Ott 102018
 

Il primo libro di Harry Potter è uscito quando io ero grandino, nel 1998 (anno dell’uscita italiana) avevo sedici anni anni e troppa saccenza per leggere un libro per bambini. Molti della mia generazione e di quella che sta iniziando ora a votare, a partecipare alla vita politica e a fare la differenza nel mondo invece sono cresciuti con lui, da parte mia invece avevo giurato che non li avrei mai letti. Quest’anno tuttavia, una volta uscita la versione in audiolibro (https://goo.gl/62ZyA5 ) il mio voto è venuto meno e così ho appena terminato di ascoltarne l’ultimo capitolo.
Devo ammettere che se da un lato mi spiace non aver vissuto da bambino l’emozione una saga con un personaggio della mia età o quasi, non mi spiace affatto averne letto l’ultima parte da adulto. Alla fine sono comunque cresciuto con Tom Sawyer, Huckleberry Finn, i Goonnies e quello che c’era qualche anno prima ma la cosa che mancava a gran parte di questi era appunto la visione adulta del mondo. Il parallelo con una realtà che il bambino-ragazzo si troverà ad affrontare una volta fuori dal librofuori da lì
In tutto questo, nel mondo odierno, nel mondo che ora è nelle mani di quei bambini che sono cresciuti con Potter, la cosa che mi ha fatto di più alzare i peli sulla nuca è stata la catastrofica visione politica e la forza con cui l’unione di tanti possa opporvisi. Come il leader scelto dal popolo e dalle contingenze finisca per vincere non elevandosi ma umiliandosi, lasciando spazio agli altri. Neville, un personaggio secondario, uccide Nagini e senza questo il mondo sarebbe stato conquistato da Voldemort. Senza questo Harry Potter avrebbe fallito, avrebbe finito per morire come aveva scelto di fare e la sua morte sarebbe stata comunque inutile. Forse sì, c’è qualcuno destinato a cambiare il mondo, ma non potrà mai farlo da solo e non potrà mai farlo imponendosi come leader e incensandosi.
C’è una parte in particolare che leggendo mi è rimasta terribilmente impressa, più di una Azkaban che con la sua scritta “Per il bene superiore” ricorda una Auschwitz con il suo “Il lavoro rende liberi”, più dei continui richiami al razzismo e alla discriminazione inutile del diverso che sia mezzosangue, elfo domestico o goblin, della lotta per una razza pura, più l’ammiccamento sul fatto che Silente abbia sconfitto Grindelwald nel 1945. Si tratta di una parte del capitolo 13: La commissione per il censimento dei Nati Babbani (The Muggle-Born Registration Commission)

