Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

La percezione della realtà nei social

boy in virtual reality helmet playing joystick Tempo di lettura 7 minuti

L’opinione pubblica è da sempre un fattore importante che tende però a sbilanciare il concetto di democrazia in maniera non lineare. Basti pensare al concetto che nel calcio conti più l’opinione del pubblico rispetto ai risultati per rimuovere un allenatore della nazionale, o che lo stesso possa valere in talune situazioni per quanto riguarda ministri in politica. In quei casi una percentuale urlante determina una scelta prettamente economica (nel caso del calcio) o di mero consenso (nel caso della politica) non dettata da una reale maggioranza in quanto in genere la reale maggioranza è semplicemente quella in silenzio: se non ho motivo di lamentarmi non mi metterò ad alzare la voce e lascerò che chi alza la voce si scaldi senza il mio intervento.

Fino a poco tempo fa avrei creduto non fosse necessario fare un ripasso su cosa significhi democrazia e probabilmente per la larga maggioranza di chi segue questo blog non è necessario; tuttavia, nel dubbio ci tengo a ricordare che una democrazia si muove sul volere di una maggioranza e non delle piccole minoranze che urlano più forte. Democrazia, quindi, non è il volere di tutti e non mette tutte le opinioni allo stesso livello. Democrazia è una discussione dove la maggior parte del popolo sceglie.

L’amplificazione dei social delle minoranze

Fino a qualche anno fa, andando in un qualunque bar di paese capitava regolarmente di rimanere ad ascoltare le lamentele del beone di turno, era anche divertente perché la cosa finiva tendenzialmente lì. Lanciava proclami sui politici, o su qualche pettegolezzo locale, era divertente ascoltare e qualche volta provare a rispondere, era chiaro che il più delle volte rispondere fosse simile all’atto odierno del trolling (https://short.staipa.it/troll), stimolare il beone di turno a spararne di più grandi e ascoltarne la reazione, ma tutto generalmente finiva lì. Con il beone di turno o ancora più incazzato o convinto di aver fatto un grande comizio su temi a lui importanti.

Se un tempo questo fenomeno era estremamente ridotto dall’audience limitata oggi viene amplificato all’ennesima potenza dalla possibilità di chiunque di avere una voce sui social e di incontrare altre voci simili alla sua. In qualche modo Internet da rete di computer si è trasformata in una rete dei vecchi bar che mette in comunicazione in ognuno il beone di turno.

Nell’articolo Stupidità e ignoranza non sono la causa (https://short.staipa.it/kre4d) ho già parlato di come sia sbagliato dividere in modo manicheo tra stupidi che ci cascano e intelligenti che no e in Quando siamo estremamente divisivi è probabile siamo vittime di Fake News (https://short.staipa.it/9f1em) di come i social fornendoci contenuti simili a quelli che già ci interessano finiscano per rafforzare le nostre opinioni radicalizzando la nostra visione.

Quello che dovrebbe farci riflettere però sono le proporzioni dei fenomeni. In un bar quanti erano i beoni di turno? Ovviamente la mia non è una statistica ma una stima esperienziale priva di fondamento scientifico; tuttavia, credo che chiunque possa convenire non fossero più di due o tre per locale. Esageriamo: uno per tavolo. Uno su cinque clienti. Altrimenti sarebbe mancato un pubblico con cui lamentarsi o sarebbe stato tutta una rissa.

Negli ultimi mesi, ormai quasi due anni, l’argomento che sta radicalizzando di più le persone è la diatriba tra a favore dei vaccini e contro i vaccini. Ormai è finito per essere un argomento così radicalizzante da far scendere in secondo piano il tifo da stadio per il mondo del calcio e quello per l’esponente politico di turno. In qualunque discussione invece dei soliti “e i marò?“, “e le foibe?“, “e Bibbiano?” si sono trasformati in scontri su presunti rischi e benefici dei vaccini e libertà di scelta sui vaccini.

Ormai in qualunque discussione sui social, su qualunque argomento, salta fuori chi è contro il vaccino o convinto che ci sia un gigantesco complotto. Questo, per chi pensi che i social siano uno specchio della realtà e non quello del vecchio bar, finisce per essere la conferma assoluta delle proprie opinioni, la conferma che ci siano poteri occulti o decisioni antidemocratiche.

Lo trovo interessante, non tanto per l’argomento quanto perché questa unione di intenti su un argomento altamente misurato permette di ragionare su quanto i social rispecchino la realtà.

Lo scarso gradimento dei vaccini sui social rispecchia la realtà?

A questo punto quant’è grande, nel mondo reale, la fetta di popolazione che non vuole vaccinarsi? Siamo in una dittatura sanitaria in cui una larga maggioranza della popolazione resta inascoltata o siamo in un fenomeno da vecchio bar dove una piccola quantità di clienti beoni monopolizza l’attenzione di tutti?

Il Sole 24 ore ci fornisce su questo argomento una serie di dati chiari e aggiornati (https://short.staipa.it/s24vaccini) di cui faccio affidamento ai dati del 04 novembre 2021, ore 07:12, quando sto scrivendo questo articolo.

