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	<title>Fotografia Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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	<description>Il Blog di Stefano Giolo, pensiero critico, uso consapevole della tecnologia, e fatti miei</description>
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	<title>Fotografia Archivi - Staipa&#039;s Blog</title>
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		<title>Nulla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 14:17:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non c&#8217;era nulla. Ma non è facile spiegare cosa significhi il non esserci nulla. Quando tu guardi un cassetto vuoto e dici che dentro non c&#8217;è nulla non è vero, c&#8217;è l&#8217;aria. Ma non è tanto quello, la questione è che comunque c&#8217;è il cassetto, un contenitore. Un bicchiere vuoto è comunque un bicchiere, un [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;era nulla. Ma non è facile spiegare cosa significhi il non esserci nulla. Quando tu guardi un cassetto vuoto e dici che dentro non c&#8217;è nulla non è vero, c&#8217;è l&#8217;aria. Ma non è tanto quello, la questione è che comunque c&#8217;è il cassetto, un contenitore. Un bicchiere vuoto è comunque un bicchiere, un lago prosciugato è comunque una conca piena di sabbia o pietre, un deserto per quanto vuoto è sempre un deserto. Là invece <em>non c&#8217;era nulla</em>. O forse è più corretto dire che <em>c&#8217;era nulla</em>. Il nulla normalmente non c&#8217;è ne nel cassetto vuoto, né nel bicchiere, né nel lago prosciugato né nel deserto. Lì invece era <em>il nulla</em>, guardarvi dentro era esattamente come essere cechi. Non è possibile spiegarlo meglio anche perché nessuno di noi è mai stato cieco probabilmente ma se dovessi immaginare di esserlo lo immaginerei in quel modo, non era nero, non era un buco, non era quello che vedi in una grotta profonda perché tutte queste cose danno una speranza, la convinzione certa che accendendo un lumino qualcosa apparirebbe, anche fosse solo la tua mano. Là dentro no. Solo a guardarlo avevi la certezza che un proiettore luminoso non avrebbe sortito differenze a puntarcelo contro, e che a infilarvelo dentro avrebbe semplicemente cessato di esistere, il proiettore e tutto quello che vi sarebbe entrato.<br></p>



<span id="more-5616"></span>



<p class="wp-block-paragraph">Guardarlo era come guardare dentro te stesso con gli occhi di qualcun&#8217;altro che stai guardando. Una continua vertigine del guardare il nulla e sentire il nulla osservarti dentro mentre lo osservi guardarti dentro. Come ad inquadrare con una telecamera lo schermo su cui proietta l&#8217;immagine. Ma tutto questo era solo emotivo, non aveva nulla a che fare con la visione, anzi la&nbsp;<em>non visione</em> di quel niente. Era&nbsp;Nietzsche a dire &#8220;<em>Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l&#8217;abisso scruterà dentro di te</em>&#8220;? Il&nbsp;<em>nulla</em> tuttavia non era neppure un mostro, o un abisso, altrimenti sarebbe stato qualcosa ma era lì ed era impossibile distogliere lo sguardo. Paura e desiderio di entrarvi, desiderio e paura di conoscerlo, di farne parte, di esserne parte, di esserlo a mia volta. Era lì, nel paradosso di non essere ma di avere un luogo, un confine che se prima era lontano, nel tempo era divenuto poco distante dal mio volto. Avrei potuto allungare una mano e toccarlo, entrarvi, scoprire cosa fosse o non fosse. Non riuscivo neppure a distogliere lo sguardo per osservare le mie dita prima di spingerle nella sua direzione, non riuscivo neppure più a chiudere le palpebre e il mio respiro accelerava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi una voce mi chiamò alle spalle. Fu allora che riuscii a voltarmi, a distogliere la vista. Quando tornai a guardarlo era scomparso, o al contrario era riapparso il mondo.<br>Non vi era più&nbsp;<em>nulla</em>, ma tutto.</p>
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		<title>La vita è fiume</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Mar 2018 22:34:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La vita è fiume.Diramazioni continue,salti, gorghi voluttuosi in rivoli di cascate.Imprevedibili. Voltati e non c&#8217;è uno ieri, voltati e non c&#8217;è un domani.salti, gorghi voluttuosi in rivoli di cascate.Imprevedibili.La vita è fiume.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">La vita è fiume.<br>Diramazioni continue,<br>salti, gorghi voluttuosi in rivoli di cascate.<br>Imprevedibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Voltati e non c&#8217;è uno ieri, voltati e non c&#8217;è un domani.<br>salti, gorghi voluttuosi in rivoli di cascate.<br>Imprevedibili.<br>La vita è fiume.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Le cose che iniziano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 14:16:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Era quel suono.Ma non solo quel suono. Il rumore delle foglie gialle e rossecalpestate dai miei scarponi da montagna,e quell&#8217;odore così forte di sottobosco e pioggia.I silenzi e il fiato grosso, il cuore. Era tutto questo e altro:la grandine in testa che faceva sorridereil cielo, le nubima soprattutto era che se mi fermavo quel suono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Era quel suono.<br>Ma non solo quel suono.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Il rumore delle foglie gialle e rosse<br>calpestate dai miei scarponi da montagna,<br>e quell&#8217;odore così forte di sottobosco e pioggia.<br>I silenzi e il fiato grosso, il cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Era tutto questo e altro:<br>la grandine in testa che faceva sorridere<br>il cielo, le nubi<br>ma soprattutto era che se mi fermavo quel suono continuava,<br>il calpestio di scarponi sulle foglie rosse e gialle d&#8217;autunno<br>e quel pronome personale che hai iniziato ad usare all&#8217;improvviso come se fosse normale</p>



<span id="more-4650"></span>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align:right">Non era più&nbsp;<em>io</em> ma&nbsp;<em>noi</em>,<br>come se fosse normale.<br>E c&#8217;è ancora quel suono:<br>foglie gialle e rosse<br>calpestate dai nostri scarponi,<br>sulla montagna,<br>sulla strada.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Perché ho smesso di scrivere poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2017 16:12:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scrivevo molta più poesia un tempo. Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivevo molta più poesia un tempo.<br />
Ho scritto sempre molto, ricordo il primo racconto che ho scritto era qualcosa come il 1990. avevo otto anni, forse nove. Raccontava di un viaggio nello spazio in cui io, nel 2017 andavo su Marte e incontravo una popolazione aliena, ma non era fantascienza, utilizzava il cliché inizio novecentesco della perdita di sensi momentanea a distinguere la parte reale da quella immaginaria, un trucco mutuato da Poe o da altri scrittori della sua epoca. Avevo descritto la morte da dentro il morente descrivendo una serie di deformazioni sensoriali e poi la sua resurrezione in questo mondo alieno. Non spiegavo se il protagonista fosse morto davvero o no, se fosse inteso come reale o no tutto quanto accadeva dopo. Avevo otto anni, era il mio primo racconto e non so dire da dove venisse, avevo letto <em>Il Richiamo Della Foresta</em>, <em>20.000 leghe sotto i mari</em>, forse qualcosa di Salgari non di più. La mia vocazione era lì. Nello scrivere. Nella tensione. Nello sperimentare. Nel crossover di generi. L&#8217;anno prima avevo imparato per la prima volta cosa fosse quello che le persone chiamano amore. L&#8217;amore di bimbo, sia chiaro, ma il mio piccolo cuoricino era esploso per la prima volta con le conseguenze imprevedibili con cui esplode un cuore quando un cuore esplode. Amavo anche i chiasmi. Ci vollero altri tre anni prima che esplodesse di nuovo per quel ricciolo su una fronte. Esplose la poesia in quegli anni.<span id="more-4566"></span>Non sapevo quanta ne avrei scritta, nel frattempo scrivevo lettere. Ricevevo e scrivevo lettere non saprei dire da quante persone, mi chiedo se qualcuno le conservi ancora, io le ho buttate quasi tutte. Centinaia. Tra il 97 e il 98 credo di averne scritta una ogni singolo giorno, molti giorni più di una. Fare qualcosa per così tanto tempo con tale frequenza non può non creare una dipendenza. All&#8217;epoca scrivevo con una stilografica. Scrivevo anche in poesia. Quasi ogni giorno. Credo di aver superato il migliaio di poesie, sperimentavo in quel modo, sperimentavo in quel mondo. Lo feci fino al 2003 con risultati via via più soddisfacenti. La mia emotività era sfogata con quello, l&#8217;unico modo di sfogare un fiume, un mondo, una sofferenza, una gioia, un tutto che trasbordava come un bicchiere pieno in cui continui a versare acqua da una bottiglia infinita. Era il mio modo di fermare un po&#8217; di quell&#8217;acqua e cristallizzarla immobile come una fotografia, pensavo avrebbe fatto bene riprenderla quando ci fosse stata siccità. Pensavo che avevo così tanto da buttare fuori da dare, da regalare che perderlo in un tombino di scarico sarebbe stato uno spreco. Durò fino al 2003. Non avevo mai trovato un tombino vero prima di allora. Era lì che mi attendeva ed era la cosa più bella che potessi incontrare.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">Sono in una gabbia di cristallo,<br />
in una maledetta cazzo di gabbia di cristallo.<br />
E potrei scappare se volessi, se non fosse così fottutamente bella.<br />
Sono in una gabbia di cristallo<br />
e non so più come uscirne, ne so come sono entrato.</p>
</blockquote>
<p>Lo scrivevo allora. Non sapevo quanto quella gabbia sarebbe divenuta il mio vestito, la mia corazza, il mio scheletro, la mia essenza. Scrissi le mie poesie più belle come una stella che prima di spegnersi diventa enorme e brucia tutta se stessa, raggiunsi l&#8217;apice e mi spensi. La siccità era arrivata, il tombino aveva assorbito ognuna delle mie emozioni. Il paradosso è che prima mi tolse l&#8217;ansia, poi la paura, poi la rabbia, poi la tristezza e solo da ultimo l&#8217;amore. Fu l&#8217;esperienza più bella che avessi mai provato ma di me non rimaneva più nulla che valesse la pena essere pronunciato, figurarsi scritto su un foglio. Smisi in quel momento di scrivere in poesia. Ci provai ancora, sì. Credo di aver scritto almeno altre due sillogi complete dopo quel momento. Carta straccia.<br />
Presidio di razionalità incapace di provare ciò di cui voleva disquisire.<br />
C&#8217;era qualcosa di buono in questo. L&#8217;assenza di ansia, di rabbia, di paura sono qualcosa a cui molti ambiscono (Tenetevele, io vi dico, tenetele strette al cuore ed amatele e vivetele) e mi resero sfacciatamente più forte negli anni. Ma mancava qualcosa: la capacità di provare empatia, di piangere, di gioire, di credere nelle piccole cose. Se non provi paura tutto è privo di valore perché non ti interessa perderlo, se non provi ansia tutto è insipido perché o lo raggiungi o lo lasci andare senza ricerca spasmodica. Tutto privo di valore. Smisi di scrivere quando rilessi quello che avevo scritto un tempo. Potevo leccarne ancora l&#8217;acqua liquida scorrere tra le righe, le parole bagnate trasudavano ancora ogni emozione, la trasudano ancora oggi. Quello che scrivevo era secco e nero come la lingua di un uomo morto di sete. Vorrei dire pieno di ulcere ma le ulcere sarebbero state emozione, sarebbero state rabbia e non c&#8217;era neppure quella. Quello che scrivevo era morto. Io ero morto. Tutto era morto. Era come fotografare pareti di cemento che mi stringevano dentro me stesso, una uguale all&#8217;altra seppure con nuove parole, ricerche, sperimentazioni. Una uguale all&#8217;altra. Una</p>