«Quindi i Mangiamorte si sono impadroniti anche della Gazzetta del Profeta?» chiese Hermione, rabbiosa. 
Lupin annuì. 
«Ma la gente sa cosa sta succedendo, vero?» 
«Il colpo di mano è stato abile ed è passato praticamente inosservato» rispose Lupin. «La versione ufficiale dell’assassinio di Scrimgeour è che ha dato le dimissioni; è stato sostituito da Pius O’Tusoe, che è sotto la Maledizione Imperius». 
«Perché Voldemort non si è proclamato Ministro della Magia?» chiese Ron. 
Lupin rise. 
«Non ne ha bisogno, Ron. È lui il Ministro a tutti gli effetti, ma perché dovrebbe stare dietro una scrivania? Il suo burattino, O’Tusoe, si occupa delle faccende quotidiane, lasciandolo libero di estendere il suo potere ben oltre. 
«Naturalmente molti hanno capito cosa è successo: la politica del Ministero è cambiata troppo bruscamente negli ultimi giorni e si mormora che dietro ci dev’essere Voldemort. Ma è questo il punto: si mormora. Nessuno lo dice apertamente, nessuno si fida di nessuno; hanno paura di dire le cose come stanno, perché se i loro sospetti fossero fondati le loro famiglie sarebbero prese di mira. Sì, Voldemort sta giocando in modo molto astuto. Se fosse uscito allo scoperto avrebbe provocato un’aperta ribellione: restando nell’ombra ha creato confusione, incertezza e paura». 
«E in questo brusco cambiamento nella politica del Ministero» domandò Harry «è compreso il fatto di mettere in guardia il mondo magico da me invece che da Voldemort?» 
«Ne fa certamente parte» rispose Lupin, «ed è una mossa da maestro. Dopo la morte di Silente, tu – il Ragazzo Che È Sopravvissuto – eri destinato a diventare il simbolo e il punto di raccolta di ogni forma di resistenza a Voldemort. Ma insinuando che sei coinvolto nella morte dell’eroe, Voldemort non solo ha posto una taglia sulla tua testa, ma ha anche seminato dubbio e timore tra i molti che ti avrebbero difeso. 
«Nel frattempo, il Ministero ha cominciato a muoversi contro i Babbani per nascita». 
Lupin indicò La Gazzetta del Profeta. 
«Vai a pagina due». 
Hermione voltò la pagina con la stessa espressione disgustata che ostentava nel maneggiare Segreti dell’Arte Più Oscura. 
«’Censimento dei Nati Babbani’» lesse ad alta voce. «’Il Ministero della Magia ha avviato un’inchiesta sui cosiddetti “Nati Babbani”, per meglio comprendere come siano entrati in possesso di segreti magici. 
«’Le ultime ricerche condotte dall’Ufficio Misteri hanno rivelato che la magia può essere trasmessa da mago a mago solo per via riproduttiva. Là dove non sussistono dimostrate ascendenze magiche, dunque, è probabile che il cosiddetto Nato Babbano si sia procurato il potere magico con il furto o con la forza. 
«’Il Ministero, al fine di snidare questi usurpatori del potere magico, ha diramato l’invito a tutti i cosiddetti Nati Babbani a presentarsi per un interrogatorio davanti alla neonata Commissione per il Censimento dei Nati Babbani’». 
«Non glielo permetteranno» commentò Ron. 
«Sta già succedendo, Ron» ribatté Lupin. «In questo stesso momento sono in atto retate contro i Nati Babbani». 
«Ma come è possibile che abbiano ‘rubato’ la magia?» domandò Ron. «È folle, se si potesse rubare la magia non esisterebbero i Maghinò!» 
«Lo so» rispose Lupin. «Ma a meno che tu non possa dimostrare di avere almeno un mago tra i parenti stretti, oggi si sostiene che tu abbia ottenuto il tuo potere magico illegalmente e che tu debba essere punito per questo». 

[…]

«Che piani ha Voldemort per Hogwarts?» chiese a Lupin. 
«Frequenza obbligatoria per tutti i giovani maghi e streghe» rispose Lupin. «L’annuncio è di ieri. È una novità, perché non è mai stata obbligatoria. Naturalmente quasi tutti i maghi e le streghe della Gran Bretagna hanno studiato a Hogwarts, ma i loro genitori potevano scegliere di istruirli a casa o all’estero. Così Voldemort avrà l’intera popolazione magica sotto controllo fin dalla giovane età. Ed è anche un altro modo per estirpare i Nati Babbani, perché tutti gli studenti dovranno avere lo Stato di Sangue – cioè dovranno aver dimostrato al Ministero la loro ascendenza magica – prima di essere ammessi». 

-Harry Potter e i doni della morte- J. K. Rowling
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Ott 052018
 

Sono sempre stato un vorace lettore di Stephen King, lo amo e l’ho amato per le storie, per il modo di scrivere e per lo sguardo antropologico che spesso i suoi romanzi contengono. Quando molti anni fa ho letto Insomnia provavo un piacere divertito nella sua descrizione drammaticamente reale del movimento antiabortista americano. Una affermazione in particolare mi era rimasta impressa:

“Noi non siamo antiabortisti, noi siamo per la vita!” proruppe Dalton “C’è un enorme differenza, che voi giornalisti evidentemente non riuscite a vedere!”

