Nov 292016
 

Non è lo sparare l’atto principe dell’azione, è solo la conseguenza. Tutto l’insieme dell’atto è soprattutto nella respirazione e nell’attesa. Un susseguirsi di momenti in cui riempi i tuoi polmoni, stabilizzi il corpo e attendi un susseguirsi di istanti che sarebbero quelli sbagliati. Dal puntare al momento in cui premerai il grilletto passano solo pochi secondi di inspirazione, attesa, stabilizzazione della mira. Poi arriva l’istante esatto, subito dopo è troppo tardi. La mano incomincerà a tremare, il peso dell’arma a pesare, il cuore accelererà pompando il sangue e non potrai fare altro che abbassare l’arma e ricominciare un nuovo ciclo.
Il nemico è là, in fondo alla canna del mio fucile, allineato al mirino, poco più in basso per bilanciare la curva della traiettoria lunga. Il vento è calato in questa notte fredda e lo vedo mentre mi cerca col lo sguardo. Il colpo che ha appena sparato gli ha fatto perdere il punto, o forse non si era accorto fossimo in due quando ha ucciso il mio compagno.
Passano nella mia mente infinite cose mentre inizio ad inspirare l’aria nei miei polmoni, passano i nomi degli uomini di cui ricordo il volto nella morte, passa l’impressione di essere già stato a questo punto come in un dejavu, mi sembra anche di ricordare come sia andata a finire ma il ricordo si ferma un’istante prima di arrivare alla mia mente cosciente. Non riesco a farlo.
Un tempo ero stato spietato, e non mi occorreva pensare, i movimenti immediati in una successione unica erano oliati di anni di esercizio e non serviva ragionare, le mie mani non tremavano neppure sotto la più grande pressione ma questa volta sto involontariamente lasciando al nemico il tempo di armarsi di nuovo e di puntarmi. So che se vedrò un lampo avrò ancora solo il tempo di premere il grilletto prima di sentire il colpo addosso e poi il botto, e non avrei il tempo di sapere dove sia finito il mio proiettile ma so anche che non avrò una seconda possibilità.
Potrei nascondermi ed aspettare che vengano a prenderci tutti.
Potrei urlare e svegliare i miei e nella loro agitazione prendere quello zaino e fuggire evitando forse i loro spari alla schiena.
Potrei invece essere uomo ed uccidere il cecchino prima di svegliare i miei e fare il mio lavoro.
“Quindi hai deciso?” mi rimbomba nella testa la voce.
Mi sento come quando hai il terrore dei cani e c’è un cane dall’altra parte della ringhiera, quando sai che non potrà farti male ma hai il desiderio forte di fuggire lo stesso, quando hai le spalle al muro e sai che ormai è tardi per fuggire e che l’unica cosa che puoi fare è affrontare quella paura. Non temo l’uomo che ho di fronte, ne la sua pallottola, ne la morte. Temo di fallire la mia missione, non quella di questi uomini, non quella per cui sono vestito in questo modo, ma la mia missione, quella per cui sono nato.
Ho il ricordo fisso di avere già usato questa metafora, o forse è solo un ricordo di quando da piccolo provavo il terrore per i cani per colpa di quel bastardo che mi ha morso.
Il fucile di quell’uomo è puntato verso di me ora. Ora so che non avrò un altro tentativo, ne la scelta di fuggire. Conta solo chi dei due avrà per primo le mani ferme.
“Quindi? Qual’è la decisione? Il tempo non è infinito e la fuori molte pedine si stanno muovendo.” mi rimbomba nella testa la voce.
Sento il cane abbaiare e qualcuno recita i nomi delle persone che ho lasciato indietro, sembra la voce del biondo, nella mia testa. Solo nella mia testa.
Quanto sarà passato, tre secondi? Non è ancora il momento, non lo è ancora, la mano trema sotto il peso del feticcio, la mano trema come a sostenere un peso che va al di là di quello di questo fucile, la mano trema. Non è ancora il momento.
“Quindi? Hai deciso?” ancora nomi, credevo fossero meno, credevo di aver lasciato meno persone dietro.
Abbai di cane rabbioso. Nella mia testa. Nella mia testa.
Questo è il -lampo- momento.

