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Il Blog di Stefano Giolo, divulgazione informatica, uso consapevole tecnologia, e fatti miei

I Ponti di Madison County

Tempo di lettura 2 minuti

Robert, c’è una creatura in te che io non ho la capacità di tirare fuori e neppure raggiungere. A volte ho la sensazione che tu esista da un’infinità di tempo e abbia vissuto in luoghi segreti che il resto di noi non si è mai neppure sognato. Mi spaventi, anche se con me sei gentile. Se non lottassi per mantenere il controllo quando sono con te, credo che potrei perdermi e non ritrovarmi mai più
Seppure oscuramente, lui sapeva di cosa stava parlando, ma era a sua volta incapace di metterlo a fuoco. fin da bambino, quando viveva in una piccola città dell’Ohio, aveva avuto di questi pensieri vaghi, un malinconico senso del tragico combinato con una grande potenza fisica e intellettuale. Mentre gli altri ragazzini cantavano Row, Row, Row Your Boat, lui imparava la melodia e il testo inglese di una canzone da cabaret francese.
Amava le parole e le immagini “blu” era uno dei vocaboli che prediligeva. Gli piaceva la sensazione che provava sulle labbra e la sulla lingua quando le pronunciava.  Le parole avevano una loro fisicità, non si limitavano a significare qualcosa, ricordava di aver pensato da giovane. Apprezzava anche altre parole quali “Distante“, “fumo di legna“, “superstrada“, “antico“, “passaggio“, “viaggiatore“, e “India“, per il loro suono, il loro sapore e le immagini che evocavano nella sua mente.
[…]
A scuola era stato un allievo indifferente, uno di quei ragazzi che riempiono di frustrazioni gli insegnanti.
Loro avevano esaminato il suo punteggio nei test di QI e gli avevano parlato di obiettivi da conseguire, della necessità di fare tutto quello che era in grado di fare e del fatto che potesse diventare qualsiasi cosa volesse. Uno dei professori del liceo aveva dato di lui la seguente valutazione scritta “Crede che i test di QI siano uno strumento inadeguato per stabilire le capacità degli individui, in quanto tralasciano di tenere in debito conto la magia, che ha una sua importanza, sia di per se stessa sia in quanto completamento della logica. Consiglio un incontro con i genitori”.
Sua madre aveva incontrato parecchi insegnanti. Quando le parlavano della taciturna riluttanza di Robert alla luce delle sue capacità, lei rispondeva: “Robert vive in un mondo tutto suo. È mio figlio, lo so, ma a volte ho la sensazione che non sia nato da mio marito e da me, che sia piuttosto arrivato da un luogo in cui sta cercando di tornare. Le sono grata dell’interesse che dimostra, e cercherò ancora una volta di incoraggiarlo ad impegnarsi di più”.
Ma lui era più che soddisfatto di divorare tutti i libri di viaggi e di avventura disponibili nella biblioteca locale e per il resto di starsene in disparte, trascorrendo le giornate lungo il fiume che scorreva ai margini della città, ignorando le partite di football, i balli studenteschi, e tutte le altre cose che lo annoiavano.
Pescava, nuotava, camminava e si sdraiava nell’erba alta ad ascoltare voci lontane che fantasticava essere il solo a sentire. “Ci sono stregoni là fuori” soleva dirsi. “Puoi sentirli se resti aperto e silenzioso, sono là fuori.”

-Tratto da “I Ponti di Madison County” di Robert James Waller-

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0 thoughts on “I Ponti di Madison County

  1. avevo sdegnato questo libro perchè ne avevano tratto un film holliwoodiano a parer mio. ma letto questo spezzone credo che lo comprerò

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