<p>uguale</p>
<p>all&#8217;altra.</p>
<p>Poi mi hai preso per mano e trascinato. Ero ancora quella lingua secca e morta ma tu mi trascinavi inerte avanti e indietro. Aprivo gli occhi ogni tanto, poi li richiudevo, poi li riaprivo, poi sparisti. Anche se ci sei ancora là fuori, almeno tu. E credo ci sarai sempre. Non so quanto tempo passò, una pietra non conosce il tempo. Ed era come se il tempo fluttuasse tra un oggi e un passato remoto e un futuro e un imperfetto come immagini che appariranno e scomparvero e stanno illuminando quello che accadde pochi istanti fa come nei sogni. Poi però ero di nuovo un pezzo di pietra a terra, arido, o forse di terra secca e crepata grigia. Arrivasti tu. Piantando un seme? Non saprei ma la mia testa era aperta, una crepa in fronte e ci guardavi dentro, mentre stavi versandoci dell&#8217;acqua. Non mi volevi trascinare in giro, stavi curandomi o curando il seme che avevi piantato. Te ne sei andata perché non ti coglierò mai o non mi sono lasciato cogliere, stai fuggendo per sempre forse, non ne ho idea.<br />
Fui a terra. Ero terra. Terra secca e non più dura roccia. Nasceva qualcosa nella mia testa. Un sogno, una realtà, un mondo dentro cui posso guardare e vedere muoversi vite ed ogni vita mi parlava e raccontava. Non erano capaci di provare emozioni perché io non sapevo darle a loro. Non erano capaci di provare emozioni perché raccontavano di quello che ero.<br />
Poi sei arrivata tu, sembravi un porto pieno di emozioni, esplosioni, incredibili pulsioni, ti sfiorai il volto e si gelò la mano. Ero o non ero un pezzo di terra secca? Ti sfiorai il volto e si gelò la mia mano perché eri un pozzo. Di nuovo un pozzo di fronte a me. Non lo temevo. Infilai la mano dentro e ne estrassi la rabbia, l&#8217;ansia, ogni paura. Infilai la mano nel pozzo e ne estrassi la paura, la rabbia, l&#8217;ansia mordendole e respirandole e vivendole, non fu un tentativo di togliertele da dentro. Non mi importava, cosciente di quanto sarebbe un vano tentativo, ma fu desiderio di riprendere quello che avevo perduto. Estrassi dal pozzo rabbia, paura, ansia e me ne nutrii come una bestia col sangue che cola dalle fauci, li conoscevo ormai quei pozzi, vi ero già morto non mi spaventavano più. La rabbia, la paura, l&#8217;ansia mi resero più forte di quanto sia mai stato, più forte di quanto divenni perdendole. Ero incapace di controllare le nuove vecchie emozioni, incapace di equilibrio in tutto quel troppo. Non te ne andasti tu, ti cacciai per salvarci. O per lasciarti distruggerti, poco conta. Non tornerò mai. E poi piove. Piovve. Piove. Piovve riempiendo il mondo come un bicchiere vuoto che arriva velocemente al colmo e piove ancora. Mentre mi giravo dall&#8217;altra parte in faccia un abbraccio. Senza un preavviso. Come uno schiaffo. Il cuore battere forte come non avesse mai battuto prima. E scrivo in poesia. In costante disequilibrio tra un&#8217;emozione e l&#8217;altra imparo a domarle e viverle come un&#8217;acrobata su un filo appeso tra due torri nel vento, ed è la paura a reggermi in piedi, l&#8217;ansia, la rabbia che mi fai provare e qualcos&#8217;altro. E vorrei fotografare emozioni, farne trasudare dalle parole tutto quello che scoppia come una fontana ma soprattutto vorrei sentirmi libero di viverle, di essere, di vivere.<br />
Di essere</p>
<p>di vivere</p>
<p>di essere</p>
<p>vivere</p>
<p>essere</p>
<p>vi</p>
<p>es</p>
<p>sì</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La tua bellezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2017 12:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casa]]></category>
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					<description><![CDATA[Osservo la tua bellezza nella mia mente. Ricordo di te come tre punti verdi. I tuoi occhi, grandi, curiosi, vividi e luminosi osservarmi. E un pendaglio. Mi torna in mente -in lampi improvvisi- la tua bellezza semplice. Innotabile perfezione nascosta in un mondo di figure irrealistiche. Timida e nascosta inconsapevole, quasi come ti sentissi inadatta. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Osservo la tua bellezza<br />
nella mia mente.<br />
Ricordo di te come tre punti verdi.<br />
I tuoi occhi, grandi, curiosi, vividi e luminosi osservarmi.<br />
E un pendaglio.<br />
Mi torna in mente -in lampi improvvisi- la tua bellezza semplice.<br />
Innotabile perfezione nascosta in un mondo di figure irrealistiche.<br />
Timida e nascosta inconsapevole,<span id="more-4402"></span> quasi come ti sentissi inadatta.<br />
Mi torna in mente il tuo modo di muovere le mani imbarazzato.<br />
I tuoi polsi.<br />
Il fisico minuto appena coperto da un maglioncino casto,<br />
gli occhiali grandi così grandi da non nasconderti.<br />
Ti appoggiavi a me. E fuggivi. E tornavi. E fuggivi.<br />
Da lontano mi hai visto osservarti, lo so perché io ho visto te osservarmi.</p>
<p style="text-align: right;">Ma era un altro mondo, un&#8217;altra realtà,<br />
non importa se fosse più reale questo o quello.<br />
Era un altro mondo.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Risparmio energetico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2017 11:31:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[Osservo una pianta, nella siccità. La osservo mentre lascia seccare i propri rami -cadono le foglie- mentre i suoi rami deboli si spezzano sotto il peso di piccoli animali. Osservo una pianta, nella siccità. Sopravvive, sopravvivrà a lungo ancora, sopravvivrà grazie ai rami secchi, le foglie cadute. Sopravvivrà alimentando solo il necessario. Osservo una pianta, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Osservo una pianta,<br />
nella siccità.<br />
La osservo mentre lascia seccare i propri rami<br />
-cadono le foglie-<br />
mentre i suoi rami deboli si spezzano sotto il peso di piccoli animali.</p>
<p>Osservo una pianta,<br />
nella siccità.<br />
Sopravvive, sopravvivrà a lungo ancora,<br />
sopravvivrà grazie ai rami secchi,<br />
le foglie cadute.<br />
Sopravvivrà alimentando solo il necessario.</p>
<p>Osservo una pianta,<br />
priva di emozioni, priva di dolore,<br />
sopravvivere ancora temendo il sole.<br />
In attesa del sole,<br />
in attesa del&#8217;acqua che possa fargli amare il sole.<br />
Temendo il sole.<br />
In attesa.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>&#8220;Traffico. Io vivo altrove.&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2016 10:17:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni tanto le cose ritornano, come cicli come onde. Il ricordo di un passato è più bello quando arriva inaspettato. Non cambierà la mia vita, non il passato. Lo ha già fatto ed è stato bello per questo. Un tempo ero una di quelle persone da foto di cose vecchie per rimuginare e ripensare, poi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto le cose ritornano, come cicli come onde. Il ricordo di un passato è più bello quando arriva inaspettato. Non cambierà la mia vita, non il passato. Lo ha già fatto ed è stato bello per questo.<br />
Un tempo ero una di quelle persone da <em>foto di cose vecchie</em> per rimuginare e ripensare, poi nel tempo ho capito come non importi ricordare necessariamente chi c&#8217;era in quel posto, cosa hai fatto, cosa hai visto. Preferisco che ciò che non è stato importante finisca lentamente nell&#8217;oblio delle cose dimenticate, preferisco che nella mia testa ci sia lo spazio per tutto quello che devo ancora vivere, per accumulare ricordi nuovi. Ed è la memoria a scegliere cosa fosse importante. Come un girasole preferisco guardare verso la luce e muovermi verso un divenire. Ed è in questo contesto che i ricordi importanti, le cose che ti hanno portato ad essere quello che sei emergono talvolta come una carezza od un sorriso che ti dicono che sì, stai andando nella direzione giusta, che sì esiste una linea diretta che porta da quel che eri a quello che sei ed è quella che puoi seguire passo passo da quel ricordo emerso a tutti e soli quei ricordi che ad esso sono legati. Ed è bello sorriderne e voltarsi sentendo che sono ancora lì, che sono in qualche modo come quando sai di avere con te una squadra di persone di cui fidarti e non ti importa di vederle, perché sono lì.<br />
Stanno cambiando tante cose, e questo mese sembra essere crocevia di novità sotto ogni campo della mia vita che davvero abbia un interesse per me.<br />
Mi è stato chiesto diverse volte in questi mesi, forse ormai in questi anni da dove venga la tranquillità che mi porto dentro, la serenità. Qualcuno dice che <em>non me ne freghi nulla delle cose</em> oppure che non provi sentimenti. Non è così. Credo di aver raggiunto oggi, e spero per lungo tempo una situazione di stabilità interiore che mi permette di non spostarmi prendendo colpi, o di spostarmi quel tanto da non risentirne. La consapevolezza che posso cambiare direzione, non significa aver perso, significa aver scelto.<br />
Brulica di novità il mondo e la <a href="https://www.staipa.it/blog/la-vita-e-stupenda/">vita continua a rimanere stupenda</a>.<br />
Due situazioni in questo periodo mi hanno fatto riflettere su questo mio <em>mondo di pensare</em>.<br />
In due su un cinquantino con le gomme lisce, tachimetro e contachilometri rotti, che probabilmente perdeva carburante e non gli funzionava il segnalatore della riserva, eravamo su una strada bianca disastrata sull&#8217;isola di Milo nelle Cicladi in Grecia. In caso di problemi in quella zona dell&#8217;isola l&#8217;assicurazione del noleggio non avrebbe coperto nulla e non sarebbe venuto a prenderci. Alla guida un caro amico mi ha chiesto &#8220;Ma se buchiamo? Non hai paura se buchiamo?&#8221;. Non ci ho pensato ed ho risposto &#8220;No.&#8221;.<br />
Ci ho messo un po&#8217; a chiedermi perché non avessi paura, se io fossi un temerario privo di sentimenti o ci fosse altro. Mi sono chiesto se avessi paura di farmi male, e quella l&#8217;avevo. Avevo paura di cadere su quei sassi, avevo paura di farmi male io o che se ne facesse lui, ma non avevo paura di bucare nonostante i cinque chilometri di sterrato, le salite e le discese. La risposta è arrivata solo qualche tempo dopo quando mi sono reso conto che mi sarei quasi divertito se fosse successo. Ero consapevole che avremmo faticato un mondo, che ci saremmo devastati di fatica, che eravamo quasi senza acqua sotto il sole, che avremmo perso l&#8217;intera giornata prima di arrivare in una zona dove ci sarebbero venuti a prendere. Ma ero consapevole, sono consapevole, che a distanza di qualche settimana l&#8217;avremmo raccontata come un&#8217;esperienza di cui ridere. Che qualunque cosa difficile, ti rende più forte e ti fa ridere di tutto. Sarebbe stata semplicemente un altra esperienza che sarebbe rimasta indelebile dentro, un ricordo per sempre, indipendentemente dalle foto. Avremmo suggellato per sempre un&#8217;immagine nelle nostre memorie e non sarebbero serviti file jpg per ricordare con chi eravamo, come eravamo, cosa era accaduto. Per questo non ne avevo paura.<br />
Tornando da quel viaggio sono passato da una stazione in cui tanti anni fa, nel 1999 avevo fatto una scritta sul pavimento. L&#8217;avevo fatta per una ragazza per cui avevo una cotta adolescenziale, una delle tante per le quali ho avuto cotte adolescenziali per lo più dimenticate. Non mi servono decine di foto per ricordarla e non averne rende quella persona speciale, diversa da tutti perché la ricordo. Ho portato per anni nel portafogli un foglietto bianco scritto con una penna oro. Prima di venire rapinato. Quel foglietto è l&#8217;unica cosa persa in quella rapina che ricordi e mi manchi oggi.<br />