La trovavo ridicola. Avevo sì e no diciassette anni e pensavo quanto fossero fuori di testa gli americani. Poi pensandoci bene avevo giustificato quel personaggio pensando “Ok, ok, è sicuramente un esagerazione di King. Non può essere davvero reale, soprattutto non potrebbe mai diventare reale dove vivo io.”
Invece no. Invece a Verona, proprio dove abito io la città viene dichiarata dalla giunta comunale “Città a favore della vita” (https://goo.gl/oeCkCz). La città in cui vivo si trova a schierarsi contro una legge 194 approvata ormai quarant’anni fa, si trova a scegliere di finanziare associazioni cattoliche affinché facciano proselitismo contro l’aborto, contro la libera scelta, contro i diritti che le donne hanno lottato per ottenere, diritti per cui molte sono morte, hanno subito violenze, continuano a subire violenze.

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Giu 202018
 

La scorsa settimana ho avuto il piacere di partecipare allo Scrivere Festival.
Si tratta di uno dei pochi -forse l’unico? Chissà- festival il cui scopo è davvero mettere in contatto gli scrittori esordienti con Agenti letterari ed editor di case editrici importanti, in questa edizione per esempio erano presenti

Alessandra Bazardi Agenzia Letteraria
Bennici&Sirianni Agenzia Letteraria
E/O
Le Mezzelane
Newton Compton
Otago
Rizzoli
Scriptorama
Sperling & Kupfer
Ventura Edizioni

Ad ogni iscritto è stato dato il Continue reading »

Mag 062018
 

L’ho letto da un po’ La prima ora del giorno di Anna Martellato, per settimane ho pensato di non poter essere obbiettivo nello scriverne, vuoi perché ne conosco l’autrice, vuoi perché ne conosco dei retroscena che me lo fanno vivere diversamente da un normale lettore, vuoi perché un po’ -devo ammetterlo- ne invidio la genesi.
In questi giorni ne è stata decisa la stampa della seconda edizione e l’ho visto nuovamente presentare a Rovigo Racconta, tra l’altro con delle acute osservazioni di Saveria Chemotti. Non credo potrei aggiungere nulla a quelle affermazioni ma in qualche modo sono state un ulteriore apertura, uno scorcio attraverso il romanzo da un punto di vista privilegiato in modo diverso dal mio.
Se mi chiedo di che cosa parli il romanzo non saprei dare una risposta precisa, non raccontandone la trama. I temi che emergono attraverso il percorso di vita di una giovane ragazza e di sua nonna, tra l’oggi moderno e ritmato e i tempi della seconda guerra mondiale sono soprattutto legati all’eredità morale. Non si tratta ne di una vera e propria eredità storica, che pure si percepisce, ne tanto meno di una eredità materiale. Il romanzo risulta essere un parallelo tra due vite che all’apparenza sono radicalmente diverse e quasi incompatibili ma che si mostrano infine essere due declinazioni di ciò che è la donna in qualsiasi tempo o luogo.
Un percorso tra le fragilità di Continue reading »

Mar 182018
 

Nel mare ci sono i coccodrilli, scritto da Fabio Geda racconta la storia di un migrante, uno vero. Enaiatollah Akbari era poco più di un ragazzino quando dall’Afghanistan ha deciso di viaggiare verso l’Italia alla ricerca di una speranza. Questo libro racconta la sua storia attraverso l’intervista dell’autore, passo passo in una maniera delicata e forte come difficilmente qualcun’altro sarebbe riuscito.
I linguaggio è quello semplice di un ragazzo, di una persona che conosce poche parole della nostra lingua ma che le sa usare. Passa da paragoni come “alto come una capra” a “bruciato come un hamburger del McDonald’s rimasto troppo tempo sulla piastra mescolando cose che con la nostra cultura non hanno a che fare nel modo più assoluto a cose che non dovrebbero, almeno virtualmente, fare parte che di quella.

