato.
Ricordo (ed era tanto che non ne parlavo) gli ostacoli, la corsa ad ostacoli di un tempo. Correre. Correre.
Saltare.
Aggredire l’ostacolo.”Meglio di ieri Peggio di Domani”, si Carlo, grazie di questa frase, spero che da dove sei ora tu possa ancora ripetermela cento, mille, un milione di volte: “Meglio di ieri Peggio di Domani”.
Cosa sono gli ostacoli? “Devi partire al 100% della tua forza e arrivare alla fine al 120%”
“Accelera sempre”
“Spaccalo quell’ostacolo”
“Affrontalo come fosse un muro che devi sfondare”
(Grazie anche a te Micaela, la mia maestra di vita di allora. Chissà dove sei finita, ti avevo promesso di scrivere di te e mai ancora sono riuscito a farlo.)
L’ostacolo.
Partire al 100%, dai blocchi, alzarsi entro i primi cinque-sei metri, 13 passi. Ostacolo. Tre passi Ostacolo. Tre passi Ostacolo. Tre passi Ostacolo. Tre passi Ostacolo, e se non ci arrivi con i tre passi non allungarli, accelera, accelera e basta, è contro natura, contro la mente, ma fallo, credici. Quando avrai paura di aver sbagliato, quando avrai paura di cadere, di prendere in pieno l’ostacolo allora sarà l’ostacolo perfetto, quello che salterai perfetto.
Contro natura.
Si.
Salta però ora, sei al prossimo ostacolo, e se ti sbilanci non importa, tu accelera.
E se cadi rialzati e corri.
Ricordo quella volta, prendere dentro all’ostacolo con la seconda gamba, l’ostacolo che si impiglia tra le gambe, non c’è modo di districarsi, comincio a cadere avanti, penso “ok ora mi fermo, appoggio le mani avanti e mi fermo” e le braccia che cedono, la faccia che sbatte, parte dell’ostacolo che vola sopra la mia testa, e io che inizio a rotolare, con il resto. Ogni giro penso “ok, ora appoggio la mano e mi fermo” e mi faccio male al polso e rotolo, fin addosso all’ostacolo dopo. Resto a terra, pieno di escoriazioni, la fronte, la gamba, il braccio. Botte.
Dolore.
E poi io che vado al rubinetto, mi sciacquo le ferite, rido, vado a rimettere gli ostacoli in pista e mi rimetto ai blocchi di partenza.
Via, un altro giro.
Da quanto non è così?
O forse è ancora così?
Le cose cambiano, i sogni cambiano, le parole cambiano, i tempi di recupero cambiano. I tempi di recupero, sempre stati il mio forte quando correvo. Infortuni esclusi ovviamente.
Bene.
Ora che ne dici se si riparte?
Seguire il proprio sogno, non quello di altri.
Seguire quello che si crede, e saltare l’ostacolo. Affrontarlo, spaccarlo. E…. e se cado? Probabilmente stai facendo il migliore ostacolo della tua vita, ma se cadi davvero, non sarà l’ostacolo a farti male ma la pista e non potrai prendertela che con te stesso.
Alzati e battiti, batti te stesso, il tuo personale.
Il resto attorno non conta. Sei tu. I tuoi ostacoli, la tua pista. Mangiala la pista.

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Apr 162007
 
Questa è una riflessione che voglio fare da diverso tempo, ed oggi un fatto accaduto ad un mio amico mi da la spinta di scriverne.
Questo mio amico una bella sera è andato a cena al ristorante con i propri genitori, ha bevuto quel che si può bere ad una cena con i propri genitori, poi ha preso la macchina, con loro dentro, e si è avviato guidando verso casa. Prontamente due prodi poliziotti armati di etilometro lo fermano trovandolo con un tasso alcolico dello 0.6%. Il risultato sono patente annullata (aveva già qualche punto in meno), dove per annullata significa “ti rifai gli esami di scuola guida pagando tutto il dovuto”, 2.500 € di multa e processo in sede penale per tentato omicidio, ovviamente dovendosi pagare anche l’avvocato. Facendo i conti credo che il conto raggiunga agevolmente i 4.000, 5.000 euro. Senza eccesso di velocità ovviamente. Continue reading »
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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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