&#8220;Traffico. Io vivo altrove.&#8221; firmato <em>Torne</em>. Per lei ho scritto la prima raccolta di poesie organiche dopo decine scritte a caso su un quaderno privo di ordine. Ho scritto la prima cosa con un inizio, un percorso ed un termine. Eravamo due persone diverse, incompatibili, ci siamo frequentati per davvero poco tempo ma intenso. Non ci siamo più cercati.<br />
&#8220;Traffico. Io vivo altrove.&#8221; l&#8217;ho sempre trovata una piccola chicca di ermetismo Ungarettiano che nella sua semplicità mi ha stupito e negli anni è cambiata per me. Da un sentirsi alternativo e diverso forzatamente con un senso di superiorità come lo vivevo da adolescente oggi è ancora una frase che mi porto dentro come incisa. Più di quel &#8220;La vita è sogno fanne realtà&#8221; che porto appesa al collo ogni giorno dal 19 luglio 2006. Io vivo ancora altrove, lontano dal traffico. Guardo le persone litigare, muoversi agitate, guardo attorno a me accadere cose, e sono sereno. Non vivo lì. Non sono nella confusione del lavoro che faccio, non sono nei bisticci sulla politica stupida, non sono nel social network. La mia vita, quella vera, quella di cui sono pienamente soddisfatto è altrove, sulle montagne, nei boschi, sotto il pelo dell&#8217;acqua, nel dolore dei muscoli affaticati, nel piatto cucinato per qualcuno, nelle birre in un locale, nelle infinite frasi che scrivo, nei miei gatti e nel conte Frederick. Il lavoro cambiatemelo, martoriatemici, affaticatemi, chiedetemi di litigare di politica e mi ci butterò, ditemi che quello che scrivo fa schifo, buttatemi merda addosso. La mia vita è altrove.<br />
C&#8217;è un&#8217;altra risposta in tutto questo: vivo solo perché non mi interessa avere accanto qualcuno che non viva dove vivo io, che non viva <em>altrove</em>. Un girasole che guardi avanti, e non nel traffico di questo mondo.</p>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2016 19:03:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto ciò che c&#8217;era da fare è fatto, tutto ciò che andava preparato è pronto. Ora non resta che raccogliere i sogni, e tutto ciò che ne verrà. Vorrei allungare la mano, portarti con me, ma andrò veloce. Prendila se lo vuoi, prendila e non mi seguirai: ti porterò con me.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Tutto ciò che c&#8217;era da fare è fatto,<br />
tutto ciò che andava preparato è pronto.<br />
Ora non resta che raccogliere i sogni,<br />
e tutto ciò che ne verrà.<br />
<img data-recalc-dims="1" decoding="async" data-attachment-id="3903" data-permalink="https://www.staipa.it/blog/tutto/giu/" data-orig-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?fit=1344%2C657&amp;ssl=1" data-orig-size="1344,657" data-comments-opened="1" data-image-title="Giù" data-image-description="" data-image-caption="" data-large-file="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?fit=1024%2C501&amp;ssl=1" class="aligncenter size-medium wp-image-3903" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=300%2C147&#038;ssl=1" alt="Giù" width="300" height="147" srcset="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=300%2C147&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=1024%2C501&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=768%2C375&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=640%2C313&amp;ssl=1 640w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=100%2C49&amp;ssl=1 100w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=24%2C12&amp;ssl=1 24w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=36%2C18&amp;ssl=1 36w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?resize=48%2C23&amp;ssl=1 48w, https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2016/08/Gi%C3%B9.jpg?w=1344&amp;ssl=1 1344w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Vorrei allungare la mano,<br />
portarti con me,<br />
ma andrò veloce.<br />
<del> Prendila se lo vuoi,</del><br />
<del> prendila e non mi seguirai: ti porterò con me.</del></p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
					
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 21:36:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più. Non le sue labbra fine e perfette, disegnate in punta di un pennello, né i suoi occhi sorridenti che mi guardavano fissi e pieni di luce. Quel piccolo neo, timido, quasi invisibile sulla gota destra, qualche centimetro sopra quelle labbra, dove la curva del sorriso spinge [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più.<br />
Non le sue labbra fine e perfette, disegnate in punta di un pennello, né i suoi occhi sorridenti che mi guardavano fissi e pieni di luce.<br />
Quel piccolo neo, timido, quasi invisibile sulla gota destra, qualche centimetro sopra quelle labbra, dove la curva del sorriso spinge in alto, accanto alla fossetta.<br />
È quel piccolo neo la cosa che non scorderò più.<br />
Non quel sorriso che ti entra dentro e ti rende felice senza sapere nulla, senza sapere il perché.<br />
Quel piccolo neo che si nasconde, che non puoi vedere se non da vicino prendendoti il tempo dell&#8217;attenzione.<br />
È quel piccolo neo che fa l&#8217;effetto di quelle cose piccole e preziose incastonate in luoghi nascosti. Quelle cose che finché non conosci non noti ma che dopo la prima volta le guardi sorridendo. Pensi a quanti gli passino accanto ogni giorno senza notarle.<br />
La bellezza, quella vera, è qualcosa che entra lentamente, e che dopo una conversazione ti guardi indietro e ti accorgi che ci stai nuotando e non tocchi più.</p>
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		<title>Di lei non so.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2016 23:28:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8220;Lei? Non lo so. Non lo capisco se è ferita. Non la capisco e basta. Per me è un enorme muro inattaccabile ed incomprensibile. Un muro bellissimo. Le altre donne spesso sono un libro aperto, talmente aperto da essere noioso, di lei credo di non aver mai compreso neppure il titolo.&#8221;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<div class="" data-block="true" data-editor="9qogh" data-offset-key="2dva0-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="2dva0-0-0"><span data-offset-key="2dva0-0-0"><span data-text="true">&#8220;Lei? Non lo so. Non lo capisco se è ferita. Non la capisco e basta. Per me è un enorme muro inattaccabile ed incomprensibile. Un muro bellissimo.</span></span></div>
</div>
<div class="" data-block="true" data-editor="9qogh" data-offset-key="6aia3-0-0">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="6aia3-0-0"><span data-offset-key="6aia3-0-0"><span data-text="true">Le altre donne spesso sono un libro aperto, talmente aperto da essere noioso, di lei credo di non aver mai compreso neppure il titolo.&#8221;</span></span></div>
</div>
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		<title>Ore sogni</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2016 22:28:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#8217;idea solo che da lì a poche ore, o giorni avrei potuto incontrarne lo sguardo mi tenne sveglio per giorni. Ero consapevole che non sarebbe accaduto niente di diverso dal solito nulla, era il nostro ruolo che ciò accadesse in questo modo. Ma era qualcosa dentro, qualcosa che non avevo scelto. La cosa che faceva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea solo che da lì a poche ore, o giorni avrei potuto incontrarne lo sguardo mi tenne sveglio per giorni. Ero consapevole che non sarebbe accaduto niente di diverso dal solito nulla, era il nostro ruolo che ciò accadesse in questo modo. Ma era qualcosa dentro, qualcosa che non avevo scelto. La cosa che faceva sì che incontrassi quello sguardo in un mondo o nell&#8217;altro, da una parte o dall&#8217;altra del confine onirico. A intervalli regolari. Ed era l&#8217;incontrarla di rado a farmi invecchiare in fretta tra una volta e l&#8217;altra pur di accelerare i tempi.</p>
<p>Non fu che un giorno normale, forse più lungo, forse più silenzioso. Veloce e forte sentivo il mio battito nel vuoto tra le clavicole come a rimbalzare. Fu un giorno come non poteva non essere.<br />
Come non poteva non essere, e nulla più.<br />
Avrei voluto ogni istante poter entrare nel suo mondo. Incontrarla ancora nel suo mondo e scoprirlo vicino o lontano dal mio. Conoscerne sfaccettature che non conosco, amarlo od odiarlo. Avvicinarmi o fuggirne. Esaminare l&#8217;ascendente che nonostante tutto continua ad avere su di me.<br />
Ma era un giorno come un&#8217;altro, come ce ne saranno ancora. Come ce ne sono già stati. Solamente un giorno, un momento, un nulla.</p>
<p>L&#8217;idea solo che da qui a pochi giorni, potrò reincontrarne lo sguardo mi tiene sveglio da giorni, o forse anche ora sto sognando e tutto questo è solo l&#8217;immagine del libro che ho chiuso prima di sdraiarmi.</p>
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		<title>Attese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 16:52:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa ci faccio qui seduto su questa panchina? La ricordavo diversa, ma non la ricordo davvero. Le mie mani sono mani di un vecchio, tremano, mani spoglie e rugose con una fede al dito, le vene ingrossate e le dita ossute, magre con nocche nodose quasi come noci.<br />
La panca su cui sono seduto è di metallo verde, credo sarebbe scomoda con i calzoncini da bimbo con tutti quei buchi ma io la ricordo di legno. Era appena stata inaugurata questa stazione dei bus ed io qui aspettavo mano nella mano con mia madre per andare verso la scuola nel paese vicino.<br />
Non c’era la paura di oggi, ci lasciavano andare e sapevano saremmo tornati, allora non c’era la paura. Poi crescendo iniziai a venire qui da solo da casa senza che mi accompagnassero, sedevo sempre qui di fronte alla porta perché mi piaceva osservare le persone entrare, perché mi piaceva immaginare, indagare nelle loro vite o nei miei sogni che attribuivo a loro, mi piaceva gustarmi ogni istante di chi arrivava a volte trafelato e sudato per prendere un biglietto e fuggire via come il vento, o chi sognante si sedeva sulla panca in attesa di un bel momento, un bel luogo verso cui andare. Qualche volta mi capitava di vedere una donna o un bimbo piangere e cercavo di immaginare cosa ci fosse dietro quel volto, quale fosse la storia.<br />
Non accadde da subito, non dalle prime volte, iniziai a pensarci solo dopo quella volta della <i>porta misteriosa</i>.<br />
Sedevo sempre qui. Sulla parete alla mia destra già allora vi era questa mensola e dietro la mensola attraverso una finestra la signora dei biglietti chiacchierava e chiedeva e chiacchierava e chiedeva e chiacchierava ed io la ascoltavo ed ascoltavo le storie, i ricordi, le emozioni delle persone mentre osservavo chi sedeva sull’altra panca giusto sotto gli orari. Le ascoltavo all’epoca non mi veniva in mente di cercarle, di immaginarle, di scavare tra i lineamenti i colori dei vestiti, le espressioni delle persone ignare.<br />
