Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Ostacoli.

Tempo di lettura 1 minuto
Racconti

A volte guardo le mie gambe e penso a come sono cambiate.
Un tempo l’80% della mia vita era basata su loro, tre o quattro allenamenti settimanali, correre, correre, spaccare l’ostacolo.
Son passati tanti anni ormai e le vedo rinsecchite e magre per quanto restino invece più muscolose della media.
Ma non sono più le mie gambe. Queste qui mi portano in giro, si certo, dove voglio, mi portano dove voglio, si e senza problemi, ma non mi fanno più essere quel che ero, non mi portano più a sfiorare gli ostacoli, a correre su quei cento e rotti metri, a fare ciò che ancora desidero come un tempo.
Le caviglie, le caviglie non reggono più lo sforzo.
E allora?
Ed allora il mondo deve cambiare, non ci sono più quelle gambe, ma ci sono le dita. Ora suono.
Ci sono le dita a correre veloci tra le chiavi del mio strumento e salgono e scendono, e vanno, e creano emozioni.
Si, non è come essere all’estremo delle proprie capacità, alla velocità massima che il tuo corpo sappia raggiungere, guardare il tuo avversario accanto e sfondare ogni barriera ed ogni limite accelerando ancora, no. Ma talvolta quando il pubblico applaude allora posso ancora superare i limiti dei miei polmoni, i limiti della resistenza del mio corpo fino a sentire il dolore nel petto e non poterne più e continuare ancora e ancora.
Si, e se perderò le dita avrò la voce, e se perderò la voce potrò ancora scrivere e….
e ancora ancora ancora.
La vita va avanti, va avanti comunque sia ed i limiti servono solo ad essere superati, sfondati.
Non saltare l’ostacolo, spaccalo, entraci dentro e sfondalo e quando lo avrai fatto affronta il successivo, ma mai pensando all’ostacolo, mai pensando alla pista, mai pensando al passo, solo guardando dritto in fronte a te il traguardo.

p.s. Non so perché mi va di far una dedica, ma la faccio. A Micaela, a Carlo, a Vittorio.

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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