Staipa’s Blog

Esercizi di stile, poesie o urla.

Fuga dal mondo. Parte 1

“E se scaviamo una buca per passarci sotto?”
“Ci vuole un sacco di tempo!”
“Sì, ma la maestra non ci vede, possiamo farlo tutti i giorni fino a quando si passa!”
I due ragazzini avevano otto anni, attorno quasi tutti gli altri stavano correndo o urlando, in molti si erano organizzati per giocare a calcio occupando la gran parte del giardino. Le maestre chiacchieravano tra loro dall’altra parte ed un cespuglio proteggeva la privacy dei due aspiranti fuggitivi.
“Forse hai ragione. E se invece ci fosse un buco da qualche parte?”
“Possiamo provare a fare il giro. Ma dobbiamo controllare che non ci guardino.”
Il più alto dei due indossava una tuta grigia con sulla parte davanti il disegno di un supereroe sconosciuto, probabilmente inventato da chi produce la tuta. Portava degli occhiali quadrati e decisamente anni settanta, il più basso aveva un paio di Jeans ed un maglioncino rosso di cotone. Sembrava il più sveglio dei due.
“Facciamo così” disse “Io mi muovo verso quell’angolo controllando, tu fai da palo e guardi se le maestre si insospettiscono, va bene?”
“Va bene” rispose il più alto voltandosi nella direzione delle maestre. Sembravano intente in una discussione accesa, cose da grandi sicuramente, politica o scarpe, o magari parenti, cose così. Quando si voltò a guardare il suo amico sembrava scomparso. In un angolo in fondo la rete era piegata in un punto in cui non era fissata al terreno ed era possibile passarci al di sotto. Probabilmente era uscito di lì senza dire nulla, o forse l’aveva detto ma lui era stato troppo concentrato a guardare le maestre. I compagni sembravano tutti distratti a giocare a calcio, le compagne a parte qualcuna stavano facendo un qualche gioco in un’altra zona del giardino, probabilmente giocavano alle mamme o a qualche cosa da femmine che a lui comunque non interessava. Era il momento giusto per fuggire. Per scoprire cosa fosse il mondo oltre alla scuola e a casa di mamma. E soprattutto era l’unico modo per raggiungere il suo amico, ovunque si fosse ficcato.
Fece un grande respiro e si avvicinò lentamente al buco, si voltò nuovamente a controllaree sembrava che nessuno stesse guardando nella sua direzione. Provò ad alzare un po’ la rete e non sembrava difficile passarci sotto, ma si fece prendere dalla paura.
E se fosse stato scoperto? Non era il caso di pensarci meglio? Presto però sarebbe finita la ricreazione, sarebbero rientrati ed avrebbero scoperto l’assente, avrebbero controllato centimetro per centimetro il giardino e scoperto il buco e lo avrebbero chiuso. Non ci sarebbe stata una seconda occasione. Alzò la rete e vi si infilò sotto. Iniziò infilandosi di testa ma un’estremità puntuta della rete si impigliò nella tuta, era la sua tuta preferita ma strattonò comunque strappandolaun po’. Una volta arrivato sull’altro lato rimase sdraiato e si voltò a a guaradre il giardino. Nessuno si era accorto di niente.
Anzi no.
Una bambina lo stava guardando seria, era quella che gli era sempre piaciuta di più ma non aveva mai avuto il coraggio di rivolgerle la parola. Lui portò l’indice sulle labbra e le fece segno di non dire niente a nessuno, lei sorrise e annuì.



Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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