« I fatti sono importanti. La storia è importante. Quello che ti cambia la vita è cosa ti capita, non dove o con chi. »
-Enaiatollah Akbari-

Non ci sono molte descrizioni, quasi nessun nome che non sia strettamente funzionale ai collegamenti, non ci sono divagazioni. Solo i fatti, nudi e crudi, raccontati con la naturalezza di una fiaba. Parla come in una fiaba dei pedofili incontrati nei parchi chiamandoli “quelli a cui piacciono i ragazzini”, dei terroristi chiamandoli Talebani, dei poliziotti corrotti o violenti trattandoli solamente come uomini. Racconta il viaggio in gommone quasi come un’avventura leggera giocando con la morte in una delicatezza di un pennello sulla tela, parla dell’essere stato rinchiuso nel Continue reading »

Gen 112018
 

L’argomento è vasto, tanto che ci ragiono da settimane, tanto che non mi ci sta tutto dentro la testa, tanto che probabilmente non riuscirò ad esprimerlo. Non vuole essere una recensione di un libro che tutti dovrebbero leggere e non solo conoscere o che tutti dovrebbero conoscere davvero e non solo averne sentito parlare. Ho letto l’Odissea di Omero in questi giorni. Non propriamente letto essendo un audio book e ne ho tratta una quantità enorme di riflessioni. La prima, ovvia, è che la costrizione a scuola rende noiosa anche la cosa più avvincente e spesso fruire autonomamente di qualcosa che ci è stato fornito come costrizione ci fa capire perché, sbagliando, ci hanno costretti. La seconda è senza dubbio che l’opera intera è completamente un’altra cosa rispetto a studiarne pezzetti ed ancor più rispetto ai film, almeno quelli che ho visto, che sono completamente sbilanciati. La terza e probabilmente più importante è il fatto che l’immagine che abbiamo oggi dell’eroe mitico dell’antica Grecia è probabilmente sbagliata e che di conseguenza ciò su cui si basa il nostro attuale modello di mascolinità è ancora più stupidamente sbagliato.
La gran parte dei romanzi, o in genere delle storie che si leggono oggi sembrano più costruite sul modello della fiaba che su quello di un’opera come l’Odissea. C’è un inizio, delle prove terribili da superare, una fine. Probabilmente con una morale. E l’Odissea in cosa è diversa? Innanzitutto per il fatto che Omero aveva un tantino meno esempi da cui copiare rispetto a chi scrive oggi ma soprattutto nella struttura. Omero ha scritto un’opera per me incredibilmente moderna, le morali sono decine ogni scena vuole insegnare qualcosa, i personaggi innumerevoli ma soprattutto ha una struttura per nulla lineare, partendo quasi dalla fine e ricostruendo aneddoticamente il passato cosa che in nessuno degli adattamenti cinematografici ho visto tentare di realizzare. Ogni scena è un piccolo episodio a parte in Continue reading »

Ago 172017
 

L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso – prigione, malattia, abitudine, stupidità, – si vorrebbe morire.
-Cesare Pavese-

Ho sempre creato un legame nella mia mente tra la scrittura e altri tipi di piacere, in particolare l’orgasmo (ne ho già scritto). Nel tempo ogni cosa evolve, cresce matura. Crescono tutte di pari passo con l’esperienza. Quando paragonavo il piacere della scrittura all’orgasmo non conoscevo a fondo nessuna delle due, erano le prime esperienze i primi momenti, le prime cose brevi ed intense. Fossero scritte o provate. Nella vita ci sono momenti in cui il desiderio più forte è quello di provare nuove cose, diverse l’una dall’altra, bruciare come lampi o fuochi fatui in una forma di bulimia compulsiva. Scrivevo cose brevi, racconti, poesie, frasi che oggi si definiscono aforismi ma che per me erano sunti di concetti che avrei voluto utilizzare più avanti. Giravo sempre con un Moleskine in tasca ed una penna. Appuntavo e godevo d’istante, distante dal mondo. Poi quelle rincorse gli impeti, i desideri si acquietano. Credo sia stata così una delle chiavi che hanno definito il mio smettere di scrivere, il mio perdere capacità di emozionarmi, di emozionare, di creare mondi, di vivere nel mondo reale.
Aridità.
Poi un giorno o l’altro si arriva ad uno di quei punti in cui si deve scegliere. Ho finito? Ho finito davvero o mi sono solo infilato nel vicolo sbagliato? Il muro che mi trovo di fronte è solamente l’ennesimo fallimento, il più grande, o c’è da qualche parte una strada che non ho percorso? Che ho lasciato indietro, qualcosa di intentato. Che cosa voglio davvero? Continue reading »