<i>Entra una signora, ora. Porta i capelli lunghi raccolti in una lunga coda ed ha un grande cane bianco, non me ne intendo di cani ma sembra come quello delle pubblicità della carta igienica solo più grande. Sembra affettuoso e lei è distesa e sorridente. Porta un vestito grigio/marrone ma in qualche modo allegro, ricco di movimento, la maglia è morbida e larga e le maniche corte sono a sbuffo e così anche la parte attorno al seno e il collo, la gonna lunga la fa sembrare quasi una donna dei miei tempi, così larga a pieghe morbide. Fa il biglietto alla macchinetta &#8211;</i>Dio quanto era bella la signora dei biglietti quando ero piccolo e chissà che fine avrà fatto, la sua finestra ormai è chiusa da anni<i>&#8211; è così giovane, nel fiore dell’età la immagino felice in questo inizio estate avrà appena finito gli studi e starà andando in collina a ridere e correre con il suo cane e magari con un ragazzo. La immagino con a casa una vespa del modello vecchio, bianca e con i girasoli, non so perché debba prendere il bus se ha una vespa ma probabilmente è per portare il cane con se. La sua aria distesa distende a mia volta la mia anima mentre si siede giusto sotto la bacheca e si accorge che la sto guardando </i>ti accorgesti che ti stavo guardando, non credo avessimo più di dodici anni e il mio sguardo schizzò sulla bacheca all’improvviso fingendo di non starti osservando. Rimasi qualche minuto ancora ad osservare i foglietti appesi sotto quel vetro mentre con la coda dell’occhio cercavo di osservare il tuo volto, il tuo profilo, cercavo di spiare se mi guardassi, di scorgere un lieve rossore, un segno, un sentore. Di non lasciarti scorgere il lieve rossore che sentivo divamparmi dalle orecchie.<br />
Il bus arrivava sempre troppo presto e tu salivi correndo e ti sedevi accanto al tuo gruppo di amiche, io ti osservavo ancora un istante mentre salivo ed andavo a sedermi lontano in attesa di essere trasportati verso scuola.<br />
La porta accanto alla “<i>tua</i>” panca mi era sempre parsa misteriosa. Nei miei sogni poterla aprire era il più grande desiderio, paura, gioia, terrore che potessero esistere. Immaginavo dietro di essa ogni volta un mondo diverso ma sempre in qualche modo misterioso, immaginavo talvolta che fosse solo uno sgabuzzino, altre volte che fosse l’accesso ad una vasta cantina che poteva nascondere di volta in volta incredibili tesori, segreti, delitti. Talvolta credevo vi si nascondesse tutta una base segreta dei militari o l’accesso ad un mondo sotterraneo, o ancora l’ingresso ad un treno sotterraneo o verso l’interno del caveau di una banca, credevo né potessero uscire mostri o agenti segreti o diavoli direttamente dall’inferno o gli antichi egizi.<br />
Di volta in volta, qualcosa di più bello e fantasioso. Passarono anni credo da quando iniziai a fantasticarvi a quando potei scoprire l’ovvia verità.<br />
Una volta quando mi capitò di essere lì da solo, mi alzai e furtivo mi ci avvicinai a quella maniglia sempre fingendo di osservare gli orari, rimasi immobile e teso diversi minuti prima di prendere finalmente il coraggio, ma poi infine trovai la forza di posarvi la mano quasi temendo di ustionarmi o congelarmi o che sarebbe accaduto qualcosa di terribile, che si sarebbe aperta all’improvviso verso l’interno risucchiandomi in un luogo di paura o in un’avventura alla Tom Sawyer. La abbassai il più possibile lentamente ma mentre la sentivo cigolare sentii urlare “<i>Hei ragazzino!</i>”. Finsi di stare perdendo l’equilibrio e di essermi appoggiato solo per quel futile motivo e mi allontanai di corsa.<br />
Ebbi però una soddisfazione, un piccolo passo verso la conoscenza: ora sapevo che la porta era chiusa a chiave e che la signora dei biglietti ne era l’inflessibile guardiana. Lei doveva sapere cosa vi fosse dietro, doveva essere a conoscenza del segreto.</p>
<p><i>Ho dimenticato tanto nella vecchiaia, mi sembra di perdere pezzi per strada e di non ricordare la mia stessa vita, avrei voluto saperne scrivere, non perché gli altri leggessero ma per poterla leggere io ora e ricordarmi ogni dettaglio come ricordo oramai solo quelli più lontani. Forse per questo sono tornato qui, mi sono come risvegliato qui seduto.</i></p>
<p>Quella macchia accanto alla porta. Quella macchia accanto alla porta, non quella scura fatta dall’usura dallo scrostamento dell’intonaco, quella più chiara che sta sotto. Ricordo ancora quel giorno in cui Marchetto fu spinto dai bulli contro la parete.<br />
Marchetto era un ragazzino mite e un po’ sottomesso ed era il preferito dei prepotenti, era il preferito perché si offendeva ma non poteva rispondere, perché era buono e non si sapeva difendere. Non quella volta. Quella volta li vidi arrivare dal corridoio di sinistra, schivarono per un soffio la panca dove ero seduto, Marchetto sbatté contro la panca a destra e dopo aver appoggiato il sedere alla stessa si rialzò arrancando verso la porta a vetri; i tre gradassi invece lo spinsero di lato e andò a sbattere giusto contro lo stipite sinistro. Era in lacrime ed urlava “<i>lasciatemi stare, non vi ho fatto niente, lasciatemi stare!</i>”. In mano aveva uno dei primi succhi di frutta Yoga, probabilmente era stato questo ad attirare su di lui le ire dei compagni. Riuscì miracolosamente a divincolarsi dalle le braccia degli aggressori e in un incredibile impeto di rabbia scagliò contro di loro la bottiglietta che andò a fracassarsi giusto in quel punto sporcando quella parete. Lo vidi aprire la porta e correre, scappare fuori e poi li vidi rincorrerlo un istante prima che tutti uscissero dal campo visivo che la porta mi lasciava a disposizione mentre si chiudeva.<br />
Non so come sia finita perché io ero seduto sulla solita panca ed osservavo il mondo intero da lì. Me lo immaginai a correre e correre come un forsennato e poi girarsi di scatto poco prima che lo raggiungessero per stenderli con un bel pugno sul naso. Un bel pugno a testa e poi fermarsi con le mani ai fianchi a contemplare la propria opera. Non credo andò esattamente così, qualche giorno dopo lo incontrai ed aveva al braccio un gesso e portava dignitosamente un occhio pesto.<br />
Mentre fantasticavo su questo però ero rimasto seduto sulla panca e nel mentre accadde l’inaspettato, l’incredibile. Sentii ancora una volta urlare “<i>Hei Ragazzino!</i>” e poco dopo sentii netto il rumore di una serratura. Istintivamente voltai lo sguardo prima verso la finestra della vendita dei biglietti e la vidi per la prima volta senza la sua signora e subito dopo verso la porta misteriosa.<br />
Mi parve come se il tempo si fermasse o rallentasse all’estremo.<br />
Vidi la maniglia scendere di pochi millimetri, la vidi ritornare al suo posto e poi nuovamente la inclinarsi sempre di più fino a fermarsi, come se il cigolio fosse lungo minuti, ore anni tra l’inizio del movimento e la fine della sua corsa.<br />
Rimase ferma un secolo o due e poi la vidi avanzare un po’, rientrare e nuovamente avanzare con tutta la porta. Vidi la fessura tra la porta e lo stipite aprirsi e vidi da dentro la luce artificiale formare da prima una linea sul pavimento e poi la linea allargarsi e divenire un cuneo. Non credo vi fosse sufficientemente buio perché la luce dalla stanza risaltasse così tanto ma nella mia mente era la luce del paradiso o dell’inferno o di entrambi, la luce di un altro mondo.<br />
Quando la porta fu aperta abbastanza ebbi la sorpresa.<br />
Non sapevo se essere deluso o stupito o entrambi. Dalla porta non spuntò un mostro e neppure il re, e neppure il diavolo o Gesù, dalla porta spuntò la signora dei biglietti con in mano uno straccio ed uno spruzzino.<br />
La signora dei biglietti con in mano uno straccio ed uno spruzzino! Ed aveva le gambe ed un corpo! Non mi ero mai posto prima il problema del fatto che potesse avere delle gambe ed un corpo sotto le spalle e mi accorsi solo ora che le avesse, che fosse una signora come quelle che prendono l’autobus, come quelle che camminano per strada, che dovesse tornare a casa la sera, avere forse dei figli un marito, una vita. Mi cambiò molto questo fatto. Capii allora che tutte le persone hanno dietro una storia, hanno dietro qualche cosa che non si può sapere, e pensai a tutto questo mentre cercava invano di far andare via quella macchia di succo ottenendo solo il risultato di allungare la striscia e sbiadirla un po’.<br />
<i>Anche oggi quando vedo un ombra arrivare ad oscurare il vetro della porta aspetto con ansia di vedere la sua mano raggiungere la maniglia all’esterno della porta centrale, di vedere la maniglia abbassarsi, di vedere il cuneo della luce sul pavimento ed in esso il riflesso della persona che sta entrando, quasi con lo stesso stupore della volta che si aprì invece la porta misteriosa. Questo è un signore distinto di mezza età, ha in mano un libro, il suo portamento è quello di un uomo che ha vissuto molto ma anche quello di uno che ha ancora molto da vivere. Sicuro di se ed al contempo umile. Fa un cenno alla ragazza col cane e si siede sulla panca di fronte a leggere con le gambe accavallate. Credo che questo sia il suo momento di rilassamento, il momento in cui con soddisfazione può leggere in pace forse tra una giornata di lavoro e il rientro in una famiglia piena di ragazzini allegri e rumorosi, deve averne più di uno perché sembra benestante ed ha il volto di un brav’uomo. Di certo almeno uno perché quella macchia di cioccolato all’altezza del ginocchio, di lato, sembra essere la bocca di bambino felice.</i><i><br />
</i><i>Porta scarpe eleganti come quelle </i>del controllore che ogni giorno saliva sul bus e ci controllava i biglietti. La prima volta che qualcuno di sconosciuto mi rivolse la parola fu proprio lui “<i>Ti piace proprio tanto quella ragazzina, vero? Perché non ti fai avanti?</i>” disse. Io negai tutto ma aveva ragione, seduto lontano alcuni posti più dietro e sull’altro lato ti osservavo incantato, osservavo il tuo profilo dolce e la tua gota sinistra mentre ridevi con le tue amiche parlando di cosa non so. La osservavo gonfiarsi e sgonfiarsi, osservavo la fossetta crearsi e ricrearsi, riuscivo a vedere anche i bianchi denti talvolta.<br />
Era come un sogno, e parlarti era come interromperlo, e poi parlarti come, dicendoti cosa?</p>
<p>Ti scrissi un bigliettino, non ricordo le parole, sono passati decenni, ma ricordo ancora dove lo misi: sotto la bacheca, poco più a destra del centro vi era una fessura tra il muro ed il legno, giusto sopra a dove in genere ti mettevi. La vedo ancora da qui seduto quella fossetta, il mio scrigno del grande sogno, sperai per giorni che lo notassi, sperai per giorni che facesse da ambasciatore, da colomba, da messaggero. Ma non accadde mai che ti accorgessi della sua presenza. Non ero sicuro neppure che davvero mi avessi mai notato quando avevo l’impressione che i nostri sguardi si incrociassero.<br />
Poi non ricordo molto altro di quel tempo, come se anche questo sia stato cancellato, non ricordo per quanto andai avanti in quel sogno.</p>
<p>Fu solo molti anni dopo, quando ti incontrai, quando ci incontrammo di nuovo e ci amammo che ti portai a prendere quel foglietto e a leggerlo per riderne assieme, ma la tua reazione non fu quella che mi aspettavo.<br />
Stavamo assieme da un po’, non ricordo quanto tempo e tu non credevi che il mio pensiero di te durasse da ormai anni, credevi ti prendessi in giro, fu per questo che ti portai qui, in questa piccola stanza di questa stazione e una volta arrivati alla bacheca ti chiesi di guardare sotto, di vedere il piccolo pezzetto di carta incastrato nella fessura, niente di più di un biglietto del bus con sopra una scritta. Io ridevo, lo trovavo divertente ma poco dopo che le tue dita tastarono la carta e riuscisti ad estrarre ed aprire quel messaggio la tua reazione fu completamente diversa da quella che mi aspettavo: scoppiasti in lacrime abbracciandomi come fosse stata la rivelazione più grande di tutti i tempi, lacrime di emozione, di commozione, di amore immenso scaturito come cascata dal tuo volto. Sentii il calore del tuo respiro sul lato del mio viso e la morbidezza del tuo corpo stringermi forte, sentii le tue lacrime scorrere sulla mia guancia, il profumo del sale e della tua pelle e “<i>Grazie, grazie, grazie</i>”. Fu la prima volta che ti sentii pronunciare le parole “<i>ti amo</i>” la prima di una vita che però sta cadendo a pezzi momento per momento.<br />
