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Il Blog di Stefano Giolo

Facebook ha pagato per diffamare TikTok?

Soldi Tempo di lettura 3 minuti

Qualche tempo fa, in un articolo sulla #BlackoutChallenge (https://short.staipa.it/blckoutc) che terrorizzava all’epoca i genitori degli adolescenti che usano TikTok, mi sono lamentato di come i giornalisti abbiano fomentato un pericolo inesistente demonizzando una piattaforma per ignoranza.
Ma se non fosse così? Se dietro tutto questo ci fosse una forma di complotto?

Il Washington Post ha pubblicato un’inchiesta (https://short.staipa.it/wptiktik) secondo la quale Facebook avrebbe pagato per mettere in giro questo genere di voci e discreditare TikTok. Interessante direi.

Innanzi tutto, come indicato anche dall’articolo dire che sia stata Facebook è improprio, per essere più precisi da qualche tempo la società Facebook, che detiene il controllo dei prodotti Facebook, Instagram, WhatsApp, Oculus oggi si chiama Meta e continua a detenere il controllo dei prodotti Facebook, Instagram, WhatsApp, Oculus. Per questo il titolo corretto di questo articolo dovrebbe essere:

Meta ha pagato per diffamare TikTok?

Ovviamente per ora si tratta di una certezza, ma di un’inchiesta alla quale per ora non risulta che Meta e Targeted Victory abbiano dato smentite né conferme.

A quanto risulta dall’inchiesta Meta avrebbe pagato l’azienda Targeted Victory (targetedvictory.com/) per potenziare i messaggi mediatici che definiscono TikTok come pericoloso per i ragazzini americani. Targeted Victory è una società che si occupa tra le altre cose di spingere candidati per le elezioni potenziando notizie e informazioni e cercando di modificare l’opinione pubblica.

La richiesta di Meta alla società di consulenza sarebbe quella di organizzare una campagna a livello nazionale per portare l’opinione pubblica a diffidare di TikTok, anche con l’inserimento di editoriali, lettere a giornali e editori e ai principali organi di informazione e a politici inventando o ingrandendo situazioni che creino paura nei genitori.

Ricorda decisamente quanto successo all’epoca di #BlackoutChallenge o di #bluewhale (https://short.staipa.it/blckoutc) anche in Italia.

Sono tattiche usate comunemente per la politica ma che sia una tattica usata da un colosso dell’informatica rende la cosa ancora più preoccupante data la quantità di denaro a disposizione. Tentare di screditare agli occhi dell’opinione pubblica un concorrente divenuto ormai troppo grande per essere acquisto -come già fatto con molti altri- aumenta di molto il dubbio che ciò che acquistiamo, usiamo, stimiamo sia frutto del risultato di campagne pubblicitarie e non di reale apprezzamento

I dipendenti di Targeted Victory, hanno lavorato per spostare l’attenzione da Meta, sotto attacco per i problemi di privacy a TikTock, dipingendolo come il vero pericolo per i ragazzini e per la società intera. In una mail del direttore della società lo scopo era “far uscire il messaggio secondo il quale mentre Meta è l’attuale sacco da boxe, TikTok è la vera minaccia soprattutto come app di proprietà straniera che è la numero 1 nella condivisione dei dati che i giovani adolescenti stanno utilizzando”.

“Il sogno sarebbe quello di ottenere storie con titoli come ‘Dalle danze al pericolo: come TikTok è diventato lo spazio di social media più dannoso per i bambini'”, ha scritto lo staff.

Targeted Victory ha rifiutato di rispondere alle domande sulla campagna, dicendo solo che ha rappresentato Meta per diversi anni ed è orgogliosa del lavoro che ha fatto.

Il portavoce di Meta Andy Stone ha difeso la campagna dicendo: “Crediamo che tutte le piattaforme, incluso TikTok, dovrebbero affrontare un livello di controllo coerente con il loro crescente successo”.


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