Ott 232018
 

I sali essenziali de’ gli Animali possono essere in tal guisa preparati e conservati,
che un Uomo d’ingegno custodisca nel suo Studio un’intera Arca di Noè,
e a suo piacimento possa resuscitare la Forma perfetta d’un animale dalle relative Ceneri.
In virtù dell’istesso procedimento un filosofo può,
senza macchiarsi di criminale negromanzia,
richiamare alla vita uno qualunque dei suoi predecessori,
facendolo sorgere da’ sali essenziali e dalla polvere in cui il corpo fu a suo tempo consumato. 

H.P. Lovecraft -Il caso di Charles Dexter Ward- 

Non avrei mai pensato a quali risultati la mia ricerca avrebbe portato né quali drammatici eventi avrebbe riesumato dalle tenebre dopo quasi un secolo. Avrei potuto pensarci dato lo stato di conservazione perfetto della bambola ma ero accecato dal desiderio, come spinto da una forza superiore, è stato giusto ne pagassi le conseguenze. Tutto è iniziato quando da ragazzo lessi per la prima volta Il caso di Charles Dexter Ward di H.P. Lovecraft. Non che ci abbia mai creduto, ero convinto si trattasse per lo più di fantasia, ma l’idea di riportare in vita qualcuno credo sia un sogno che attraversa tutti noi almeno una volta nella vita. Il mio era quello di riportare alla vita mia nonna.

