Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Come riconoscere una Fake News? Parte 3

Come sono fatte le Fake News?

La caratteristica principale di una Fake News, posto che non si tratti di una Fake News causata semplicemente da un errore è quella di colpire. Secondariamente lo scopo è quello di far guadagnare qualcosa a chi la crea. Che sia un guadagno economico, di consensi o solamente di buon umore nessuno mette in giro una Fake News per rimetterci. Questa è già un’informazione importante. Se un’azienda dichiarasse qualcosa che le faccia perdere consensi o clienti probabilmente quella sarebbe una notizia vera. Viceversa se dichiarasse qualcosa che aumenti eccessivamente i consensi (spesso purtroppo è il caso delle azioni caritatevoli e umanitarie) sarebbe da osservare con sospetto. Questo ovviamente non significa che nessuna azienda faccia azioni umanitarie o caritatevoli ma che il modo in cui le pubblicizza può far venire il sospetto di azioni mirate alla pubblicità.

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Come riconoscere una Fake News? Parte 2

Il secondo passo per riconoscere una Fake News è capire perché esistono. Gli strumenti tecnici per riconoscerle sono secondari all’aver capito come funzionano dal punto di vista pratico e spesso emozionale.
Vogliono controllarci? Sono scemi e non sanno scrivere un articolo? Ci stanno prendendo in giro? Un po’ e un po’.

Perché esistono le Fake News?

Esistono svariati motivi che fanno si che esistano, cercando di riassumere i più importanti definirei

Scherzo

Capita abbastanza spesso che per una presunta goliardia qualcuno pensi di mettere in giro una voce falsa. Probabilmente è il caso di chi mette in giro voci come quelle del passaggio a pagamento di qualche social network

Ovviamente se ne hanno parlato al TG è stato per dire che è una bufala e il tuo logo (qualunque cosa sia) non diventerà mai blu.
Simili sono tutte quelle situazioni in cui si propone qualche azione da fare che non abbia effetti pubblicitari (quelle le vedremo dopo).

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Come riconoscere una Fake News? Parte 1

Prima di affrontare gli strumenti per riconoscere una Fake News il primo passo è sapere cosa sono e di conseguenza essere più preparati a riconoscerne le caratteristiche.
In primo luogo le Fake News, se le consideriamo prettamente come notizie false sono sempre esistite. Basti pensare alla convinzione religiosa che il sole o la luna fossero esseri senzienti o credenze analoghe. Già allora probabilmente era possibile dividerle in informazioni false dovute all’ingenuità della popolazione e informazioni false utilizzate da individui più intelligenti per assoggettare individui che lo erano meno.

Cosa sono le Fake News?

Le Fake News sono tutte informazioni oggettivamente false e che vengono diffuse, ma questa terminologia ha ormai privato il concetto di molte sfumature che credo sia importante conoscere, anche per valutare su quali abbia senso investire il proprio tempo e quali possano essere tranquillamente ignorate e lasciate nel domenticatoio.

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Come riconoscere una Fake News?

Il tema delle Fake News oggi più che mai è di attualità. Se un tempo potevano quasi sempre essere relegate al termine meno pesante di bufala o di leggenda metropolitana, trasmettendosi quasi sempre per via orale da persona a persona oggi anche grazie ai social media e ai social network queste notizie si espandono in maniera così veloce che è stato coniato il termine virale. E da qualche tempo abbiamo pure imparato quanto il termine scelto sia appropriato.

Mi capita sempre più spesso che qualcuno mi invii una notizia e mi chieda se è vera o falsa. Non è un lavoro che mi piaccia fare e di Debunker è pieno il mondo. Più esperti di me, più conosciuti di me. Però noto con piacere che la sete di sapere come riconoscere una fake news è grande. Sarebbe bello poter costruire un sito o un sistema nel quale io inserisco una notizia e lui mi dice se è vera o falsa, no?

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Google e Apple ci ascoltano? No. Ma forse il tuo smartphone sì.

