Ott 022018
 

Le cose cambiano nel tempo. Tutte le cose cambiano nel tempo. Si trasformano e prendono vie nuove, lati nuovi del mondo. Le cose tornano o forse non se ne sono mai andate. Ho sempre amato l’arte, la scrittura, la musica. Forse è stata lei però il mio amore. Amato inseguito strappato urlato abbandonato ritrovato rincorso deluso odiato amore. In questi ultimi quattro anni ho inseguito un sogno troppo grande, l’ho sfiorato, carezzato e lasciato andare, e per inseguirlo l’ho lasciata allontanarsi, l’ho allontanata io stesso. Si trattava sempre di creare, di comporre pezzi, di far vibrare emozioni, di scivolare nello spazio tra le anime mettendole in connessione tra loro. Devo ringraziarla di avermi atteso. Di essere rimasta silente fino ad ora, in attesa.

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Ago 302018
 

C’è una diatriba interna ormai tra quello che è il cristianesimo, il messaggio contenuto nei vangeli -apocrifi o meno poco importa- e la vita reale di chi lo professa. Non dovrebbe neppure servire farne esempi ma quando esponenti politici portano alta la bandiera di un cattolicesimo convinto e si trovano a rifiutare tutto ciò che è caritàaccoglienzaamore per il prossimo, quando parte dei cattolici stessi portano la bandiera di questi politici convinti che incarnino i loro valori diviene chiara la dicotomia tra il messaggio che un giovane uomo predicava in giudea duemila anni fa e quello raccolto oggi. Parlarne in maniera asettica, senza abbassarsi allo stesso livello non è mai facile ma qualcuno prima di me, ha trovato il modo elegante e razionale di esprimerlo con un eleganza oggi ancora irraggiunta. Fabrizio De AndrèRoberto Dané, ne La buona Novella. Ascoltandola, leggendone il testo, approfondendo anche le parole del Faber

Avevo urgenza di salvare il cristianesimo dal cattolicesimo. I vangeli apocrifi sono una lettura bellissima con molti punti di contatto con l’ideologia anarchica.

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Lug 202018
 

Ricorda che saranno questi
i bei tempi andati,
non la ricerca di un futuro irrealizzabile,
non amare un passato ideale
non sacrificare giorni per un forse.

Ricorda che saranno questi
i bei tempi andati,

quando tra qualche anno ti guarderai indietro,
quando dovrai fare i conti con quello che è stato,
quando non potrai più avere un futuro davanti

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Mag 192018
 

The Show Must Go On

-Giorgio Faletti-

Gli artisti falliti sono fuori dal gioco
non ci sono mai stati o ci son stati per poco
e ora parlano molto quasi a chiedere scusa
di aver perso la chiave di una porta ormai chiusa
di un’estate lì intorno ch’è svanita in un giorno
e sembrava durasse in eterno
quando han preso la scala per salire al successo
ed invece sono scesi all’inferno

And the show must go on, the show must go on
And the show must go on, the show must go on

Gli artisti falliti hanno un sogno proibito
un teatro con fuori scritto Continue reading »

Set 072017
 

Ho questa foto di pura gioia
è di un bambino con la sua pistola
che spara dritto davanti a sé
a quello che non c’è

Ho perso il gusto, non ha sapore
quest’alito di angelo che mi lecca il cuore
ma credo di camminare dritto sull’acqua e
su quello che non c’è

Arriva l’alba o forse no
a volte ciò che sembra alba, non è
ma so che so camminare dritto sull’acqua e
su quello che non c’è

Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
la chiave della felicità è la disobbedienza in sé
a quello che non c’è

Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
il mio modo di morire sano e salvo dove m’attacco
il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
quello che non c’è

Curo le foglie, saranno forti
se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
ma questo è camminare alto sull’acqua e
su quello che non c’è

Ed ecco arriva l’alba so che è qui per me
meraviglioso come a volte ciò che sembra non è

Fottendosi da sé, fottendosi da me
Per quello che non c’è

Set 012017
 

Words like violence
Break the silence
Come crashing in
Into my little world
Painful to me Continue reading »

Feb 122017
 

Quest’anno non ho guardato il festival di Sanremo, in genere nei giorni successivi mi prendo la briga di ascoltare i brani a posteriori e qualche anno mi sono messo a recensirli uno ad uno con cattiverie taglienti o complimenti nei brani dove fosse necessario. Sono sempre critico sulla qualità dei brani quasi mai all’altezza di essere memorabili, se non per uno o due pezzi l’anno.
Quest’anno ha vinto questa “Occidentali’s karma” di questo Francesco Gabbani che non avevo mai sentito nominare prima. Dal mio punto di vista nessun problema, non ho visto il festival, non ho sentito la canzone, sopravviveremo tutti. Ed invece no. Persone che tutti questi giorni parlavano di Sanremo insultandolo e dicendo che non lo guardano sanno in diretta la notte stessa chi ha vinto, e sanno che è una canzone di merda. Perché sa Sanremo escono solo canzoni di merda. E perché è troppo orecchiabile.

Ora, prima di proseguire vorrei che chi è interessato a leggersi il seguito di questo articolo si ascolti il brano, e per ascoltare non intendo subire passivamente ma ascoltare. Ascoltarne il testo, provare a capirne il significato.