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Ott 162018
 

“Ma stai scherzando?” mi disse. “Sono quanti anni che tutti usano il teletrasporto? Ti rendi conto che è un mezzo estremamente sicuro? Molto più sicuro delle skycar o dei jet-x. Se guardi le statistiche gli incidenti in teletrasporto sono un infinitesimo anche rispetto a quelli a piedi! Come fai ad avere paura del mezzo più sicuro di trasporto?” 
Lo diceva ridendo, ridicolizzandomi come se fossi uno scemo.
“Non capisci quello che intendo.” risposi “Non è questione di rischio di incidente. So perfettamente che i casi di smembramento sono meno di 10-15, e tutti dovuti al non aver seguito le norme di sicurezza, ma non ha nulla a che fare con quello che sto cercando di spiegarti. Io sono convinto che ad ogni singolo teletrasporto la persona muoia, o gli succeda comunque qualcosa di terribile. Ogni singola vol..”
“Non essere ridicolo” mi interruppe “io l’ho fatto ormai decine di volte e sono qui. Migliaia di persone lo fanno tutti i giorni e anche loro sono al loro posto, che senso ha dire che ogni singola volta il passeggero muoia?”
“È così invece! È per forza così! Quando entri nella macchina il tuo corpo viene smembrato, molecola per molecola, atomo per atomo. Poi dall’altra parte un oggetto non molto diverso da una stampante 3D genera una tua copia, atomo per atomo, molecola per molecola. Ma la tua anima? La tua vera essenza dove rimane?”
“Qui!” rispose lui, “che poi non credo funzioni così, viene creata una specie di Wormhole che ti trasporta fisicamente attraverso una connessione spazio-temporale”
“No, possono dirci quello che vogliono ma ci vorrebbe troppa energia per creare un wormhole e sarebbe troppo instabile, non può essere che come ti sto spiegando io. Distruzione, ricostruzione. Per questo non ci vogliono spiegare il funzionamento.”
“Dai, non essere complottista, l’ho usato decine di volte. Anche fosse come dici tu io sono me stesso, la mia anima è la somma dei miei atomi, è come dire il software che gira nell’hardware del mio cervello, viene ricreata tale e quale”
“Questo è il punto! Viene ricreata. L’essere che viene creato dalla stampante  è una copia perfetta di te, ha i tuoi ricordi, ha la tua mentalità, ha una perfetta continuità con te, è convinto di essere te. Ma tu dove sei? Tu sei la copia della copia, di un altra copia di te. Per tutte le volte in cui sei entrato in quella macchina infernale. E tu? Il primo te che fine ha fatto? Cosa ha provato venendo smembrato?”
Rimase a guardarmi in silenzio alcuni secondi. Per un momento credetti che mi avrebbe preso sul serio. Poi intervenne nuovamente.
“Non dire cazzate. Non ha alcun senso quello che dici. Prima di tutto l’anima non esiste, ed in secondo luogo pensi che se fosse così non avrebbero bloccato il tutto?”
“No, non se nessuno ci ha pensato prima, perché comunque chi passa dall’altra parte non ne ha percezione. Cosa pensi accadrebbe se quella che chiamo stampante facesse più copie di te? Quale saresti tu?”
“Lo hanno vietato, dicono che ricreando due volte uno stesso essere umano siano successi dei problemi tecnici che hanno costretto ad abbattere entrambi”
“E che senso avrebbe questo? Se l’anima non esiste ed è solo il software che gira nel cervello riprodurne due sarebbe possibile no? Che prove ci sono che non sia stato fatto ma che non lo vogliano dire per evitare danni? Tutti i teletrasporter sono di proprietà governativa, non si può aprirli, vedere come funzionano, provare a riprodurli. Perché se è un mezzo così normale e sicuro? Perché non è come le vecchie automobili che ormai le puoi costruire in kit di montaggio? Perché il presidente viaggia ancora in jet-x?”
Non era stato in grado di rispondermi ma non aveva mai smesso di viaggiare con il teletrasporto e io non vi avevo mai viaggiato.
La prima volta mi accadde sei anni dopo. Era un emergenza, mia madre era stata male. All’epoca vivevo a cinquemila chilometri da casa dei miei e viaggiavo comunque in jet-x per spostarmi. Il viaggio durava poco più di due ore escluso il tempo perso in aeroporto e trovavo stupido dover risparmiare quelle due ore. Non lo trovai stupido quel giorno. La società per cui lavoro era una delle poche dotate di un teletrasporter, era permesso l’utilizzo solo da parte dei dirigenti ma mi permisero di viaggiarvi per l’occasione. Mia madre sarebbe probabilmente morta in meno di quaranta minuti ed io ebbi il tempo giusto di firmare le liberatorie e farmi teletrasportare nell’ospedale. Mi lasciava perplesso, nella convinzione che sarei morto, l’idea che negli ospedali ci fosse un teletrasporter per far arrivare malati che sarebbero comunque stati uccisi nel tragitto. 
Riuscii a salutare mia madre prima che partisse per il suo viaggio e solo dopo ebbi il tempo ed il modo di chiedermi chi io fossi. Ero davvero l’uomo che era partito da cinquemila chilometri o ne ero la copia? Mia madre mi aveva incontrato prima di morire o aveva incontrato un me morto qualche minuto dopo nell’aldilà? All’epoca non ero neppure sicuro esistesse un aldilà. Io stesso non credevo in una vera anima e ritenevo che fosse solo legata al corpo, quello che mi lasciava dubbi era la coscienza del sé. Cosa sarebbe successo alla coscienza del sé del teletrasportato?
Solo anni dopo avrei capito la verità, ossia che all’epoca della morte di mia madre io non esistevo ancora.

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Ago 272018
 

Non c’era nulla. Ma non è facile spiegare cosa significhi il non esserci nulla. Quando tu guardi un cassetto vuoto e dici che dentro non c’è nulla non è vero, c’è l’aria. Ma non è tanto quello, la questione è che comunque c’è il cassetto, un contenitore. Un bicchiere vuoto è comunque un bicchiere, un lago prosciugato è comunque una conca piena di sabbia o pietre, un deserto per quanto vuoto è sempre un deserto. Là invece non c’era nulla. O forse è più corretto dire che c’era nulla. Il nulla normalmente non c’è ne nel cassetto vuoto, né nel bicchiere, né nel lago prosciugato né nel deserto. Lì invece era il nulla, guardarvi dentro era esattamente come essere cechi. Non è possibile spiegarlo meglio anche perché nessuno di noi è mai stato cieco probabilmente ma se dovessi immaginare di esserlo lo immaginerei in quel modo, non era nero, non era un buco, non era quello che vedi in una grotta profonda perché tutte queste cose danno una speranza, la convinzione certa che accendendo un lumino qualcosa apparirebbe, anche fosse solo la tua mano. Là dentro no. Solo a guardarlo avevi la certezza che un proiettore luminoso non avrebbe sortito differenze a puntarcelo contro, e che a infilarvelo dentro avrebbe semplicemente cessato di esistere, il proiettore e tutto quello che vi sarebbe entrato.

