Staipa’s Blog

Esercizi di stile, poesie o urla.

Laudate Hominem

C’è una diatriba interna ormai tra quello che è il cristianesimo, il messaggio contenuto nei vangeli -apocrifi o meno poco importa- e la vita reale di chi lo professa. Non dovrebbe neppure servire farne esempi ma quando esponenti politici portano alta la bandiera di un cattolicesimo convinto e si trovano a rifiutare tutto ciò che è caritàaccoglienzaamore per il prossimo, quando parte dei cattolici stessi portano la bandiera di questi politici convinti che incarnino i loro valori diviene chiara la dicotomia tra il messaggio che un giovane uomo predicava in giudea duemila anni fa e quello raccolto oggi. Parlarne in maniera asettica, senza abbassarsi allo stesso livello non è mai facile ma qualcuno prima di me, ha trovato il modo elegante e razionale di esprimerlo con un eleganza oggi ancora irraggiunta.

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I bei tempi andati

Ricorda che saranno questi
i bei tempi andati,
non la ricerca di un futuro irrealizzabile,
non amare un passato ideale
non sacrificare giorni per un forse.

Ricorda che saranno questi
i bei tempi andati,

quando tra qualche anno ti guarderai indietro,
quando dovrai fare i conti con quello che è stato,
quando non potrai più avere un futuro davanti

Ricorda che saranno questi
i bei tempi andati
e vanno vissuti come tali,
ogni istante,
ogni istante.

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Giorgio Faletti – The Show Must Go On

The Show Must Go On

-Giorgio Faletti-

Gli artisti falliti sono fuori dal gioco
non ci sono mai stati o ci son stati per poco
e ora parlano molto quasi a chiedere scusa
di aver perso la chiave di una porta ormai chiusa
di un’estate lì intorno ch’è svanita in un giorno
e sembrava durasse in eterno
quando han preso la scala per salire al successo
ed invece sono scesi all’inferno

And the show must go on, the show must go on
And the show must go on, the show must go on

Gli artisti falliti hanno un sogno proibito
un teatro con fuori scritto “Tutto esaurito”
e una nota sospesa con un’intonazione
che si alzi la sala e che esploda il loggione
o quant’altro ci sia per andarsene via
con tre o quattro persone di scorta
fra due ali di gente se non proprio per sempre
però almeno provarlo una volta

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Quello che non c’è – Afterhours

Ho questa foto di pura gioia
è di un bambino con la sua pistola
che spara dritto davanti a sé
a quello che non c’è

Ho perso il gusto, non ha sapore
quest’alito di angelo che mi lecca il cuore
ma credo di camminare dritto sull’acqua e
su quello che non c’è

Arriva l’alba o forse no
a volte ciò che sembra alba, non è
ma so che so camminare dritto sull’acqua e
su quello che non c’è

Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
la chiave della felicità è la disobbedienza in sé
a quello che non c’è

Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
quello che non c’è

Curo le foglie, saranno forti
se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
ma questo è camminare alto sull’acqua e
su quello che non c’è

Ed ecco arriva l’alba so che è qui per me
meraviglioso come a volte ciò che sembra non è

Fottendosi da sé, fottendosi da me
Per quello che non c’è

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Enjoy the Silence

Words like violence
Break the silence
Come crashing in
Into my little world
Painful to me
Pierce right through me
Can’t you understand
Oh my little girl
All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm
Vows are spoken
To be broken
Feelings are intense
Words are trivial
Pleasures remain
So does the pain
Words are meaningless
And forgettable
All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm
All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm
All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm

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Occidentali’s Karma

Quest’anno non ho guardato il festival di Sanremo, in genere nei giorni successivi mi prendo la briga di ascoltare i brani a posteriori e qualche anno mi sono messo a recensirli uno ad uno con cattiverie taglienti o complimenti nei brani dove fosse necessario. Sono sempre critico sulla qualità dei brani quasi mai all’altezza di essere memorabili, se non per uno o due pezzi l’anno.
Quest’anno ha vinto questa “Occidentali’s karma” di questo Francesco Gabbani che non avevo mai sentito nominare prima. Dal mio punto di vista nessun problema, non ho visto il festival, non ho sentito la canzone, sopravviveremo tutti. Ed invece no. Persone che tutti questi giorni parlavano di Sanremo insultandolo e dicendo che non lo guardano sanno in diretta la notte stessa chi ha vinto, e sanno che è una canzone di merda.