Sono in molti ad aver provato questa strana sensazione: hai parlato con un amico di qualcosa, non lo hai cercato su internet, non lo hai cercato su Amazon, non lo hai scritto su Facebook, ma improvvisamente ti arrivano notizie o pubblicità sull’argomento.
A me è successo con Chuck. Stavo riguardando la serie tv, non ho cercato nessuna notizia a riguardo ma improvvisamente mi sono arrivate notizie dell’attore Zachary Levi che sognerebbe di rimettere in piedi una nuova stagione o un film a distanza di anni. Possibile?
Sono convinto che un modo per realizzare una simile comunicazione mirata attraverso il microfono del mio smartphone ci sia, ma che non sia quello che le persone si aspettano.

Tanto per cominciare, Google e Apple ci ascoltano?

La risposta più probabile è no. Se non bastasse l’ovvia constatazione che se ci fosse un continuo flusso di audio dal nostro telefono ai loro server qualcuno se ne sarebbe accorto, soprattutto noi utenti che teniamo controllata la quantità di giga che abbiamo pagato all’operatore telefonico, gli specialisti di Wandera hanno fatto un apposito studio.

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Sull’app di tracciamento per Covid-19


“Strani giorni, viviamo strani giorni” diceva il buon Battiato (https://youtu.be/QPxmw9mqYRY). Su questo non c’è alcun dubbio. Non lo siamo solo per i fatti storici che stanno accadendo e che ci porteremo avanti nella memoria ma per il fatto che sempre di più le persone si sentono in grado di sentenziare, pontificare, lamentarsi di argomenti che non conoscono, non solo sui social purtroppo ma anche e soprattutto nelle sfere alte che prendono decisioni sulle nostre vite.

In questi giorni si parla di app di tracciamento per il virus Covid-19, si parla dell’utilità, della paura, della privacy, e se ne parla quasi sempre a sproposito. Se è chiaro che chi si lamenta per la privacy e lo fa su un social network come Facebook magari dopo aver accettato le policy di giochini per scoprire che frutto sei, o che hanno usato per settimane app come FaceApp tende a coprirsi di ridicolo, meno lampante è come chi prende in giro gli stessi stia dimostrando una superficialità solo di poco minore.

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La narrazione della prepotenza (e dell’ignoranza)

Solo pochi giorni fa scrivevo del bullismo usato come propaganda politica (https://wp.me/pQMJM-1Qo). Non era ancora scoppiata la fobia del Coronavirus, che poi si chiama 2019-nCoV perchè coronavirus è solo una macro categoria di virus (per info: https://tinyurl.com/rqn789a), e Stephen King doveva ancora abbandonare Facebook all’urlo di “Non mi fido. Troppe fake news e poca protezione della privacy” (https://tinyurl.com/tw635t6).

Frequento sempre meno i social, ci scrivo prevalentemente per notificare i nuovi articoli di questo blog, ma li navigo, li esploro, leggo quello che ci scrive su la gente. Mi sono sempre interessato alla Psicologia delle masse (https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_delle_masse), a partire da quando da piccolo mi affascinava il fenomeno per cui nell’Arena di Verona ai concerti gli applausi tendono dopo pochi secondi a sincronizzarsi sulla frequenza di rimbalzo dell’eco.

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La colpa delle Fake News è vostra

Da qualche anno si parla sempre più spesso di Fake News. Tutti preoccupati dal fenomeno, tutti ad accusare tutti di Fake News. Fa sorridere come solo qualche anno fa si chiamassero bugie, o diffamazioni, o notizie false. Oggi sono tutte Fake News.

Ma di chi è la colpa delle Fake News? Di chi le crea o di chi, in una sorta di analfabetismo digitale, non è in grado di distinguere il vero dal falso?
Cosa cambia rispetto alla notizia che ci viene raccontata da un amico al bar che ci racconta che negli stati uniti escono i coccodrilli dagli scarichi o che suo cugino si è ritrovato in un fosso che gli mancava un rene?
Essenzialmente nulla. L’unica reale differenza è la diffusione estremamente più capillare e veloce che gli da ulteriore ma apparente credibilità.

La questione però è che la diffusione di queste false credenze non è dovuta al mezzo di trasporto, non conta che sia la voce, il giornale, internet, un social network, un cellulare perché in tutti i casi il mezzo di trasporto siamo noi: le persone.

