Nov 292014
 

Quante volte ho iniziato a scrivere qualcosa che iniziava con “osservando il tuo ?” ma è da lì che parto a creare mondi, da uno , da un sorriso talvolta e il tuoi non sono come altri, non sono gli unici al mondo, non sono i migliori ne i peggiori ma sono i tuoi, e così osservo il tuo , gli occhi chiari ad osservare me mentre osservo il mare dietro te, osservo il tuo sorriso -mai malinconico- rivolto nella mia direzione aprirsi come uno squarcio di luce nel cielo.
Penso alla semplicità vera e sincera di quel sorriso in grado di raccontare e dare e parlare, il sorriso di una persona che sul treno ancora guarda la gente e non un lucido vetro lucente pieno di immagini e vuote ed irreali, uno sguardo che profuma di inchiostro di carta di libro di lettera scritta a mano, di mani che si toccano davvero, di abbracci e di odori e di colori e di vita reale.
Credo di poter immaginare l’odore della tua pelle come immagino l’odore di un mondo intero attraverso quegli iridi, attraverso gli istanti fissati in immagini che resteranno indelebili. Attraverso i sogni che faccio viaggiando e guardando le persone salire e scendere dal treno, attraverso i fogli che faccio viaggiando e guardando le persone salire e scendere dal treno. Li attraverso.
Penso ad istanti distanti di stantii ricordi che segnarono sofferenze senza speranze nel .
Penso alle aspettative mancate, ai sogni distrutti e ti osservo come fossi tu che puoi estrarre un anima dal fango, come i tuoi occhi fossero di un angelo e il tuo sorriso ali, poi mi volto e mentre fuggo so di non essere in quel fango da tempo, ma so che non è il tuo sguardo che cerco, so che non è il tuo sorriso, so che non è la tua bellezza, la tua delicatezza, so che non è l’odore di carta, di inchiostro, di treno, di viaggio, di mare.

Cerco un me che ho ritrovato nel tempo, tornando indietro, un me che si era perso dentro il profondo di certezze tombali e pietre. Non ho di rincorrere, sperare, credere valutare, non ho di correre, cacciare di andare contro il contro il mondo e contro il tempo
Non ho il tempo di stare a tempo.
Sto rincorrendo me stesso, sto conquistando me stesso, sto conquistando il mio mondo ritrovato, il mio passato; il può aspettare, lo incontrerò comunque, diventerà comunque oggi. Ma domani.

Non posso cogliere un fiore che non saprei curare.

Non posso cogliere un fiore che non saprei curare.

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.
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© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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