Bene.  Adesso, e solo adesso che lo avete ascoltato vi prego di proseguire la lettura. Continue reading »

Feb 052017
 

Osservo attorno a me. Sabbia e deserto e null’altro, e silenzio. Nessun uomo ha mai visto il deserto come lo sto vedendo io ora, nessun uomo ha mai vissuto il silenzio come lo sto vivendo io.
Ed è pace eternamente immobile. Non c’è vento qui. Non c’è pioggia. Non c’è vita.
Questo è il primo momento in cui posso davvero guardarmi attorno senza l’ansia di cosa possa accadere, prima dell’ansia di cosa possa accadere. Ironico che sia anche l’ultimo momento che passerò qui. La prossima volta sarà qualcun’altro al mio posto, o forse chissà un giorno…
Da qui il mondo è così piccolo, infinitesimo. Come guardare uno di quei souvenir che si comprano nelle grandi città: la Tour Eiffel in una sfera di cristallo, il Colosseo. Una sfera di cristallo da prendere e ruotare per vederci scendere la neve. Non è molto più di questo il mondo quando lo osservi da qui. Eppure l’unico souvenir che avrò sarà qualche roccia ed il ricordo indelebile, tatuato per sempre di come l’intera umanità se ne stia a litigare dentro un piccolo ricordino da viaggio.
“Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini.”, lo aveva detto Jurij.
Penso a come lì, in quella piccola sfera uomini convinti di essere al centro dell’universo abbiano combattuto guerre, e siano morti, o semplicemente si siano sentiti in dovere di far sapere al mondo delle proprie avventure sentimentali, universitarie o che cosa stessero cucinando in quel momento, convinti di poter cambiare tutto, di fare la differenza.
Da qui posso prendermi un istante per osservare come tutto quello sia incredibilmente ridicolo.
Ora che sto per lasciare tutto questo silenzio, tutto questa sabbia su cui ho lasciato orme che rimarranno nei millenni, ora che sto per tornare laggiù su quella sfera ho un momento di paura. Non temo il viaggio, ci siamo arrivati qui, torneremo a casa, ma il contatto di nuovo col suono. Come sarà il contatto col suono? Con la frenesia della vita in quegli spazi ristretti che sono case, o uffici o palazzi?
Mi chiedevo quale sarebbe stata la colonna sonora migliore qui. Ma ho capito solo venendoci che i suoni che sento, il mio respiro ed il silenzio assoluto sono una colonna sonora che nessuno mai potrebbe immaginare, rovinare, storpiare con i suoni del mondo. Fermare il respiro ed ascoltare il silenzio fa venire voglia di non respirare più per non infettare l’universo di suoni che fuori da questa tuta sarebbero comunque silenzio assoluto.
Provo nostalgia di questa sabbia, di questo luogo che sto lasciando e mentre alzo il piede per salire la scaletta del Lem so che è inutile cercare di comprendere l’eterno, l’abisso. Va solamente vissuto.
Va solamente vissuto.
Ascoltando.

Gen 122017
 

Era una serata come un’altra, come mille o come nessuna. Attorno le auto in movimento erano poche, finite le feste la gente era ormai stufa di andare in centro ed era il momento giusto per frequentarlo prima che alla gente tornasse la smania degli acquisti grazie ai saldi.
Era in piedi, era ormai il momento di salutare gli amici dopo una serata piacevole seppur breve, s’era parlato di ogni cosa, di forse e di ma e di certo e di altro ed ancora. Una serata come altre. Di fronte a lui a ridere e parlare un vecchio amico, e due nuove e la distanza frapposta della novità, del non essere nella zona di confort seppure confortato da una situazione piacevole.

Lui le sfiorò le mani. Voleva sentire solo la consistenza di quei guanti di pelle morbida e niente altro. Lui le sfiorò le mani e mentre le sfiorava le mani il mio sguardo cadde su quelle quattro mani, sulle due a stringere le altre due, e sullo sguardo di lui. Rideva con assoluto candore, guardando quelle mani e non lo sguardo che stava poco dietro. Quello sguardo si fece un’istante serio, o forse fu una mia impressione. Si fece serio il mio indubbiamente, involontariamente mentre dentro di me qualcosa di caldo si scioglieva dalle pareti alte del mio interno precipitando improvvisamente verso il basso come in un vortice che non riuscivo a comprendere.

La ragazza voltò lo sguardo verso di lui e parve un’istante accorgersi di cosa accadeva nella sua mente. Un’istante prima che la strada si inclinasse. Mentre la strada si piegava in un imbuto i palazzi attorno si alzavano e le macchine parcheggiate cominciavano a muoversi verso di loro, tutto divenne in qualche modo liquido e mentre cadevano sembravano fondersi in un unico nulla di unico gorgo nero. Tutto attorno a lui era improvvisamente scomparso. O apparso. Quando aprì gli occhi viaggiava su Continue reading »

Mar 132016
 

12/03/2016

Non è la vista

Sono i suoni che definiscono il mondo
ad occhi chiusi percepisco il mondo
le direzioni, le distanze
ad occhi chiusi
percepisco la tua pelle
non distratto dalla vista
il tuo odore non coperto da profumi.

Non è la vista
-così fallace-
a definire il mondo.

Ed io attendo
-ad occhi chiusi-
di percepire il tuo passaggio.
Di nuovo.

© Staipa's Blog: esercizi di stile, poesia o urla. Privacy Policy Grafica sviluppata da Marika Petrizzelli
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