<i>Li sto perdendo tutti, li sto perdendo tutti i ricordi di te se non quelli legati a questa panchina e a quel giorno in cui piangendo mi abbracciavi e quell’altro giorno in cui ci hai lasciati. Non ricordo il momento in se, non ricordo il giorno ma l’assenza successiva. La mancanza. Per anni, decenni hai portato al collo una medaglietta con dentro il mio bigliettino, quel giorno -da quel giorno- l’avevo io in mano, una mano non ancora vecchia come quella di oggi ma ancora più tremante. Una medaglietta e due o tre ricordi sono l’unica cosa che mi resta di te, l’unica cosa che resta di te se di noi quello che resta è il ricordo.</i></p>
<p><i>L’ho ancora al collo ora. Non l’ho mai aperta, come la </i>porta misteriosa<i> ho sempre temuto ne uscissero mostri, ricordi terribili per quanto belli, ricordi che mi facessero precipitare nell’abisso dentro di me, ricordi che mi facessero sorridere e rimpiangere di essere ancora qui dopo tutti questi anni. Ma non è forse di ricordi che sono in cerca ora? Non è forse per i ricordi che il mio corpo in un momento senza mente ha voluto portarmi qui?</i></p>
<p><i>L’assenza. Come è possibile ricordare un’assenza ancor più di una presenza? Una mancanza ancor più che un’intera vita?</i></p>
<p><i>Osservo le mie mani tremanti mentre si avvicinano al mio collo, mentre armeggiano per trovare la catenella. La temo e la bramo, ne fuggo e ne desidero la scoperta e mentre le mani tremano la sento cadere e sbattere nuovamente sul mio petto, poi di nuovo le mani a muoversi quasi ansiose quasi non fossero le mie quasi a vederle osservando il mondo da fuori da seduto su una panca di una stazione mentre ti passa accanto.</i></p>
<p><i>Sono vecchie le mie mani, tremanti e vecchie e secche mentre premono il tastino sul lato e la aprono</i><i><br />
</i><i>Armeggiano e mentre il pendaglio si apre vi vedo dentro due piccoli foglietti.</i><i><br />
</i><i>Le mani ne prendono uno e lo aprono, lo conosco, è un biglietto dell’autobus, un biglietto vecchissimo e sopra vi è scritto “Ciao, mi piaci. Se mi vuoi conoscere domani vieni qui con un fiore!”. </i><i><br />
</i><i>Sento scendere una lacrima lentamente mentre osservo le mie mani ancora. Hanno ripiegato il foglietto ed una lo tiene tra l’anulare il mignolo e il palmo mentre entrambe stanno aprendo l’altro. Un altro biglietto dell’autobus, vecchio ma non antico. </i><i><br />
</i><i>“Non avere paura, ti ho cercato amato e conosciuto anche senza un tuo messaggio, dove vado io non c’è bisogno di ricordi, né di paure”.</i><i><br />
</i><i>Vedo un ombra avvicinarsi ora ad oscurare un po’ il vetro della porta da fuori, è un ombra bassa di una ragazzina, la vedo alzare il braccio verso la maniglia e vedo la maniglia abbassarsi senza fare alcun rumore. Vedo anche la maniglia non abbassarsi e mentre osservo la porta aprirsi so che non si sta aprendo affatto.</i><i><br />
</i><i>La vedo lo stesso, la vedo entrare la bambina od attraversare la soglia chiusa, cammina verso di me e ne osservo l’assenza di un riflesso sul pavimento. Sorride,</i> sorridi.<br />
Hai un fiore tra i capelli, un fiore di lavanda, e mentre mi alzo dandoti la mano mi accorgo che anche io sono un bimbo.<i><br />
</i></p>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 22:25:21 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Il turno di lavoro oggi è stato duro, più duro del solito e sento la stanchezza chiudermi gli occhi, apro i finestrini e metto l&#8217;aria al massimo per cercare di svegliarmi meglio per questa ultima mezzora di strada e poi potrò infilarmi sotto le coperte. Il termometro indica che fuori ci sono dodici gradi ed io indosso solo la t-shirt dell&#8217;Oktoberfest 2011, ottima situazione per svegliarmi fuori un po&#8217;.<br>Il navigatore da qualche giorno quando punto casa dopo un po&#8217; sembra impazzire e mi indica un altro luogo, gli altri giorni questa cosa mi fa incazzare terribilmente oggi stranamente invece mi sento così rilassato, forse per questo misto tra stanchezza e freddo da sentirmi quasi inerte. La mente riprende a lavorare anche se gli occhi rimangono mezzo chiusi, e la testa mi</p>



<p class="wp-block-paragraph">cade</p>



<p class="wp-block-paragraph">non sono sulla strada di casa!<br>Mi sono distratto e come uno scemo mi sono messo a seguire l&#8217;indicazione sbagliata del navigatore che non so dove mi sta portando, indica un luogo a dieci minuti da qui, e stanchezza a parte non ho davvero molto da perdere, domani finalmente potrò starmene a casa almeno il mattino e a casa nessuno mi aspetta quindi quale miglior momento per fare una cosa scema?<br>Fermo al semaforo osservo le mie braccia scoperte, i peli dritti della pelle d&#8217;oca, tremo leggermente ma è un bene, mi tiene senza dubbio più sveglio, metto la testa fuori e respiro l&#8217;odore umido di questa serata, non mi ero accorto avesse piovuto, il respiro si addensa e dietro il respiro vedo il rosso del semaforo trasformarsi un verde. Sono in una zona della città che mi sembra terribilmente, ancora un paio di svolte e ci sono, chissà dov&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">TUMPH</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8230;una bambina?! Era una bambina! Ho investito una bambina? Cosa ci faceva in mezzo alla strada?<br>Scendo a controllare? Scappo? Non credo mi abbia visto nessuno, ma cosa ci faceva una bambina da sola in mezzo alla strada immobile, come mi guardasse, e poi era vestita completamente di nero, non fosse per quella pelle bianca cinerea non avrei neppure visto che era una bambina, avrei sentito il tonfo, e&#8230; e la macchina che si è alzata quando la ruota sinistra le è passata sopra.<br>La macchina che si è sbilanciata spingendo il mio corpo verso destra mentre la ruota le passava sopra.<br>Il rumore molliccio di qualcosa sotto la mia ruota sinistra che passava su di lei.<br>Il rumore della gomma che cigola su qualcosa di umido dopo essere scesa, dopo essere passata sul corpo della bambina.<br>E sto ancora guidando, il navigatore punta a casa mia, casa mia e rimbomba nella mia testa il rumore, lo spostamento del corpo la ruota il silenzio, non ho neppure frenato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono a casa ora, non ho il coraggio di scendere di guardare il sangue che deve essere sul fanale, sulla ruota sulla ruota che ha schiacciato quel corpo sul fanale che ha spaccato quel corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scendo e guardo a terra la strada priva di segni, osservo il muso della macchina, anch&#8217;esso&nbsp;normale, liscio, senza ammaccatura, senza macchie, addirittura impolverato, la ruota normale, sporca di terra come sempre e di nient&#8217;altro.<br>Credo di aver sognato.<br>L&#8217;unica cosa è questa sostanza nera, come carta velina bagnata incollatasi sul paraurti come un adesivo umido, come le decalcomanie per i tatuaggi dei bambini prima che si asciughino, come foglie umide e fini portate dal vento e sferzate da ore di pioggia.</p>
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		<title>Passi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2015 17:19:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ad ogni passo -lento- per quanto live corrisponde il suono frusciante della neve pressata al di sotto delle corde che costituiscono la racchetta da neve. Le gambe -pesanti- proseguono nel loro lavoro incessante, il ginocchio dolorante si piega, si alza, permette al piede -lentamente- di salire, di alzarsi dalla neve, da quei centimetri in cui [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ad ogni passo<br />
-lento-<br />
per quanto live corrisponde il suono frusciante della neve pressata al di sotto delle corde che costituiscono la racchetta da neve.<br />
Le gambe -pesanti- proseguono nel loro lavoro incessante, il ginocchio dolorante si piega,<br />
si alza,<br />
permette al piede<br />
-lentamente-<br />
di salire, di alzarsi dalla neve, da quei centimetri in cui è sceso nonostante la racchetta che intanto si stacca dal tallone inclinandosi e lascia cadere<br />
-piano-<br />
la neve che vi si era depositata poco prima.<br />
I muscoli della coscia hanno un solo breve istante di riposo mentre la gamba sta scendendo nuovamente verso il legno che stava tracciando un solco con il vertice dietro abbassato e torna orizzontale a sprofondare lievemente<br />
-ha nevicato da poco-<br />
e mentre il ginocchio diminuisce l&#8217;angolatura il quadricipite torna ad irrigidirsi per sostenere il peso del corpo<br />
-gli acidi lattici-<br />
si fanno sentire<br />
-i chilometri-<br />
le ore di cammino e la salita<br />
-il freddo-<br />
mentre arriva il momento di un altro passo che<br />
-lentamente-<br />
porta avanti ancora di qualche centimetro tra infiniti centimetri dietro in basso da un dove verso altrove molto più in là il freddo<br />
-pungente-<br />
come aghi di questi pini di cui l&#8217;odore si spande attutito dall&#8217;umidità a congelarsi entra nelle ossa col vento<br />
le braccia intirizzite tremano lievemente<br />
-ed il fiato-<br />
si congela<br />
-l&#8217;acqua-<br />
il mondo col vento del nord che soffia bianco trito di ghiaccio a colpire gli oggetti<br />
-il volto-<br />
nel silenzio<br />
-l&#8217;anima-<br />
irreale dietro le urla tra le fronde degli alberi e si fa che spazio nella mente.<br />
-gli occhi-<br />
Un altro passo, una fitta al ginocchio, ancora uno e poi sarà di nuovo un adesso<br />
-lentamente-<br />
un fruscio della neve pressata mentre il piede comincia ad alzarsi</p>
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		<title>Quel tempo, la nebbia, la luna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 19:54:05 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Una luna fine nel cielo nero e privo di stelle, quasi privo di stelle. Solo una, sempre lei, in basso a destra della Luna. Credo sia&nbsp;Venere probabilmente quindi si, nessuna stella come in quelle notti.<br>Una lieve nebbia e il respiro che si addensa come una nuvola davanti alla mia bocca.<br>Non c&#8217;è freddo ma neppure è arrivato il caldo dell&#8217;estate.<br>Credo significhi qualcosa mentre dal giardino di casa resto immobile a guardarla.<br>Mi aspetto di vederti arrivare da un moment all&#8217;altro ma non guardo, non cerco. Osservo questa luna finissima come un sorriso storto, osservo quella stella o quel pianeta come un piccolo neo alla Marilyn in questo cielo a donare quel tocco di bellezza all&#8217;universo.<br>Il mio respiro si addensa, scompare, si addensa, scompare.<br>Sento la tua presenza qui, accanto a me.<br>Come se mi stessi pensando a tua volta, no di più sento la tua presenza qui accanto a me.<br>Poi torno in casa,&nbsp;chiudo gli scuri, guardo il termometro -dodici gradi- e&nbsp;comincio a scrivere nel cielo nero privo di stelle, della Luna. Fine.</p>