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Giu 252018
 

Ci ho riflettuto molto in questi anni, ogni volta che mi è successo, o che non mi è successo, ho fatto ricerche, mi sono documentato. Schizofrenia mi hanno detto. Non lo è. Per il semplice fatto che è reale, che ricordo dettagli che non potrei ricordare se non fosse reale. Dicono che negli anni mi si sia strutturata nella testa tutta una quantità di cose che non ho affrontato e che questo abbia costruito dei ricordi che si possono assimilare a ricordi reali ma che non lo sono, come sogni. Io non ricordo il dolore nei sogni. Non mi sono mai svegliato dai sogni provando sulla pelle o nelle ossa il ricordo fisico del dolore. Ovvio. Dicono che mi sia addormentato in una posizione che mi ha causato dolore, ci sono infinite giustificazioni ma non sono sufficienti. Non lo sono mai del tutto, anche perché non si tratta di sogni. Attraverso il confine e vivo l’altra parte, e accade da dopo la prima volta in cui sono morto.
Le obbiezioni quando dico queste cose sono sempre le stesse, che tutti muoiono ma che si muore una volta sola, ma io non lo so, e non lo sanno anche loro perché non sono mai morti per la prima volta. La chiamo la prima volta non perché ce ne siano state altre, è che so che dovrò morire ancora, come tutti, ma credo di dover morire ancora due volte. Una di qui e una di là. Comunque sia dovrò morire altre due volte perché non è un sogno, non più di quanto io stesso sia un sogno proveniente dal di là del confine.
Ero un ragazzino la prima volta che sono morto, avevo sette anni, due mesi e tre giorni. Un ragazzino normale come tanti. Fino a quel momento avevo avuto una normalissima vita. Una, normalissima vita. Avevo appena terminato la seconda media, era il 19 di giugno. All’epoca portavo i capelli a caschetto in stile tazza che andavano di moda negli anni novanta, portavo quasi sempre una tuta di felpa grigia e uno zainetto pieno dei miei tesori, un piccolissimo coltellino trovato per terra, una lente di ingrandimento, una fionda che mio padre aveva piegato su un tondino di ferro e a cui Continue reading »

Apr 092018
 

Gocce rosse. Questo erano e questo sarebbero potute restare. Solamente delle stupide gocce rosse sul selciato di arenaria rosa in una piazza piena di gente. Stupide gocce rosse. Forse avrei potuto continuare a pensare che il mondo fosse un mondo normale, dove le persone sono al sicuro e al massimo ti aspetti di incontrare qualcuno di cattivo umore che ti tratta male per rimuginarci su. Ed invece no. Mi accorsi quasi subito che quelle erano macchie di sangue, piccole ma ravvicinate. Venivano da una parte ed andavano dall’altra. Difficile sapere da quale a quale. Rimasi ad osservarle un po’ mentre tutto attorno le persone continuavano a camminare troppo indaffarate per vedere quello che stavo osservando io. Le tracce giravano attorno all’angolo di un palazzo e fino a dove riuscivo a vedere proseguivano lungo la facciata. Non sembrava esserci nulla di anomalo, ci fosse stato probabilmente ci sarebbe stata dell’agitazione, polizia, croce rossa, qualcuno. Stavo per andarmene quando una punta da dentro mi si piantò da qualche parte, e se qualcuno stava male ed ero l’unico ad essersene accorto? Come un topolino che scava nel cervello quell’idea si fece sempre più forte. Sapevo avrebbe continuato a scavare e scavare e scavare fino a che non fossi andato a controllare da dove provenissero quelle gocce, fino a che mi fossi assicurato di non lasciare un essere umano in pericolo. La cosa poteva essere accaduta in piazza e la persona camminare verso la stazione, decisi di seguire le tracce dietro all’angolo del palazzo. Le gocce erano di circa due centimetri di diametro, qualcuna un po’ più piccola e qualcuna un po’ più grande, non erano molto distanziate il che mi faceva pensare che chi le aveva perse non stava correndo. Immaginavo qualcuno che dopo essersi tagliato avesse cercato di tamponare una ferita con un fazzoletto e il fazzoletto che una volta imbevuto perdeva goccia a goccia. Non doveva essere una arteria recisa, il sangue sarebbe stato a schizzi ma comunque la quantità di gocce non era da trascurare, in alcuni punti erano più ravvicinate, forse si era fermato a chiedere aiuto, in alcune invece si distanziavano che quasi rischiavo di perderne la traccia. Molte erano sbavate, rovinate, calpestate dai passanti che non si erano accorti di nulla, camminai per qualche decina di metri poi persi le tracce. Continue reading »