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Dalla morte delle api al tecno-stress

Come tutti sappiamo la tecnologia in questi ultimi anni ha portato numerosi benefici ma anche numerosi problemi.
Tra questi, sia come beneficio che come problema, ha portato un accelerazione vertiginosa dei tempi di reazione.

Se pochi anni fa per chiunque era normale muoversi verso un negozio e prendersi il proprio tempo per scegliere un prodotto, inviare una lettera e attendere pazientemente una risposta, fare una telefonata e attenderne un’altra nei giorni successivi, oggi siamo molto meno disposti ad attendere.
Mail, messaggi, chat ci spingono ad accelerare. Comprare compulsivamente con pochi click, pretendere risposte in pochi istanti, comunicare compulsivamente senza ragionare.
Accade quando ci interfacciamo con il mondo esterno ma accade anche e soprattutto nel mondo lavorativo: sempre più spesso i progetti vanno fatti per ieri.

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Wikipedia Inverse Color

Konzentrationslager Warschau: Come modificare l’opinione pubblica tramite Wikipedia

Wikipedia è un entità che tutti percepiscono come positiva, ed in effetti lo è. Sembrerebbe realizzare il sogno di Asimov di una Enciclopedia galattica che contenga l’intera conoscenza umana.

Lo è? No. Ed è grande il rischio di considerarla tale.

Non solo è riuscita a scalzare le buone vecchie enciclopedie cartacee ma in gran parte anche le moderne enciclopedie online come la Encarta che per qualche anno ha spopolato. I suoi segreti sono la gratuità e il continuo aggiornamento. Sulla carta, (sembra un gioco di parole) la peer review di cui è per forza di cose permeata dovrebbe garantire all’enciclopedia stessa di essere costantemente riveduta e corretta. Qualunque utente può registrarsi e modificare una voce. Se la modificherà in maniera errata verrà corretta da altri utenti rendendo in qualche modo la conoscenza “democratica”.

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Sicurezza in Montagna

Dammi tre parole: ///guaio.rivolta.abilmente

Capita talvolta di avere bisogno di un soccorso e di non aver e non essere certi di saper spiegare ai soccorritori dove ci si trova. Speriamo non succeda, certo ma tutti sappiamo che in ogni caso può accadere. Ci si sente sicuri perché ormai c’è la tecnologia, Internet, il GPS, WhatsAPP (o chi per esso) con cui condividere la propria posizione. Ma tutto questo in genere richiede due cose: la connessione internet funzionante, il contatto telefonico del soccorritore. Immaginiamo ora di essere in alta montagna, in un luogo dove il telefono non prende e dover chiamare soccorso. Quale soluzione? Certo sarebbe bene avere sempre una cartina, sapere sempre dove vi trovate, saper ricavare dalla cartina le proprie coordinate con precisione.
Oggi c’è una tecnologia che se conosciuta e usata può davvero salvarci la vita, e le uniche due cose necessarie sono:



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Locandina The Great Hack

La democrazia della paura

Parlo spesso della privacy, lancio allarmi, cerco di spiegare. Non lo faccio solo io, lo fanno in tanti, ma l’uso che le persone continuano ad avere dei social mostra palesemente quanto tali allarmi siano assolutamente ignorati dalla gran parte della popolazione. Purtroppo è anche facile comprendere che proprio chi sta ignorando questo genere di allarmi è esattamente il target delle azioni che sono state fatte per il controllo dell’opinione pubblica.
Ho citato più volte il caso di Cambridge Analytica che secondo le indagini sembra aver agito prevalentemente sulla campagna di Trump e su quella della Brexit.
“The Great Hack – Privacy violata” è un documentario presente su Netflix (https://www.netflix.com/it/Title/80117542) che credo sia fondamentale sia guardato. Le mie parole, i miei allarmi, possono non contare nulla, come quelli di tanti professionisti del settore che come me lo stanno lanciando ma generalmente quando qualcosa è su Netflix appare improvvisamente più interessante anche per le masse.

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