Il 75,81% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. Il 2,95% è in attesa di seconda dose. Complessivamente – contando anche il monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose – è almeno parzialmente protetto il 78,76% della popolazione italiana. Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, rispetto alla platea individuata dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 86,41% mentre l’83,18% è completamente vaccinato.

Questo significa che la percentuale degli irriducibili novax, posto che di questa percentuale lo siano tutti non è superiore al 16,82%. Da cui vanno tolte le persone che realmente hanno motivi per cui non possono essere vaccinati.

Praticamente uno su sei, numeri da vecchio bar.

Un altro dato interessante è quello per le fasce di età.

Ad eccezione della fascia tra i 12 e i 19 anni, soggetta in larga parte al parere dei genitori e comunque vaccinabile da un tempo ridotto, le fasce di età con minori vaccinazioni è quella tra i 30 e i 60 anni e anche qui si resta su una media vicina a quella generale, al di sotto del 17%. Uno su sei. I dati più alti nelle vaccinazioni sono quelli delle fasce di età oltre i sessanta, che probabilmente ricordano bene la poliomielite e quando sia stato determinante il vaccino per sconfiggerla, o ricordano i danni dell’influenza spagnola. Man mano che ci si allontana da quelle età l’adesione al vaccino diminuisce progressivamente, tornando più alta nelle persone al di sotto dei trent’anni.

Perché sui social il mondo sembra massivamente no-vax?

Quello che accade è che i social, Facebook soprattutto, sono frequentati principalmente proprio dalle fasce di età che in cui la vaccinazione è vista più criticamente, quelli che hanno visto crescere la tecnologia vivendola con paura e che si sono trovati a rincorrerla di più non essendoci nati ma essendo stati costretti ad adottarla, contrariamente a fasce di età più alte che non la usano o più basse che nascendoci hanno imparato a prendere con il giusto peso quello che leggono in rete.

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Fonte: https://business.trustedshops.it/blog/gruppi-utenti-social-media#facebook

La fascia tra i 25 e i 55, quella meno vaccinata, copre in effetti il 63% di Facebook, mentre le fasce più vaccinate, cioè oltre i sessanta è presente per meno dell’11%. Questo sbilancia per forza di cose la nicchia Facebook ad essere un vecchio bar particolarmente frequentato da beoni di turno. In pratica il 17% dei non vaccinati appartenenti alla fascia di età tra i 25 e i 55 viene amplificato perché le altre fasce di età sono sottorappresentate.

Di nuovo, anche sui social l’opinione pubblica rischia di sbilanciare il concetto di democrazia in maniera non lineare. Ma è l’83% che non urla ad essere quella grande maggioranza nel mondo reale. Non quel 17% amplificato dentro al mondo digitale.

Senza contare che è più probabile che a lanciarsi in proclami e battaglie siano in generale gli insoddisfatti. Gli altri occuperanno il loro tempo nelle proprie passioni, nel proprio lavoro, in altro che non sia convincere qualcuno a vaccinarsi. La vita è fatta di cose molto più interessanti e piacevoli di questo.

Se non ne teniamo conto, stiamo pretendendo che a prendere le decisioni sia il beone di turno al vecchio bar, e non il resto della popolazione.

L’aggravante della crisi del giornalismo

Ad aggiungersi a questo fenomeno c’è la crisi del giornalismo. Cosa farà vendere più copie? Aizzare il vecchio beone perché incendi il vecchio bar, o parlare dei noiosi ottimi risultati della medicina moderna? Per questo capita sempre più spesso di vedere dibattiti tra persone non titolate a discutere su argomenti di cui non sanno nulla per avvalorare tesi di parte, o servizi che ammiccano ai no-vax e titoloni sibillini. Sia nel giornalismo che per altro in politica.
Posizioni prese a metà per lasciare una strada aperta, per lasciare un dibattito antiscientifico che però attira consensi.

Fa sorridere poi che vista da questo punto di vista siano proprio i vecchi beoni quelli che vengono usati e manipolati, e lo sono per aumentare l’audience e i consensi politici.

La questione è che a parte gli invitati alle trasmissioni, scienziati costretti a difendersi da personaggi di spettacolo, alla popolazione di chi il vaccino lo ha fatto tutto questo non interessa. Ha cose più interessanti e utili da fare che scendere in piazza a chiedere un diritto che ha già, a protestare per cure che ha già, a lamentarsi che la scienza l’ha salvata da un pericolo da cui 4 milioni di persone in Italia di cui 132.000 morte non sono scampate.

Per questo si sentono solo le urla della sparuta minoranza che viene amplificata dai social. Una volta compreso questo, tutto il resto del dibattito perde completamente di interesse.


Conferenze

Sono disponibile per l'organizzazione di conferenze su Uso consapevole delle tecnologie, e su Come riconoscere le Fake News, o altri temi analoghi. Potete contattarmi attraverso i miei contatti su questo sito. Le conferenze possono essere declinate per formazione per adolescenti, formazione per genitori o formazione per insegnanti. Potete visitare l'apposita pagina Conferenze e Corsi per maggiori informazioni.

3 thoughts on “La percezione della realtà nei social

  1. Non posso che condividere ogni singola parola , grazie delle tua analisi sempre approfondite e mai banali

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