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		<title>Dodici gradi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2015 21:43:24 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Era una sera di quelle in cui la temperatura ti fa rabbrividire solo un istante, il respiro si addensava in una piccola nube prima di scomparire quasi improvvisamente, indossavamo tutti maglioncini leggeri o giacche leggere, ed era buio.<br>Moltissimo buio.<br>Ricordo l&#8217;aria frizzante di quella sera come fosse oggi, come fosse vera, e ricordo di aver girato la testa incontrando accanto ai miei occhi la mano di mio padre, la presi e la tirai leggermente verso di me, lui sembrava assorto a guardare nella stessa direzione in cui stavo guardando io solo pochi istanti prima.<br>Ho sentito la mia voce dire &#8220;papà, papà, ma chi è quella ragazzina&#8221;?<br>Era sulla strada davanti a casa mia, a terra, piatta come un foglio di carta leggermente raggrinzito, attorno a lei c&#8217;erano dei signori che non conoscevo e qualche mio zio o zia che non saprei definire, c&#8217;era anche la zia gilda, e quella&nbsp;signora che mi dava sempre le caramelle al miele. Entrambe signore anziane&nbsp;nel buio&nbsp;della sera&nbsp;si distinguevano solo per il fumo che usciva dalle loro bocche e che vedevo nonostante fossero di spalle salire&nbsp;qualche istante dalle loro teste.<br>Erano vestite di nero, con&nbsp;il velo in testa e quei vestiti tipici delle donne anziane delle zone rurali. Osservavano tutti la bambina schiacciata, quasi&nbsp;fosse disegnata a&nbsp;terra e il signore che con una spatola di&nbsp;ferro la stava staccando dall&#8217;asfalto e ne stava raccogliendo i resti, come quando si stacca un adesivo da un contenitore di&nbsp;plastica.<br>La bambina era anch&#8217;essa vestita di nero come tutto, portava un vestito intero con le gonne che arrivavano fino all&#8217;altezza delle ginocchia e&nbsp;delle scarpe di vernice in tinta.<br>Il viso era dolce, non sorridente ma neppure triste, era difficile distinguere molto i lineamenti, un po&#8217; per l&#8217;età, un po&#8217; per la piattezza dell&#8217;immagine, aveva però lunghi capelli neri raccolti in due trecce ai lati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi svegliai lentamente, non di soprassalto, passai dallo stato del sonno a quello della veglia pensando ancora a chi potesse essere questa ragazzina, provavo un&nbsp;senso forte legame elettivo nei suoi confronti e una mezza consapevolezza che non fosse un sogno fino in fondo, le diedi il mio stesso nome ma ovviamente al femminile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando fui completamente sveglio piangevo per la sua assenza, per il suo essersene andata dal mio mondo, in un modo o nell&#8217;altro. Ero un bambino, di sei anni ed è il ricordo di sogno&nbsp;più vecchio che io abbia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha accompagnato per tutta la vita in un modo o nell&#8217;altro, ci sono certi giorni nelle mezze stagioni, a settembre quando l&#8217;aria si raffredda o a marzo quando sta iniziando ad andarsene il freddo in cui passando davanti alla casa dove abitavo sento ancora quella lieve brezza, osservo l&#8217;aria addensarsi poco davanti alla mia bocca e poi allontanarsi e guardo come aspettandomi di incontrare quella bambina, o di vedere cosa le fosse accaduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo altri due sogni non molto distanti, il primo so di averlo fatto qualche mese dopo di questo, nel sogno ero adulto, guidavo un auto e questa si fermava ai bordi di una strada rialzata, da lontano vedevo giù dal dirupo una donna, in questo sogno ero adulto, immobile a guardare in direzione opposta alla mia. Scesi dall&#8217;auto e percorsi la discesa verso la donna, la raggiunsi mentre era ancora voltata di spalle e le toccai una mano.<br>Un istante dopo stavamo scappando da un branco di lupi e mi svegliai del tutto privo di paura come se fosse stato il sogno più avvincente, l&#8217;avventura più divertente mai vissuta, tanto che la ripetei decine e decine di volte nei miei giochi a scuola nelle settimane a venire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel tempo mi capitava spesso di sentire la sensazione di essere tornato a quel momento, quell&#8217;aria leggermente fresca, frizzante, il buio attorno, i lampioni spenti, forse solo uno lampeggiante per dare l&#8217;atmosfera del vedo e non vedo, e la netta sensazione che girandomi avrei visto la bambina, o la donna adulta che nel frattempo poteva essere diventata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella mia adolescenza quella bambina divenne il mio ideale di bellezza, negli occhi di ogni ragazzina cercavo i suoi, cercavo una ragazzina col mio nome, una ragazza con quei capelli, una donna con quello sguardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ero adolescente sognai di incontrarla, fu come un colpo di fulmine improvviso, la incontrai e l&#8217;affinità elettiva che ci legava esplose in una scintilla, non so descrivere come ma il sogno durò mesi in cui ogni sera ci vedevamo, uscivamo, facevamo mille cose ma al contempo non ricordo nessuna di queste cose, ricordo la sensazione di averle vissute. Lei era sempre vestita di nero e portava ancora quei capelli neri raccolti anche se più corti rispetto al primo sogno.<br>Un giorno decise di portarmi a casa sua, per presentarmi suo padre, abitava vicino a dove abitavo nella realtà, saprei anche andare a suonare a quel campanello se mai ne avessi avuto il coraggio. Nel sogno suonò lei, una volta entrato ricordo la stanza il tavolone grande, il camino, ricordo quell&#8217;aria di casa calda, quel senso di focolare domestico d&#8217;altri tempi, ricordo di aver discusso con suo padre dei miei studi, di cosa avrei voluto fare da grande, mi disse cosa secondo lui sarebbe stato conveniente facessi nella mia vita, che è poi quel che feci nella realtà ma non per i suoi consigli.<br>Poi mi girai per sorridere a lei, ma lei non c&#8217;era, chiesi a suo padre e lui si mise a piangere e mi svegliai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu uno dei sogni più strani che feci e l&#8217;ultimo in cui la sognai dormendo, passarono molti anni da allora divenni il professionista che curiosamente nel sogno mi era stato consigliato di diventare ma non ebbi mai un buon rapporto con le donne, non saprei dire il perché, o forse si. Non avevano quei capelli, quello sguardo, o quando lo avevano ne ero terrorizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giorno diversi anni fa stavo guidando, non ricordo neppure da dove tornassi, cosa ci facessi lì se mi distrassi, se corressi, non ricordo nulla, ma ero su una curva di una tangenziale poco lontano da dove abito ora, persi il controllo del mezzo, improvvisamente, senza alcun presagio la coda cominciò ad allargarsi, a perdere aderenza a scivolare verso l&#8217;esterno. Ricordo tutto come a rallentatore, il tempo di pensare che non sarebbe potuta finire bene, la lucidità di controsterzare, il pensiero dei corsi di guida sicura in cui mi ripetevano che il corpo tende a far girare l&#8217;auto nella direzione in cui si guarda, il pensiero costante di guardare la strada nella direzione in cui avrei dovuto andare, il guardrail che sfiora il muso della macchina mentre la coda è già sulla corsia di destra. Ho tutto il tempo di pensare che sono fortunato ad essere su una strada a doppia corsia ma a senso unico&nbsp;e di essere su quella di sinistra, finalmente il controsterzo comincia ad agire e la coda ricomincia a rientrare, giusto il tempo di sperare di essermela cavata e poi di accorgermi dell&#8217;effetto pendolo che porta l&#8217;auto a ruotare nella direzione opposta, giusto il tempo di pensare ancora di guardare nella direzione giusta in modo che la memoria muscolare faccia il resto.<br>Non so quanto sia durato, ma dentro di me è durato ore il tempo tra l&#8217;inizio di quella sbandata e la fine. Immobile al centro della strada, senza danni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiusi gli occhi e respirai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiusi gli occhi e ringraziai il cielo per essere stato solo in macchina e per non aver ceduto al panico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posai la mano sul sedile del passeggero, poco distante dal freno a mano, sempre con gli occhi chiusi e sentii una mano toccarmi, una mano calda, liscia.<br>L&#8217;aria era frizzante o forse era l&#8217;adrenalina ad esserlo, aprii gli occhi e accanto a me non c&#8217;era nessuno, guardai subito la mia mano e non notai nulla di strano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornai a casa lentamente ancora con il cuore in gola, incapace, incapacitato, in crisi, ed una volta arrivato mi misi a letto e spensi la luce.<br>Il cuore batteva ancora terribilmente forte, dovevo bere un goccio di Jack, aprii gli occhi e allungando la mano verso l&#8217;interruttore mi cadde lo sguardo sull&#8217;armadio a specchio, la luce era poca, solo quella che filtrava dagli scuri semichiusi dalla notte, ma accanto a me, dietro di me nel letto vidi una donna dai lunghi capelli raccolti&nbsp;su due&nbsp;trecce, accesi la luce e mi voltai a guardarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c&#8217;era.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora sono qui, guardo il liquido dorato nel bicchiere largo, lo faccio ruotare, penso che sia uno dei colori più belli che conosca quello del whiskey, e mi piace la densità così diversa da quella dell&#8217;acqua, il modo di muoversi, l&#8217;odore forte prima di berlo il gusto forte e delicato che cambia nel tempo del sorseggio tra infinite sfumature tra dolce e amaro, ed il retrogusto che rimane.<br>Non sono più stato al buio da allora. Non ho più spento la luce ne sono uscito di casa la sera.<br>Ho un termometro da esterni e non esco mai se la temperatura non è lontana dai dodici gradi, molto più bassa o molto più alta non importa, ma non voglio più sentire quell&#8217;aria frizzante, non voglio più vedere l&#8217;aria del respiro addensarsi in quel modo.<br>Non ho più dormito con le luci spente e non ho più guidato, i miei colleghi mi danno del pazzo perché cammino un ora e mezzo ogni giorno, andata e ritorno. Le giornate si stanno accorciando però, e la temperatura si abbassa, non manca molto a quando non potrò più andare a lavoro e senza passare dal buio, senza vedere addensarsi l&#8217;aria del respiro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo scrivo questa lettera.<br>Ora il bicchiere è finito, e sento il freddo dentro.<br>Ora il bicchiere è finito e spegnerò la luce.</p>
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		<title>Comefossili</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 17:58:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come fóssi lì, come fòssi lì, come fòssili nei fòssi, come fóssi stato davvero. Ma è troppa l&#8217;acqua scorsa per scorgere i trascorsi, scorsi una via allora, ed ora è come fóssi lì. Nei fòssi sul fondo fóssi scorgo i fòssili di sogni trascorsi.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come fóssi lì,<br />
come fòssi lì,<br />
come fòssili nei fòssi,<br />
come fóssi stato davvero.<br />
Ma è troppa l&#8217;acqua scorsa per scorgere i trascorsi,<br />
scorsi una via allora,<br />
ed ora è come fóssi lì.<br />
Nei fòssi<br />
sul fondo fóssi<br />
scorgo i fòssili di sogni trascorsi.</p>
