Staipa’s Blog

Il Blog di Stefano Giolo

Ricordarci dove siamo per imparare ad amarci. Tutti.

L’evoluzione ci ha portati a essere, o a credere di essere, gli animali più intelligenti del cosmo. A costruire cose che all’apparenza ci allontanano dalla natura, e questa presunzione di allontanamento ci fa sentire superiori ad essa.
Ma avete mai visto come in un pollaio i galli spadroneggino e si sentano i più forti? O come i gatti in una casa, ignari dell’esistenza di un mondo all’esterno, facciano lotte di potere per dimostrare chi tra loro sia il vero leader? Avete mai visto come i bengalini in una gabbia che è di fatto il loro mondo lottino e a volte si uccidano a vicenda per il proprio piccolo spazio vitale?

Si tratta solamente di prospettive. Inconsapevoli delle dimensioni reali del mondo in cui vivono gli animali lottano per le risorse, che siano spazio, cibo, potere fine a sé stesso poco importa. Per noi che conosciamo il pianeta è semplice sorridere a quelle situazioni e considerare questi animali come inferiori, a volte come stupidi. In fondo lottano per cose inutili. Il cibo glie lo daremo sempre, l’acqua pure, se ne staranno al caldo tutta la vita. No?

Un giorno, forse, sarà più naturale guardare il nostro pianeta per quello che è, averne una visione come dovremmo tutti avere.
Nel 1990 la sonda Voyager 1 (https://it.wikipedia.org/wiki/Voyager_1) su idea dell’astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan (https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Sagan) è stata ruotata per fare una foto della terra dai confini del sistema solare.
La foto è denominata Pale Blue Dot (Pallido puntino azzurro).

Pale Blue Dot

E il nostro pianeta è quel puntino indicato dal cerchio.
La foto in realtà sarebbe ben più ampia ed orientata diversamente. In questa versione il nostro pianeta è quel puntino luminoso sulla fascia rosata più a destra.

Difficile vederlo? Sembra un granello di polvere disperso nel nulla.

Eppure è lì sopra che ognuno di noi litiga a lavoro e si sbatte per uno stipendio, è lì che ognuno di noi si sente un grande perché prende dei like su Instagram, è lì sopra che il presidente degli Stati Uniti ordina di lanciare missili, o alcuni si preoccupano di minuscole barchette che arrivano su infinitesime spiagge, è lì che il vostro vicino di casa vi sta antipatico. Peggio, è lì che sono vissuti tutti quelli che avete mai incontrato, e i vostri genitori, nonni, bisnonni. Lì sopra si è sentito un semidio Giulio Cesare, lì sopra Einstein ha definito le leggi della Relatività e Dante ha scritto la Divina Commedia, lì sopra promuoviamo guerre fisiche o psicologiche per difendere Dei che stanno a guardare quel puntino e a giudicare ogni briciola che ci vive sopra, lì sopra abbiamo fatto genocidi e stragi per ognuno dei motivi per cui siano mai stati fatti genocidi e stragi.

Siamo su quel minuscolo bruscolino di materia che ruota in un universo infinito. Così grande che neppure il sistema solare dal cui confine è stata fatta la foto è nulla più di un microscopico spazio. E su quella briciola invece di pensare alla serenità, alla felicità reciproca, a trovare il modo di condividere quello spazio piccolo e delicato molti di noi non hanno di meglio che lottare per sentirsi migliori di altri, prevaricare altri, accumulare infinitesimi oggettini che dopo poche decine di anni finiranno distrutti o in mano ad altri che si sentiranno altrettanto al centro dell’universo.

Come i bengalini in gabbia, come formichine che generano epiche battaglie contro ragni, uccelli o lucertole per conquistare e mantenere quei pochi metri quadrati che riescono ad occupare. Ignare di quanto attorno a loro esista e di quanto sia insignificante visto da fuori quello che fanno.

Intanto nell’agosto del 2012 la Voyager 1 è uscita dall’eliopausa ed è diventato il primo oggetto costruito dall’uomo ad entrare nello spazio interstellare ed ora si trova a più di 22 miliardi di km. 22.000.000.000 di km.

Siamo in grado di fare cose così grandiose, siamo in grado di farci un Selfie dai confini del sistema solare ma non siamo in grado di capire quanto sia delicato e piccolo il nostro pianeta, quanto sia più importante salvare quella briciola che ruota nell’universo che litigare con la propria suocera. Siamo in grado di vedere quanto siamo insignificanti per l’universo ma vogliamo sempre che qualcuno su questa terra sia più insignificante di noi per discriminarlo e sentirci migliori.

Carl Sagan, nel suo libro Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space scrisse questo commento della foto che aveva fortemente voluto.

Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.»

Carl Sagan – Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space

Disclaimer

Tutto ciò che leggi qui dentro è una libera rielaborazioni di vissuti, sogni e immaginati. Non rispecchia necessariamente la mia realtà. Se chi legge presume di interpretare la mia vera persona sbaglia. Se chi legge presume che tutto sia inventato sbaglia parimenti. Se tu che leggi mi conosci, leggimi come leggeresti uno scrittore sconosciuto e non chiederti altro di diverso di ciò che chiederesti di questo.

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