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Nov 212016
 

“Puzzi di grappa Baffo.”
Nessuna risposta.
“Puzzi di grappa, Stronzo mi vuoi dire che hai fatto la sta notte? Sei rimasto a scolarti la bottiglia? Non sembrerebbe, è ancora quasi del tutto piena!”
Nessuna risposta.
“Hai una bottiglia nascosta da qualche parte?” si stava alterando.
“Senti Biondo. Lo sai che non bevo, non troppo almeno.” Baffo sembrava realmente dispiaciuto e altrettanto dispiaciuta parve la risposta di Biondo.
“Lo so, qui beviamo tutti, non c’è modo di sopravvivere a questo senza bere ma non mi piace affatto come ti stai comportando, sembri bloccato, in panico, e lo sembri da giorni. Allunga un braccio in avanti.”
Baffo allungò in avanti il braccio, la sua mano tremava. Lui rimase in silenzio.
“Ti rendi conto che tu sei probabilmente il miglior tiratore tra di noi? Non spari un colpo da giorni, forse da settimane” Biondo stava osservando Baffo con uno sguardo grave, parlava a bassa voce. “La mia sopravvivenza, quella di tutti gli uomini che abbiamo attorno dipende anche da te. Credi non mi sia accorto che punti il fucile assieme agli altri e poi non spari? Che le uniche volte che lo fai spari volutamente fuori bersaglio?” Baffo guardava in basso, in silenzio. Osservava le proprie mani tremare e provava con scarso impegno a concentrarsi per fermarle.
Attorno il vento fischiava nella notte, era una notte umida e fredda, folate di neve entravano nella trincea e gli uomini non di guardia cercavano inutilmente di dormire.
“Credi che io possa fare la differenza?” disse Baffo, guardava lo zaino pronto con la coda dell’occhio.
“Tu credi di no? Credi che potresti prendere quello zaino e fuggire? Ci sei in mezzo ormai. Ci sei in mezzo con tutte le scarpe, ci sei in mezzo con tutta la vita. Se provi a scappare qualcuno ti sparerà alla schiena come disertore. Non sarò certo io, sia chiaro ma qualcuno di certo se ne occuperà. E lo stesso potrebbe accadere quando qualcun’altro si accorgerà che hai smesso di sparare. Il tuo cibo è il cibo di tutti, la tua acqua l’acqua di tutti, le tue munizioni le munizioni di tutti. Non puoi sprecarle e startene seduto qui in attesa che qualcosa accada. Se attendi la morte tanto vale indossare ora quello zaino e fuggire, almeno ti sparerebbe qualcuno di noi e non attireresti l’attenzione del nemico.”
Baffo rimase in silenzio di nuovo, guardò lo zaino senza nascondersi, poi strinse le mani, ne sfilò il feticcio ed iniziò a farlo ruotare tra le dita. Aveva incontrato un uomo che faceva lo stesso con una pallottola ed ipnotizzava la gente ma lui era in grado solo di ipnotizzare se stesso.
“Siamo di guardia, io e te” continuò Biondo, “io e te e nessun’altro. Cosa pensi accada se ci attaccano e tu non spari, se te ne stai lì immobile in silenzio mentre arrivano e ci massacrano tutti? Se puoi fare la differenza? Puoi far si che tutti questi uomini vivano o muoiano. Ognuno di loro, ognuno di noi può fare la differenza ogni istante, e non sai chi la farà, quando la farà. Siate pronti. Non è questo che ci hanno ripetuto mille volte? Siate pronti. Lo hanno detto a me, lo hanno detto a te, lo hanno detto ad ognuno di questi uomini. Tu non puoi salvare te stesso, sono loro che ti salveranno e loro, ognuno di loro non può salvare se stesso senza l’aiuto degli altri. Credi possa mai uno solo di noi sopravvivere da solo?”
Baffo rimase ancora in silenzio, scosse leggermente la testa mentre si toccava la camicia sulla tasca, sul cuore. Aveva rimesso il feticcio al suo posto ma subito dopo tornò a toccarlo e ancora se ne allontanò come un fumatore che avesse aperto il pacchetto anche se aveva deciso di smettere.
“Baffo. Davvero. Pensi di farcela? Credi di essere in grado di riprenderti prima che sia troppo tardi?”
“Non lo so.” rispose Baffo. “Non lo so.”
Un istante prima del botto Baffo fece in tempo a vedere un lampo e a sentire un fischio ed un rumore sordo come di un cocomero colpito da un martello. Il lampo era alle spalle di Biondo, poi arrivò il botto e quasi contemporaneamente pezzi mollicci e caldi gli arrivarono sul volto e sulla tasca, e altrove. Fece in tempo a vedere un buco nella faccia di Biondo, un buco nero che aveva portato via una parte del naso e si univa all’orbita di un occhio non più presente.
Si alzò urlando e puntò il fucile nella direzione da cui aveva visto il lampo.
“Maledetto! Ti ammazzo!” fu il suo grido. Solo nella testa.

