Lug 282017
 

Toccare il fondo.
Lasciarsi andare e toccare il fondo abbandonando ogni certezza.
Toccare il fondo pinneggiando in giù fino a quando ti manca l’aria, senza bombole, senza nulla.
Toccare il fondo, quella sabbia laggiù nel buio, nel nulla nell’ fredda -nera- che ti blocca il respiro il , l’. La pressione sui polmoni che spinge.
Toccare il fondo.

Quella sabbia bianca laggiù nel buio riflette la del .

Quando il tuo più grande si spezza perché lo hai preso sotto gamba, quando perdi tutte le persone accanto di cui ti fidavi, quando non è l’acqua a toccarti la gola ma tu nell’acqua che devi scegliere se risalire o continuare a scendere.

Toccare il fondo.
Sfiorare la sabbia lieve -bianca- e solo dopo voltarsi a guardare in alto. La luce filtra dal movimento delle onde come raggi di sole all’alba dopo un temporale. Fasci luminosi a muoversi e la superficie lontana come specchi incurvati  in movimento.

Sentire alghe avvolgerti le membra, trattenere i movimenti. Devi respirare. Non c’è altra soluzione che respirare.

Hai perso ogni zavorra, ogni peso. Hai perso la fiducia mal riposta, la supponenza, gli allori su cui sdraiarti, le persone. Sei tu. Tu e le tue scelte. Tu e la tua forza.

Tu. Ed il mondo è lì sopra.
Basta spingere verso l’alto.
Il mondo è lì.

 

 

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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