Giu 112017
 

La pelle dietro il collo gli si tese all’improvviso. C’era un solo modo per spiegare contemporaneamente la tensione che aveva provato entrando in casa e il ricordo che era appena affiorato. E solo in quel momento si accorse che spiegava anche il silenzio quasi spettrale nella stanza accanto.
C’era stato tutto il tempo di pensarci, di arrivarci con calma, quell’odore che aveva sentito, quell’odore strano non era altro che il profumo della sua lacca, no? Ed era qualche minuto che la bambina non faceva alcun rumore. A quell’ora era troppo presto per essersi addormentata e raramente si addormentava senza prima passare a salutarlo. E quel servizio in televisione? Fuga dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Tre detenute hanno tentato la fuga ieri notte, due sono state fermate mentre una è riuscita a fuggire, ha strappato un orecchio a morsi ad una guardia carceraria. Quanti ospedali psichiatrici giudiziari ci sono in Italia? Non ne aveva idea, non aveva idea neppure di quale fosse il carcere nel quale la madre di sua figlia fosse stata rinchiusa, non aveva voluto saperlo, non aveva mai neppure aperto la lettera dell’avvocato per non avere la tentazione di andarla a trovarla e di rischiare che lei scoprisse qualunque cosa possibile sulla loro nuova vita.
La villetta in cui viveva in questi giorni era stupenda, un luogo Continue reading »

Feb 152017
 
  1. Usa il tempo di un perfetto sconosciuto in modo tale che lui o lei non sentirà che il tempo è stato perso.
  2. Dai al lettore almeno un personaggio per il quale possa fare il tifo.
  3. Ogni personaggio dovrebbe volere qualcosa, anche fosse solo un bicchiere d’acqua.
  4. Ogni frase deve fare una delle due cose: rivelare il personaggio o anticipare l’azione.
  5. Inizia il più vicino possibile al finale.
  6. Sii un sadico. Non importa quanto dolci e innocenti siano i tuoi protagonisti, fai accadere loro cose terribili – in modo tale che il lettore possa vedere di cosa sono fatti.
  7. Scrivi per accontentare solo una persona. Se apri una finestra e fai l’amore con il mondo, tanto per dire, la tua storia prenderà la polmonite.
  8. Dai al tuo lettore più informazioni possibili e il prima possibile. Al diavolo la suspense. I lettori dovrebbero avere una così completa comprensione di ciò che sta succedendo, dove e perché, che potrebbero finire la storia da sé, gli scarafaggi dovrebbero mangiare le ultime pagine.

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Gen 242017
 

Teo, di Lorenza Gentile è stato un libro che mi ha stupito. Scritto con la voce narrante di un bambino e la stessa apparente ingenuità potrebbe apparire una fiaba per bambini e come tale è raccontata, la stessa innocenza e incoscienza di un bimbo. Solo che questo bimbo ha un sogno: imparare a vincere tutte le battaglie come il suo idolo Napoleone, quello del libro che gli hanno regalato. Non sa ancora nulla di Waterloo e della sua sconfitta, sa solo che è Napoleone è un morto ed è determinato a raggiungerlo per parlargli. Scrive elenchi su modi per morire cercandoli su Wikipedia, interroga gli adulti per capire cosa ci sia dopo la vita, c’è chi dice il paradiso e l’inferno, chi la reincarnazione, chi dei numeri, chi il nulla. Ma sul nulla non ci sta, Napoleone dovrà pure essere da qualche parte! La battaglia che Teo vorrebbe vincere, la più grande, è quella di riappacificare i genitori e così si inoltra in questa avventura nel mondo adulto visto con gli occhi di un bambino, nella morte, nella visione della vita.

Teo di Lorenza Gentile

Non ci vuole insegnare niente, vuole Continue reading »

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