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		<title>Lettera d&#8217;amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2015 23:25:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ricordo l&#8217;ultima volta che ti vidi, la penultima a dire il vero, ma l&#8217;ultima prima di quel momento.Ti guardavo mentre mi sorridevi, ti guardavo come si guarda qualcuno che non si da per scontato non si perderà mai,ti guardavo con l&#8217;aria distratta di quando si vede qualcuno ogni giorno, ogni istante.Non potevo sapere che non [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ricordo l&#8217;ultima volta che ti vidi, la penultima a dire il vero, ma l&#8217;ultima prima di quel momento.<br>Ti guardavo mentre mi sorridevi, ti guardavo come si guarda qualcuno che non si da per scontato non si perderà mai,<br>ti guardavo con l&#8217;aria distratta di quando si vede qualcuno ogni giorno, ogni istante.<br>Non potevo sapere che non ti avrei mai più rivista, che ti avrei rivista solo un&#8217;altra volta in uno stato ben diverso.<br>Non potevo comprendere l&#8217;amore che mi legava a te e il non avertelo mostrato ancora abbastanza,<br>ti osservai sorridermi e voltarti, allontanarti da me a passi lenti mentre lavavo i piatti, ti osservavo dalla finestra finché uscisti dal mio campo visivo e poi mai più ti vidi sorridere, mai più ti vidi voltarti con l&#8217;aria che solo tu avevi.<br>Ricordo il primo giorno che ti vidi, schiva e solitaria.<br>Bellissima, e schiva, e solitaria, e timida.<br>Ti scelsi subito perché eri tu che volevo, ti scelsi subito perché avvicinandomi non fuggisti, ti lasciasti dolcemente sfiorare, fu come cogliere un fiore, come cogliere tutta la bellezza di un mondo in una mano.<br>Ricordo i mesi che passammo assieme, la tua diffidenza crescere e calare, e scivolare come una vibrazione di un diapason prima forte ed instabile poi sempre più stabile e poi flebile in oscillazioni sempre minori, fino a quel giorno, quel sorriso.<br>Non da molto lasciavi che io sfiorassi il tuo intero corpo, che ti prendessi tra le mie braccia e baciassi ogni parte di te, non da molto avevi cominciato a cercarmi a mostrarmi quell&#8217;amore che avevo già compreso, intravisto, amato a mia volta, non da molto avevi iniziato a lasciarti amare quel giorno che fu l&#8217;ultimo.<br>Furono improvvise le urla dalla strada, inaspettate, stavo asciugandomi ancora le mani dai piatti, non avevo capito che quel sorriso, quel lieve tentennamento, quel girarsi a guardarmi e fermarti un secondo era il tuo modo di salutarmi, di lasciarmi una fotografia nella mente, eterna ed indelebile, non avevo capito che stavi dicendomi &#8220;Ecco&#8230; io vado&#8221; e che stavi andando davvero.<br>Furono improvvise le urla dalla strada, mi chiamavano, chiamavano il mio nome, ci misi un po&#8217; a capirlo a rendermi conto che all&#8217;improvviso tu non c&#8217;eri più, che ti avrei vista una sola volta ancora ma mai più sorridere, mai più camminare, mai più correre, mai più saltare.<br>Furono improvvise le urla di chi ti ha trovata accanto a tuo fratello che provava a salvarti rischiando a sua volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ora non mi resta che il ricordo di te dopo anni, di come ad ogni goffo movimento ti uscisse un miagolio, di come rispondessi al tuo nome come ad un appello &#8220;io!&#8221; e tuo fratello che prima di allora era silenzioso che iniziò a miagolare e piangere come non mai, a far uscire un miagolio ad ogni goffo movimento, a ricordarmi ogni giorno di te, della tua bellezza, di quello che sei stata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Precipitevolissimevolmente scivolo nei meandri dei ricordi di te.</p>
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		<title>La fine del mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 02:30:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ommioddio, io non ci credevo. Non potevo crederci ne volevo&#8230; è l&#8217;alba e mentre sale il sole vedo distruggersi il mondo che conosciamo. All&#8217;orizzonte mentre arriva la luce vedo arrivare il buio, vedo le fiamme nere come la morte impossessarsi dei palazzi e dei campi. Chi è già sveglio cerca di scappare inutilmente ma io [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ommioddio, io non ci credevo.<br />
Non potevo crederci ne volevo&#8230;<br />
è l&#8217;alba e mentre sale il sole vedo distruggersi il mondo che conosciamo.<br />
All&#8217;orizzonte mentre arriva la luce vedo arrivare il buio, vedo le fiamme nere come la morte impossessarsi dei palazzi e dei campi.<br />
Chi è già sveglio cerca di scappare inutilmente ma io me ne sto qui in attesa,<br />
fuggire è ormai inutile.<br />
Inutile tentare di sopravvivere al destino.<br />
Molti di voi non leggeranno mai ciò che sto scrivendo, molti di voi non vedranno mai più la luce,<br />
ma saranno i più fortunati,<br />
saranno quelli che probabilmente non soffiranno,<br />
neppure se ne accorgeranno.<br />
Gli altri, ammesso che qualcuno sopravviva,<br />
si sveglieranno in un mondo distrutto,<br />
un mondo che non è più quello in cui si sono addormentati.<br />
Avevano ragione,<br />
avevano tutti ragione.<br />
L&#8217;unico rimpianto è quello di non avere installato Instagram sul mio smartphone.<br />
Cazzo, una bella fotina effettata dall&#8217;orlo del baratro della fine del mondo mi avrebbe fatto vinncere il Pulitzer.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>D&#039;istanti</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/distanti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 23:06:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sbalzi d'umore]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Istanti]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[E tornano in mente istanti distanti istanti di astanti che corrono al rialzo perché io sono ciò di cui hai bisogno perché ti renderei felice io e solo io, perché offro di più perché offro al rialzo perché seppur distanti, seppur con vite a se stanti ricordiamo di istanti destanti momenti che risvegliano l&#8217;anima Sogno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E tornano in mente istanti distanti<br />
istanti di astanti che corrono al rialzo<br />
perché io sono ciò di cui hai bisogno<br />
perché ti renderei felice<br />
io e solo io,<br />
perché offro di più<br />
perché offro al rialzo<br />
perché seppur distanti,<br />
seppur con vite a se stanti<br />
ricordiamo di istanti destanti<br />
momenti che risvegliano l&#8217;anima</p>
<p>Sogno o son desto?<br />
Solo questo il testo.<br />
E d&#8217;istante un ricordo.<br />
D&#8217;estate un ricordo.<br />
Destate un ricordo.<br />
Un istante lungo una vita.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Goccia</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/giccia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 21:29:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Marika]]></category>
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					<description><![CDATA[Una goccia che cade. Liquido denso sulla superficie di un&#8217;altro. Una goccia di miele in un bicchiere di bianco caldo latte. Ed erano anni, forse millenni, ere che quella goccia dall&#8217;alto si formava, lentamente. Con. I. Suoi. Tempi. Lentamente. E non c&#8217;è un perché, non c&#8217;è un quando, non c&#8217;è nulla da chiedere o chiedersi. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una goccia che cade.<br />
Liquido denso sulla superficie di un&#8217;altro.</p>
<p>Una goccia di miele in un bicchiere di bianco caldo latte.</p>
<p>Ed erano anni, forse millenni, ere che quella goccia dall&#8217;alto si formava,<br />
lentamente.</p>
<p>Con.</p>
<p>I.</p>
<p>Suoi.</p>
<p>Tempi.</p>
<p>Lentamente.</p>
<p>E non c&#8217;è un perché, non c&#8217;è un quando, non c&#8217;è nulla da chiedere o chiedersi.</p>
<p>Lentamente.<br />
A formarsi da un piccolo infinitesimo puntino a raccogliere sostanza,<br />
raccogliere e ingrandirsi, prendere forma,<br />
scolpirsi, modellarsi fino ad essere tonda, grande, forte,<br />
fino a sentirsi pronta.</p>
<p>Per poi infine scendere.<br />
Lanciarsi,<br />
lasciarsi andare.</p>
<p>Giù.</p>
<p>Volare un istante,<br />
o cadere con stile.</p>
<p>E giù<br />
fino all&#8217;impatto, dolce, lieve ma deciso.<br />
Sentirsi per qualche momento allargare sulla superficie mentre questa si sposta,<br />
sentirsi per qualche istante espandersi e ritirarsi per mantenere la propria massa<br />
la propria essenza,</p>
<p>e poi lentamente disfarsi, confondersi, scendere come in un piccolo flusso unendosi</p>
<p>facendo parte stessa del resto,</p>
<p>creando qualcosa che non è più l&#8217;uno o l&#8217;altro,<br />
creando qualcosa.<br />
Creando.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Nuove foto online</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/nuove-foto-online/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 12:18:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Persone]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[Potete trovare online delle nuove foto fatte da me.Si tratta di foto di volti e persone la sezione si ingrandir&#224; col tempo man mano che sviluppo questo tipo di fotografia, sto cercando qualche modello o modella per sviluppare maggiormente la cosa, vedremo!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Potete trovare online delle nuove foto fatte da me.<br />Si tratta di foto di volti e persone la sezione si ingrandir&agrave; col tempo man mano che sviluppo questo tipo di fotografia, sto cercando qualche modello o modella per sviluppare maggiormente la cosa, vedremo!</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Foto.</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/foto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 16:44:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[anelli]]></category>
		<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
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		<category><![CDATA[Immagine]]></category>
		<category><![CDATA[labbra]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[neo]]></category>
		<category><![CDATA[Occhi]]></category>
		<category><![CDATA[Pelle]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[sguardo]]></category>
		<category><![CDATA[Sogni]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[Volto]]></category>
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					<description><![CDATA[Vorrei fare una foto, forse la foto di un ricordo, chissà, vorrei essere in grado di fare una foto, vorrei poter fare una foto. Seduta in auto nella penombra, unica luce un lampione lontano, o forse i fari di un&#8217;auto di passaggio. I capelli sono lunghi qualche ciuffo attraversa stancamente il viso, sono un po&#8217; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei fare una foto, forse la foto di un ricordo, chissà, vorrei essere in grado di fare una foto, vorrei poter fare una foto.<br />
Seduta in auto nella penombra, unica luce un lampione lontano, o forse i fari di un&#8217;auto di passaggio.<br />
I capelli sono lunghi qualche ciuffo attraversa stancamente il viso, sono un po&#8217; mossi, non molto. Nella semi luce si vede che sono chiari ma non ne è ben chiaro il colore, l&#8217;immagine è color seppia, quasi bianco e nero a causa dell&#8217;assenza di luce.<br />
Nel bordo del vetro del finestrino aperto per metà la luce del lampione o di chissà di cosa si filtra e un po&#8217; come in un prisma si allarga in un raggio, una linea che le taglia il volto, dalla fronte ampia e liscia, passa all&#8217;attaccatura del naso, accanto ad un occhio, <span id="more-157"></span>ha gli occhi chiari lei, non se ne distingue il colore ma sono certo chiari, poi la luce scende sulla guancia e in quel mentre valorizza debolmente lentiggini che si percepiscono sulla parte alta del naso stesso ed un piccolo particolare, un neo proprio sul lato, accanto alla narice sinistra. La luce è sull&#8217;altro lato ma in qualche modo è proprio la sua presenza-assenza a valorizzarne l&#8217;insieme.<br />
Prosegue ancora questo bagliore verso la sua guancia sfiorando l&#8217;attaccatura delle labbra dove il sorriso forma tra la guancia le labbra e il mento delle piccole fossette valorizzate dal chiaroscuro della scena, la luce non passa poi sul collo ma la curvatura del vetro o il dislivello tra il viso e il corpo la fanno sparire in qualche altro luogo come se il suo scopo fosse in quel punto terminato.<br />
Il sorriso è dolce, ampio, talmente ampio da lasciar intravedere un istante il bianco dei denti, stupendo non tanto per la forma in se delle labbra quanto per il portamento, per il modo di sorridere, per l&#8217;istante in cui quelle labbra decidono di sorridere e le tempistiche dei movimenti abbinate a quelle dello sguardo. Non è facile fotografare l&#8217;istante esatto in cui tutto questo si può cogliere nonostante l&#8217;immobilità tipica di un&#8217;immagine statica.<br />