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Silenzioso deserto

Osservo attorno a me. Sabbia e deserto e null’altro, e silenzio. Nessun uomo ha mai visto il deserto come lo sto vedendo io ora, nessun uomo ha mai vissuto il silenzio come lo sto vivendo io.
Ed è pace eternamente immobile. Non c’è vento qui. Non c’è pioggia. Non c’è vita.
Questo è il primo momento in cui posso davvero guardarmi attorno senza l’ansia di cosa possa accadere, prima dell’ansia di cosa possa accadere. Ironico che sia anche l’ultimo momento che passerò qui. La prossima volta sarà qualcun’altro al mio posto, o forse chissà un giorno…
Da qui il mondo è così piccolo, infinitesimo. Come guardare uno di quei souvenir che si comprano nelle grandi città: la Tour Eiffel in una sfera di cristallo, il Colosseo. Una sfera di cristallo da prendere e ruotare per vederci scendere la neve.

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Le sfiorò le mani

Era una serata come un’altra, come mille o come nessuna. Attorno le auto in movimento erano poche, finite le feste la gente era ormai stufa di andare in centro ed era il momento giusto per frequentarlo prima che alla gente tornasse la smania degli acquisti grazie ai saldi.
Era in piedi, era ormai il momento di salutare gli amici dopo una serata piacevole seppur breve, s’era parlato di ogni cosa, di forse e di ma e di certo e di altro ed ancora. Una serata come altre. Di fronte a lui a ridere e parlare un vecchio amico, e due nuove e la distanza frapposta della novità, del non essere nella zona di confort seppure confortato da una situazione piacevole.

Lui le sfiorò le mani. Voleva sentire solo la consistenza di quei guanti di pelle morbida e niente altro. Lui le sfiorò le mani e mentre le sfiorava le mani il mio sguardo cadde su quelle quattro mani, sulle due a stringere le altre due, e sullo sguardo di lui.

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Non è la vista

12/03/2016

Non è la vista

Sono i suoni che definiscono il mondo
ad occhi chiusi percepisco il mondo
le direzioni, le distanze
ad occhi chiusi
percepisco la tua pelle
non distratto dalla vista
il tuo odore non coperto da profumi.

Non è la vista
-così fallace-
a definire il mondo.

Ed io attendo
-ad occhi chiusi-
di percepire il tuo passaggio.
Di nuovo.

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Fessura nel tempo

Sento ancora scorrere le mie dita, due, nella fessura sul tuo corpo, lentamente.
Come fosse oggi le sento scivolare dall’alto al basso ripercorrendola tutta mentre stiamo abbracciati.
I muscoli della tua schiena né rilassati né contratti, lisci sotto il vestito, sotto quella maglia bianca di lino con sul petto un apertura ricoperta di azzurro quasi come un pizzo e quelle maniche lunghe che scendono con i polsini allargati a strascico e le mie dita a scorrere sulla fessura che i tuoi muscoli sulla schiena lasciano a nascondere la colonna vertebrale.
Ho i tuoi capelli accanto al mio zigomo,
il loro profumo,
chiaro,
chiari,
il loro profumo,
i tuoi capelli come se fossi stata creata per essere tutt’uno con me,
con il mio corpo
danzando lentamente al suono di musiche del tutto nostre.
Sono passati anni -decenni- da allora,
sono passati anni -decenni-.

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Racconti

Europa 3

Partirà nella notte qui l’han chiamato Europa 3

Nello spazio infinito che fa sentire vicino a dio cercherò il futuro là nasceranno altre città

Certo che mi mancherà questa vecchia gente che mi saluta spera solo in me che ho paura da nascondere su una stella nuova per ritrovare quello che qui non c’è

-Timoria-

L’immagine della terra come la si rappresentava nelle antiche cartine verdi e azzurre è oramai un ricordo del passato, oggi è ormai arancione e grigio, le calotte artiche sono quasi irrimediabilmente sciolte e se ne vede vagamente traccia guardando il mondo da fuori come due piccole zone di un grigio più chiaro, non bianco. Quello che resta delle calotte artiche è ormai ricoperte delle polveri grigie che inglobano nei cicli in cui la superficie si scioglie e si congela di sei mesi in sei mesi ed ogni volta si congelano più piccole.

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