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Nov 202016
 

Succede in notti come queste, notti subito prima o subito dopo di una battaglia, notti insonni, che accade. Dovresti pensare a fare un briefing per il giorno successivo o un debriefing del precedente ma non importa. Non ci riusciresti comunque. E forse è la grappa che hai buttato giù per non pensarci o il manto stesso della notte, del silenzio attorno mentre il mondo sembra scomparso e così lontano ma le inibizioni se ne sono andate, resti solo con te stesso e con i demoni che questa guerra avrebbe dovuto esorcizzare, i demoni da cui volevi scappare il giorno in cui hai iniziato questa strada ti osservano e ti ruotano attorno. Osservi il tuo zaino. Sai che è pronto, non ti serve neppure controllarlo. Sai che è pronto per fuggire al primo cenno di pericolo eppure lo hai scelto. Lo hai scelto tu questo percorso, hai scelto tu di lottare per questa causa, hai scelto tu di andare verso la gloria o la morte. Guardi anche il fucile del tuo compagno e lo carezzi, vorresti puntartelo sul mento e premere quel cazzo di grilletto, sarebbe una fuga così semplice, così veloce eppure non sei uomo neppure per andartene così.
Ci sono cose che hai deciso non avresti mai più detto, persone a cui avevi deciso non le avresti più dette eppure la notte, o forse quel sorso di grappa… era solo un sorso, non abbastanza ma ti ritrovi con un foglio in mano ed una penna e stai scrivendo parole che vorresti dire, vivere qualcosa che per esplicito ti è stato chiesto di non vivere, ed allora prendi un altro po’ di grappa, lo versi su quel foglio e poco prima di dargli fuoco ti rendi conto che qualcuno da lontano potrebbe vederlo, avresti potuto attirare il nemico. Ti tendi conto che ciò che hai scritto non solo è vero, ma resta indelebile nelle tue mani. Così asciughi il foglio e lo riponi nella tasca della camicia, la tasca sul cuore. Domani puzzerai ancora di grappa e ti daranno dell’alcolizzato e non potrai dire quanto vicino alla morte sei stato, quanto vicini alla morte tu abbia portato i tuoi compagni, annuirai e dirai solo “Sì.” pensando che forse hai un nuovo feticcio perché non ne bastava uno, non bastava quello che incessantemente ti fai ruotare tra le mani, non bastava il cazzo di feticcio che ti ricorda ogni giorno perché sei lì, perché sei finito i quel mondo, non ti bastava.
Ed è ora di infilarsi nel sacco a pelo, forse è la volta che ti si chiuderanno gli occhi.
Forse è la volta che i tuoi occhi si chiuderanno. O si apriranno forse.

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Mar 062009
 

Sei stato Scout se…

Bei ricordi o brutti ricordi ma positivi…
“una volta scout. Sempre scout”

… se far attraversare la strada alle vecchiette è l’unico tipo di servizio che non hai mai fatto.
… se sei immune a 432 tipi diversi di virus.
… se nella tua vita scout hai perso complessivamente un intero servizio di posate da 24 pezzi.
se nel dubbio, scegli la strada in salita (ormai hai imparato che quella giusta è sempre quella).
… se un fazzolettone multicolore, spesso anche un po’ sfibrato, riesce stranamente a proteggerti dal freddo meglio di un piumino.
… se porti i pantaloncini corti anche sulla neve.
… se anche con la gola in fiamme riesci a cantare.
… se con un fazzolettone al collo spariscono tutte le allergie.
… se almeno una volta, da capo reparto. ti sei perso le squadriglie in hike notturno.
… se sei riuscito a perderti malgrado la bussola e migliaia di carte topografiche in mano.
… se improvvisamente ti ritrovi a cantare la tanto odiata al chiaror del mattin.
… se rimpiangi il dolore dell’intelaiatura in alluminio del tuo vecchio zaino sui fianchi!
… se sei sempre sopravvissuto con le buste di risotto liofilizzato durante le route pensando che fosse la cosa più buona del mondo.
… se hai dato in pasto ai cinghiali le scorte di pesche.
… se ti sei ritrovato a pisciare su un falò in cerchio insieme ad altre 10 persone.
… se hai fatto esercizi alle 3 del mattino perché facevi troppo bordello in tenda.
… se una mattina da ultimo di squadriglia hai portato la “lumaca” di pietra fino al cerchio.
… se hai nuotato in un lago/fiume.
… se ti bastava un fazzolettone e una palla per ridere ore e ore.
… se hai mangiato la pastasciutta tutti assieme dalla pentola appoggiata per terra.
… se hai mangiato almeno una volta la pasta caduta per terra… che era buonissima comunque!
… se hai maledetto il poncho.. che tanto tra pioggia e condensa eri bagnato uguale!
… se hai camminato tanto da non poterne più… ma l’anno dopo sei ripartito ancora!
… se da capo reparto hai dormito 3 ore in quattro giorni.
… se da capo squadriglia ti sei perso 3 missioni su 3.
… se sei un pò piromane perchè in fondo davanti al fuoco c’hai passato una vita!
… se pensi spesso di partire, perchè lo sai che la tua strada è quella di chi parte, ed arriva per partire!!!!!
… se canti anche nelle difficolta’.
… se almeno una volta sei sgattaiolato fuori dalla tenda di sq. per un escursione notturna.
… e se riesci a beccare i capi mentre mangiano la cioccalota che nell’ispezione precedente ti hanno requisito.
… se quando indossi il fazzolettone ti senti comunque a casa.
… se in giro per il mondo , su un aereo , ad una cena di gala, il tuo vicino ti dice di essere o di essere stato uno scout. Improvvisamente ti accorgi che con quella persona , perfetta sconosciuta fino ad allora, hai condiviso non solo gli ideali dello scoutismo ma tutto quello che significa fare scoutismo, in luoghi lontanissimi tra loro e non finiresti più di ascoltare e raccontare.
… le stelle hanno vegliato sui tuoi pensieri.
… se leggendo “Sei stato scout se… ” prima ridi a crepapelle ma alla fine hai gli occhi lucidi.