Il naso, tra questi occhi chiari e le labbra e le fossette e il mento, è leggermente tondo ma proporzionato nel volto, le sopracciglia curate e un lievissimo trucco valorizza la forma stessa degli occhi. Ma non è la forma, ne il colore degli occhi a formarne lo sguardo, ne il sorriso a darne la bellezza: è come pregna di una retro-bellezza che le sta profondamente dentro, che va al di là dell&#8217;estetica e della forza stessa che trasmette, e della poesia. Una retro-bellezza che è propria del movimento, dell&#8217;istante, della scelta inconsapevole di come quando perché dove muoversi.<br />
Lo sguardo è rivolto verso di noi ma il viso è leggermente inclinato verso la sua destra, come consapevole che in quella posizione il gioco di luci e ombre le darà maggior risalto.<br />
Osservando ancora le labbra, le fossette attorno ad esse, il bianco che spunta dei denti, si nota un altro piccolo neo tra il naso e il labbro superiore, un neo chiaro, quasi impercettibile al buio ma presente, come per dire &#8220;guardami ancora&#8221; ed ancora lo sguardo viene portato ad osservare l&#8217;insieme, proporzionato, nelle forme e nei chiaroscuri e così ricco di essenza, la pelle appare liscia, pura come il volto di chi si sente a casa, curato come quello di chi si ama e al contempo libero da ogni costrizione o regola.<br />
Man mano che gli occhi si abituano alla luce spunta un altro impercettibile neo, prima era esattamente nascosto da essa. Si trova sul mento, diametralmente opposto all&#8217;altro, giusto accanto ad una fossetta di quelle formate dal sorriso. Ed è proprio osservando quest&#8217;ultimo che la penombra mostra il lobo dell&#8217;orecchio, un orecchio perfetto, ben formato, quasi elfico seppure senza la tipica punta, Porta alcuni orecchini, anelli, uno più grande e gli altri due leggermente più piccoli, non sulla parte bassa del lobo però ma leggermente più in su.<br />
La luce si riflette leggermente tra il volto e l&#8217;orecchino centrale formando un piccolo punto luce che prima non si notava.<br />
Il punto luce riporta di nuovo a quel raggio e dal raggio allo sguardo leggermente felino, ma di un felino dolce, mansueto, per nulla aggressivo. La parte dell&#8217;occhio più vicina al naso si allarga leggermente invece di stringersi subito ed è rivolta leggermente verso il basso, valorizzata dalla cornice delle sopracciglia quasi disegnate con precisione per questo scopo. Ancora una lo sguardo tende a scendere scorrendo il naso, le lentiggini lievi impercettibili dolcemente stupende e poi di nuovo il sorriso, a navigare su quel sorriso, sulla bellezza e la retro-bellezza e l&#8217;essenza per poi riprendere ancora a scoprire nuovi dettagli, luci ombre, sogni nascosti, e ancora ancora.<br />
Ancora.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Nuove foto online</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 16:05:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Schegge Di Cristallo]]></category>
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					<description><![CDATA[Avviso della presenza di nuove foto online nella mia sezione immagini su Schegge di Cristallo. Questo ne è un piccolo esempio.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Avviso della presenza di nuove foto online nella mia sezione immagini su Schegge di Cristallo.</p>
<p>Questo ne è un piccolo esempio.<br />
<a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2009/01/04SelvaFestaDellaNeve09_site.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1004" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2009/01/04SelvaFestaDellaNeve09_site.jpg?resize=700%2C934&#038;ssl=1" alt="" width="700" height="934" /></a></p>
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		<title>1981</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/1981/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 18:46:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Subacquea]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi mi va di mettere questa foto scattata qualche settimana fa&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi mi va di mettere questa foto scattata qualche settimana fa&#8230;</p>
<p><figure id="attachment_1480" aria-describedby="caption-attachment-1480" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2008/04/1981.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" class="size-full wp-image-1480" title="1981" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2008/04/1981.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1" alt="1981" width="800" height="600" /></a><figcaption id="caption-attachment-1480" class="wp-caption-text">1981</figcaption></figure></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Sharm da sotto</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/sharm-da-sotto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 16:40:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Subacquea]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Nuove foto</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/nuove-foto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Dec 2007 17:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Vacanze!]]></category>
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					<description><![CDATA[Potete trovare qui delle nuove foto scattate da me. Questa notte ne aggiungerò delle altre. Elba 2007 Luci Scorrevoli Aggiornamento delle 05.24! Ecco qui un&#8217;altra galleria di foto nuove! Selva di Cadore]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Potete trovare qui delle nuove foto scattate da me.</p>
<p>Questa notte ne aggiungerò delle altre.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"></td>
<td valign="top"></td>
<td valign="top"></td>
<td valign="top"></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top">
<table style="height: 120px;" border="3" width="120">
<tbody>
<tr>
<td align="center"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td width="1" align="center">Elba 2007</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
<td valign="top">
<table style="height: 120px;" border="3" width="120">
<tbody>
<tr>
<td align="center"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td width="1" align="center">Luci Scorrevoli</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="text-align: left;">Aggiornamento delle 05.24!</div>
<div style="text-align: left;">Ecco qui un&#8217;altra galleria di foto nuove!</div>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top">
<table style="height: 120px;" border="3" width="120">
<tbody>
<tr>
<td align="center"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table style="width: 63px; height: 67px;" border="0">
<tbody>
<tr>
<td width="1" align="center">Selva di Cadore</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Fotina dall&#039;Isola D&#039;Elba</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/fotina-dallisola-delba/</link>
					<comments>https://www.staipa.it/blog/fotina-dallisola-delba/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Sep 2007 15:17:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[Subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[Vacanze!]]></category>
		<category><![CDATA[divertimento]]></category>
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					<description><![CDATA[Ecco una fotina dall&#8217;isola D&#8217;Elba.. mm si ok da di fianco all&#8217;Isola D&#8217;elba visto che non ci ero propriamente sopra&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco una fotina dall&#8217;isola D&#8217;Elba..</p>
<p>mm si ok da di fianco all&#8217;Isola D&#8217;elba visto che non ci ero propriamente sopra&#8230;</p>
<p><figure id="attachment_1709" aria-describedby="caption-attachment-1709" style="width: 700px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2007/09/StaipaSub.jpg?ssl=1"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1709" title="Staipa Sub" src="https://i0.wp.com/www.staipa.it/blog/wp-content/uploads/2007/09/StaipaSub.jpg?resize=700%2C525&#038;ssl=1" alt="Staipa Sub" width="700" height="525" /></a><figcaption id="caption-attachment-1709" class="wp-caption-text">Staipa Sub</figcaption></figure></p>
]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Nubi Rosse</title>
		<link>https://www.staipa.it/blog/nubi-ross/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Aug 2007 22:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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		<category><![CDATA[sentimenti]]></category>
		<category><![CDATA[vento]]></category>
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					<description><![CDATA[Verdi falene volanosotto nubi rosse, variegate più lunghe o corte,Volano su rossi fiori.Essere o non essere?Quanto distano essere e non essere?Non eravamo nulla io e te non contavamo nulla, eppure eravamo in due a non contare.Eravamo in due. Ci sono istanti tra un pensiero e il successivo,tra una fine e un inizioistanti tra un durante [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Verdi falene volano<br>sotto nubi rosse, variegate più lunghe o corte,<br>Volano su rossi fiori.<br>Essere o non essere?<br>Quanto distano essere e non essere?<br>Non eravamo nulla io e te non contavamo nulla, eppure eravamo in due a non contare.<br>Eravamo in due.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono istanti tra un pensiero e il successivo,<br>tra una fine e un inizio<br>istanti tra un durante e un dopo<br>sono istanti che lasciano la sensazione del ricordo<br>tra i ricordi delle sensazioni vissute<br>ci sono istanti come questo<br>istanti distanti<br>e ricordi d&#8217;istanti che non morranno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre verdi falene ruotano attorno al mio zenith, e il vento muove rosse nubi variegate di ricordo ringrazio e mi inchino a chi non conta, sotto il ricordo di quella luna, di quelle stelle, delle tante parole, dei lunghi silenzi densi.</p>
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		<title>La bellezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefano Giolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 May 2007 10:12:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dal Vecchio Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[InformEtica]]></category>
		<category><![CDATA[Polemipolitica]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi capita spesso di parlare di come le donne più belle sui giornali e nelle pubblicità siano rifatte al computer, ho trovato casualmente questo paio di video e volevo condividerli, anche per quelle ragazze che si guardano allo specchi e si schifano perché non si sentono abbastanza belle, o che si truccano all&#8217;inverosimile. Vorrei far [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Mi capita spesso di parlare di come le donne più belle sui giornali e nelle pubblicità siano rifatte al computer, ho trovato casualmente questo paio di video e volevo condividerli, anche per quelle ragazze che si guardano allo specchi e si schifano perché non si sentono abbastanza belle, o che si truccano all&#8217;inverosimile.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/dh54tlEpJrA" /></object> <span id="more-455"></span><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/aHLpRxAmCrw" /></object><br />
Vorrei far notare per altro che nessuna delle persone modificate in questi video in fase iniziale era brutta, neppure in versione senza trucco o spettinata, tuttavia pare necessario ad oggi modificarle, e poi ci si chiede perché la percezione che abbiamo della bellezza sia così distorta&#8230;.</p>
<p>p.s. Si lo so ultimamente sto mettendo troppi video&#8230;</p>
</div>
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