Nov 292017
 

Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Il suo fratellino se ne era andato ormai da due anni, un anno, sette mesi e ventidue giorni. E tre ore per l’esattezza, o almeno così avevano detto quelli della polizia. I minuti non era dato saperlo perché il corpo era stato trovato troppe ore dopo e la precisione di queste cose diminuisce nel tempo. Lo avevano trovato in un prato, stringeva forte il suo Batman, l’eroe che avrebbe voluto essere ma che quella volta non era riuscito a salvarlo. Non aveva piovuto, era un giorno di un tardo settembre e il bel tempo aveva contribuito a mantenere le tracce pulite e a non adulterare il piccolo corpicino in anticipo. L’avevano trovato sdraiato a faccia in giù nella terra senza nessun segno di violenza ma troppo lontano da casa per poter esserci arrivato da solo. Solo ad un esame più approfondito trovarono nel sangue Arsenico e nello stomaco una discreta dose di Coca-Cola. Probabilmente una forma moderna dell’acqua Tofana offerta da chissà chi. Il corpo era poi stato pulito in ogni suo punto, rivestito e lasciato in quel punto senza lasciare traccia alcuna. Neppure nelle celle telefoniche, neppure orme nel prato. Non vi erano tracce di violenza, non vi erano tracce e basta. Arsenico a parte. Quello era stato lasciato come a indicare volutamente la causa della morte. Una domanda rimasta inespressa era stata quella di perché occuparsi di far sparire ogni traccia ma non usare un metodo meno palese dell’arsenico. I colpevoli non furono mai trovati.

Aveva sognato ogni giorno di rivederlo, ma non avrebbe mai pensato sarebbe potuto accadere in questo modo. Era un mattino di un anno, sette mesi e ventidue giorni e tre ore dopo del momento, che le avrebbe cambiato per sempre la vita e suo fratello, congelato nei sei anni che aveva quando aveva lasciato questo mondo era  Continue reading »

Ott 272017
 

Non avrei dovuto uscire di casa con questa stanchezza addosso, lo so. Ma non posso farci niente se devo andare proprio ora a... dove sto andando. Ho talmente sonno che non ricordo esattamente dove volevo andare. Ma sono qui e… D’un tratto, improvvisamente mi sveglio. Merda stavo addormentandomi alla guida?
Il guardrail è pericolosamente vicino al fianco, giro il volante, le ruote fischiano o sto dormendo? Sono nel mio letto che dormo o il sonno alla guida mi sta stordendo? Sembra quasi che il tempo rallenti e tanto vale la lasci andare questa macchina, mi sveglierò, no? O mi ritroverò schiacciato nei resti di un’auto contorta, schiacciato. No. Sto dormendo ed è tutto un sogno e niente altro mentre il frastuono del metallo contro il metallo riempie ogni parte del mio cervello buttando fuori ogni pensiero, non provo dolore -ancora- deve essere un sogno di poter svegliarmi al di fuori di un sogno.
E poi buio.
Buio. Continue reading »