Ho segnato in grassetto le cose che sento mie….. mi sa che è ora io prenda una certa decisione…

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Dic 292008
 

Come da un sogno rimetto piede in casa dopo un campo scout, l’ennesimo.
Questa volta invernale con i Lupetti, come cambusiere, ma rigorosamente in uniforme!
Rimetto lo zaino, sempre pronto nell’armadio, tolgo l’uniforme e il fazzolettone ancora una volta pronto a indossarli di nuovo alla prima occasione e ripenso a questi giorni.

Neve

Neve

A quel ragazzino che faceva il grande, e il superiore che poi a fine campo quasi Continue reading »

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Dic 012008
 

La mia camicia è ad impolverarsi nell’armadio.
Ma nell’armadio, non in uno scatolone.
Estote Parati, son sempre pronto a tirarla fuori.
Il mio fazzolettone è attaccato al muro, si, su una parete con altri trenta fazzolettoni di colori diversi, accanto al mio cappellone.
Pronti per essere indossati.
Il mio zaino è lì nell’armadio, con dentro il sacco a pelo, la torcia con le batterie sempre cariche e il necessario per essere pronto a partire.
Ho comprato degli scarponi nuovi, per quando tirerò fuori lo zaino. E con gli scarponi ci sono le calze dell’uniforme.
Il mio coltellino è Continue reading »

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Dic 012007
 
01/12/2007

Zaino

Svuotare lo zaino che gira per casa da settimane,
pronto.
Pronto a partire.
Svuotare lo zaino e rimetterlo a posto,
lo zaino che ho riempito l’ultima definitiva volta prima d’incontrarti.

Ti incontrai e non fu più l’ultima.

Svuoto uno zaino pieno di te.
Pieno di me.

Lo svuoto e resta pieno
di me
di Te.

Resto in attesa però.
Estote parati.

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Apr 292007
 

Così…. senza preavviso un amico oggi mi ha detto “vendevi un sax tempo fa, no? Vengo a vederlo”.
Neppure il tempo di togliermi lo zaino di due giorni stancanti ma avvincenti….
così. Entra in casa, lo guarda, mi mette in mano dei soldi, non pochi, più di quanto valesse (affetto escluso) e così, senza preavviso quello che per più di dieci anni è stato il “mio bimbo” se ne è andato.
Ok, erano anni che non lo suonavo era ormai il sostituto del mio attuale… ma era il mio primo. In realtà il secondo, ok, il primo me lo hanno cambiato in garanzia con questo.
Lo strumento su cui ho imparato, lo strumento su chi ho sbagliato, lo strumento che tanti anni fa prima di un concerto mi è caduto e non ho potuto fare il concerto, lo strumento con cui ho fatto il mio primo saggio, i miei primi concerti… lo strumento per cui ho speso tantissimi soldi solo per farlo tornare come nuovo (meglio di nuovo, ci ho fatto fare qualche modifica)…. lui….
Improvvisamente tra le mani di un altro.
Un artista.
Non è un musicista, o forse lo Continue reading »

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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