Ott 232017
 

Oggi sono andato a correre. È stato strano. Mi sembrano secoli che non andavo a correre al tramonto, forse mi ricorda un po’ quella volta che al tramonto sono andato a camminare con lei, con i capelli del colore del sole, ma da quello sembrano passati millenni. C’era quell’atmosfera di freddo pungente che si contrappone al caldo del mio corpo e di caldo del mio corpo che si contrappone al freddo dentro. Una sensazione strana, mi ricorda di quella volta in cui sono stato investito.
Questo lo ricordo come fosse ieri. Sono sensazioni che difficilmente scivolano via dall’anima, te le porti dentro comunque vada.
Quel giorno credevo fosse uno come un’altro, avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma sarebbe stato un mese da che mi frequentavo con Lei. Avrei dovuto andare a correre il giorno dopo ma quel giorno non avevo di meglio da fare se non correre, sfogare il corpo e l’anima, tornare a casa, cucinare per Lei che mi avrebbe raggiunto più tardi. Certo avrei potuto leggere quel libro che stava sul mobiletto, avrei potuto studiare inglese, avrei potuto organizzare quel viaggio a Parigi, ma volevo correre e uscii. Mi sentivo in discreta forma nonostante il mio Continue reading »

Ago 222017
 

Questo sarà il resoconto fedele di quanto accadde realmente quella notte di tredici anni fa, perché tutto quello che si è detto, le leggende che ne sono nate sulla mia persona non sono più reali di una fiaba per bambini. Non racconterò di quello che già sapete, di come affrontai il mostro e di come lo uccisi se davvero questo è quello che è accaduto, non mi soffermerò su quanto già scritto nei resoconti pubblici che ormai tutti avete letto e riletto, ma solamente su quanto in quei resoconti non è stato scritto. Su quanto non ho mai confessato ad anima viva. Ad anima. Viva.
Perché ora dopo tredici anni scelgo di scriverne? Perché sento che le forze mi stanno abbandonando, che il processo iniziato quel giorno sta arrivando a compimento, perché sappiate che cosa dovrete affrontare quando io me ne sarò andato. Io lo compresi quasi immediatamente, quando dopo essermi pulito di tutto quel sangue, dopo che il mio corpo fu recuperato alla fine di quella battaglia memorabile mi ritrovai a guardare nel piatto che sarebbe stata la mia cena. Quando mi guardai allo specchio e notai i primi impercettibili cambiamenti.
La domanda che mi è stata posta più spesso è certamente come sia stato possibile sopravvivere ad un simile scontro, si dice che nessun essere umano fosse in grado di affrontare la bestia, che non fosse possibile abbatterla con mezzi umani tanto che da quel giorno mi consideraste quasi un semidio o qualcosa di più. La risposta temo fosse che avevate ragione voi. Nessun essere umano ha la forza, il potere, il coraggio, l’arguzia o quello che volete, o meglio l’insieme di tutto questo per avvicinarsi neppure alla bestia. Accanto a lei non esiste altra scelta che soccombere o fuggire. Niente altro. Mi trovai io stesso a scegliere tra le due strade e scelsi la seconda. Fuggii prima di soccombere, o almeno ero convinto di aver fatto questo. Lo so che la delusione in molti di voi Continue reading »

Ago 182017
 

Sto partecipando ad un “piccolo concorso letterario”, in realtà più una goliardata per pubblicità di una pagina che adoro e che trovate anche nei miei link preferiti.
Il sito in questione è www.link2universe.net, in genere di base non partecipo a concorsi in cui “vince chi ha più amici” ed in effetti dei premi che ho vinto nessuno era in questo genere di concorsi ma per Link2Universe provo una simpatia particolare.
Se vi va potete votare da questa pagina facebook scorrendo un po’ in giù e cercando il sondaggio relativo al mio racconto che trovate qui.
Non è decisamente il più bel racconto che abbia scritto ma rispondeva ai requisiti del concorso!
Buona votazione e lettura, ma soprattutto buona visita di link2universe, un ottimo sito di divulgazione scientifica!

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